BASSANO DEL GRAPPA – MONUMENTI BASSANESI – IL MONUMENTO AL VICEBRIGADIERE SALVO D’ACQUISTO

MONUMENTO AL VICEBRIGADIERE SALVO D’ACQUISTO

a cura di Vasco Bordignon

Davanti all’entrata dell’Ospedale San Bassiano, all’interno di un’ampia (metri 36×20 ) superficie ellittica contornata da una rigogliosa vegetazione arborea, è situato il monumento al Vicebrigadiere Salvo D’Acquisto, posto su un basamento di 16×5 metri, ottenuto con lastre di marmo a spacco di cava dello spessore di 12/15 cm. La superficie calpestabile è in piastre di marmo bocciardato. Il tutto è stato rialzato dal terreno di 50 cm per renderlo più visibile. Sul basamento si erge il piedistallo alto metri 0,75 che sorregge la statua in bronzo alta metri 2,20. A lato della statua vi è un blocco di marmo rosso Asiago a simboleggiare la Torre di Palidoro, muta testimone del tragico evento.

visione d’insieme del monumento a sinistra la struttura del monumento al vicebrigadiere Salvo d’Acquistoa destra il blocco marmoreo simbolo della Torre di Palidoro

Questo monumento, eretto su iniziativa della Sezione Bassanese, è stato inaugurato in occasione del II Raduno Interregionale Centro-Nord Italia dell’Associazione Nazionale Carabinieri tenutosi il 20-21 settembre 1997.

Note biografiche del  Vice brigadiere dei Carabinieri (Napoli, 17 ottobre 1920 – Torre di Palidoro, Roma, 23 settembre 1943) Medaglia d’Oro al V.M.  Arruolatosi volontario nell’Arma dei Carabinieri il 15 agosto 1939, divenne carabiniere il 15 gennaio 1940. Il 28 ottobre dello stesso anno venne mobilitato con la 608a Sezione Carabinieri e sbarcò a Tripoli il 23 novembre successivo. Tornato in Patria, dal 13 settembre 1942 fu aggregato alla Scuola Centrale Carabinieri di Firenze per frequentarvi il corso accelerato per la promozione a vice brigadiere, grado che conseguì il 15 dicembre successivo. Una settimana dopo venne destinato alla stazione di Torrimpietra, una borgata a 30 km. da Roma. Il 23 settembre 1943, è scritto nel suo foglio matricolare, venne fucilato dai tedeschi in località Torre di Palidoro. Tale nuda annotazione va riferita ad uno degli episodi più eroici offerti da un carabiniere nel corso della storia dell’Arma. Dopo l’8 settembre 1943, a seguito dei combattimenti alle porte della Capitale, un reparto di SS tedesco si era installato nel territorio della Stazione di Torrimpietra, occupando una caserma abbandonata della Guardia di Finanza e sita nella “Torre di Palidoro” borgata limitrofa a Torrimpietra. In tale caserma, la sera del 22 settembre di quello stesso anno, alcuni soldati tedeschi, rovistando in una cassa abbandonata, provocarono lo scoppio di una bomba a mano: uno dei militari rimase ucciso ed altri due furono gravemente feriti. Il fortuito episodio fu interpretato dai tedeschi come un attentato. Il mattino successivo, il comandante del reparto si diresse alla Stazione di Torrimpietra per ricercarvi il comandante. Vi trovò, in assenza del maresciallo titolare della stazione, il vice brigadiere D’Acquisto, al quale chiese perentoriamente di individuare i responsabili dell’accaduto. Alle argomentazioni del giovane sottufficiale, che cercò inutilmente di convincerlo sulla casualità del tragico episodio, l’ufficiale tedesco decise la rappresaglia. Poco dopo, Torrimpietra fu tutta accerchiata e 22 inermi ed innocenti cittadini furono rastrellati, caricati su di un autocarro e trasportati ai piedi della Torre di Palidoro. Il vice brigadiere Salvo D’Acquisto, consapevole della tragica situazione incombente sugli ostaggi, ancora una volta affrontò il comandante delle SS per rinnovare il tentativo di portarlo ad una obiettiva valutazione dei fatti. Nuovamente al giovane sottufficiale venne richiesto di indicare i responsabili del presunto attentato, ma la sua risoluta risposta negativa comportò una irragionevole e spietata reazione. Gli ostaggi vennero obbligati a scavarsi una fossa comune, chi con le pale portate dagli stessi militari germanici, chi con le mani. A questo punto, Salvo D’Acquisto si autoaccusò responsabile dell’attentato e chiese la liberazione degli ostaggi, che ebbe luogo precedendo di poco l’istante in cui egli offrì il petto alla scarica del plotone d’esecuzione nazista. Ai piedi della Torre di Palidoro il ventitreenne vice brigadiere si affiancò così, idealmente, a tutti coloro che nella Resistenza e nella Guerra di Liberazione avevano fatto dono di sé stessi a un ideale di giustizia e di libertà. Nel rapporto del 25 gennaio 1945 n. 20/7-11 di protocollo riservato, inviato dal comandante della Legione di Roma al Comando Generale dell’Arma, si legge che la sera del giorno dell’esecuzione di Salvo D’Acquisto alcuni militari tedeschi, parlando con una giovane del luogo, affermarono che il sottufficiale era “morto da eroe, impassibile di fronte alla morte”.

