BASSANO DEL GRAPPA – IL TEMPIO OSSARIO – LA SUA STORIA

LE ORIGINI DEL TEMPIO

Sull’ultimo, estremo sprone morenico che si erge in cospetto della pianura sulla riva sinistra del Brenta, là dove il fiume, uscito dalle strettoie del Canale, allarga il suo placido corso nel piano, fu eretta, forse già nel secolo IV dopo Cristo, la prima chiesa del territorio bassanese, sotto il titolo di Santa Maria in Colle.Questa «Pieve» (vale a dire chiesa con il fonte battesimale) divenne, durante i secoli oscuri, il cuore ed il fulcro della vita non soltanto religiosa, ma anche civile, e venne «incastellata», cioè racchiusa entro il castello, o recinto fortificato che i Bassanesi costruirono sul medesimo colle, verso la fine del secolo X, quando dovettero provvedersi di un sicuro rifugio contro le feroci incursioni dei selvaggi e sanguinari Ungari. Questi, fra l’anno 898 e 900, devastarono tutto il territorio e nell’899 massacrarono sul Brenta, nei pressi di Cartigliano, l’esercito di Berengario I del Friuli, re d’Italia, che invano tentò di contrastare loro il passo.
Il primitivo recinto fortificato – probabilmente una palizzata – divenne, con il passare del tempo e l’ingrandirsi del centro abitato sorto ai suoi piedi, un castello vero e proprio e proprio in muratura, con torri e mura, ma la pieve di Santa Maria in Colle, che più tardi di una delle torri del castello fece il suo campanile, rimase sempre nella sede primitiva in cima alla collina.
Ingrandita, trasformata, restaurata ed ampliata più volte essa diventò il Duomo di Bassano, cioè la chiesa principale della città, ma la crescita della popolazione, accentuatasi specialmente durante il secolo XIX, la rivelò inadeguata ed insufficiente, anche se efficacemente sussidiata dalle altre due chiese cittadine di San Francesco e di San Giovanni, e specialmente da quest’ultima, in cui, all’inizio del secolo XV, fu portato anche, da Santa Maria in Colle, il fonte battesimale.

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Mons. DOMENICO MARIA VILLA

DOMENICO VILLA (successivamente DOMENICO MARIA VILLA) nacque a Bassano il 1° ottobre 1818 e morì a Parma il 22 luglio 1882. Entrò nel seminario di Vicenza all’età di vent’anni e fu ordinato sacerdote il 1º aprile del 1843. Dopo un breve periodo di ministero a Badia Polesine (RO), divenne nel febbraio del 1949 parroco di Bassano e qui vi rimase per 24 anni. Nel 1848 fu nominato arciprete abate mitrato di Bassano, titolo che venne trasmesso ai suoi successori. Il 23 febbraio del 1872 venne eletto vescovo di Parma, succedendo a mons. Felice Cantimorri. Fin dal suo arrivo a Parma si prodigò per alleviare tante situazioni di miseria presenti nella città. Quando nel 1873 a Parma scoppiò un’epidemia di colera, egli si trovava a Recoaro (VI) per curare la sua malferma salute. Appena ebbe la notizia tornò a Parma, impegnandosi subito per organizzare l’assistenza ai colpiti dalla malattia. Nel 1876 istituì la “Società dei Preti diocesani per le Missioni gratuite al popolo”. In ottobre del 1878 convocò il sinodo diocesano e nel 1881 iniziò l’ampliamento e la ristrutturazione del seminario di Parma. Fu sepolto nel cimitero cittadino della Villetta. La salma fu trasportata in cattedrale il 23 maggio del 1909.

In base a questa constatazione, Monsignor Domenico Villa decise, nel 1861, di affrontare il grave problema di dotare Bassano di una nuova chiesa, ampia e decorosa, che fosse non solo idonea alle necessità religiose di una popolazione molto più numerosa che in antico, ma tornasse anche ad artistico ornamento della città.
Egli rese note le sue intenzioni con una circolare che, il 1° luglio di quell’anno, indirizzò a tutti i suoi parrocchiani, nella quale, dopo aver fatto presente che egli pensava alla costruzione di un nuovo Duomo per Bassano fin da quando egli era stato eletto arciprete, e che a realizzare questo disegno era stato più volte incoraggiato da Mons. Giuseppe Cappellari (14.12.1772 – 07.02.1860), Vescovo di Vicenza faceva rilevare la convenienza di concentrare gli sforzi, anche economici, della parrocchia nella costruzione di un Duomo nuovo.
Sottolineata, poi,la sua convinzione di essersi assunta così una missione nel compimentoÂÂ della quale egli intendeva impegnarsi con tutte le sue forze, l’arciprete concludeva la sua lettera con queste parole: – «Anche se non potremo vedere il compimento di ciò che desideriamo, Dio accetterà il nostro sacrificio, e si dirà che, in tempi difficili, siamo stati i generosi promotori»-.
Per realizzare questo suo proposito, l’arciprete nominò una speciale «Commissione per il Culto» cui demandò il non facile compito di risolvere il problema, ma questa Commissione, fin dall’inizio, si trovò in una serie di inestricabili difficoltà: infatti, anziché impegnarsi nella costruzione di una chiesa nuova, secondo gli intendimenti di Mons. Villa, si diede a studiare la possibilità di ingrandire convenientemente una delle tre chiese esistenti nel centro storico cittadino, cioè lo stesso Duomo o San Francesco o San Giovanni.
Furono così perduti vent’anni, senza che si riuscisse ad iniziare la costruzione della nuova chiesa o almeno a stenderne il progetto.
Come prima, venne esaminata la possibilità di ingrandire il vecchio Duomo di Santa Maria in Colle: per fortuna, il Consiglio Comunale, geloso custode delle antiche memorie, saggiamente negò l’autorizzazione a manomettere la vetusta chiesa e suggerì di allargare ed allungare la trecentesca chiesa di San Francesco.
In tal senso, anzi, il Consiglio Comunale, nella seduta del 18 dicembre 1869 (ed erano già passati otto anni dalla lettera circolare di Mons. Villa) prese, all’unanimità, la deliberazione di cedere alla suddetta Commissione per il Culto sia la chiesa di San Francesco che quella di San Giovanni.
La chiesa di San Francesco avrebbe dovuto essere allungata fino ad inglobare, demolendolo, l’elegante ed artistico pròtiro e la antistante piazzetta; all’unica navata esistente se ne dovevano aggiungere altre due costruendone una a destra, nel chiostro tuttora esistente, ed una a sinistra, sopra il marciapiede di Piazza Garibaldi.
La chiesa di San Giovanni, poi, doveva venire demolita a spese della Commissione, che avrebbe dovuto sgomberare – sempre a sue spese, salvo un modesto contributo del Comune – anche i materiali, e l’area, resa così sgombra, sarebbe stata utilizzata dal Comune per costruirvi un mercato coperto, nonché abitazioni e botteghe.
Ma il progetto di ingrandimento della chiesa di San Francesco, redatto dall’ingegnere Segusini di Belluno, fu successivamente respinto dal Consiglio Comunale, sia perché la cittadinanza bassanese, la quale aveva potuto esaminare il progetto esposto per un mese nella sala consiliare del Municipio, si era espressa in modo decisamente negativo, sia perché il Consiglio stesso aveva osservato che, allungando la chiesa verso ovest (unica direzione possibile) sarebbe venuto a mancare lo spazio antistante alla facciata.
Ma il Consiglio Comunale (1871) rispose negativamente alla domanda rivoltagli in tal senso dalla Commissione per il Culto, e così, la questione rimase insoluta, anche perché nel 1872 Mons. Domenico Villa, eletto Vescovo di Parma, lasciò la nostra città.Caduta così la sostanza della deliberazione comunale circa l’ingrandimento di San Francesco, rimaneva – extrema ratio – la possibilità, teorica, di ingrandire la chiesa di San Giovanni.

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Mons. GIOVANNI BATTISTA GOBBI

GIOVANNI BATTISTA GOBBI nacque a Bassano il 6 settembre 1839 da Francesco e da Maria Rubini. Compì gli studi nel seminario di Vicenza e divenne sacerdote nel 1862. Nel maggio del 1872 monsignor Domenico Villa, arciprete dal 1846 aveva lasciato Bassano perché nominato vescovo di Parma. Si era quindi aperto il concorso per l’arcipretura nella nostra città. Il Consiglio comunale esercitava, fin dal primo Quattrocento, il diritto di patronato sulla parrocchia di Santa Maria in Colle; poteva perciò accettare come arciprete il candidato proposto dal vescovo oppure, se non gli era gradito, rifiutarlo. Nel 1873 il Consiglio bocciò il primo candidato, don Andrea Scotton. Il vescovo Farina ne propose allora un secondo, don Giovanni Battista Gobbi. Dopo due votazioni del Consiglio con esito negativo, intervenne direttamente il papa Pio IX che ordinò al vescovo di Vicenza di nominare, scavalcando il Consiglio, arciprete della parrocchia di Santa Maria in Colle don Gobbi. Il Consiglio dapprima espresse le sue rimostranze, poi si adattò e don Gobbi venne nominato arciprete mitrato di Bassano il 10 agosto del 1875. Don Gobbi rimase arciprete abate di Bassano fino al 17 marzo 1925, pochi mesi prima del decesso, avvenuto il 4 ottobre 1925. Durante quasi cinquant’anni di arcipretato, numerose e importanti furono le iniziative attuate dal Gobbi in favore della gioventù e dell’assistenza ai bisognosi. Tra queste, la fondazione del Patronato San Giuseppe, quello che attualmente è il Centro giovanile; la creazione dell’Istituto femminile Sant’Anna per assistere le giovani « pericolanti »; l’istituzione del Club cattolico di lettura e gioco e della Società per gli interessi cattolici, un gruppo femminile impegnato in azioni caritative. Insieme a Bortolo Zanchetta, esponente di primo piano del movimento cattolico bassanese, a Gaetana Sterni, fondatrice delle Suore della Divina volontà, a Pietro Stecchini, nobile possidente terriero, istituì le Cucine Economiche che ogni giorno dispensavano gratuitamente ad un centinaio di poveri le minestre e con pochi soldi ad altrettanti che qualcosa potevano pagare. All’arciprete Gobbi è dovuto l’avvio della costruzione di quello che doveva essere il nuovo duomo di Bassano e che invece diventò il Tempio Ossario, nel quale verrà sepolto, pochi giorni prima della inaugurazione .

