BASSANO DEL GRAPPA – VILLA REZZONICO – G – LA BARCHESSA MERIDIONALE

VILLA REZZONICO

LA BARCHESSA MERIDIONALE

di Vasco Bordignon

La barchessa meridionale attribuibile all’architetto Giorgio Massari è stata realizzata neI decennio 1730-1740, probabilmente nel periodo della costruzione dell’Oratorio dedicato a San Giovanni Battista. Tale struttura ha una lunghezza di m. 32,4, una larghezza di m. 20,6 ed una altezza di m. 6,5. Una serie di 14 colonne a settentrione realizzano il lungo portico, che, come quello settentrionale, termina con altre due colonne poste così ad ovest. Le colonne marmoree hanno le stesse caratteristiche di quelle della barchessa nord. Al centro del portico le colonne si dispongono quasi addossate due a due terminando superiormente con un timpano con al centro l’insegna della Torre, l’emblema dei Rezzonico. Anche qui, ad ovest, vi è l’innesto di una copertura che permette di entrare direttamente in villa anche in condizioni atmosferiche sfavorevoli,  opera dell’architetto Gaidon come già accennato. Questa barchessa era ed è strutturata in varie stanze sia a piano terra che al primo piano: quest’ultime permettevano anche dei pernottamenti. Le stanze a pianterreno sono  quelle ci interessano per la presenza di grandi e stupefacenti stucchi, attribuiti ad Abbondio Stazio (prevalentemente) e al suo amico Mazzetti Tencalla Carpoforo, stucchi che ammireremo lungo il nostro percorso che si snoderà dalla prima stanza ad ovest per raggiungere l’ultima, la settima,  ad est ( In calce la biografia dei due stuccatori).

PRIMA STANZA

E’ larga 7,90 m. lunga 6,90 m. e alta 7,90 m. E’ caratterizzata da due grandi stucchi sovrapporta contrapposti, rappresentanti due gruppi plastici, in ciascuno dei quali si evidenzia centralmente una ninfa marina (Naiade o Nereide? Vedi in calce le differenze) dal corpo totalmente femminile accompagnata da drappi svolazzanti e avvolgenti, e attorniata da vari putti marini che emergono dalle onde e dalle alghe, che vanno a ricadere su uno stilizzato delfino. stucco sovrapporta oveststucco sovrapporta est

Alla precedente fanno seguito due stanze una a sud ed una a nord, in mezzo alle quali vi è una scala che sale al piano superiore. Hanno le seguenti dimensioni: altezza 3,10 m., larghezza 5,80 m., lunghezza 5,40 m. Attualmente nella prima stanza e in queste due vi è la libreria  caffè “cuore d’inchiostro”. 

SECONDA STANZA (a sud)

La parte periferica del soffitto si caratterizza da una superficie delimitata da una cornice superiore e inferiore interrotta agli angoli e alla metà di ogni lato da grandi composizioni floreali ramificate (racemi di acanto) dai quali dipartono ampi cerchi in parte fogliacei  da cui si allungano  strane presenze animali ed inoltre si allungano dei lunghi nastri sui quali si trovano vari animali, alcuni aggressivi, altri solitari in posa, altri di foggia favolistica, il tutto realizzato in stucco bianco. 


TERZA STANZA (a nord)

In questa stanza dalla cornice circolare fino al termine periferico si alternano composizioni  a racemo d’acanto molto stilizzato all’interno di una struttura geometrica con linee ortogonali e  linee rette e quattro lunghe composizioni  lineari separate da un lungo drappo terminante alla fine del soffitto,  all’interno delle quali si trovano quattro soggetti (una danzatrice con un’asta di campanellini (?), un giovane con calumet (?), un orientale assorto in meditazione(?), un pulcinella con chitarra (?). Dalle succitate composizioni a racemo si staccano altri segmenti a linee rette e una serie di sottili linee “ondulanti” sulle quali troviamo illustrati vari esempi di animali. 

