BASSANO DEL GRAPPA – LA CASERMA MONTEGRAPPA

LA CASERMA MONTEGRAPPA E LA SUA STORIA

a cura di Vasco Bordignon

Il Ministero della Guerra con dispaccio n. 8415 datato 18 giugno 1911 faceva conoscere alla Direzione del Genio Militare di Verona che era favorevole a dislocare in Bassano del Grappa due batterie di artiglieria da campagna con relativo Comando di Gruppo.

Lieto per questo aumento di guarnigione in città, il Comune stesso concorreva alla spesa per l’accasermamento della suddetta truppa . L’Amministrazione Militare era rappresentata dal Signor Colonnello Maglietta Pollari Luigi [Modena, 1863 – Vicenza, 1949] e l’Amministrazione Comunale dal Signor Antonibon Cav. Uff. Avv. Nob. Eugenio Sindaco della Città.

I lavori per il necessario acquartieramento delle due batterie da campagna con il relativo Comando di Gruppo iniziarono a fine 1913, continuarono durante il primo conflitto mondiale e terminarono nel 1919. I quattro lati della superficie destinata alla costruzione della Caserma formavano quasi un quadrato (144 m. x 147 m.), ed erano state prospettate due entrate, una da Viale Venezia con un vialetto d’entrata largo circa 10 m., l’altra lungo lo stradale ad Est del mappale 161 (attuale Via Gaidon). La palazzina del Comando di Gruppo nella progettazione non doveva superare la larghezza di 50 metri da misurarsi a cavallo del vialetto di entrata da Viale Venezia.

pianta catastale

Dai disegni catastali del Comune di Bassano del Grappa, a Nord la palazzina Comando di Gruppo, a Est ed a Ovest due palazzine, quella a Est ad un piano, quella a Ovest a due piani; a Sud una serie di fabbricati più piccoli che molto probabilmente avevano funzione di stalle e locali predisposti per basti e finimenti per i quadrupedi. Il cortile, chiamato anche piazza d’armi, era libero da costruzioni.

I primi lavori di ampliamento e sistemazione si ebbero alla fine del 1935, adattamenti con restauri della Palazzina Comando, alla parte Nord della Palazzina Ovest, nella prospettiva di aumentare la forza con nuove camerate e per la progettazione e costruzione del monumento alla Patria. Per il suddetto monumento il 6 novembre 1934 la ditta Meneghetti si era impegnata a procedere alla realizzazione; il contratto per la costruzione prevedeva la fornitura di tutte le pietre ed i marmi che dovevano essere di struttura e di grana uniformi, senza cavità e suture, dovevano inoltre presentare una coloritura uniforme ed essere durevoli nel tempo all’azione degli agenti atmosferici in particolare ai geli, non sarebbero stati tollerati né tasselli né aggiustature. Dopo la costruzione il monumento era composto dalle sottoelencate opere:- gradinate con gradini lavorati in curva e platea in pietra bianca di Monte Grappa;  platea; dadi e palladiana della scala in rosso Valbella;- fasci littori, lapidi con simboli e diciture per fatti d’arme e decorazioni degli alpini e bersaglieri;.fasci in rosso Valbella n° 4;.lapidi in pietra bianca del Grappa n°4;- profilo in pietra corsoduro per il sostegno dell’aiuola verde lavorata in curva:- plastico del Monte Grappa in semplice pietra del massiccio stesso costituita da un’artistica schematizzazione della gloriosa vetta e delle altre ad essa adiacenti in modo da rendere efficacemente visibili e riconoscibili le quote, valli e costoni con le opere di guerra relative; lavori di muratura, fondazioni e getti di calcestruzzo.

 la Vittoria Alata di Francesco Rebesco (foto da suo catalogo)

Lo scultore Francesco Rebesco si impegnò nel dicembre del 1934 a realizzare in bronzo la statua della Vittoria Alata e nel 1935 la consegnò realizzando il completamento del monumento.  La statua misura 260x90x60 cm. Stando alle testimonianze di persone viventi ed a fotografie dell’epoca il monumento fu costruito in un primo tempo davanti al primo refettorio centralmente alla palazzina Comando.

  Rebesco Francesco (San Zenone degli Ezzelini 29 maggio 1897 – 24 dicembre 1985 ) Autoritratto  1923, busto in marmo 29x17x12 cm – eredi Rebesco)

posizione attuale della “Vittoria alata” di Francesco Rebesco (foto 2018). Si vedono, in fondo, le strutture presenti a sudl

Attualmente si trova davanti all’androne, del portone di ingresso della palazzina Comando, unica opera mantenuta del monumento di allora è la statua di bronzo della Vittoria Alata che guarda lo cima del Monte Grappa ed il suo sostegno di pietra del massiccio deve è scolpita la frase “Monte Grappa tu sei la mia Patria”, ritornello della famosa canzone del Grappa.