A succedergli venne nominato Arciprete Abate Mitrato nel 1873 Mons. Giovanni Battista Gobbi che, avendo fatto parte della Commissione per il Culto nell’ultima fase della sua attività, era al corrente dei problemi relativi alla costruzione della nuova chiesa ed era ben deciso a risolverli.
Egli, in un primo tempo, riprese il progetto di ingrandire San Giovanni, in ciò confortato anche dall’opinione favorevole dei suoi parrocchiani, che sarebbero stati ben contenti di avere il Duomo proprio nel centro della città. Ma per realizzare questo progetto era necessario acquisire il terreno su cui sorgevano (e sorgono) le carceri di proprietà della Amministrazione statale, e questa rispose negativamente alla richiesta d’acquisto rivoltale da Mons. Gobbi.
Ma il nuovo Arciprete non si perse d’animo: riuscì ad acquistare, a mezzo di un altro sacerdote, il terreno interposto fra la chiesa di San Giovanni e le carceri, nella speranza che lo Stato si sarebbe così deciso a vendere l’area delle prigioni ma il Governo, un’altra volta, rispose «No».
Vistasi così preclusa ogni altra strada, Mons. Gobbi prese allora la ferma decisione di costruire il nuovo Duomo su un terreno di sua proprietà sito in località «Mure del Bastion» appena a sud della cerchia muraria cittadina, ancora per gran parte intatta. Su una porzione di quel terreno egli aveva già costruito, con assiduo impegno e forti spese, il «Patronato San Giuseppe» per l’assistenza spirituale dei giovani: a fianco di esso Mons. Gobbi decise di costruire il «suo» Duomo. Ma non appena i Bassanesi vennero a conoscere la decisione del loro Arciprete, si ebbe un diluvio di proteste: nessuno era d’accordo con quella scelta, e non senza buoni motivi.
La zona infatti era allora diversamente da oggi, lontana dal centro, quasi deserta e difficilmente raggiungibile: come abbiamo detto sopra, la cerchia muraria, costruita fra il 1315 ed il 1373, era ancora quasi intatta; solo nel 1887 il Comune aveva fatto demolire, perché pericolante, il tratto compreso fra la Porta Margnan e la Porta delle Grazie che delimitava a nord l’attuale Viale dei Martiri. In particolare, le mura fra la Porta dell’Angelo e la Porta di Brenta, chiudevano lo sbocco di Via Verci, rendendo difficile l’accesso alla località, che si poteva raggiungere solo attraverso il «Portello dei Cappuccini», in fondo alla via Orazio Marinali.
Per di più, non c’era ancora il Ponte della Vittoria sul Brenta, né, di conseguenza, il viale che porta alla SS.ma Trinità ed alla strada per Vicenza; la zona, poi, aveva fama di essere umida, malsana e bassa, tanto che le taglienti lingue dei Bassanesi battezzarono subito il futuro Duomo, in contrapposto a quello di Santa Maria in Colle, con il titolo di «Santa Maria in Busa» (cioè «in Fossa»).
Nonostante i dissensi e le contrarietà incontrate, Mons. Gobbi, senza perdersi d’animo, all’inizio del 1905, ricercando quale progetto potesse essere realizzato per il nuovo tempio, fece recapitare all’ing, Cesare Nava, un famoso progettista di Milano, alcune tavole di un progetto (anonimo) per la nuova chiesa, chiedendone il parere. Nava rispose esprimendo delle riserve sullo stile di quel progetto. Il 16 marzo 1905 Mons. Gobbi riscrisse a Nava dettando il tema del nuovo progetto manifestando anche l’intenzione di affidarlo allo stesso Nava. Scriveva: ” … io sogno un tempio veramente casa di Dio, che non abbia … della teatralità che spesso si scorge nelle grandi chiese, e neppure quella opprimente oscurità, che troviamo ad esempio nel Duono di Milano … ma che navate e presbiterio formino un assieme maestoso e severo … che ispiri insomma pietà e devozione”. Continuando: ” desidero un tempio di stile gotico che ricopia la Cattedrale di Como ma di un solo stile – architettura gotica – capace di circa 6000 persone con tredici altari con cappelle come nella pianta che le ho spedita … vorrei che usasse decorazione sobria e spontanea, che possa riuscire egualmente ad un’opera grandiosa e bella , e nello stesso tempo di costo non iperbolico”. All’inizio di aprile 1906 il progetto fu spedito a Bassano. Il progetto milanese concepiva un’imponente chiesa a croce latina ” a tre navi” (anche nel transetto, con triplice ingresso alle due estremità) e tre absidi poligonali. L’edificio, anche se di stile “ispirato al lombardo, ma trattato con eclettismo”, era ben lontano dalla richiesta comasca e mostrava invece l’influsso del gotico d’oltralpe, in particolare nel ricorso agli archi rampanti laterali e nella slanciata torre campanaria – alta ben 80 metri – che formava parte integrante della facciata. Dopo il parere della Curia Vescovile di Vicenza (9 luglio 1906) che manifestò delle riserve di ordine distributivo e – soprattutto – la preoccupazione per il costo rilevante dell’opera, del progetto Nava non si parlò più.

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progetto Nava

Nel marzo del 1907 iniziò la corrispondenza tra Mons. Gobbi e VincenzoÂÂÂ Rinaldo, architetto veneziano già affermato e attivo da vari anni nel territorio bassanese. Nel maggio successivo l’arch. Rinaldo già lavorava al suo progetto di Duomo e a più moderati preventivi di spesa. Dopo un’ultima battuta d’arresto (luglio 1907 – febbraio 1908) per il riaccendersi delle ormai annose polemiche cittadine, cadde ogni impedimento per la costruzione del “nuovo” Duomo e in aprile 1908 venne presentato il progetto Rinaldo che realizzava le precise aspirazioni dell’arciprete che intendeva dedicare il sacro tempio a Cristo Redentore.

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progetto Rinaldo

VINCENZO RINALDO nacque a Venezia il 24 luglio 1867 da Lorenzo e da Maria Bortoluzzi, famiglia di piccoli imprenditori edili. Si diplomò all’ Accademia di Belle Arti di Venezia, e si laureò in architettura a Napoli. Insegnò all’Accademia di Belle Arti di Venezia e di Padova architettura e design. Con quest’ultima specializzazione divenne docente alla Scuola d’arte industriale di Mirano. Si ricorda come a seguire il corso di ornato che teneva in Venezia vi era un altro giovane e in seguito più noto architetto veneziano, Carlo Scarpa, che lavorerà ad alcuni progetti nell’ultima fase della vita di Rinaldo. Nel 1891 fondò a Venezia con il Prof. Pietro Paoletti una scuola privata, denominata Studio di Disegno, dove si formarono molti suoi allievi. Lo Studio di Disegno restò attivo fino al 1908, ma costò a Vincenzo le sue dimissioni dall’Accademia, in seguito a delleÂÂÂ polemiche. L’attività di architetto si realizzò probabilmente tra il 1895 e il 1925: in questi anni progettò e restaurò molte chiese e architetture civili del territorio veneto, soprattutto nella Sinistra Piave, per la ricostruzione di edifici danneggiati dalla prima guerra mondiale (nel dopoguerra divenne direttore dell’Ufficio per la ricostruzione delle Terre Liberate di Conegliano). Particolare rilevanza hanno le strutture d’ispirazione neogotica-bizantina, tra le quali molto rappresentativa è la chiesa di San Fior (1906 -1930). Negli ultimi anni di vita Rinaldo tornò a Napoli, avendo occasione di realizzare alcuni interventi nel Meridione, nel quale gli fu affidato il suo ultimo grande incarico, in Basilicata, a Villa Nitti di Maratea, per commissione dell’allora Presidente del Consiglio Francesco Saverio Nitti. Morì a Venezia il 28 aprile 1927.
Di seguito un elenco parziale di opere progettate e d’interventi su edifici preesistenti dell’architetto Rinaldo: Campanile di Aviano; Campanile di Friola (Pozzoleone); Campanile di Malo; Campanile di San Polo di Piave; Campanile di Vazzola, ricostruzione; Ca’ Zenobio degli Armeni di Venezia, restauro conservativo; Chiesa di Ciano del Montello; Chiesa di Lutrano di Fontanelle, solo navate laterali dell’ampliamento novecentesco; Chiesa di Maniago; Chiesa di Marsure; Chiesa di San Fior; Chiesa dei Santi Rocco e Domenico a Conegliano, solo facciata; Chiesa di Santa Croce di Bassano del Grappa, progetto attuato parzialmente; Chiesa di Travettore di Rosà, progetto portato avanti da Carlo Scarpa; Chiesa di Villorba; Duomo di Lonigo, completamento del progetto di Giacomo Franco, morto in corso d’opera; Nuovo Duomo di Bassano del Grappa, (poi ossario), solo progetto e alcuni lavori, poi passato a Pietro Del Fabbro; Villa Nitti di Maratea, restauro e ampliamento.