QUARTA STANZA

La quarta stanza è caratterizzata da scene lapponi associate a 4 animali scuoiati. Questa stanza è detta in alcune pubblicazioni “Portego”. Dimensioni: lunghezza 12,45 m., larghezza 6,90 m. e altezza 6,90 m. E’ caratterizzata dalla presenza di particolari stucchi presenti in ciascuna delle quattro sovrapporte che già esteriormente  sono caratterizzate da una forma alquanto eccentrica: appaiono infatti come delle targhe o scudi, che si fingono sbozzati nel legno a colpi d’ascia (mentre il materiale è la terracotta), nei quali poi a bassorilievo sono figurate delle scene lapponi che fanno riferimento a delle stampe su legno realizzate nel 1673 comparse poi nell’opera “Lapponia” di Joannes Schefferus (Scheffer) pubblicato a Francoforte in latino, (vedi immagine sottostante, da Google), probabilmente per un interesse “esotico” del committente.

Sopra ciascuno di questi “scudi” è sistemata, come fosse un trofeo, la pelle di una fiera catturata e poi scuoiata: un cinghiale, un cervo, un orso, e un leone, verosimilmente i trofei di caccia più importanti a quei tempi.

PRIMA SOVRAPPORTA CON TESTA DI CINGHIALE

Sciamani lapponi stanno eseguendo un rito, forse un vaticinio: quello a destra, inginocchiato, sta battendo con il caratteristico martelletto a due corni sul tamburo magico: sulla pelle di quest’ultimo, come si riesce a scorgere, sono incisi certi segni magici. Alcuni ossicini, al rullare del tamburo, “ballando” vanno a cadere su quei segni che, col loro significato, danno il vaticinio. L’altro sciamano è sdraiato bocconi in gesto di preghiera.

SECONDA SOVRAPPORTA CON TESTA DI CERVO

Un uomo, in un paese roccioso e solitario, sta pregando fervorosamente un idolo, costituito da una rozza testa, più un simbolo che una figura, posta su un monticello e circondata da una siepe di piantine

TERZA SOVRAPPORTA CON TESTA DI ORSO

Un uomo sta correndo nella tundra ghiacciata su una slitta trainata da una renna, e stimola l’animale con un lungo scudiscio

QUARTA SOVRAPPORTA CON TESTA DI LEONE

Una intera famiglia lappone in cammino: padre madre e il piccolo figlio nella culla a foggia di canoa che è in groppa alla renna.

Alla precedente, fanno seguito altre due stanze tra loro collegate, da cui diparte un’altra scala per un’altra residenza. Hanno le seguenti misure: altezza 3,10 m., lunghezza 5,40 m.,  larghezza  5,80 m. 

QUINTA STANZA (A NORD )

In questa stanza, detta anche stanza delle favole)  il soffitto è arricchito da quattro riquadri caratterizzati da segmenti lineari e curvilinei  e con al centro un tondo di color rameico attorniato da leggere formazioni  floreali (racemi) che si accompagnano a composizioni lineari. Ogni tondo descrive una precisa favola.

1) IL CANE E IL PEZZO DI CARNE  di FedroUn cane si è conquistato un pezzo di carne e cerca un posto dove poterselo gustare. Decide di mangiarlo vicino al fiume e avvicinatosi all’acqua vede il suo riflesso. Credendo che si tratti di un altro cane con un secondo pezzo di carne, decide di provare ad azzannare il riflesso della bistecca così da potersi mangiare il doppio della carne, ovvero sia la bistecca che già possiede che quella del presunto sosia. Ma appena prova a prendere quell’altra bistecca, quella che aveva già in bocca gli cade nel fiume e la perde e così invece di prendersi il doppio lo sciocco cane resta a bocca asciutta.

(Gaio Giulio Fedro (20/15 a.C. circa – 51 ca.) è stato uno scrittore romano, autore di celebri favole).