Nel 1938 fu costruito il primo refettorio nella parte Sud della Caserma parallelo alla palazzina Comando, dietro lo stesso esisteva anche un orto necessario per la cucina. Prima della costruzione del refettorio la distribuzione del rancio e la consumazione dello stesso veniva sempre effettuata, con qualsiasi tempo, all’aperto. Dopo la seconda guerra mondiale, negli anni ’50, la caserma fu ampliata nel lato Sud (località BUSA) e la superficie utilizzata come parco macchine.

a sinistra l’immagine di Efrem Reatto e a destra il busto dello stesso quando venne a lui intitolata la Piazza Monte Vecchio (da “L’IIlustre  Bassanese” , n°130, Marzo 2011)

Il primo nome attribuito alla Caserma fu conferito in onore alle “Medaglie d’Oro del Grappa”. Nel 1940 fu cambiato nome in ricordo della “Medaglia d’Oro Ten. Efrem REATTO” caduto in Africa Orientale il 27 febbraio 1936. Il S.Ten. REATTO Efrem, nato a Bassano il 7 aprile 1909, usciva nel 1933 dai corsi regolari dell’Accademia Militare di Modena veniva assegnato all’ 8° Reggimento Alpini. Promosso Tenente nell’ottobre del ’35 chiedeva di essere trasferito al 7° Reggimento Alpini mobilitato per esigenze in Africa Orientale; veniva assegnato al Battaglione Alpini “Feltre” con il quale il padre, combatté nella guerra ’15 – 18, aveva guadagnato la Medaglia d’Argento al Valor Militare.

 MOTIVAZIONE DELLA MEDAGLIA D’ORO ALLA MEMORIA “In duro combattimento, ferito gravemente, sdegnava cura e conforti rifiutando di abbandonare la linea; vista una sua mitragliatrice che, tenuta sotto violento fuoco avversario, aveva perduto tutti i serventi, la raggiungeva attraverso battutissima zona, aprendo da solo il fuoco sul nemico. Nuovamente colpito lasciava lo vita sul campo. Magnifico esempio di superbo ardimento, di fiero stoicismo, di consapevole sacrificio”. (Uorc Amba, 27 febbraio 1936).

Nel marzo 1936 il Commissario Prefettizio di Bassano del Grappa stabiliva di intitolare col nome di Efrem REATTO la Piazza Monte Vecchio, una delle più importanti di Bassano dove è la casa in cui nacquero il padre e lui. Il 4 ottobre 1936, a Bassano, veniva scoperto il busto dell’Eroe, alla presenza delle più alte cariche militari e civili della Regione. La 141^ compagnia allievi Ufficiali di Bassano veniva dedicata alla memoria di Efrem. Questa fu una piccolissima parte delle commemorazioni in onore della Medaglia d’Oro Ten. Efrem Reatto.

Tale nome rimase sino al 1943. Dopo la guerra si ripristinò la dizione originale di caserma “Monte Grappa”.

REPARTI AVVICENDATISI NEL TEMPO IN QUESTA SEDE

1920-1929 – Il 2° gruppo di artiglieria da campagna dell’8° Reggimento Bassano, con il Comando Presidio che permane anche con il cambiamento dei reparti; 

1929 -1931 – Dal gennaio 1929 all’ottobre 1931 la Caserma “Monte Grappa” ha ospitato il 3° Battaglione Carri del 1° Reggimento Carri armati. Il 1° marzo 1926, con legge n° 396 i carri diventavano specialità; a Roma il 1° ottobre 1927 fu costituito il 1° Reggimento Carri Armati su cinque battaglioni, per un totale di 180 carri con sede a Roma. Nel 1928 tre dei cinque battaglioni venivano trasferiti rispettivamente a Bologna, a Codroipo e Udine. Nel gennaio 1929 il battaglione di Codroipo fu trasferito a Bassano del Grappa mentre a Codroipo si costituiva un gruppo Autoblindo su quattro squadriglie alle quali si aggiunsero successivamente due compagnie di veicoli cingolati Larden Loyd britannici. Nel settembre 1931 il comando del Reggimento carri armati veniva trasferito da Roma a Bologna. Il 3° battaglione carri ha partecipato con onore alla campagna d’Africa Orientale coi carri tipo L e quindi anche in Africa Settentrionale con i carri tipo M. Il 15 settembre 1936 il 1° reggimento carri armati veniva sciolto e si costituivano quattro reggimenti con Comandi e Deposito, a Vercelli il primo, a Verona il secondo, a Bologna il terzo, a Roma il quarto (tutti di fanteria carrista). 