Ma le proteste ed i dissensi non cessarono; si fecero, anzi, più vivaci e numerosi e furono portati addirittura davanti al Vescovo di Vicenza, Mons. Feruglio, il quale, in attesa di accertare la verità dei fatti, ordinò all’ Arciprete di sospendere, per il momento, ogni lavoro.
Mons. Gobbi obbedì, ma il «veto» della Curia vescovile ebbe l’effetto (“Eheu, mutabile vulgus!”) di capovolgere l’atteggiamento dei Bassanesi: in pochi giorni, tutti gli appartenenti alla Parrocchia di Santa Maria in Colle sottoscrissero una dichiarazione di solidarietà a favore del loro Arciprete e di condivisione del suo progetto; visto come si mettevano le cose, anche i diciassette sacerdoti che componevano il clero cittadino firmarono una dichiarazione con la quale approvavano lo zelo di Mons. Gobbi, cui assicuravano la loro cooperazione per il compimento dell’opera.
Ed assunse atteggiamento favorevole anche il Consiglio Comunale di Bassano il quale, nella seduta dell’11 gennaio 1908 approvò – con quindici voti favorevoli e sette astenuti – una mozione con la quale l’Amministrazione concedeva il suo benestare circa la località in cui si voleva costruire il nuovo Duomo.
Forte della supplica dei cittadini di Bassano, della dichiarazione dei sacerdoti della parrocchia e della deliberazione del Consiglio Comunale, l’avv. Luigi D’Olivo, presidente della Commissione cittadina che appoggiava il progetto di Mons. Gobbi, si recò a Roma, ottenne un’udienza dal Sommo Pontefice Pio X (che conosceva bene Bassano) a cui illustrò tutta la faccenda, ed il Pontefice, tramite la Sacra Congregazione Concistoriale, intimò al Vescovo di Vicenza di revocare la sospensione dei lavori e di rimuovere ogni ostacolo all’esecuzione dell’opera.
E finalmente il 13 settembre 1908, fra grande concorso di autorità e di popolo festante, il Vescovo Mons. Antonio Feruglio (10.03.1841 – 08.02.1911)ÂÂÂ benediva la prima pietra del nuovo Duomo.
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1908, Monsignor G.B. Gobbi con l’architetto V. Rinaldo alle cave di marmo di Pove all’inzio dei lavori per il nuovo Duomo

I lavori di costruzione, affidati all’Impresa Alban – Cenere, furono tosto iniziati e condotti avanti rapidamente, ma le tribolazioni di Mons. Gobbi erano ancora ben lontane dalla conclusione: infatti, gettate le fondamenta, alzati i muri perimetrali, collocate le dieci colonne in pietra del Grappa offerte da altrettante cospicue famiglie cittadine, ultimata la cripta e coperta l’abside, egli si trovò ad aver esaurito i fondi e la costruzione dovette fermarsi.
Invano egli batté a tutte le porte; non trovò aiuto da nessuna parte e così il tempio rimase, per lunghi anni, incompiuto: segno che la contrarietà dei Bassanesi non era ancora scomparsa.
Intanto, Bassano si abbelliva e si ingrandiva: veniva aperto il viale «Venezia» che dava origine al nascere ed all’espandersi di un nuovo quartiere, veniva completata la ferrovia Venezia – Bassano – Trento e veniva attivata la linea tranviaria Bassano – Vicenza; accanto al Duomo incompiuto sorgeva il quartiere popolare intitolato al defunto Sindaco Giaconi Bonaguro; solo il Duomo continuava ad alzare contro il cielo le sue rosse muraglie che ancora attendevano di sorreggere un tetto.
Ma era destino che così dovessero rimanere ancora molti anni.
Nel 1911 – 12 ci fu la guerra di Libia; nel 1914, poi, scoppiò la prima guerra mondiale, in cui anche la nostra Patria entrò nel maggio 1915, e già il 17 settembre cadeva sul Ponte Vecchio la prima bomba aerea austriaca che, oltre a danneggiare il tetto, ferì un fanciullo, Emilio Tommasi, che morì dieci giorni dopo. Da allora furono abbastanza frequenti le visite degli aerei nemici, tanto che anche il nuovo Duomo in costruzione fu colpito; quando poi, dopo Caporetto, l’esercito austro-ungarico raggiunse il Grappa ed arrivò, nel Canale di Brenta, oltre San Marino, fu in grado di colpire Bassano e gli immediati dintorni anche con il cannone.
Giova qui ricordare che durante la guerra 1915-18 sulla città di Bassano caddero 527 bombe d’aereo e 2641 granate; oltre duecento persone, fra civili e militari, restarono uccise; duecentocinquanta case furono colpite più o meno gravemente e più di trecento Bassanesi caddero combattendo.
Esposta alla duplice offesa aerea e terrestre, la popolazione bassanese – già ridotta nel numero, perché molti avevano abbandonato la città per luoghi più sicuri – fu costretta, subito dopo il Santo Natale del 1917, ad andare profuga, e solo nella prima giornata, 26 dicembre, più di milletrecento abitanti partirono con treni speciali verso l’interno; due giorni dopo, il 28 dicembre, fu completato lo sgombero della città, in cui rimasero non più di duecento persone.
Con il suo popolo partì anche Mons. Gobbi, il quale andò profugo a Monza, dove rimase fino alla Vittoria, che permise a lui come a tutti i Veneti di ritornare nelle loro case e nei loro paesi segnati dalle rovine della lunga e sanguinosa guerra.
Dal momento del suo ritorno Mons. Gobbi riprese a pensare e ad affaticarsi per realizzare il lungo sogno della sua vita: completare il nuovo Duomo.
Quasi ad invogliare i Bassanesi ad aiutare il loro Arciprete in quest’opera, si erano verificati nel frattempo due fatti che avevano reso molto migliore e, in un certo senso, idonea l’ubicazione, inizialmente non molto felice, del Duomo: sul Brenta era stato gettato il nuovo, grande ponte «della Vittoria» in cemento armato (e da esso era stato aperto il grande viale che portava alla SS.ma Trinità ed alla strada per Vicenza) ed era stato aperto, demolendo un tratto delle antiche mura del Bastion e il magazzino legnami Lazzarotto che vi era addossato, lo sbocco di Via Verci, il che permetteva di accedere direttamente dal centro della città al piazzale dove stava sorgendo il nuovo tempio.
Grazie all’esecuzione di queste opere, il nuovo Duomo veniva a trovarsi, non più in posizione periferica, ma appena al margine sud del tessuto urbano, il quale, pian piano, si stava estendendo anche verso quella direzione. Anche tale constatazione, evidentemente, serviva ad animare Mons. Gobbi ad impegnarsi sempre più nella nobile impresa: egli, infatti, aveva un solo desiderio, quello di celebrare, prima di morire almeno una Santa Messa nel «suo” Duomo.
Ma egli non poté vedere realizzata l’opera per la quale aveva tanto lavorato e sofferto e per la quale aveva profuso anche i suoi modesti averi: il sempre crescente costo dei materiali e del lavoro, la cronica penuria dei fondi disponibili e, infine, l’età avanzata, il declinare delle forze e i mille acciacchi della vecchiezza gli impedirono di riprendere la costruzione del nuovo Duomo. Monsignor Gobbi morì il 4 agosto 1925, festa della Madonna del Grappa, della quale era molto devoto, con negli occhi la visione della sua grande chiesa, per la cui costruzione legava per testamento la sua proprietà immobiliare ed il denaro che aveva raggranellato, quasi soldo su soldo, a prezzo di tanti sacrifici (quasi un milione di Lire di allora).

DA DUOMO A TEMPIO – OSSARIO

Ciò che non poterono fare le insonni cure ed i molteplici sforzi del buon Abate Mons. Gobbi, lo poterono le conseguenze dei durissimi combattimenti sostenuti dal nostro Esercito sul Massiccio del Grappa nell’ultimo anno di guerra, combattimenti che avevano popolato di Caduti non solo i sei grandi Cimiteri approntati sul Monte, ma anche i modesti cimiteri dei paesi pedemontani; in questi, infatti, vi erano diversi ospedaletti da campo nei quali venivano ricoverati i feriti gravi che vi giungevano dal fronte, non pochi dei quali morivano e venivano sepolti nel cimitero del paese.
Ora, mentre per accogliere i resti mortali degli Eroi caduti sul Grappa era già in costruzione il grande cimitero in galleria sotto la vetta (costruzione poi abbandonata e sostituita con il grandioso Ossario esterno a gradoni), rimaneva insoluto il problema di sistemare convenientemente le più che cinquemila Salme di Caduti inumate in numerosi cimiteri civili della zona di Bassano.
Fu allora che l’Alto Commissario del Governo per le onoranze alle Salme dei Caduti in guerra, generale Giovanni Faracovi (1874 – 1950), pose gli occhi sull’incompiuto Duomo della città di Bassano, nella quale nel frattempo (18 settembre 1927) si era insediato il successore di Mons. Gobbi, l’abate mitrato Mons. Angelo Dalla Paola.

zzz-ossario-_-_dalla_paoLA_---_540X_-----081Mons. ANGELO DALLA PAOLA

ANGELO DALLA PAOLA nacque a Bonaldo, un paesino della provincia di Verona ma in diocesi di Vicenza il 26 dicembre 1890. Frequentò le elementari a Bonaldo e le superiori ad Arcole, parte del ginnasio a Lonigo, quindi entrò in seminario a Vicenza. Venne ordinato sacerdote il 28 giugno 1914 e nel successivo mese di settembre fu nominato cappellano ad Arsero. Scoppiata la guerra sul fronte italiano, il 24 maggio 1915, gli abitanti di Arsiero dovettero fuggire e don Angelo si prodigò per loro nel profugato. Durante la prima guerra mondiale fu trasferito a Traina in quel di Sondrio. Richiamato a Vicenza dal vescovo Rodolfi, nel febbraio del 1917 istituì il comitato provinciale vicentino dell’Opera Nazionale per l’assistenza agli orfani di guerra, che erano già ben 6500. Nel dicembre del 1917 coordinò, su indicazione del Vescovo e delle autorità militari, lo sgombero dei cittadini da Bassano, ormai battuta dai cannoni austriaci, accompagnando i profughi nelle loro destinazioni. Durante uno di questi viaggi, a Porto Maurizio (oggi Imperia) salvò un fanciullo bassanese che, sfuggito al controllo dei genitori, era rimasto fra i binari. Don Dalla Paola, visto il pericolo, si slanciò dal suo vagone e, sollevando fra le braccia il fanciullo evitò che questi fosse investito da un diretto in arrivo. Per breve tempo fu Cancelliere vescovile, ma nel 1922 il Vescovo lo destinò all’ufficio emigranti fondato da mons. Migliorini. In quest’anno venne insignito della croce di cavaliere della Corona d’Italia. Fu nominato assistente della federazione provinciale uomini cattolici e assistente diocesano dell’Unione Femminile Cattolica, successivamente canonico della cattedrale di Vicenza. Il 18 luglio 2017 venne nominato nuovo abate mitrato di Bassano, dove arrivò solennemente il 18 settembre 1927. Morì a Bassano il 14 febbraio 1947.

