BASSANO DEL GRAPPA NELL’ARTE PITTORICA DI LUIGI (GIGI) CARRON

BASSANO DEL GRAPPA

NEGLI ACQUERELLI DI GIGI CARRON

a cura di Vasco Bordignon

Nel 1988, a Bassano del Grappa, vi fu una mostra a Palazzo Bonaguro “Cento acquerelli di Gigi Carron” dal 12 marzo al 10 aprile. In questa occasione venne pubblicato dalla Società Editrice G.B. Verci un libro “RITRATTO DI UNA CITTÀ – BASSANO – CENTO AQUERELLI DI GIGI CARRON”.

In questo file che presento alla vostra visione ho raccolto i lavori più significativi di Bassano del Grappa escludendo quelli del circondario e altri che mi sono sembrati tra loro non significativi.

Da leggere, prima di ammirare questi acquerelli, quanto Gigi Carron scrive nel succitato libro.

“MOTIVI RICORDI RIFLESSIONI DI GIGI CARRON”

Qualche anno fa feci un’illustrazione di Marostica con una cinquantina di acquerelli. L’entusiasmo con cui i miei concittadini li accolsero mi spinse ad allargare la mia ricerca oltre le mura, verso Bassano che sento in pratica come Marostica, dato che la frequento da più di mezzo secolo. Mi vengono in mente in questo momento, mentre sono qui con la penna in mano e con la preoccupazione di presentare questo mio lavoro, certi ricordi di infanzia. Sono ricordi che fanno sorridere e che riportano vive, anche se filtrate dal tempo, le emozioni di allora. Succedeva allora che era quasi impossibile muoversi dal paese, o addirittura solo dalla propria contrada, senza subire raccomandazioni e preavvertimenti di difficoltà. Quelle parole di titubanza e di freno avevano dentro di noi il potere di dare vita e sembianze all’ignoto viaggio, desiderato ma raramente realizzato. Una città spesso sentita nominare, e sognata, acquistava concretezza poco alla volta nello svolgersi del percorso, a mano a mano che al di là delle siepi apparivano torri e campanili e case: la città reale, Bassano, veniva conquistata metro dopo metro e occupava in me il posto che prima era dell’immagine fantasticata. Tutti ricordiamo come ci apparivano grandi, da bambini, le dimensioni delle cose. Grandi erano le ruote della bici, alta la testa da terra quando eri seduto sul palo, forte l’aria che incontravi nell’ andare mentre l’equilibrio apparentemente instabile ti emozionava; era nuovo il paesaggio che incontravi, rassicurante sul collo il fiato caldo dei grandi che ti portavano. Ad ogni chilometro il richiamo «su le gambe, che non ti vadano i piedi tra i raggi». Erano lunghissimi i rettilinei fra il Silàn e i Tre Ponti, fra i Tre Ponti e il Dindo. Dai Tre Ponti in avanti incontravi l’aria fredda e secca che veniva dalla Valsugana e ti faceva intirizzire. Quando poi eri rimesso a terra, le gambe e i piedi formicolavano per mezz’ora. Voi Bassanesi non sapete quanto doveva comportarsi bene un bambino che veniva portato a Bassano sul palo della bici. Bisognava comportarsi bene perché altrimenti i grandi ti avrebbero fatto baciare le ginocchia del signor Bartolomeo dall’Inferià. Si trattava di una minaccia surreale, dal momento che, come chiunque può controllare anche adesso, Bartolomeo Ferracina è rappresentato a mezzo busto: sta su una specie di finestra ad arco, che si apre sul Brenta poco a sud del Ponte Vecchio, sulla riva sinistra. A Bassano sono venuto a scuola, e successivamente ho fatto scuola. Di questa città conosco l’aria, la luce, l’acqua, il colore, i suoni, gli odori, l’anatomia del terreno, le strade, le case, la gente. Mi sono accorto che l’entusiasmo prodotto nei miei concittadini dalla vista delle mie illustrazioni di Marostica dipendeva in gran parte dal fatto che ciascuno in esse rivedeva e ritrovava la città persa nel guardare quotidiano, che l’abitudine e la fretta rendono distratto. Penso che, attraverso il suo ritratto, la città possa essere RI-CONOSClUTA, nel senso che il ritratto ci restituisce, arricchita di nuove emozioni, una inedita rappresentazione di ciò che ci sta attorno, facendocelo RI-VEDERE: esso infatti può rendere nuovo l’aspetto della città che, coinvolto nella nostra quotidianità, un po’ alla volta si è svuotato di significato, trasformandosi in abitudine. Bisogna scavalcare questa assuefazione a vedere, che impedisce di conquistare ogni giorno nuova energia, alimento per la nostra anima. Il luogo dove viviamo è legato ad una storia di ricordi individuali e collettivi che si mescolano all’interno di tutti: uno sguardo nuovo può farcelo rivisitare, rivedere o ricordare. Il ritratto della città può quindi restituirei un po’ della nostra storia individuale e collettiva. Vorrei anche aggiungere che questa immagine rivista potrebbe invitarci ad entrare in una dimensione futura di rinnovamento, di rinascita. La CITTÀ è il luogo di tutti, in cui tutti si riconoscono, ma è anche un luogo in continua trasformazione: se la dinamica di questa trasformazione, spinta dalla tecnica attuale e dall’immoralità di certa speculazione, diventasse troppo veloce, potrebbe cessare di esistere come punto di riferimento che unisce una comunità di individui. Esiste, a mio parere, un nucleo magnetico dal quale sono trattenuti sentimenti, linfe vitali e memorie, che, se salvaguardato, rende la città luogo particolare con una propria identità specifica, che è quella delle strade, delle case, del lavoro che è servito per costruirla: sono caratteristiche inconfondibili dal momento che entrano in composizione con l’aria, la luce, l’atmosfera, che la attraversano e la circondano. Tutto questo mi sono proposto di cogliere nel mio RITRATTO… Il mio racconto è un diario di luoghi, di sensazioni attuali, di memorie e di sentimenti: spero che qualcosa di questo possa essere trasmesso a voi che lo venite a vedere.