14.10.34 – 08.09.43 – Il 14 ottobre 1934 arriva nella nostra città la Scuola Allievi Ufficiali di complemento degli alpini e bersaglieri da Milano. Nel 1937 la Scuola, per la specialità bersaglieri viene trasferita a Pola, quindi a Bassano del Grappa rimane riservata alla sola specialità alpini. Tutti gli allievi ed il personale di governo vengono raggruppati in un solo battaglione che viene chiamato: Battaglione alpini “Bolzano”. Questo Battaglione, costituito nel 1936 con le compagnie 141 e 142 (già del battaglione “Monte Baldo”), fece parte del 12° Reggimento alpini sino all’aprile del 1937; da quell’epoca esso appartenne all’11° Reggimento alpini e pur dipendendo dalla Scuola allievi Ufficiali di Bassano, costituì il reparto in cui si inquadrarono tutti gli allievi Ufficiali di complemento. Il 24 maggio 1940 il Battaglione alpini “Bolzano” fu mobilitato con le quattro compagnie, Comando – 92^ – 141^- e 142^. Il 3 giugno 1940 il “Bolzano” partì in treno da Bassano del Grappa per la frontiera Occidentale. Il 10 giugno 1940 raggiunse l’alta Valle Tanaro (Cuneo). Il 26 giugno 1940 il “Bolzano” ricevette l’ordine di rientrare a San Bartolomeo di Pesio (CN) e quindi a San Lorenzo in Pusteria (BZ) dove si accampò per mancanza di caserme. Il 28 ottobre 1940 riparte da San Lorenzo in Pusteria e raggiunge Marostica (VI) per riordinarsi in attesa di nuovi eventi. Il 18 novembre 1940 ripartì infatti da Bassano del Grappa per l’Albania. Il 21 novembre raggiunse Brindisi. Il 24 novembre si imbarcò sul piroscafo “Sardegna”e il 25 novembre partì da Brindisi ed il 26 sbarcò a Valona. Il giorno seguente si trasferì a Libohovo a disposizione del 250 Corpo d’Armata.

Presentazione della forza del Btg. alp. “Bolzano” al Col. BIGNAMI prima della partenza per l’ALBANIA

Il Battaglione alpini “Bolzano” combatté duramente nella campagna Greco-Albanese (lo dimostra lo decorazione con Medaglia d’Argento al Valor Militare), poi effettuò anche un periodo in Jugoslavia. Rientrato in Italia venne inviato in Francia a presidiare le zone di occupazione. Mentre sopraggiungeva l’armistizio dell’8 settembre 1943 il Battaglione Alpini “Bolzano” si trovava accasermato presso lo Caserma “Rejner” di Gap presso Grenoble. Nelle prime ore del 9 settembre 1943 venne accerchiato di sorpresa da soverchianti forze Tedesche e catturato. Il 12 settembre il Battaglione alpini “Bolzano” venne sciolto e ricompare nel 1946 alle dipendenze del 60 Reggimento Alpini con sede a Bressanone (BZ).

La Scuola allievi Ufficiali di complemento di Bassano, alla partenza del Battaglione alpini “Bolzano”, continuò lo sua attività formando Ufficiali di complemento ed alpini che dopo un corso di addestramento presso lo Scuola stessa andavano ad incrementare lo forza effettiva sia del Battaglione alpini “Bolzano” sia di altri reparti sino alla data dell’armistizio. La Scuola ricevette la visita da parte di una delegazione Germanica nel 1941 e di Sua Altezza Reale Principe di Piemonte nell’estate del 1942.

 La delegazione Germanica ricevuta dal Col. BIGNAMI. Cte della Scuola

Il Principe di Piemonte osserva gli allievi al percorso di guerra

la palestra di roccia di Valle Santa Felicita

Testimonianze di persone viventi ricordano che nel periodo in cui la Scuola ospitava le due specialità alpini e bersaglieri, si vedevano partire da Bassano folti gruppi di allievi della specialità bersaglieri in bicicletta per le zone addestrative del Montello, mentre gli allievi della specialità alpina effettuavano, tra l’altro, addestramento alpinistico presso lo palestra di roccia in Valle Santa Felicita. La palestra di roccia, tutt’ora esistente, venne allestita dalla Scuola stessa.

1943 – 1944 (Occupazione Tedesca) – Dopo l’8 settembre, allo scioglimento della Scuola allievi Ufficiali di Complemento degli alpini, la caserma fu occupata da un reparto della FLACK (contraerea Tedesca) con il reparto rifornimento reduci dell’Africa Korps, comandato dal Maggiore Wilk. Successivamente fu occupata da reparti delle SS e dalle Brigate Nere. La caserma venne utilizzata anche come prigione per i partigiani rastrellati sul massiccio del Grappa e dintorni, per essere poi selezionati per i campi di concentramento, o in attesa di sentenze del Tribunale di Guerra. Nel settembre del 1944, durante il famoso rastrellamento del Grappa, i Tedeschi cannoneggiavano i fienili e le casere del Grappa dal cortile della Caserma per non dare scampo ai partigiani fra i quali erano presenti molti ufficiali della Scuola allievi di Bassano. Il massiccio del Grappa, in quel momento, era bombardato da tre versanti, da Enego, da Monfumo e da Bassano. Sempre nel settembre del 1944 la caserma divenne tristemente famosa per la sommaria fucilazione, all’esterno del lato Sud in località La Busa, di 17 partigiani da parte delle Brigate Nere.