Questi aveva ereditato dal suo predecessore non solo i problemi pastorali, ma anche quello, gravosissimo della costruzione della grande chiesa, ormai interrotta da più di dieci anni e che, per mancanza di fondi, non era possibile mandare avanti.
Gli animi dei Bassanesi, poi, erano ancora profondamente divisi circa l’opportunità di continuare l’opera, tanto che ci fu chi propose al nuovo Arciprete abate di demolire il già fatto e di recuperare i materiali …
Il generale Faracovi volle mettersi in contatto con l’abate Mons. Dalla Paola per fargli presente le sue idee circa il completamento e la futura sistemazione del Tempio; fece da tramite fra lui e l’abate il cappellano militare capo don Vincenzo Aimino (1885 – 1975), della 1a compagnia Onoranze Salme Caduti comandata dal capitano Luigi De Villa, la quale stava riesumando sul Grappa i resti dei Caduti per sistemarli nell’Ossario allora in costruzione. Nel corso di questi colloqui il generale Faracovi prospettò all’abate il suo progetto di ultimare la costruzione del Tempio destinandolo però ad Ossario capace di accogliere le salme dei Caduti inumati nei cimiteri della zona pedemontana. Il progetto fu accolto, in linea di principio, e diede luogo ad un accordo preliminare, firmato il 18 luglio 1929, fra l’abate Mons. Dalla Paola in accordo con il Vescovo di Vicenza Mons. Rodolfl e con il Podestà di Bassano dott. Guglielmo Gobbi, nipote del defunto abate, da una parte, e l’Alto Commissario generale Faracovi dall’altra.

foto 700X monsignor RODOLFI ferdinando ridolfi MONS. FERDINANDO RODOLFI

Ferdinando Rodolfi nacque a San Zenone di Po il 7 agosto 1866 da Pietro e da Ester Guazzoni. Rivelò fin da fanciullo una pronta intelligenza ed una fine sensibilità religiosa. Entrò nel 1879 nel seminario di Pavia, e fu ordinato sacerdote il 2 febbraio 1889, usufruendo di una speciale dispensa per non avere ancora raggiunto l’età canonica. La sua speciale attitudine per le scienze esatte lo porta ad iscriversi dal 1889 al 1892 alla facoltà di scienze matematiche, fisiche e naturali dell’Università di Pavia come uditore di corsi singoli, conseguendo il diploma per l’insegnamento della matematica, della fisica e delle scienze naturali. Nel 1902 conseguì la laurea in Filosofia all’Istituto Pontificio di Sant’Apollinare di Roma e nel 1905 conseguì la laurea in Sacra Teologia presso lo Studio Teologico di Parma.Per oltre vent’anni, insegnò nel seminario di Pavia e, nello stesso tempo, pubblicava numerosi studi d’argomento storico e scientifico. Contemporaneamente all’attività di docente e di studioso, dedicava il meglio di sé alla cura pastorale nelle parrocchie di Pavia.Per queste sue caratteristiche venne preso in considerazione dal Papa Pio X , che lo promosse Vescovo di Vicenza il 14 febbraio 1911. Durante i suoi trentadue anni di episcopato, si impegnò particolarmente nell’organizzazione e nel potenziamento della vita religiosa attraverso l’istruzione religiosa dei fanciulli e degli adulti, innovando metodi, testi e strutture, nell’intento di formare cristiani consapevoli, capaci di comprendere i riti cui partecipavano, mettendo al centro di questo rinnovamento il ruolo della parrocchia. Promosse il canto sacro, cui teneva molto ritenendolo parte integrande della liturgia. Istituì una commissione diocesana per l’arte sacra, per sorvegliare la costruzione delle numerose nuove chiese nella sua diocesi. Sostenne soprattutto l’Azione Cattolica, che alla fine del suo episcopato contava oltre 80.000 iscritti. Realizzò la Casa del clero, curò lo sviluppo del Seminario diocesano promovendo la costruzione di un nuovo edificio per il Seminario minore. Si prodigò nell’aiutare i poveri, presiedette l’Opera Bonomelli per gli emigranti, aprì il suo palazzo ai profughi durante la prima guerra mondiale e ai terremotati della Marsica. Istituì Case del soldato e posti di ristoro per le truppe italiane. Dopo l’armistizio, arrivò per primo a Belluno con camion di viveri per la popolazione affamata. Per i suoi meriti civili il 25 febbraio 1920 ricevette dal Governo la Commenda dei Santi Maurizio e Lazzaro. All’entrata dell’Italia in guerra nel secondo conflitto mondiale, Mons. Rodolfi invitò il clero e il popolo alla preghiera, al sacrificio, al ricordo dei soldati e all’amor di patria, parlando comunque della guerra come di un male assoluto. Morì a Vicenza il 12 gennaio 1943.

Questo atto preliminare, una volta perfezionati in successivi incontri gli accordi iniziali, venne trasformato in regolare convenzione, firmata dalle due parti interessate il 10 luglio 1930.
In seguito a questa convenzione, Mons. Dalla Paola si impegnava a far ultimare entro breve tempo la costruzione del Tempio, in modo che in esso potessero essere accolte le salme di circa seimila Caduti. Il Governo contribuiva con metà della spesa; il Comune di Bassano, dal canto suo, stanziò L. 600 mila; l’Opera «Madonna del Grappa» concorse con L. 350.000 e con L. 30 mila la «Fondazione 1a Armata del Pasubio»; l’Amministrazione Provinciale di Vicenza contribuì con L. 10 mila (eravamo nel 1930!).
Per realizzare l’opera secondo le nuove esigenze, fu necessario modificare il progetto originale dell’architetto Rinaldo, in base al quale erano state già costruite le fondazioni ed alcune parti del Tempio. Il progetto primitivo era, invero, un po’ troppo fastoso e ricco: esso prevedeva che la costruzione fosse sormontata da una guglia alta 76 metri, ai cui lati dovevano innalzarsi, in armonia con essa, due campanili di 54 metri. Sul coronamento della facciata ed entro i numerosi pinnacoli previsti dovevano essere collocate circa quaranta statue di marmo raffiguranti gli Apostoli, i Dottori della Chiesa, gli Evangelisti, San Giuseppe, San Bassiano e gli altri Santi protettori della città con, al centro, la statua più grande del Redentore.
La guglia, poi, doveva innalzarsi da un basamento entro il quale dovevano trovare posto otto statue raffiguranti i più illustri cittadini bassanesi. Il progetto prevedeva, inoltre, gran copia di marmi, di mosaici, di affreschi.
L’adattamento di questo progetto alle nuove esigenze fu affidato all’architetto Pietro Del Fabbro di Treviso, alla cui competenza si dovevano altre opere consimili. Egli, tenendo conto anche della limitata disponibilità dei mezzi, e seguendo le linee fondamentali del progetto Rinaldo, elaborò un nuovo disegno del Tempio, che riuscì soddisfacente e riscosse l’approvazione delle autorità religiose e civili interessate, nonché dell’ Alto Commissario generale Faracovi.

zzz-ossario-_-_disegno_di_DEL_FABBRO__---_800X_-----t083Pietro Del Fabbro, Progetto del Tempio Ossario, disegno, 1930

PIETRO DEL FABBRO (1893-1971). Nato a Treviso, ebbe una esistenza alquanto travagliata. Orfano a 14 anni, emigrò in Germania come manovale. Rientrato nel 1911 s’impegnò nello studio e, dopo la parentesi della prima guerra combattuta col grado di ufficiale degli Alpini, si laureò in Architettura nel 1921. Nel 1936 si recò in Africa, ove lasciò nobili costruzioni, come il cinema-teatro «Impero» di Asmara. Nel 1939 ritornò in patria, a Treviso, ove partecipò anche alla vita civile della città come assessore ai Lavori Pubblici. Come architetto è stato l’autore tra l’altro del progetto del Sacrario Militare di Fagarè (1933-1935), del Tempio Votivo di Treviso (1925-28), della Basilica di S. Maria Ausiliatrice di Treviso (1953-57), di varie chiese tra cui quella di Mazzocco di Mogliano Veneto in collaborazione del figlio Antonio (1965). Riedificò diverse case della Treviso bombardata, tra cui la Vecchiati in P.zza S. Leonardo; e collaborò alla ricostruzione del Seminario dopo il bombardamento, e al restauro del castello Mirabello di Lorenzago (BL), proprietà del Seminario. Nel bellunese sono sue le chiese di Lamon e di Sedico-Bribano; suoi i Templi-Ossari di Padova, di Bassano, di Schio e i monumenti ossari del Passo del Tonale e dello Stelvio.

I lavori, affidati alla Ditta Pravato di Thiene, vennero tosto ripresi e condotti avanti con alacrità, sotto il vigile sguardo di Mons. Dalla Paola; furono più volte e minuziosamente visitati anche dal Vescovo di Vicenza e vennero portati a compimento nella primavera del 1934.
Prima però che il Tempio fosse ultimato vi vennero collocate le salme dei Caduti, esumate da quarantasei cimiteri situati nei paesi pedemontani dai soldati della 1a compagnia Onoranze Caduti in guerra succitata. I resti gloriosi, dopo una sosta per la disinfezione nelle adiacenze di Ca’ Rezzonico, vennero religiosamente tumulate negli appositi loculi, spesso alla presenza dei familiari, debitamente avvertiti e convocati.
Memorabile fu il trasporto a Bassano di diciannove salme di Caduti decorati al Valor Militare – fra le quali c’era quella del Principe Umberto di Savoia-Aosta, Conte di Salemi – che, esumate dal cimitero di Crespano del Grappa il 13 maggio 1932 vennero fatte sfilare per le vie città fra due ali di popolo, con largo seguito di autorità, associazioni e bandiere.
L’8 maggio 1934, pochi giorni prima dell’inaugurazione del Tempio, vi venne trasportata anche la salma di Mons. Giovanni Battista Gobbi, esumata dal cimitero di Santa Croce, che fu tumulata in una tomba particolare, ricavata nel pavimento ai piedi della scalinata del coro.
E finalmente il 13 maggio 1934, nel pomeriggio, si ebbe la solenne inaugurazione del Tempio, la cui prima pietra era stata posta ben ventisei anni prima. L’arciprete abate mitrato, Mons. Dalla Paola ne aveva dato l’annuncio ai suoi parrocchiani con una lettera vibrante che, dopo aver ricordato le vicissitudini della costruzione ed aver citato i benemeriti e gli esecutori, così concludeva: «Il Tempio ora ci attende. Vi entreremo per cantare le lodi del Signore, per pregare per i nostri Caduti, per apprendere da essi il comandamento che deve essere per tutti un programma di vita: Amore a Dio ed alla Patria».