2) IL CORVO E LA VOLPE di Esopo Un corvo che aveva rubato un pezzo di formaggio volò su un ramo di un albero. Una volpe lo vide e volendo per se il formaggio, si mise a lodare il corvo per la sua eleganza, la sua bellezza, gli disse che nessuno meglio di lui poteva essere considerato il re degli uccelli, e che lo sarebbe diventato presto. “ Peccato che tu sia muto!” gli disse la volpe. Allora il corvo, per far sentire che aveva una bella voce, spalancò il becco ed emise un grido. Subito la volpe si precipitò sul formaggio caduti per terra: “Caro corvo, nulla ti mancherebbe per essere Re se avessi un po’ di cervello!

(Esòpo, 620 a.C.circa – Delfi, 564 a.C., è stato uno scrittore greco antico, noto per le sue favole)

3) I DUE VASI di Jean de La Fontaine

Nel tondo viene illustrato questa favola modificando il viaggio: non più su un carro ma lungo una forte corrente di un fiume da superare. Il risultato è lo stesso. C’erano una volta un vaso di terracotta e un vaso di ferro. Un giorno, il vaso di ferro propose all’altro di partire insieme per un lungo viaggio, sul carro del loro padrone. “Mi piacerebbe” disse il vaso di terracotta “ma è meglio che rimanga accanto al camino; infatti, tu sei forte e robusto, ma io, al primo scossone, andrei in mille pezzi”.“Non preoccuparti” disse il vaso di ferro “Ci penserò io a proteggerti. Se qualcosa o qualcuno dovesse minacciarti, nasconditi dietro di me e io ti difenderò”. Il vaso di terracotta si fece convincere da queste parole e i due partirono insieme. I vasi, però, non fecero molta strada: alla prima buca, il carro sobbalzò e il vaso di ferro, colpendo quello di terracotta, lo mandò in mille pezzi.

(Jean de La Fontaine, Château-Thierry, 8 luglio 1621 – Parigi, 13 aprile 1695) è stato uno scrittore e poeta francese autore di celebri favole).

4) LA VOLPE E IL GALLO di Jean de La FontaineSul ramo di un albero (nel tondo vi è una variante) stava in vedetta un vecchio gallo accorto e scaltro. – Fratello – disse una volpe facendo la voce dolce – noi non siamo più in guerra. Questa volta abbiamo fatto la pace generale: vengo ad annunziartelo. Scendi che ti voglio abbracciare; fa’ presto per piacere, perché debbo partire oggi, e fare almeno quaranta miglia. Tu e i tuoi potrete star dietro ai vostri affari senza alcun timore; noi collaboreremo con voi come fratelli. Potete fare i fuochi artificiali dalla gioia, fin da questa sera, e intanto vieni a ricevere il bacio d’amore fraterno. – Amico – rispose il gallo – non avrei mai potuto apprendere una notizia più dolce e più bella di questa su questa pace; e averla datemi raddoppia la gioia. Vedo due levrieri: credo siano corrieri mandati a dare questo annuncio; sono veloci e saranno qui tra un momento. Scendo: così potremo abbracciarci tutti, l’un l’altro. – Addio – disse la volpe. – La strada che debbo fare è lunga. Festeggeremo il successo della vicenda un’altra volta. Subito la furbacchiona se la svignò, si mise al sicuro, delusa del suo tranello. E il nostro vecchio gallo si mise a ridere tra sé della sua paura: perché è un doppio piacere ingannare l’ingannatore.

(Jean de La Fontaine vedi sopra)

SESTA STANZA (A SUD) 

In questa stanza il soffitto è decorato a stucchi caratterizzati da un rilievo molto basso, e  rappresentati da otto riquadri (racchiudenti immagini di difficile interpretazione) con segmenti rettilinei e altri curvilinei, per questo detti riquadri mistilinei. La descrizione sottostante di ciascuno è quella di Noè nel suo lavoro “Rezzonicorum cineres”. Poiché i singoli riquadri nella loro totalità non mi hanno evidenziato sufficientemente i dettagli, ad ognuno di questi ho aggiunto singolarmente i dettagli più significativi.