Aprile 1945 – Alla fuga dei Tedeschi e Fascisti i partigiani entrarono in caserma e dettero fuoco alla palazzina Comando distruggendo materiali e documenti lasciati dagli occupanti.

1945-1946 – Nel maggio del 1945 la caserma vede i primi reparti Americani di passaggio e poi è occupata, per qualche mese, da un reparto Scozzese e dai Polacchi. 

1948 – 1955 – La caserma è occupata dalla Divisione “Folgore” con il reggimento artiglieria Contro Carri, armato con artiglierie Inglesi da 17 libbre. 

01.11.55 – 13.10.62 – Dalla Città di Padova arriva il Battaglione reclute della Julia ricostituito il 10 maggio 1946. La città lo ospita per sette anni, poi riparte per l’Aquila. A ricordo, troviamo un piccolo capitello alla Madonna donato dal Battaglione Alpini reclute della Julia alla Caserma “Monte Grappa”, riporta la data del 22 agosto 1959. Lo stemma ereditato dall’8° “O là rompi”, in cemento, lo troviamo appoggiato al muro di recinzione.

1962 – 1975 – Nella primavera del ’62 arriva da Paluzza il 7° Battaglione trasmissioni. Il 7° Battaglione trasmissioni trae origini dalla Compagnia Genio collegamenti che si era costituita a Firenze il 7 ottobre 1947.

La Compagnia fu trasformata in 7° Battaglione Genio collegamenti il 1° febbraio 1949 e, per finire, il 1° giugno 1953 si trasformò in 7° Battaglione trasmissioni che il 14 ottobre 1959 da Firenze venne trasferito a Paluzza. 

1963 – 1975 – Alla fine del ’62 – primi mesi del ’63 arriva da Strigno (TN) il Gruppo artiglieria da montagna “Pieve di Cadore” con le batterie 37- 38 – 50 e Comando, inquadrato nel 6° Reggimento Artiglieria da montagna.

Il 5° CMT della Regione Militare Nord-Est di Padova in data 5 marzo 1971, ha reso noto che lo Stato Maggiore dell’Esercito ha autorizzato l’intitolazione alle due casermette interne alla Caserma “Monte Grappa” di Bassano con i seguenti nominativi: Medaglia d’Oro al Valor Militare Ten. Col. f. alp. Giovanni FINCATO (settembre 1943· primi mesi del 1944) e Medaglia d’Oro al Valor Militare Ten. f. alp. Marco SASSO (1917).

a sinistra Marco Sasso e a destra Giovanni Fincato 

 Il 6° Reggimento Artiglieria da Montagna, con decreto, del 18 maggio 1964, è stato insignito di Medaglia d’Oro al Valor Civile per il soccorso dato alle popolazioni colpite dall’Immane disastro del Vajont. Il Gruppo a. mon. “Pieve di Cadore”, alla data del fatti, era inquadrato nel reggimento citato.

1976 – Con la ristrutturazione dell’Esercito il 7° Battaglione Trasmissioni del 4° Corpo d’Armata alpino si scioglie e diventa 7° Cp. Trasmissioni del 4° C.A.Alpino; il Gruppo a. mon. “Pieve di Cadore” si scioglie e lascia il posto al Gruppo a. mon. “Agordo” che arriva da Feltre (BL).

             Lo stemma del Gruppo Agordo che ho sempre portato sul mio cappello alpino, come sottotenente medico del Gruppo per tutto il 1975, dapprima a Feltre e poi a Bassano del Grappa

E’ doveroso ricordare l’opera di soccorso data dalla 7^compagnia trasmissioni, allora 7° Battaglione, nell’alluvione della Valle del Brenta nel 1966, per il sisma del 6 maggio 1976 in Friuli, per il sisma in Campania del 1980 e per l’alluvione, nel luglio 1987, della Valtellina.

una tragica immagine del Vajonte della inondazione  della Val Brenta ( il ponte degli Alpini in “difficoltà”

Il Gruppo Artiglieria da Montagna “Agordo”, nell’autunno del 1953 è stato impegnato nel presidiare la frontiera Italo-Jugoslava, nel 1961-66 ha concorso nell’attività di ordine pubblico in Alto Adige, nel 1963 ha portato il suo aiuto alle popolazioni disastrate del Vajont e, per questo, è stato insignito di Medaglia d’Oro al Valor Civile, e per finire, è stato impegnato nel soccorso alle popolazioni alluvionate della Val Cismon e Val Brenta nel novembre-dicembre 1966.

1992 – sciolto il  Gruppo a. mon.  Agordo, la caserma ospita il ricostituito 6° Rgt. a. mon. con il gruppo “Lanzo” e la 2^ compagnia ponti radio (già 7^ cp. trs.) del 2° reggimento trasmissioni di Bolzano.

1995, 15 luglio. Il 6° Artiglieria con il gruppo “Lanzo” vengono sciolti, rimane la 2^ cp P.R. che è trasferita a Bolzano nell’aprile del 1999. La Monte Grappa diviene base addestrativa del 7° Alpini di Feltre.