Alla Memoria del vice brigadiere Salvo D’Acquisto il Luogotenente Generale del Regno, con Decreto “Motu Proprio” del 25 febbraio 1945, conferì la Medaglia d’Oro al Valor Militare con la seguente motivazione: “Esempio luminoso di altruismo, spinto fino alla suprema rinunzia della vita, sul luogo stesso del supplizio, dove, per barbara rappresaglia, era stato condotto dalle orde naziste, insieme con 22 ostaggi civili del territorio della sua stazione, pur essi innocenti, non esitava a dichiararsi unico responsabile d’un presunto attentato contro le forze armate tedesche. Affrontava così, da solo, impavido la morte, imponendosi al rispetto dei suoi stessi carnefici e scrivendo una nuova pagina indelebile di purissimo eroismo nella storia gloriosa dell’Arma”.

Lo scultore Severino Morlin rappresenta, nella sua opera bronzea, il momento cruciale della fucilazione: lo sguardo sereno del condannato rivela che non si tratta di disprezzo della vita, ma anzi, del desiderio di elevarsi al di sopra del materiale suggellando con la morte il concetto stesso di “Vita”. Prima dell’attimo fatale, della scarica di mitragliatrice, c’è stato travaglio interiore: dapprima prevale la volontà di salvare degli innocenti arbitrariamente prelevati dalle loro abitazioni; poi subentra la delusione di cozzare contro un’autorità in cui forza bruta e ragioni militari prendono il sopravvento sulla giustizia, sulla morale, come la intendeva il giovane Salvo D’Acquisto. Morlin stesso afferma che per interpretare e rappresentare l’eroe ha approfondito la conoscenza della storia del carabiniere, ha riportato queste suggestioni, pur attenendosi ai desideri della committenza: nel volto deliberatamente giovane, nelle scarne mani concitate a “tirar la camicia” sul petto, nella posizione a petto in fuori che richiama alla mente l’atteggiamento di chi non ha paura. L’autore ha cercato di individuare, di penetrare attraverso la modellazione, quella concezione della vita che permeava sicuramente l’etica di Salvo D’Acquisto. Il giovane Salvo matura con determinazione l’atto della donazione, a sostenerlo è forse l’idea che la vita e la morte sono semplicemente separate da un nodo, un tutto unico che ogni essere deve affrontare. Nello sguardo del giovane non si legge sgomento per l’evento, forse i momenti precedenti la decisione devono essere stati angosciosi ma supportati da una preparazione morale acquisita negli anni scolastici presso i Salesiani. Ciò che differenzia Salvo D’Acquisto da altri eroi è proprio il fatto che il suo atto non avviene in battaglia, non è semplicemente una scelta istintiva ma piuttosto scelta maturata tra il momento del rastrellamento e la successiva autoaccusa al comandante tedesco. Colui che coscientemente offre la propria vita per salvare degli innocenti è sicuramente degno del ricordo dei posteri, degno di divenire esempio imperituro per le generazioni a venire.

dettagli (berretto, giberna, e il fregio dell’Arma)

L’autore Severino Morlin è nato a Nove (VI) il 4 dicembre 1934. Passa l’infanzia e la fanciullezza a diretto contatto con i ceramisti dell’ambiente. Si iscrive alla Scuola d’Arte di Nove e successivamente frequenta l’Accademia di Venezia approfondendo un particolare interesse per la figurazione umana. Si avvicina ad artisti come Cesetti e Cadorin, segue le lezioni di Libero Nudo e si avvia ad una costante messa a fuoco dell’anatomia che lo spinge alla realizzazione di opere e ritratti in terracotta, in bronzo e in marmo legati ad una interpretazione del reale in chiave intimista. Si dedica anche alla pittura, olio e acrilici su tela, su tavola, predilige le grandi dimensioni ove campeggiano i nudi a lungo studiati. Numerose le mostre in Italia e all’estero, le onorificenze ricevute per il costante impegno nel campo dell’arte: infatti opera nei settori della ceramica, della pittura e della scultura.

Fonti

http://www.carabinieri.it/arma/curiosita/non-tutti-sanno-che/d/d’acquisto-salvo

Il monumento al V.B. Salvo D’Acquisto dello scultore Severino Morlin, Bassano del Grappa, 21 settembre 1997, a cura di Annalisa Orsato, Grafiche Novesi Editore, settembre 1997.

Severino Morlin (Nove,1934). Il monumento a Salvo D’Acquisto, Via dei Lotti, di Gianbattista Vinco da Sesso, da Notiziario degli Amici dei Musei e dei Monumenti di Basano del Grappa, numeri 36-39, dicembre 2007

BASSANO DEL GRAPPA – LA CASERMA MONTEGRAPPA

Leggi tutto