1. paesaggio con figura femminile che stende il proprio mantello sulle acque e cammina sopra di esso (la Fede?)2. Paesaggio roccioso. Nel cielo il disco di un pianeta. A terra un uomo stringe un triangolo (la Scienza?)3. Paesaggio con figura femminile che esce da una tomba scoperchiandola. Accanto una torre brucia (la Resurrezione?)4. Un uomo vecchio alata vola su un paesaggio ingombro di ruderi (Il trionfo del Tempo?)5. Paesaggio roccioso. Su una rupe un tempio e un cavallo alato in atto di impennarsi. In basso una figura femminile con clipeo alato, spada e corona.6. Paesaggio marino con barca a vela carica di animali. A poppa un giovane nudo alato (Il Favore spinge la barca della fortuna?)7. Un paese solitario con un eremita attorniato da libri e strumenti astronomici (la Meditazione?8. Un gigante solleva un’isola con sopra una città

SETTIMA STANZA

L’ULTIMA a EST  detta anche Stanza dei gruppi marini. E’ larga 7,90 m. lunga 6,90 m. e alta 7,90 m. E’ caratterizzata dalla presenza nelle quattro sovrapporte di altrettanti stucchi di grande effetto e di stupefacente realizzazione. Mi piace trascrivere quanto scritto da Paola Marini al riguardo ” … stupefacenti cavalli dalle turgide criniere impregnate di vento e divinità marine, introdotte dai loro corteggi, fuoriescono a tutto tondo  con elastico dinamismo e accentuato chiaroscuro dai flutti, dalle rocce e dai vegetali concentrati sull’architrave delle porte e, con drammatico contrasto, dalla superficie liscia delle pareti”. (dal libro INTERNI BASSANESI)

stucco sovrapporta a nord-oveststucco sovrapporta sud-oveststucco sovrapporta a sud-est stucco sovrapporta a nord-est

Approfondimenti

GLI STUCCATORI 

MAZZETTI TENCALLA CARPOFORO nacque in Bissone (località sul lago di Lugano) l’anno 1684. E’ stato un eccellente stuccatore. Nella fresca sua età si portò a Venezia, dove ritrovò Abbondio Stazio luganese, anch’egli insigne stuccatore, come diremo a suo luogo, che lo ricevette come suo scolaro. Unì alla sollecita instruzione di tanto Maestro il giovane Mazzetti tutta la possibile sua diligenza e attenzione, e in breve, non solamente pareggiò lo Stazio, ma superollo nella aggradevole formazione de’ puttini da gareggiare con quelli dell’Algardi e del Fiammingo. Stazio e Mazzetti fecero lega insieme così stretta, che uno non soleva lavorare senza l’altro: lega che disciolse la sola morte. Mazzetti morì in Venezia l’anno 1748. E fu sepolto giusta il suo desiderio nella Chiesa di S. Maria della Fava de’ Padri dell’Oratorio. Al cognome Mazzetti fu aggiunto quello ancora di Tencalla, perché il rinomato pittore Tencalla anch’esso di Bissone, come si vedrà al suo proprio articolo, ordinò nel suo testamento , che la sua facoltà passasse alla famiglia Mazzetti coll’obbligo di essere chiamato Mazzetti Tencalla