2005, la caserma viene definitivamente dismessa.

locandina Locandina della 81^ Adunata AlpiniIngresso della Caserma Montegrappa addobbata per la 81^ Adunata Nazionale degli Alpini  (da Il Giornale di Vicenza)

2008, in occasione dell’81^ Adunata Nazionale Alpini, celebrata a Bassano del Grappa, la caserma viene messa “a nuovo” dagli alpini ed ospita dal 7 al 12 maggio due mostre: “La ritirata di Russia” e “Fotografie sulla storia della Caserma”.

2013, ottobre. L’idea precedente di trasformare la caserma in una cittadella delle associazioni sta sfumando per la posizione del Demanio il quale continua ad avere la disponibilità della “Montegrappa”. Infatti il Ministero della Difesa ha inserito la caserma nell’elenco dei beni che devono tornare allo stato per correggere i conti pubblici confidando in un introito complessivo di 500 milioni di euro. A Bassano comunque si confida che questo non avvenga in quanto il Comune non ha la disponibilità economica di 10 milioni di euro per acquistarla.

2014, ottobre. E’ passato un anno, ma la posizione della Montegrappa è sempre del Demanio. Tuttavia il 24 ottobre la giunta regionale veneta ha approvato l’accordo di programma con l’Agenzia del Demanio, con il quale la caserma passa nelle mani della Regione che si è impegnata ad utilizzare parte della caserma per il Commissariato di Polizia e della Polstrada di Bassano, risolvendo il problema dell’attuale affitto in Viale Pecori Giraldi, dal 2009 sotto sfratto. Altri progetti: una palazzina affidata al comune di Bassano del Grappa, l’area sud attualmente dotata di magazzini e di tettoie verrebbe demolita e poi ceduta all’Ater di Vicenza per una nuova zona residenziale di 48 appartamenti con parcheggio.

2015, 30 gennaio: attraverso un passaggio simbolico di consegne la Caserma Montegrappa ritorna alla Città e ai suoi abitanti. A questo passaggio hanno presenziato i responsabili regionali, le istituzioni locali e gli alpini di Bassano del Grappa dandosi appuntamento per un sopralluogo presso la Caserma stessa, che era rimasta chiusa dal 2008, cioè dalla fine dell’Adunata Nazione Alpini.

La visione dell’abbandono e del degrado delle strutture (calcinacci, sterpaglia, ecc.  (foto di Alessandro Tich, da Bassanonet) è stata assai (amaramente) percepita. Comunque l’’accordo della Regione sarebbe il seguente: la Regione in cambio del possesso della palazzina Nord e Ovest ristrutturerà le palazzine Est e Sud che resteranno al Demanio, nelle quali dovrebbero trovare posto il Commissariato di Polizia e la Polstrada. Immutato il destino dell’area sud, come già descritto. Per il 14 aprile è previsto l’affidamento della palazzina Nord alle Penne nere per realizzare un Museo della Grande Guerra ed una Biblioteca degli Alpini in vista anche del prossimo Centenario della I^ Guerra Mondiale. Gli interventi suddetti richiederanno finanziamenti regionali per circa 9 milioni di euro. Per la palazzina ovest cova l’idea di utilizzarla come centro per l’educazione ai giovani, dando vita a una specie di “naia” civile.

A seguito di tale accordo la sezione Ana Montegrappa ha iniziato il restauro complessivo della palazzina nord o palazzina comando in modo di poter realizzare i vari progetti in agenda, tra i quali l’iniziativa “sei igiorni di servizio civile con gli Alpini”, (conosciuta anche come “mini naja”) iniziata nel 2011, in programma ogni anno dal 26 luglio al 3 agosto. L’iniziativa offriva e offre tuttora a ragazze a a ragazzi di una certa età la possibilità di trascorrere sei giorni con gli alpini della Sezione Monte Grappa in una “full immersion” durante la quale sono in grado di capire, imparare e mettere in pratica tutte le attività in cui la Sezione è  da sempre impegnata.  Sono programmati momenti di formazione sulla storia, sulla tradizione ed sul volontariato alpino; vengono fornite nozioni di pronto soccorso, di protezione civile ed antincendio, oltre che informazioni sulla donazione in collaborazione con AIDO, ADMO e Reparto Donatori di Sangue. A questi incontri si alternano esercitazioni pratiche (uso delle attrezzature di protezione civile) prove di arrampicata su roccia in Valle Santa Felicita e visite guidate sul Monte Grappa e ai monti vicini. Vengono coinvolti, inoltre, medici dell’Azienda Sanitaria di Bassano del Grappa, i Vigili del Fuoco di Bassano del Grappa, il C.A.I. sezione di Bassano del Grappa e il Comando Truppe Alpine. Sede e base logistica: palazzina comando della Caserma Monte Grappa di Bassano del Grappa. Vi era anche il progetto che vi fosse il pernottamento per tutto il periodo nella stessa caserma Montegrappa, che si realizzò due anni più tardi, nel 2017, quando la Regione Veneto dette in comodato d’uso la palazzina comando.

