BORSO DEL GRAPPA – CHIESA PLEBANIALE DI SANT’EULALIA – IL SARCOFAGO DI CAIO VETTONIO

CHIESA PLEBANIALE DI SANT’EULALIA

 IL SARCOFAGO DI CAIO VETTONIO

Come già scritto, nei locali della sacrestia della Chiesa di Sant’Eulalia, oltre ad antichi arredi lignei, ad alcune lapidi commemorative, ecc. si trova anche, non un vero sarcofago, ma una lapide sepolcrale  che ricorda  un certo Caio Vettonio Massimo, della tribù Fabia. Comunque  Il termine sarcofago, per questa lapide sepolcrale, è entrato nell’uso comune. .

Dalla sua scoperta, questo sarcofago divenne di grande interesse non solo  archeologico, ma anche storico in generale e locale in particolare.

Vi è un testimone oculare di questa scoperta: si tratta del cancelliere della “Comunità di Asolo” un certo Gaspare Forlani che nel 1718 raggiunse Sant’Eulalia per confermarne la scoperta.

Così scrisse nel suo manoscritto ” Sta incastrato questo bell’epitaffio (il sarcofago)  di Caio Vettonio Massimo nella Villa di S. Eulalia, o come il volgo dice “di Sant’Ilaria”  distretto di Asolo,  fuori dalla parrocchiale di quell’arcipretato, su facciata meridionale del coro. Si ha per tradizione che fu trovata nelle rovine della Chiesa vecchia di San Cassiano, e che di là la portassero al sito presente, nel quale trasporto restasse offesa da una crepatura a mezzo che nulla però pregiudica il suo contenuto”.

Il crollo di questa chiesa di San Cassiano fu causato dal terribile terremoto di Santa Costanza, avvenuto il 25 gennaio 1695, il giorno di Santa Costanza. E’ stato calcolato  che questo terremoto abbia avuto secondo CPTI11 una magnitudo Mw 6,5 , il più forte evento sismico localizzato nel Veneto (CPTI11 significa Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani 2011).

Si ritiene che l’epoca di questo reperto sia tra il II e il III secolo dopo Cristo.

Quindi per secoli tale sarcofago restò inserito nella parete laterale del coro della vecchia  Chiesa plebaniale e solo nel 1960, per l’intervento della Sovrintendenza archeologica del Veneto,  fu staccato da quella localizzazione e trasportato nella saletta adiacente alla attuale sacrestia, e qui lo troviamo anche oggi.

LA LAPIDE Questa  è la parte frontale del sarcofago con l’ l’iscrizione latina  e ai lati due figure chiamate eroti  psychophoroi  o amorini o questa è la mia foto scattata alcuni anni fa in occasione della realizzazione del file sulla “Chiesa di Sant’Eulalia”.L’ISCRIZIONE A destra e a sinistra dell’iscrizione vi sono questi due eroti uno a destra e uno a sinistra con la funzione di condurre l’anima nell’aldilà (psychophoroi)

LO SCUDO. Continuando la descrizione, il fianco destro è caratterizzato da uno scudo rotondo sovrapposto a due aste rovesciate.LA LORICA MUSCOLATA. Il fianco sinistro mostra la “lorica musculata” con manichette e gonnellino sfrangiati e un elmo in parte rovinato per una fessurazione della superficie.(La lorica musculata, detta anche corazza anatomica, era un tipo di armatura in uso nell’esercito romano e nella legione (soprattutto da parte degli ufficiali in età repubblicana e imperiale) dalle origini di Roma fino alla fine dell’impero. La musculata consisteva di una corazza in lega metallica che riproduceva i muscoli del petto e del torace, spesso con l’aggiunta di protezioni alle gambe e agli avambracci, fasce in pelle dette pteruges. Queste ultime erano costose e per questo chi le indossava era di solito molto facoltoso in età monarchica e alto-repubblicana o di rango elevato in età imperiale, non a caso un equipaggiamento di quel tipo era riservato agli ufficiali (principales), ai tribuni, ai legati, ai prefetti).

L’ISCRIZIONERIFLESSIONI DI BONIN  ” L’influenza della parlata germanica locale, probabilmente retica si è detto, traspare sia dalla “scrittura continua” dove le parole non sono distanziate o distinte le une dalle altre, sia anche – per “l’ assenza di segni di punteggiatura”, come spesso si constata nelle iscrizioni votive retiche. Tra altri elementi che riconducono all’influenza di una cultura germanica locale è il termine VIVOS anziché VIVUS cioè con la desinenza -OS tipica del venetico e del retico. Infatti, ben difficilmente può essere un arcaismo latino dal momento che siamo nel III secolo dopo Cristo e le popolazioni locali hanno cominciato a sentire l’influenza della lingua e della cultura romana in un momento in cui quest’ultima era ormai ben sviluppata e assestata. Neppure si può pensare ad una forma poetica, come talora accadeva. Molto più probabile quindi – conveniva il Frassòn e, più tardi, anche il Pisani – che si tratti di influenza della lingua locale germanica, e ciò appare tanto più plausibile visto che nel testo compare la frase PAGANlS MISQUILEN dai latinisti da sempre tradotta “agli abitanti del pago di Misquile” .