STAZIO ABBONDIO nacque in Massagno poco distante da Lugano nel 1675. Era figlio naturale della famiglia Stazio che divenuta straricca, abbandonò il commercio, e nel 1653 fu aggregata alla nobiltà veneta. Abbondio si portò a Roma a studiare l’arte di stuccatore tanto di figure, come di ornato, e in breve tempo divenne eccellente. Passò in Germania ad esercitare con molto suo onore e vantaggio l’appresa sua arte, e quindi a Venezia, e là fissò il suo domicilio, e lì morì nel 1757 e fu sepolto nella Chiesa di S. Geremia sua parrocchia. Oltre i tanti lavori eseguiti col suo fedele amico e compagno Mazzetti Tencalla, come già abbiamo accennato nell’articolo di Mazzetti Tencalla, lavorò nella casa Albrizzi e in figure, e in ornati. Lasciò alla vedova sua moglie diecimila ducati. Stazio era di bella presenza e di tratto grazioso e amabile. A giusta laude di questi due illustri Uomini Luganesi mi trovo in dovere di accennare non tutte le loro Opere, ma almeno le principali, e sono 1. La gran volta della Chiesa de’ Gesuiti in Venezia 2. La Cappella Maggiore della Chiesa Parrocchiale di S. Canziano 3. La Volta della Scuola del Carmine 4. L’eccellente lavoro nel Duomo di Udine nel Friuli 5. La Cappella Maggiore nel Duomo di Bassano (l’attuale chiesa di San Giovanni) 6. La Volta della stanza nella Biblioteca di S. Marco, in cui si conservano preziosi manoscritti 7. I Palazzi Foscarini, Zobenico alli Carmini, Pisani, Maffetti presso S. Paolo, Sagredo presso S. Sofia, Duodi, Rezzonico (in campagna = a Bassano) In una parola non avvi, direi quasi, in Venezia, palazzo, e casa di qualche considerazione, in cui non si veggano i lavori di questi due grandi amici, e indivisi compagni Stazio e Mazzetti Tencalla. Da Dizionario Storico-Ragionato degli uomini illustri del Canton Ticino del padre lettore Gian-Alfonso Oldelli di Mendrisio, In Lugano 1807 presso Francesco Veladini e comp.. (tratto da Google)

NINFE – CAVALLI MARINI – TRITONI

NINFE – Rappresentano divinità femminili secondarie della mitologia classica, che popolarono ogni parte del mondo naturale, dal mare alle sorgenti, dai fiumi alle grotte, dagli alberi alle montagne. Erano divise in svariate classi a seconda delle diverse parti della natura di cui erano le rappresentanti. Si distinguevano così le ninfe del mare, quelle dell’acqua, delle montagne e delle grotte, delle gole, degli alberi. Le ninfe del mare comprendevano le Oceanine o Ninfe dell’Oceano ritenute figlie di Oceano, e le Nereidi ninfe del Mare Mediterraneo, ritenute figlie di Nereo. Erano considerate divinità amabili e benevole, abitanti con il loro padre Nereo sul fondo del mare e ritenute protettrici dei marinai. Erano venerate in diverse località della Grecia, ma in particolar modo nelle città costiere e nei principali porti. Si riteneva che fossero delle splendide fanciulle, ma non di rado sono rappresentate con il corpo per metà umano e per metà di pesce, differenziandosi pertanto dalle Naiadi. Le Ninfe delle acque comprendevano, in particolare, le Naiadi, legate alle acque sorgive, ai laghi, ai fiumi, ai ruscelli, alle fonti e alle cascate. Di solito sono rappresentate come generiche figure femminili giovani e panneggiate. Vi erano poi le Ninfe delle montagne, o Oreadi o Orestiadi, che presiedevano anche le grotte e spesso traevano il nome delle montagne stesse e dalle regioni che abitavano. Ninfe erano anche le Napee che abitavano nelle gole e negli anfratti fra le rupi. Le Ninfe degli alberi erano dette Driadi e Amadriadi; si riteneva che esse morissero quando moriva l’albero nel quale avevano la loro dimora e con il quale erano venute alla luce. Esistevano poi altre Ninfe collegate a località specifiche e usualmente chiamate coi nomi derivanti dai luoghi a cui erano associate.

CAVALLI MARINI – Vivono nel mondo sottomarino e hanno testa e collo di cavallo e con la coda di pesce, talora con zampe palmate.

TRITONI – Vengono descritti come creature marine con il capo e il busto umano e con la parte inferiore del corpo di pesce o anche serpetiforme e terminante a coda di pesce.

(Da DIZIONARIO DI MITOLOGIA di Anna Ferrari)

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pubblicato il 28 novembre 2020

 

 

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