2016, febbraio. La Regione affida all’Ater di Vicenza i lavori di riconversione dell’ex-caserma Montegrappa.

2016, giugno. Inizieranno a breve, afferma il Direttore dell’Ater : devono iniziare le indagini geologiche e statiche e anche le necessarie verifiche sulla presenza di eventuali relitti bellici sui 25 mila mq del sito, visto che è transitato attraverso le due guerre mondiali. Ci sono poi altre incognite quali quelle di una eventuale bonifica e quelle relative al nuovo codice degli appalti. Altra variabile la Soprintendenza che dovrà esprimersi sulla parte del complesso sottoposto a vincolo. Chi vivrà, vedrà!

2017, luglio. Manca un timbro, bloccati i lavori alla ex-caserma. Il commissario dell’Ater conferma di aver presentato all’inizio dell’anno la richiesta alla Sovrintendenza di Venezia per demolire l’ex-stabile della sala mensa in quanto vincolato. Ma finora nessuna risposta, quindi tutto fermo e non è possibile definire il piano economico finanziario e il progetto definitivo.

2018, aprile. A Bassano il 28 e il 29 vi è l’Adunata intersezionale delle sezioni Alpini Vicentine. Per tale evento la caserma Montegrappa viene “messa a nuovo” e arredata ovunque da bandierine tricolori. In tale circostanza sono riuscito a fare alcune immagini  (sottostanti) del monumento della “Vittoria alata” di Francesco Rebesco e delle palazzine ovest ed est.

2018, luglio. Il programma precedentemente instaurato non ha fatto passi in avanti per un rimpallo di pareri fra sovrintendenze diverse, nonostante sia stata portata a termine la bonifica bellica eseguita dall’Ater come prevista negli anni precedenti. L’assessore regionale all’edilizia residenziale Lanzarin progetta per agosto un incontro con tutte le realtà ed enti coinvolti per comprendere bene le condizioni delle strutture e delle problematiche presenti al fine di trovare finalmente una soluzione.

2019, luglio. Alla Caserma Montegrappa è tutto pronto per la “mini naia”. Per il resto ….

2020. Si dovrà fare i conti con il coronavirus…

BIOGRAFIE

Francesco Rebesco nacque il 29 maggio 1897a San Zenone degli Ezzelini. E’ figlio di Antonio, un modesto artigiano, e di Maria Perizzolo, dai quali ricevette una profonda educazione cristiana. Frequentando la scuola elementare fu il suo maestro Giovanni Battista Boaro a segnalare al padre la grande capacità nel disegno del figlio. Dopo alcuni anni Francesco iniziò a frequentare a Bassano la scuola di disegno e di scultura tenuta dai professori Lorenzoni (pittore di un certo talento) e Fabris (modellatore di preziose ceramiche). Qui conobbe altri alunni tra i quali Fausto Scudo di Crespano (poi noto architetto) e il rossanese Giovanni Luigi Bizzotto (noto affrescatore e autore di vetrate artistiche, specie d’arte sacra). Non solo, nella adolescenza di Francesco ebbe un grande rilievo la figura del noto pittore Noè Bordignon che aveva la sua residenza a poca distanza dai Rebesco. Nello studio del grande pittore, Francesco conobbe altri noti pittori come Luigi Nono e Alessandro Milesi, come pure iniziò una grande amicizia umana e artistica col pittore Teodoro Wolf Ferrari. Il 1912 rappresenta una data importante perché Francesco conobbe lo scultore padovano Ramazzotti che nei mesi estivi si trasferiva a San Zenone: nel suo laboratorio imparò i segreti dell’arte scultorea e a sentire per questa arte una profonda attrazione, tanto che già a 16 anni si cimentava nella realizzazione dei busti dei genitori. Poi si scatenò la prima guerra mondiale e Francesco venne chiamato alle armi. Destinato a Busto Arsizio adibito a costruire strutture per aerei da combattimento, ben presto prese un’altra decisione quella di diventare pilota della nascente aviazione seguendo i corsi a Passignano sul Trasimeno. L’Italia alla fine del 1917 subì il tracollo del fronte orientale. Francesco dopo la disfatta di Caporetto venne destinato al campo di aviazione di Gazzo Padovano e prenderà parte a numerose ardite operazioni aeree essendo vicino il fronte tra il Grappa e il Piave. Verso la fine del conflitto venne a far parte della nota “squadriglia degli assi” di Francesco Baracca. Finita la guerra prestò servizio ancora in aeronautica a Muggia, presso Trieste. Ma la vita da militare non lo soddisfaceva, per cui ottenne il congedo e rientrò a San Zenone, dove l’arciprete don Carlo Bernardi lo spinse a fare la scuola media inferiore per poter accedere all’Accademia delle Belle Arti. Nel 1922 a Milano frequentò l’Accademia di arte sacra “Beato Angelico”. Verso quest’arte Rebesco continuava a sentire una particolare e intensa attrazione. Nel 1925 tornò a San Zenone per intraprendere la professione di scultore e raggiunta una discreta tranquillità economica nel 1932 sposò Elisabetta Stona di Montebelluna già dal 1923 in corrispondenza affettuosa, dalla quale avrà sette figli, tra i quali mi piace ricordare Piergiorgio, che verso il 1960 inizierà a collaborare e poi a proseguire l’arte del padre. Il volto della moglie Elisabetta ispirerà numerose sue opere femminili. Verso la fine degli anni ’30 riapparve lo spettro della guerra e Francesco venne chiamato alle armi di nuovo, ma non svolgerà il servizio per una legge che concedeva il congedo a chi fosse padre di quattro figli. Nonostante l’intenso lavoro scultoreo, Rebesco sentì il dovere di impegnarsi civilmente ed entrò come assessore nell’amministrazione del Comune di San Zenone dal 1946 al 1960, diventando un punto di riferimento della comunità. Nel 1961 venne colpito da leggera paralisi che gli permetterà tuttavia di proseguire comunque la sua attività fino ai 70 anni circa. Il 24 dicembre 1985 alle sei del mattino di Natale Francesco Rebesco muore, attorniato dai suoi famigliari, lasciandoci tantissimi lavori, molti di grande bellezza.(da suo catalogo)