GLI ACQUERELLI 

 

Per chi viene da nord: la Porta delle Grazie

Porta delle Grazie. Pomeriggio d’inverno

Porta delle Grazie, sera d’inverno

Da Viale dei Martiri: il Castello in un tramonto di fine primavera

Dal Pra’ Santa Caterina . Mattino di primavera

Discesa al Margnan. Mattino d’inverno

La casa più alta del Margnan dopo il temporale

Santa Maria in Colle. Mattina di fine estate

Uscendo da Santa Maria in Colle: la Torre di Ser Ivano

Il Terraglio con la Torre di Ser Ivano

Il Terraglio con la Torre di Ser Ivano. E’ finito il temporale

Portale del Palazzo Pretorio e chiesa della Madonna della Salute

Portale del Palazzo Pretorio. Alba

Palazzo Comunale

Palazzo Comunale n° 2

Piazza Libertà. Primo pomeriggio, in estate

San Bassiano con la neve in mano

Piazza Libertà. San Bassiano

Piazzotto Monte Vecchio. Pomeriggio d’estate

Il canton di San Giovanni. Pomeriggio di settembre, aria fresca dalla Valsugana

Via Marinali. Ombre e luci

Verso Piazza delle Erbe

All’alba dell’undici luglio, da Piazza delle Erbe

San Francesco. Subito dopo l’alba, d’estate

San Francesco. Pomeriggio di settembre

Piazza delle Erbe

Piazza delle Erbe n°2

Da Piazza delle Erbe a Piazza Libertà. E’ primavera

Porta Dieda. Pomeriggio d’inverno

Per chi viene da sud: Porta Dieda

Dalla riva destra del Brenta. Veduta del Margnan

Dai vecchi magli, sulla riva destra: momento di quiete pomeridiana

Alba dalle Barchette

Ai piedi del Terraglio, sulla riva sinistra

Dalla roggia dei molini. Neve sul Brenta

Il Ponte Vecchio visto dalle Barchette

Contra’ Barchette

Il Terraglio visto dal Ponte Vecchio

Subito dopo il tramonto, a fine autunno

La torre del castello dei Berri

Dalla riva destra del Brenta in estate: San Fortunato

Fine maggio, mattina. San Fortunato dai giaroni del Brenta

Tardo pomeriggio d’estate a San Fortunato

Crepuscolo a San Lazzaro

Alba a San Lazzaro

Aurora a San Lazzaro

L’aria della Valsugana  accarezza San Vito

L’aria del tramonto dopo il temporale, a San Vito

Da San Vito in un mattino di primavera

Ricordi da Palazzo Bonaguro

Santa Trinità. Mattina d’estate

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