zzz-ossario-_-_inauguraz0_--_800x_----82Inaugurazione del Tempio – Monsignor Rodolfi, il generale Baistrocchi, il generale Faracovi, il Principe Umberto, il Maresciallo Giardino

L’inaugurazione riuscì veramente solenne: oltre ad una gran folla, alle associazioni combattentistiche e d’arma con le loro bandiere, alle scolaresche, furono presenti alte autorità civili e militari, primo fra tutti il principe Umberto di Savoia, erede al trono, accompagnato dal Duca Emanuele Filiberto di Aosta, già comandante della 3a Armata, dal Maresciallo d’Italia Gaetano Giardino, già comandante dell’Armata del Grappa, dal generale Emilio De Bono, già comandante del IX Corpo d’Armata, dal generale Baistrocchi, Capo di S.M. dell’Esercito, e da altri numerosi alti ufficiali.
Il Vescovo di Vicenza, Mons. Ferdinando Rodolfi – che aveva al mattino consacrato la chiesa – era accompagnato dall’arciprete abate mitrato Mons. Dalla Paola, e da tutti i sacerdoti della città: con il Prefetto di Vicenza vi erano l’allora Podestà di Bassano dott. Giacomo Bertizzolo e le altre autorità cittadine.
Per rendere gli onori a S.A.R. il Principe di Piemonte ed agli altri alti Ufficiali era stato fatto arrivare, dalla sua sede abituale di Gorizia, il battaglione alpini «Bassano».
Da quel giorno, il Tempio fu meta di frequenti pellegrinaggi organizzati dagli ex-combattenti e da varie associazioni patriottiche e molte volte ebbe la visita di famiglie provenienti da ogni parte d’Italia, venute a pregare sulla tomba di qualche congiunto.
Quando poi, il 21 novembre 1935, morì a Torino il Maresciallo d’Italia Gaetano Giardino, la sua salma fu trasferita a Bassano e collocata nella cripta del Tempio, in attesa della sua traslazione sul Monte Grappa. Questa ebbe luogo, in forma solenne, il 3 agosto 1936; le gloriose spoglie del Comandante della 4a Armata, giunte sul Monte Sacro su un affusto di cannone, furono tumulate il giorno dopo – festa della Madonnina – nella tomba che il Maresciallo si era fatta costruire «in mezzo ai suoi soldati», al centro dell’Ossario Monumentale, e nella quale già riposava la sua amata Consorte, Margherita Jahn-Rusconi.

I CADUTI

Ci si domanderà a questo punto: «Quanti sono i Caduti sepolti nel Tempio?».

Le salme dei Caduti tumulati nel Tempio sono oggi 5.464; di esse 4.391 sono sepolte nei loculi costruiti sulle pareti fiancheggianti le navate, distribuite in ordine alfabetico nelle dieci cappelline (cinque per lato) ricavate davanti alla duplice fila della colonne: e 1.073 sono sepolte nella cripta.

Non ci sono salme di Caduti Ignoti, e ciò si comprende facilmente quando si tenga presente che qui sono sepolti i soldati feriti al fronte ma morti negli ospedali da campo, nei quali furono ricoverati, forniti della famosa «bassa di passaggio» che recava il loro nome e cognome, riportati poi sulla Croce che segnò la loro fossa.

Fra essi sono molto numerosi i soldati decorati al Valore Militare: oltre ai quattro insigniti della Medaglia d’Oro, ci sono 147 decorati di Medaglia d’Argento e 87 di Medaglia di Bronzo.

Dei quattro decorati di Medaglia d’Oro, due – il capitano Rapino Pantaleone ed il tenente Vincenzo Zerboglio – sono sepolti in due loculi più grandi, il primo a sinistra e l’altro a destra, ricavati al centro delle due cappelle maggiori che si trovano alle testate del transetto; gli altri due – i tenenti degli Alpini Marco Sasso e Giovanni Cecchin – sono sepolti in due artistiche urne di porfido appoggiate in alto, l’uno a sinistra, l’altro a destra, ai pilastri prospicienti i due altari che fiancheggiano l’altare maggiore.

Oltre ai Caduti della prima guerra mondiale sepolti nel Tempio – 5.405 – oggi ci sono 59 Caduti in più: si tratta delle salme di civili bassanesi morti sotto il bombardamento aereo del febbraio 1945, di diversi soldati feriti sul fronte albanese e morti in patria, e di alcuni partigiani fucilati dai Tedeschi nel 1945, esumate dal cimitero cittadino di Santa Croce e qui traslate nel 1983, con il consenso del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra.

Dei quattro decorati di Medaglia d’Oro, il tenente degli Alpini Giovanni Cecchin, da Marostica (Vicenza ) cadde combattendo sul Monte Ortigara il 19 giugno 1917, il tenente degli Alpini Marco Sasso, da Valstagna (Vicenza) cadde a Monte Fontanel in Val Calcino (Grappa) l’11 dicembre 1917, il capitano del 1200 reggimento fanteria della brigata «Emilia» Rapino Pantaleone da Ortona a Mare (Chieti) cadde alle Porte di Salton (Grappa) il 15 giugno 1918, il tenente degli Alpini Vincenzo Zerboglio da Pisa cadde sul M. Salarolo (Grappa) il 26 ottobre 1918.

Riportiamo qui di seguito le motivazioni delle Medaglie d’Oro.

OSSARIO GIOVANNI CECCHIN FOTO

Tenente degli Alpini Giovanni Cecchin
«Di fronte al nemico dimostrò sempre sereno coraggio ed uno spirito fatto di cosciente abnegazione e di fiducia in sé e nei propri uomini. Fulgido esempio di eroismo, guidò la propria compagnia all’assalto di forti posizioni del nemico, sempre primo a slanciarsi fuori dai ripari. Con tenace volontà rinnovò parecchie volte gli attacchi non mai fiaccato dal fuoco avversario, riorganizzando la truppa e rianimandola per nuovi combattimenti. Nell’azione che portò alla conquista di una forte posizione, riconfermò ancora una volta le sue doti di condottiero abile e valoroso. Ferito gravemente da granata nemica, mantenne fermo contegno non curante del dolore che lo straziava, ma fiero dell’esito vittorioso conseguito nell’azione. Si spegneva, in seguito alla ferita riportata, tre giorni dopo. (Cima Ortigara, 19 giugno 1917)”.

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Tenente degli Alpini Marco Sasso
«Ufficiale di indomito coraggio, moveva con il proprio reparto all’assalto di una forte posizione dopo aver giurato di conquistarla o di morire. Gravemente ferito in varie parti del corpo da una raffica di mitragliatrici avversarie, giungeva egualmente per primo sulla posizione e gettatosi coraggiosamente sulle armi nemiche, ne uccideva i serventi. Nuovamente e mortalmente colpito da una fucilata, rinunciava ad essere trasportato al posto di medicazione e, disposto a morire sulla posizione conquistata, continuava ad incitare i suoi alpini alla lotta ripetendo: «Avanti, avanti, o miei alpini, per l’onore del Re e per la salvezza della Patria!».Fulgido esempio di eroismo e di eccelse virtù militari. (Monte Fontanel – Val Calcino, 11 dicembre 1917).»

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Capitano di Fanteria Rapino Pantaleone
«Comandante di battaglione in posizione avanzata, esposta ai violenti attacchi del nemico che da venti giorni lo premeva con forze soverchianti, si ergeva a campione di una difesa eroica, infondendo con alto esempio del suo valore un saldo spirito di resistenza a tutti i suoi compagni. Ferito gravemente, rimaneva sul campo e continuava ad animare i suoi.Circondato dagli avversari, nell’impossibilità di difendersi e non volendo arrendersi, veniva pugnalato nel luogo ove giaceva ferito, dimostrando al nemico un forte coraggio e la sua indomita fierezza. (Porte di Salton, 15 giugno 1918).»

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Sottotenente degli Alpini Vincenzo Zerboglio
«Fulgido esempio di coraggio e di fermezza, in sanguinosi combattimenti si distingueva con atti di altissimo valore. Con pochi soldati affrontava con lotta accanita un numero assai superiore di nemici. Ferito una prima volta da una pallottola che gli traforava una spalla, rimase tra i suoi . E poiché gli avversari, avuti rinforzi, contrattaccavano violentemente, balzava dalla trincea e, trascinandosi dietro i suoi soldati, ricacciava i nemici infliggendo loro gravi perdite.

Ferito nuovamente ad una coscia, non volle assolutamente abbandonare il suo reparto. Rimasto nelle linee in una nuova repentina e furiosa ripresa di combattimento, animava i suoi soldati con grida di entusiasmo, contenendo l’urto degli avversari e poi ricacciandoli. Ma poi, colpito in fronte, cadeva gloriosamente e spirava gridando: “Viva l’Italia” (Monte Salarolo, 26 ottobre 1918).

LA SECONDA GUERRA MONDIALE

E GLI AVVENIMENTI SUCCESSIVI

La religiosa pace in cui dormivano nel Tempio le spoglie degli Eroi fu turbata, dopo pochi anni, dallo scoppio della seconda guerra mondiale in cui, sciaguratamente, fu coinvolta anche la nostra Patria.
Per i primi tre anni del conflitto non vi furono avvenimenti che toccassero da vicino il Tempio, ma quando, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, la nostra terra diventò campo di battaglia degli opposti eserciti anglo-americano e tedesco, e le sue città, le sue ferrovie, le sue strade, i suoi ponti divennero altrettanti obiettivi della strapotente aviazione alleata, anche per Bassano venne l’ora della tempesta.
Obiettivi principali delle incursioni aeree furono i ponti sul Brenta: il vecchio, storico ponte in legno ed il ponte nuovo in cemento armato, costruito nel 1917 ed intitolato alla Vittoria. Gravemente danneggiato il primo, minato il 17 febbraio 1945 con un’audace azione dei partigiani della Brigata «Martiri del Grappa», l’aviazione alleata si accanì contro il secondo, su cui gravitava tutto il traffico militare tedesco fra la Valsugana – e, quindi, la Germania ed il fronte appenninico.
Purtroppo, poche centinaia di metri dividono il Tempio Ossario dal Ponte Nuovo, bersaglio degli aerei alleati che, in genere, lanciavano le loro bombe dall’altezza di migliaia di metri, si può immaginare con quale e quanta precisione.