Efrem Reatto nacque a Bassano del Grappa il 7 aprile 1909, figlio di Marino e Clelia Pascali. Giovanissimo seguì la famiglia per motivi di lavoro dapprima a Venezia e poi a Roma nel 1923. Nella Capitale si iscrisse alla Legione “Santa Croce” dell’Avanguardia giovanile fascista, e dopo aver conseguito il diploma di perito industriale decise di intraprendere la carriera militare presentando domanda di arruolamento nel Corpo degli alpini come Allievo ufficiale. Il 1º dicembre 1926 si arruolò nel 6º Reggimento alpini, venendo poi trasferito al 2º. Promosso sergente nell’aprile 1927, fu trasferito al 7º Reggimento alpini nel 1929 divenendo poi sergente maggiore. Nel 1931 fu ammesso a frequentare la Regia Accademia di Fanteria e Cavalleria di Modena, da cui uscì con il grado di sottotenente assegnato in forza alla 76ª Compagnia, Battaglione “Cividale”, 8º Reggimento alpini di stanza a Udine. In vista dello scoppio della Guerra d’Etiopia fu assegnato al Battaglione “Feltre”, 7º Reggimento alpini, in forza alla 5ª Divisione alpina “Pusteria” che partì per Massaua (Eritrea) a bordo del piroscafo Atlanta. Arrivato il 19 gennaio 1936 il suo reparto partì subito per la zona di operazioni del Tembien. Il 27 febbraio è inserito in uno speciale gruppo di venticinque alpini rocciatori destinati alla conquista dell’arduo picco dell’Amba Uork strenuamente difeso dalle truppe di Ras Cassa Darghiè e Ras Sejum. Nel corso dell’operazione, considerata estremamente rischiosa, rimase ferito alla spalla ma rimase nella postazione per essere poi ferito di nuovo, questa volta gravemente, all’inguine. Riportato al passo di Uarien si spense poco tempo dopo e fu seppellito in loco, in un piccolo cimitero di guerra. La Medaglia d’oro al valor militare alla memoria gli fu concessa per diretta decisione del Capo del governo Benito Mussolini. https://it.wikipedia.org/wiki/Efrem_Reatto

Giovanni Fincato (Enego, 3 ottobre 1891 – Verona, 6 ottobre 1944) è stato un militare e partigiano italiano. Pluridecorato ufficiale del Regio Esercito durante la prima guerra mondiale, partecipò anche alla seconda. Dopo la proclamazione dell’armistizio dell’8 settembre 1943 entrò nella Resistenza veneta, e fu ucciso dai fascisti dopo due giorni di torture. Fu decorato con la Medaglia d’oro al valor militare alla memoria Nato a Enego (Vicenza) nel 1891, figlio di Bartolomeo e Bernarda Guzzo, svolse il servizio militare tra il 1911 e il 1912, congedandosi con il grado di sergente. All’entrata in guerra dell’Italia, il 24 maggio 1915, viene richiamato in servizio partecipando al corso Allievi Ufficiali, al termine del quale, nel dicembre dello stesso anno, divenne sottotenente di complemento. Assume il comando di un plotone della 145ª Compagnia del Battaglione alpino “Sette Comuni”, operante in seno al 6º Reggimento alpini, che operava nella zona del Monte Ortigara.[1] Si distingue subito per il suo valore, nel giugno 1916 a Crepaggio viene decorato con la prima Medaglia d’argento al valor militare, è promosso Tenente in servizio permanente effettivo per meriti di guerra nel 1917, decorato con una seconda Medaglia d’argento nel giugno dello stesso anno. Promosso capitano nel 1918 diviene comandante di compagnia del Battaglione “Feltre” del 7º Reggimento alpini, e nell’ottobre dello stesso anno ottiene la terza Medaglia d’argento al valor militare in località Fellette, sul massiccio del Monte Grappa. Dopo la fine della guerra segue il suo battaglione in Albania da cui ritornò in Patria nel 1920 per frequentare il corso presso la Scuola di guerra e quello di giurisprudenza per divenire avvocato militare. Lasciato temporaneamente il Corpo degli Alpini dietro sua domanda, tra il 1934 e il 1938 svolge le funzioni di giudice presso il tribunale militare di Bologna. Promosso maggiore viene trasferito come giudice supplente presso il tribunale militare di Verona.Richiamato in servizio attivo il 1º gennaio 1942, con il grado di tenente colonnello prestò servizio presso il deposito del 6º Reggimento Alpini e, dal 1º agosto 1943, assunse il comando del 167º Battaglione costiero, schierato lungo le coste della Provenza, operante in seno alla 4ª Armata del generale Mario Vercellino. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 l’ufficiale dapprima riparò sulle montagne del Piemonte e poi, raggiunto il Veronese, vi organizzò gruppi di partigiani. Nominato dal Comitato di Liberazione Nazionale comandante della piazza di Verona, si distinse durante numerose azioni di guerra, sino a che non fu catturato con il suo collega Alberto Andreani. Torturato a morte per due giorni consecutivi, il suo cadavere, gettato dai tedeschi nel fiume Adige, non fu mai ritrovato. Alla memoria gli venne concessa la Medaglia d’oro al valor militare, massima decorazione italiana. da https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Fincato