TRADUZIONE 

Agli Dei                                                                                                             Mani         C. Vettonio Massimo della tribù Fabia, veterano, tornato dal servizio militare, da vivo egli stesso per sé fece e in memoria di sé e per onorare la sepoltura con rose e cibi (offerte?) , agli abitanti del pago di Misquile diede ottocento sesterzi affinché, dal reddito di questa somma, rose non meno di sedici sesterzi vogliano porre e la restante parte ricavata dall’impiego del capitale, cibi (offerte?) al tempo delle rose e al tempo della vendemmia, ogni anno, volle fossero posti, e stabilì che il luogo fosse accessibile.

Il  ritrovamento di questo sarcofago diede luogo a numerosi altri ritrovamenti archeologici  di tipo funerario, distribuiti – per le loro caratteristiche – su svariati secoli, costituendo in tal modo un sito sepolcrale dapprima paleoveneto, quindi romano e infine cristiano.

APPRODONDIMENTI

CHI ERA CAIO VETTONIO MASSIMO?

Di preciso non lo sappiamo, tuttavia dai reperti ritrovati si può arrivare  a qualche dato.

Che fosse un militare di professione, lo dice  non solo  l’uniforme presente nel lato sinistro, ma anche lo scudo e le  lance del lato destro.

Questi ultimi reperti, poi, sono presenti in genere nella Venezia  romana della prima epoca imperiale,  nel  corpo militare della cavalleria, e più precisamente al rango equestre.

E’ verosimile da quanto detto che Caio Vettonio in vita  abbia avuto  un ruolo importante in questo corpo degli equites, che in sostanza rappresentava una “casta” sociale e militare romana basata sul censo.

Ma non bastava il censo, bisognava avere un certo fisico, saper addestrare e cavalcare un cavallo, e aver militato nell’esercito per almeno dieci anni.

Comunque dall’iscrizione dice solamente di essere un veterano, tornato dal servizio militare.

PAGUS MISQUILE

Si legge: “lascio agli abitanti del pago di Misquile …”

Significato di Pago: Distretto amministrativo rurale di istituzione romana, di dimensioni e composizione insediativa variabili, la cui presenza è documentata principalmente fra il II secolo a.C. e il IV d.C.

Il pago di Misquile comprendeva un ampio territorio comprendente oltre alla Pieve di Sant’Eulalia anche le comunità di Crespano, San Zenone, Borso, Semonzo, Romano, Liedolo, e Mussolente.

Sant’Eulalia rappresentava il centro amministrativo, politico del pago, mentre la zona sacra, il centro religioso dove si esprimeva il culto delle divinità, era Liedolo, così chiamato per la presenza di un tempio pagano dove era adorato dai Misquilesi un “Idolo”, un “Fauno”, tempio situato sopra un rilievo oggi chiamato Colle di San Lorenzo.

Il Fauno era una divinità della natura appartenente alla mitologia romana. Più precisamente era la divinità della campagna, dei greggi e dei boschi. Il suo aspetto aveva la forma umana, ma con piedi e  corna di capra.

ROSALES E VINDEMIALES

Questi due termini evocano le stagioni della primavera (le rose) e dell’autunno (l’uva e con essa la vendemmia).

Questi sono termini unici o quasi nel vocabolario latino. Questa unicità è stata sottolineata  dall’opera di Egidio Forcellini “Totius Latinitatis Lexicon” cui dedicò tutta la vita. (Egidio Forcellini, Fener (BL) 26 agosto 1688 –  Padova, 5 aprile 1768)

La richiesta di offerte a primavera e ad autunno si collegava alle commemorazioni funebri periodiche che si svolgevano sulla tomba del defunto.

Queste commemorazioni avvenivano o in ambito pubblico mediante le “Parentalia” o in ambito privato.

Il periodo delle “Parentalia”, dal 13 al 21 febbraio, richiedeva un lutto generale: templi chiusi, nessun matrimonio, e si coprivano le tombe di corone e si facevano sacrifici agli dei.

La festa delle rose era invece una festa privata e consisteva in un banchetto durante il quale venivano distribuite ai presenti delle rose e altre venivano poste sulle tombe.

FONTI DOCUMENTALI

IL PEDEMONTE GERMANICO, di Adalgiso Gino Bonin, attilliofraccaroeditore, 2016

L’ASOLANO, di Sac, Carlo I. G. Bernardi (opera postuma), Bassano, Tipografia Vicenzi, 1954

LA CHIESA MATRICE DI SANTA EULALIA DI MERIDA V.M., di Don Manuel Fabris, Kappadue Arti Gradiche, Ramon di Loria (TV), 2016

STORIA E LEGGENDE DELLA TERRA VENETA, di Alessio De Bon, Tipografia “Pasubio”, Schio, 1941

TERRA MIA. SANT’EULALIA DEL GRAPPA, NOTE STORICHE E ARTISTICHE, di Antonio F. Celotto, Tip. Fontestampa Onè di Fonte, 1977

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pubblicato il 4 maggio 2021

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