OSSARIO BOMBE 700H . 08 02 1945 028 copia

gravi danni all’ossario

L’8 febbraio 1945 un grappolo di bombe caddero attorno al Tempio arrecando nuovi e più gravi danni al tetto, ai muri, al soffitto ed al pavimento.
In pochi minuti andarono così distrutte tante fatiche dell’arciprete-abate Mons. Dalla Paola, il quale fu dolorosamente colpito da tanta rovina.
Questo dolore venne ad aggiungersi all’altro – più profondo e grave – che il buon arciprete ebbe a soffrire il 26 settembre 1944, giorno in cui i soldati tedeschi impiccarono, con inaudita ferocia, agli alberi delle più belle vie della città ben trentuno giovani catturati durante la pesante azione di rastrellamento svolta sul Massiccio del Grappa da agguerrite unità di combattimento tedesche contro i nuclei partigiani ivi dislocati.
L’arciprete, insieme con il benemerito don Oddone Nicolini (1903 – 1976), dovette eseguire il triste e doloroso compito di deporre dagli alberi tutti gli impiccati e di accompagnarli poi al cimitero di Santa Croce dove, in esecuzione degli ordini impartiti dai Tedeschi, vennero sepolti senza alcuna cerimonia religiosa. Nel 1946 le salme di questi martiri vennero degnamente sistemate in una grandiosa tomba monumentale.
Anche per questi luttuosi, eroici eventi, il 29 Settembre1946 il Gonfalone della Città di Bassano del Grappa, già decorato di Croce di Guerra il 1o Agosto 1920 dal M.llo Giardino, venne decorato, nelle mani del Sindaco dott. ing. Giovanni Bottecchia, di Medaglia d’Oro al Valore Militare dal Sottosegretario alla Guerra Gen. Chatrian.
Queste dolorose scosse certamente influirono negativamente sull’organismo dell’arciprete-abate già da tempo sofferente di cuore, affrettandone la morte; questa lo colse, improvvisamente, la notte del 4 febbraio 1947, dopo vent’anni di cura parrocchiale a Bassano. Egli, come dicemmo, fu sepolto sotto il pavimento del Tempio, in una tomba scavata a destra della scalinata dell’altare maggiore.

foto 700X monsignor NEGRIN Egidio Mons. EGIDIO NEGRIN

EGIDIO NEGRIN nacque il 4 aprile 1907 a S. Maria di Camisano (VI) decimo (di undici) figlio di Giuseppe e di Pertile Fabiola. Dopo le elementari, completò gli studi nel seminario di Vicenza e venne ordinato sacerdote il 13 luglio 1930 nella Cattedrale vicentina dal Vescovo Ferdinando Rodolfi. Nel 1934 conseguì la «Licenza» in Teologia Dogmatica a Roma presso la Pontificia Università Gregoriana. Fu Professore e Vicerettore del Seminario Vescovile di Vicenza e contemporaneamente ebbe l’incarico di Vice assistente Diocesano della Gioventù femminile dell’Azione Cattolica. Attese pure all’ufficio di Giudice Sinodale e di Censore di libri. Iniziò il suo ministero pastorale come Parroco Vicario Foraneo di Quinto Vicentino il 23 settembre 1940. Ivi restò per sette anni, conservando anche l’insegnamento della Teologia Morale nel Seminario di Vicenza. Nominato Canonico Onorario della Cattedrale di Vicenza e Arciprete-Abate di Bassano del Grappa il 14 giugno 1947, svolse la sua attività pastorale per cinque anni in quella parrocchia. Il 31 maggio 1952 fu eletto Arcivescovo di Ravenna e Vescovo di Cervia e il 29 giugno successivo ricevette la Consacrazione Episcopale a Bassano del Grappa per le mani di Mons. Carlo Zinato, Vescovo di Vicenza. Prese possesso dell’insigne Archidiocesi ravennate nella festa di S. Apollinare il 23 luglio 1952. Il 7 aprile 1956 fu trasferito alla Sede Vescovile di Treviso, conservando il titolo personale di Arcivescovo e il 3 Giugno successivo vi fece il solenne ingresso. Morì piamente nell’Ospedale di Treviso il 15 Gennaio 1958.

Successe a lui, il 14 giugno 1947, l’arciprete abate Mons. Egidio Negrin, il quale si trovò davanti al non facile compito di provvedere a riparare il Tempio, così gravemente danneggiato.
Egli dovette faticare non poco per poter avere dal Ministero dei Lavori Pubblici i mezzi necessari: il Genio Civile di Vicenza vi spese la non lieve (dati i tempi) somma di ventotto milioni che, tuttavia, non fu sufficiente per riparare completamente i danni.
Il 4 ottobre 1948, in occasione della grande Adunata degli Alpini (la XXII) tenutasi a Bassano per festeggiare la ricostruzione del vecchio Ponte in legno, sabotato dai partigiani e distrutto dai Tedeschi negli ultimi giorni di guerra, il Tempio-Ossario, anche se non completamente riparato, venne riaperto al pubblico. In quell’occasione fu visitato dal Capo del Governo, on.le Alcide De Gasperi, dal Presidente del Senato, on.le Ivanhoe Bonomi, da ministri e da molte altre autorità, fra cui l’ambasciatore degli Stati Uniti d’America.
Il 5 agosto 1951, il Comune di Bassano, in collaborazione con l’Opera «Madonna del Grappa» di Crespano, volle organizzare una solenne cerimonia per ricordare il 50° anniversario della salita sul Monte Grappa del Sommo Pontefice Pio X – per il cui diretto intervento l’abate Mons. Gobbi aveva potuto iniziare la costruzione del Tempio – e per celebrarne la proclamazione a Beato, avvenuta il 3 giugno 1951.
La cerimonia si incentrò nel trasporto, dal Tempio alla cima del monte, di un artistico busto in bronzo del Santo Pontefice, che la gente veneta volle collocato nel sacello, accanto alla Madonna del Grappa, e che fu accompagnato da un lungo corteo di autorità religiose e civili e di fedeli.
Venuto poi a prendere sede in Bassano, nella caserma «Monte Grappa», il Battaglione d’Addestramento Reclute della Brigata alpina «Julia», il Tempio-Ossario – come era già avvenuto negli anni 1935 – 1943 per gli allievi ufficiali di complemento alpini, la cui Scuola ebbe sede nella medesima caserma – divenne la sede ideale per la cerimonia del giuramento con cui i giovani soldati promettevano di essere fedeli alla Patria ed alle sue istituzioni.
Il 29 giugno 1952 Mons. Egidio Negrin ebbe l’onore di essere nel Tempio solennemente consacrato Arcivescovo di Ravenna e Vescovo di Cervia dai Vescovi di Treviso, di Vicenza e di Vittorio Veneto; il giorno dopo, 30 giugno, egli ebbe anche il piacere di riconsacrare la chiesa di San Giovanni e di riaprirla al culto dopo la lunga chiusura dovuta alla necessità di riparare i danni che essa pure aveva subìto a causa dei bombardamenti.

foto 700H monsignor DAL MASO Ferdinando FOTO copiaMons. FERDINANDO DAL MASO

Nacque a Chiampo il 14 luglio del 1902. Nel 1915 entrò nel seminarietto diocesano di Vicenza.Nel 1920 frequentò la Pontificia Università Gregoriana di Roma dove conseguì la laurea in Filosofia. Nel 1924 frequentò l’Università di Grenoble dove conseguì il diploma di perfezionamento in Francese. Il 3 luglio del 1927 venne ordinato sacerdote dal vescovo di Vicenza Ferdinando Rodolfi. Da quell’anno, fino al 1948, fu insegnante di Francese al Collegio Vescovi le Graziani di Bassano. Dall’anno scolastico 1933-’34 al 1948 fu docente e preside dell’Istituto Magistrale Sacro Cuore. Nel 1945 a guerra finita, fondò le Acli bassanesi e zonali insieme con un gruppo di laici cattolici e ne diventò il primo assistente ecclesiastico. Gli succederà nel 1948 don Antonio Dalla Riva. Il 16 luglio 1948 fu nominato arciprete di Valli del Pasubio dove fece il suo ingresso il 22 agosto. Il 22 novembre 1952 fu nominato Arciprete Abate di Santa Maria in Colle, dove il 18 gennaio 1953, vigilia della festa di San Bassiano, fece il solenne ingresso. Il 29 luglio del 1957 venne posta la prima pietra della chiesa di viale Venezia per la nuova parrocchia da lui voluta. Nel 1960 benedisse la posa della prima pietra del Centro Giovanile, radicale trasformazione del vecchio e glorioso Patronato San Giuseppe. Il 3 luglio 1967 celebrò i 40 anni di sacerdozio.Il 14 luglio 1972 , per le cattive condizioni di salute, rinunciò alla parrocchia di Santa Maria in Colle e si ritirò privatamente presso parenti a Bassano. Il 19 settembre il vescovo di Vicenza lo nominò Canonico onorario della Cattedrale. Il 9 settembre 1978 morì alle 5 di mattina, in una camera della canonica di Santa Maria in Colle e le esequie funebri furono celebrate due giorni dopo in San Francesco,

Trasferito a Ravenna, Mons. Negrin dovette lasciare incompleti i lavori del Tempio; ne continuò l’opera il successore, Mons. Ferdinando Dal Maso da tempo ben conosciuto dai Bassanesi che ne apprezzavano le belle doti di educatore e di sacerdote.
Egli fece il suo ingresso il 18 gennaio 1953 e si impegnò subito seriamente per riparare il Tempio e riportarlo al primitivo splendore: c’era da ripassare il tetto, da ritinteggiare le pareti, da sistemare l’esterno eliminando l’ultimo scalino della scalinata principale perché sporgeva troppo sulla via percorsa da un traffico incessante, da rinnovare o completare gli arredi sacri e le suppellettili, da fornire il Tempio di banchi per le navate e di stalli per il coro, c’era da sistemare l’impianto di illuminazione, l’organo, le bussole delle porte di entrata, eccetera.
A molte di queste necessità Mons. Dal Maso poté provvedere, anche se sempre in lotta con la scarsità di mezzi disponibili, ad altre fu fatto fronte con i contributi del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in guerra.