SASSO Marco di Bortolo e di Margherita Gheno, nacque nella frazione Oliero di Valstagna di Vicenza il 5 aprile 1896 e morì in combattimento in Val Calcino l’11 dicembre 1917. Dopo aver frequentato le classi elementari nel suo paese e le scuole tecniche a Bassano del Grappa passò all’Istituto Tecnico di Padova per diplomarsi ragioniere. Interrotti gli studi alla chiamata alle armi per mobilitazione nel novembre 1915, fu inviato alla Scuola Militare di Modena per frequentarvi un corso allievi ufficiali, al termine del quale, nel marzo 1916, fu nominato aspirante ufficiale di complemento nella specialità alpini. Destinato al 7° reggimento raggiunse subito al fronte, in Valsugana, il battaglione Monte Pavione e assegnato alla 149^ compagnia prese parte al combattimenti svoltisi dal 19 al 23 aprile a Volto, S. Osvaldo e, col grado di sottotenente, alla difesa del Cengello, tra le quote 2134 e 2444. Nel febbraio 1917 fu promosso tenente e al comando di un plotone della compagnia si comportò con grande ardimento combattendo sul massiccio del Grappa, durante l’offensiva austro – tedesca dell’ottobre 1917, che dopo Caporetto aveva reso necessario l’arretramento delle linee sull’Altipiano dei Sette Comuni. Il valore successivamente dimostratonell’epica resistenza opposta al nemico incalzante in Val Calcino e che lo rese meritevole della massima ricompensa al valor militare, non fu determinato da entusiastico slancio in una critica situazione, ma dal cosciente impegno di sacrificare la vita per impedire il passo all’avversario. La sera dell’11 dicembre, la 149^ compagnia, che faceva parte col reggimento del 3° raggruppamento alpini ebbe il compito di conquistare il saliente della linea Monte Fontanel – Val Calcino. Il tenente Sasso, cui era stato assegnato il comando della colonna di destra, dopo aver giurato al suo comandante di compagnia di raggiungere la posizione nemica ad ogni costo, nonostante fosse stato colpito da una raffica di mitragliatrice, giunse per primo nella trincea nemica. Colpito mortalmente una seconda volta da pallottola di fucile al petto, volle restare sulla posizione raggiunta e cadde incitando i suoi alpini a respingere il contrattacco nemico che già si pronunciava. Da http://www.combattentiliberazione.it/movm-grande-guerra-1915-1918/sasso-marco

FONTI

Caserma “Monte Grappa”. Storia di uomini e di sacrifici. Bassano del Grappa, agosto 1990, a stampa della Tipografia 4° C.A.Alpino (da questo libretto ho tratto tutta la parte storica fino al 1976 compreso, poi da altre fonti)

Francesco Rebesco, AA, Edizioni Acelum, 1997

L’Italia, Vicenza e la valle del Brenta. Quel IV novembre, di Gianmauro Anni, Tassotti Editore, 1967

Vajont. 9 ottobre 1963 – cronaca di una catastrofe, di Bepi Zanfron fotoreporter, 2001

Vecio.it

Bassanonet, Corriere Veneto, La Domenica di Vicenza.it, Il Giornale di Vicenza  sono state le fonti degli ultimi due decenni

Per quanto riguarda la “mini naja” la fonte principale è stato “Sul Ponte di Bassano”, n.110, novembre 2017

NB. per eventuali suggerimenti, o per altre immagini in particolare della “vecchia” Montegrappa contattatemi

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