foto 700H monsignor DE ZEN Giulio FOTO copiaMONS. GIULlO DE ZEN

Giulio De Zen nacque il 19 dicembre 1927 a Malo. Nel 1941 entrò in Seminario, a Vicenza. Il 29 giugno 1950 fu ordinato sacerdote nella chiesa di Santa Corona. Fino al 1958 fu cappellano a Pressana. Nel 1958 venne nominato insegnante nel Seminarietto della Cattedrale; e in ottobre dello stesso anno nominato Consulente del Segretariato per l’attività sociale e vice assistente provinciale delle ACLI. Nel 1966 cappellano delle carceri di Vicenza. L’8 dicembre 1972 fu nominato arciprete abate della parrocchia di Santa Maria in Colle a Bassano, dove vi fece l’ingresso il 19 gennaio del 1973. Nel 1984 presiedette la III commissione del Sinodo diocesano vicentino, concluso nel 1987. Il 19 gennaio 1988 inaugura il Duomo di Santa Maria in Colle, riportato al suo antico splendore. Il 31 dicembre1988 venne nominato dal vescovo mons. Pietro Nonis Vicario generale della Diocesi. Il 7 e l’8 settembre 1991 accolse a Vicenza, assieme al vescovo Pietro Nonis, Giovanni Paolo II organizzando con meticolosità ogni cosa. Il 1°aprile 1992, mentre si trovava in Curia, subì una feroce aggressione da parte di uno squilibrato. Tra il 6 e il 9 giugno 2000 guidò a Fatima un pellegrinaggio di bassanesi per far benedire dal vescovo del luogo, nella cappella delle Apparizioni, la bellissima statua della Vergine collocata poi sul monte Caina. Il 29 giugno dello stesso anno festeggiò con il Vescovo e tanti confratelli i cinquant’anni di sacerdozio. Il 12 ottobre 2000 morì all’ospedale San Bortolo di Vicenza, a causa di una leucemia fulminante.

Tuttavia, quando l’attivissimo Mons. Dal Maso, si ritirò, non tutti i lavori programmati e necessari erano stati eseguiti, e perciò toccò al suo successore, Mons. Giulio De Zen, che fece il suo ingresso a Bassano come arciprete abate il 19 gennaio 1973, il compito di condurli a compimento.
Mons. De Zen fece ripassare e riparare il tetto e rifare il cornicione della facciata, fece restaurare i due campanili e provvide a far elettrificare le campane, fece ritinteggiare tutto l’interno ad esclusione della cupola.

foto 700H monsignor CAVALLON Gianfranco foto copiaMONS. GIANFRANCO CAVALLON.

GIANFRANCO CAVALLON, nato a Gambellara 12 maggio 1941, ordinato sacerdote il 27 giugno 1965, si è licenziato in Pastorale catechetica presso l’Istituto di catechetica Lumen Vitae di Bruxelles nel 1971 e si è laureato in Pedagogia con specializzazione in catechetica presso l’Università Pontifica Salesiana nel 1974.E’ stato direttore dell’Ufficio Diocesano per l’Evangelizzazione e la Catechesi di Vicenza dal 1975 al 1994.Dal 1989 al 1998 è stato arciprete abate di Santa Maria in Colle e vicario foraneo di Bassano del Grappa.Dal 1998 è stato Rettore del seminario teologico e docente di Teologia pastorale nello Studio teologico e nell’Istituto Superiore di scienze religiose.Dal 1999 è stato direttore del settimanale diocesano la Voce dei Berici.Dal 2008 arciprete della parrocchia di San Clemente di Valdagno.Dal 2010 in poi collaboratore nella Unità Pastorale Valdagno-Centro.

Anche Mons. De Zen lasciò, dal gennaio 1989, la sede di Bassano perché chiamato alla carica di vicario generale della diocesi vicentina; dal 12 febbraio 1989 divenne arciprete abate di Bassano del Grappa Mons. Gianfranco Cavallon.
Mons. Gianfranco Cavallon, il nuovo arciprete, si adoperò, per quanto riguarda il Tempio Ossario, perché fossero messi a punto gli specifici compiti e le relative responsabilità in ordine alla conduzione, gestione e manutenzione del tempio. Venne sottoscritto un protocollo d’intesa fra il Ministero della Difesa, per mezzo del Commissariato Generale Onoranze Caduti in Guerra, il Comune di Bassano del Grappa e la Parrocchia di S. Maria in Colle. In esso vennero stabiliti e ripartiti i compiti, con gli oneri relativi, che ognuno degli Enti contraenti si impegnava a portare a termine. Alcuni lavori quali il rifacimento del tetto, la posa in opera dell’impianto parafulmini e la sistemazione della Cripta furono eseguiti. La Parrocchia per parte sua, oltre agli impegni sottoscritti nel protocollo realizzò l’impianto per la diffusione sonora, sostituì tutti i vetri rotti, colorati e piombati formanti il mosaico delle vetrate.

foto monsignor bruno tombaMONS. BRUNO TOMBA

BRUNO TOMBA nacque a Lonigo l’8 ottobre 1931. Ordinato sacerdote il 26 giugno 1955, fu cappellano a Recoaro. Nel 1964 fu incaricato della cura pastorale di Ponte dei Nori in Valdagno, in vista della costituzione di una nuova parrocchia. Nel 1967 fu nominato parroco di S. Maria Madre della Chiesa in Valdagno.Nel 1974 fu trasferito a Polegge e gli fu affidata la direzione dell’Ufficio Liturgico Diocesano. Nel 1981 divenne arciprete di Breganze e nel 1990 fu nominato monsignore.Nel 1998 fu trasferito a Santa Maria in Colle in Bassano del Grappa. Morì, dopo grave malattia, sabato 24 agosto 2002.
A Mons. Cavallon, nominato Rettore del Seminario diocesano di Vicenza in data 21 settembre 1998, succedette quale arciprete abate Mons. Bruno Tomba, il quale, pur avendo in animo ulteriori lavori in specie per la sistemazione dell’area esterna del lato est del tempio e il miglioramento dell’arredo ecclesiale, oltre agli interventi pastorali della grande parrocchia di Santa Maria in Colle, a causa di una grave malattia non poté imprimere decisioni in merito. La malattia lo portò velocemente alla morte il 24 agosto 2002.

foto 800 X monsignor TOMASI Renato Mons. RENATO TOMASI

Renato Tomasi nacque a Schio il 2 agosto del 1939. Visse con la famiglia a Magrè, per poi entrare in Seminario di Vicenza (dove frequentò il liceo), e proseguire con gli studi in teologia. Ordinato sacerdote il 23 giugno del 1963, prestò i primi anni di ministero in servizio pastorale a Montebello. Tornato in Seminario come Animatore del Minore, conseguì la laurea in Lettere e Filosofia presso l’Università di Padova. Negli anni successivi seguì i seminaristi delle superiori nelle vesti di animatore, vice-rettore, insegnante di filosofia e pedagogia. In seguito ricoprì incarichi sempre più importanti a livello diocesano. E’ stato infatti responsabile della Pastorale vocazionale e della Pastorale della Scuola: incarichi che ne hanno messo in luce le qualità e che lo hanno portato a collaborare, dapprima in ambito triveneto e poi nazionale, con la Conferenza Episcopale. Prima di giungere a Bassano del Grappa come abate mitrato di Santa Maria in Colle (dicembre 2002), Tomasi lavorò al Sinodo Diocesano con Mons. Onisto e, come responsabile dell’Ufficio di pastorale della Diocesi di Vicenza, con i vescovi Nonis e Nosiglia. Per limiti di età nel settembre del 2016 è tornato a Schio, lasciando Bassano dopo ben 14 anni di servizio alla città con grande dedizione e intelligenza rivelando una grande cultura ed una grande capacità di comprendere le sfide del mondo moderno, quali le delle nuove realtà sociali e religiose.

Nel dicembre 2002 venne nominato il nuovo abate mitrato nella persona di monsignor Renato Tomasi con il quale si rese più profonda e problematica la gestione del Tempio Ossario, di cui risultava proprietaria la Parrocchia di Santa Maria in Colle e fino al 2008 gli interventi di pulizia e manutenzione ordinaria venivano sostenuti dalla quota annuale versata al Comune e poi alla Parrocchia, quota emanata annualmente dal Ministero della Difesa, Commissione Generale Onoranze Caduti in Guerra. Il Tempio Ossario però necessitava di ben altri interventi quali un profondo restauro e risanamento conservativo, la sua completa messa in sicurezza come era risultato nel luglio del 2008 dalla Conferenza dei Servizi tra Ministero della Difesa e Comune di Bassano del Grappa, alla presenza degli Enti interessati e della Parrocchia, nella quale l’architetto Bertacco presentava il quadro degli interventi prioritari per la riapertura del sito. Per questi motivi il Tempio Ossario dal 2008 non era più visitabile.

Il 17 settembre del 2008 la Parrocchia di Santa Maria in Colle, proprietaria dell’immobile Tempio Ossario, non avendo i mezzi necessari per l’indispensabile restauro, la relativa messa in sicurezza e la manutenzione, e non avendo le disponibilità di personale per la gestione, propose un atto unilaterale in base al quale, a fronte della cessione gratuita del Tempio al Ministero della Difesa (Commissariato Generale Onoranze Caduti in Guerra – Onor Caduti) il Comune avrebbe provveduto al restauro dell’immobile con il concorso economico della Regione e del Ministero dei Beni Culturali.

L’anno successivo, in data 17-06-2009, venne firmato l’Accordo di Programma, al quale però non fu allegato nessun progetto di lavori, non vi era cioè il progetto dei lavori da effettuare con la relativa dichiarazione di “sufficienza” di detti interventi per l’acquisizione da parte del Ministero, ma solo uno “grossolano” computo da parte degli Uffici Comunali di alcuni lavori, che indicava l’importo di un milione di euro necessario alla loro esecuzione.

L’ Accordo di Programma sottoscritto dalle parti prevedeva un esborso di 500.000 euro da parte della Regione Veneto, di 300.000 euro da parte del Comune di Bassano del Grappa, e di 200.000 euro dal Ministero per i Beni Culturali, a copertura del milione di euro previsti per i lavori che avrebbero dovuto essere sufficienti all’accettazione dell’immobile da parte di Onor Caduti. Nulla veniva richiesto al Ministero della Difesa, in quanto questo avrebbe poi provveduto alla manutenzione ordinaria ed alle spese di gestione. Che il progetto dei lavori da effettuare fosse alquanto evanescente lo dimostrava il fatto che le torri campanarie e le scale relative, che sicuramente avrebbero necessitato di importanti interventi, non venivano neppure citate nel piano dei lavori. Così come veniva indicato per il pavimento un importo tra i 30 ed i 60 mila euro, quando il completo rifacimento avrebbe costato almeno un milione! Inoltre tra i lavori da effettuare non era stato previsto, né poteva esserlo in quanto imprevedibile, un intervento sui solai del corpo centrale, che risultavano pericolanti all’ispezione effettuata dopo aver installato i ponteggi. Si provvide immediatamente alla messa in sicurezza dei solai, con un costo di circa 300.000 euro che, quindi, risultavano poi mancanti per il completamento di quanto inizialmente previsto.

Alle successive richieste del Comune, nella persona del sindaco Stefano Cimatti, ai firmatari dell’Accordo di Programma per ottenere un aumento della partecipazione economica al restauro, non vi fu negli anni successivi (2011-2014) nessuna risposta, anzi il Commissariato Generale Onoranze Caduti in Guerra dette l’impressione di essere intenzionato solo a parole ad acquisire l’immobile, in quanto per il restauro da questi preteso sarebbero probabilmente necessari diversi milioni di euro e tempi non certo compatibili con le non lontane celebrazioni del centenario della Grande Guerra.

Quindi alla fine di aprile 2014, ad un anno circa delle iniziative per il centenario della Grande Guerra, tutto era ancora fermo al 2009.

In dicembre 2014 tuttavia tutto mutò: il sottosegretario alla presidenza del consiglio Luca Lotti, tramite suo personale, assicurò il nuovo sindaco di Bassano Riccardo Poletto che i lavori per il risanamento del Tempio Ossario e delle sue torri campanarie sarebbero rientrati all’interno dei finanziamenti per il restauro dei monumenti della Grande Guerra. Il finanziamento per il consolidamento del Tempio Ossario venne quantificato in un milione e mezzo di euro.

Successivamente, il 4 marzo 2015, si effettuò un sopralluogo al Tempio Ossario da parte dei vertici del Comitato per la riapertura e degli incaricati del Ministero. Il responso mise in evidenza che il Tempio Ossario aveva bisogno certamente di cure, ma che, con alcuni accorgimenti, poteva essere riaperto al pubblico. Furono evidenziate le zone “critiche” come quella attorno alla cupola centrale e la facciata nord, nelle quali l’umidità aveva provocato il distacco di alcune parti in gesso. Pertanto era sufficiente isolare le zone a rischio, realizzare un percorso protetto da transenne in modo che i visitatori transitassero a debita distanza dalle zone a rischio.

Così è stato realizzato un percorso protetto da grandi pannelli rivestiti da una serie di grandi immagini della Grande Guerra, percorso che transitava quindi a ridosso delle migliaia di loculi dei caduti in guerra e attraversava la grande cripta percorrendo quindi un anello di grandi suggestioni, escludendo al pubblico solo l’ampia zona centrale dell’edificio non sicura, la grande navata centrale

Il 22 maggio 2015 si svolse una particolare celebrazione da parte dei ragazzi delle scuole elementari e medie bassanesi, e di una classe delle materne e dei ragazzi dell’Istituto Agrario Parolini: i milleduecento ragazzi deposero lungo tutto il percorso del Tempio Ossario un rosso papavero di carta legato ad un sasso dove ognuno aveva scritto il nome di un suo famigliare o parente che aveva partecipato al conflitto armato.

bassano 8000x ossario interno papaveri rossi tra le tombe CIMG7100

Il sindaco Riccardo Poletto rivolse ai ragazzi queste parole: ”I fiori che avete in mano rappresentano la vita e la bellezza e ricordano i fiori che, sul Monte Grappa e sulle montagne vicine, dopo il conflitto, hanno ricoperto i luoghi che furono teatro di battaglia: i buchi lasciati dalle bombe, le case distrutte e i corpi dei soldati uccisi. E’ anche grazie a loro che noi oggi abbiamo una vita bella, ma il nostro impegno è perché nessuno debba più imbracciare un’arma per sparare ad un altro uomo. La guerra e la morte non sono le ultime parole. Le ultime parole sono la vita e la bellezza”.

Il 24 maggio 2015, centesimo anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia, si diede inizio alle commemorazioni della Grande Guerra 1915-1918 e alla inaugurazione su di essa di una grande mostra fotografica.

bassano 800x ossario grande manifesto dal 24 maggio 2015 il fronte veneto della grande guerra CIMG7097
bassano 800x ossario impalcatura della grande guerra riapertura tempio ossario CIMG7096

Fin dall’inizio della riapertura migliaia sono stati i visitatori che hanno compiuto questo anello di memoria degli anni della Grande Guerra.

Nel 2016 tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre i tecnici della Foppoli Moretta e Associati di Sondrio hanno realizzato una campagna di indagine diagnostica per lo studio dei materiali, delle patologie di degrado, delle finiture e dei trattamenti pregressi nell’ambito delle “opere di completamento per il risanamento ed il restauro conservativo del Tempio Ossario e delle Torri Campanarie. Tali indagini erano state commissionate dalla struttura di missione della Presidenza del Consiglio dei Ministri che segue e finanzia gli interventi di ricupero per il Centenario della Grande Guerra.

Si erano infatti verificati dei distacchi abbastanza significativi di intonaco nella zona interdetta ai visitatori (vedi immagini sottostanti). I tecnici hanno cercato di analizzare e mappare con avanzati metodi diagnostici (termografie, endoscopie, analisi ultrasoniche e varie analisi anche chimico-fisiche) per cercare le cause di tali eventi. Hanno anche utilizzato infrarossi, micro-telecamere introdotte nel soffitto attraverso dei fori nella muratura per ispezionare a 35 metri di altezza (con una piattaforma mobile) le parti del tiburio da dove si erano staccati gli intonaci. Inoltre hanno analizzato anche le altre superfici alte del tempio, quindi oltre gli intonaci, anche gli archi e le nervature per comprendere se vi erano state nelle varie fasi costruttive dell’edificio alterazioni dei materiali, es. mattoni al posto della pietra. Infatti le infiltrazioni d’acqua, che vi erano state in passato e che erano state risolte con l’intervento della copertura, rappresentavano la causa di questi distacchi, in quanto parte degli apparati decorativi alti era stata realizzata in stucco e gesso e non in pietra, divenendo così strutture estremamente sensibili. E’ stata studiata anche la situazione della facciata del Tempio Ossario con magnetometri, radar e ultrasuoni. Con sensori di accelerazione posti a diverse altezze della facciata hanno studiato anche le vibrazioni dovute al traffico. Hanno inoltre eseguito una accurata valutazione della pietra di Pove con cui sono realizzati i portali, pietra che evidenziava delle sfaldature, non essendo molto resistente al vento e alle intemperie (vedi immagini sottostanti). Inoltre hanno fatto suonare le campane per valutare gli effetti delle vibrazioni sulle torri alte 65 metri.

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CIMG6435 800x TO COME SOPRA DETTAGLIO ULTERIORE
CIMG6436 740Hx TO PARETE NORD INTERNO ARCO SENZA INTONACO
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Tutta questa attività di studio e di verifica si pensava fosse il preludio per il 2017 del restauro definitivo del Tempio Ossario. Ma non fu così. Il 2017 trascorse senza nessuna novità.

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Maggio 2018. Vengono posizionati dei ponteggi all’esterno della facciata est fino ai tetti del tiburio. Pensavo che finalmente di desse inizio ai lavori del restauro definitivo. Mi sono sbagliato: l’apparato serviva per nuovi accertamenti sulla copertura allo scopo di valutarne la tenuta sistemica. Quindi … ANCORA NULLA DI NUOVO.

FONTI DOCUMENTALI

AA.VV. IL NUOVO TEMPIO, pp. 44 – 49. Da “BASSANO 1877-1854. IMMAGINI DI/PER UNA CITTA’.Grafiche Tassotti, Bassano del Grappa, 1983.

COMUNE DI BASSANO DEL GRAPPA

CORRIERE VENETO

htt//it.wikipedia.org/

IL GIORNALE DI VICENZA

IL PREALPEÂÂÂ

L’ILLUSTRE BASSANESE n.69 del 2001, n, 114 del 2008, n.134 del 2011, n.141 del 2013, EDITRICE ARTISTICA BASSANO.

MARZAROTTO ACHILLE. IL TEMPIO OSSARIO DI BASSANO DEL GRAPPA. Cenni storici. Terza edizione riveduta e ampliata dal Gen. Ermenegildo Moro. Tipografia Moro, Cassola, 1989 (NB. di questa edizione vi è in rete completa cone pdf)

SBORDONE FABIO. Tempio Ossario per i caduti in guerra, pp 80 – 88. Da “NOTIZIARIO DEGLI AMICI DEL MUSEO DI BASSANO DEL GRAPPA. Editrice Artistica Bassano, 2007”.

VINCO DA SESSO GIMABATTISTA. CRONACHE BASSANESI. 2 VOL. COMITATO PER LA STORIA DI BASSANO. Bertoncello Aerigrafiche, Cittadella, 2007.

BASSANO DEL GRAPPA – MUSEO CIVICO – CHIOSTRO – IL DANDELION DI ENRICO BENETTA

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PERSONE – FIORESE AMEDEO – Bassano del Grappa 12-02-1939 – VITA E OPERE D’UN ARTISTA SENZA FINE – 01

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