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Categoria: Bassano del Grappa (storie, personaggi, ecc)

LA MADONNA REGINA E IL SUO CAPITELLO

TRA VIA OGNISSANTI E VIA MASSIMILIANO KOLBE

di Vasco Bordignon

Il capitello ha una struttura in muratura di cm 350×200, con un timpano ricoperto di coppi. Tale struttura è abbellita da due colonne con capitello.

Nella nicchia (230×130 cm), protetta da una lastra di vetro, è stata dipinta a fresco la Madonna che ha sotto i suoi piedi il globo terrstre e il serpente tentatore.

La Vergine in questa immagine ha la tunica chiara e il manto azzurro; le mani sono protese verso il basso ed emanano dei raggi luminosi come nella Medaglia Miracolosa. Sulla sua testa una corona ragale e attorno nove stelle. Testimoni della grandiosità di Maria in alto tre volti felici di angioletti.

Secondo Padre Fiorenzo Cuman è databile a metà dell’8oo.

001 via ognissanti dove si trova e come si presenta 700x CIMG680dove si trova

002 via ognissanti limmagine dipinta nel suo insieme 700x CIMG6811

l’immagine dipinta

003 via ognissanti 700x madonna con le mani radiose CIMG6798

le sue mani miracolose

004 via ognissanti 700h x serpente ai piedi della madonna CIMG6799 copia

il globo terrestre e il serpente

005 via ospissanti 800x volto con le 9 stelle IMG 3778 copia

la corona e le stelle

006 via ognissanri 800x . volto comn le stelle e gli angioletti IMG 3777 copia

gli angioletti

FONTE DOCUMENTALE: dal libro di Padre Fiorenzio Cuman, LUNGO LE VIE LA FEDE DEGLI UMILI, BASSANO DEL GRAPPA, G.S. Stampa – Aurelia Edizioni, Asolo 2004

pubblicato 03-07-2018

AL BOTTEGON

di Vasco Bordignon

POZZA FILOMENO

Questa è la foto di Filomeno Pozza, e ai più, sia il nome (a parte il “Filomeno”), sia l’immagine, abbastanza uguale a quelle degli uomini d’inizio novecento, non susciterà nessuna reazione. Eppure quest’uomo è stato un imprenditore di grande coraggio e di grande determinazione. Filomeno Pozza, di famiglia lusianese, nasce a Bassano il 19 aprile 1876 da Pergentino e da Pizzato Giovanna. Inizia, giovanissimo, con l’apertura di un bar in quella che oggi è la centrale via San Bassiano, trait d’union tra Piazza Garibaldi e Piazza Libertà. Era situato dove ora vi è un negozio di abbigliamento.

Nei primi anni d’inizio secolo apre poi in Piazzotto Montevecchio sotto il nome di “Cantina Popolare” una rivendita di vini, oli e liquori, prevalentemente del Sud Italia.

002 CANTINA POPOLARE 640X IMG 7694

Nel 1908 e anni successivi costruisce e poi gestisce l’Hotel Ristorante Excelsior, al quale annette una pista di pattinaggio a rotelle, che rappresentava una novità per l’epoca.

005 vista panoramica dalla terrazza del Ristorante excerlsio 640x 1912

panorama dal terrazzo del Ristorante Excelsior (1912)

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pista di pattinaggio (1910-1912 circa)

Ma poi scoppia la prima Guerra Mondiale e Filomeno viene chiamato alle armi. Deve chiudere l’Hotel, e tutti i mobili, suppellettili e la posateria in argento vengono murati. Manda la famiglia sfollata a Roma.

Terminata la guerra, riapre l’Hotel nonostante che gli sia stato rubato tutto quello che aveva nascosto. E ha altri progetti per i prossimi anni.

filomeno pozza 740x progett063 copia

Nel giugno del 1922 vi è un progetto nel quale Filomeno Pozza chiede il permesso di ridurre a negozi i due vani a mezzogiorno dell’Excelsior e di costruire una plazzina attigua a questo come da disegno (sopra). Non credo che il progetto sia andato a buon fine.

Poi, nel 1928 inizia un’altra impresa: la costruzione del cinema “Grotta Azzurra” nell’attuale via Matteotti, allora via Cairoli. Ma oltre ad esservi una crisi economica generale, insorgono problemi costruttivi a causa della presenza in quel sito non di terra ma di una infinità di rifiuti [si trattava di un’antica discarica] tanto da dover spendere un patrimonio per arrivare a fare le fondamenta e l’edificio sovrastante, contrassegnato anche da eleganti davanzali in ferro battuto, che comprendeva il cinema, quindi un salone utilizzabile anche per feste o conferenze o riunioni di vario tipo, e infine l’abitazione (immagini sottostanti).

007 casa ex via cairoli 600X CIMG4020

008 elegante davanzale della casa di via cairoli 640x CIMG4022Ma per fare tutto ciò ci vollero troppi soldi e con il mancato utile derivante dall’apertura della “Grotta Azzurra”, a causa anche della concorrenza del già avviato storico cinema Olimpia, Filomeno dovette dichiarare il fallimento economico.

Nello steso tempo deve anche abbandonare l’abitazione dell’allora via Cairoli (ora Matteotti) per spostarsi nella stretta via del Teatro vecchio, dietro la Chiesa di San Luigi. Si porta appresso in questo trasloco una cosa allora di gran valore: la vasca da bagno in ghisa!

zzzz vasca in ghisa al bottegon

La famiglia però con i sei figli deve andare avanti, e Filomeno, con l’aiuto di altri commercianti, rileva una drogheria in piazza Garibaldi (vicino all’attuale Caffè Danieli)

A causa del fallimento, deve intestare il nuovo negozio alla moglie Turcato Emma, sposata il 10 febbraio del 1912. Vi si vendevano i classici prodotti necessari alla casa e al lavoro, la pasta, la passata di pomodoro sfusa sul cartoccio, il baccalà, le aringhe, il mandorlato a Natale, e per il lavoro la soda caustica per fare il sapone, l’arsenico per i topi, il verderame per le viti, i colori in polvere, i primi guanti in gomma importati dall’Inghilterra, la lisciva per il bucato, il carburo per le lampade a gas, e molti altri prodotti.

Nel 1941 si sposta nell’attuale posizione, e vi prestano la loro opera tre figli: Giovanna, Renzo e Aldo.

009 1946 bottegon 1946 640x immagine del 1946

Filomeno Pozza muore a Bassano del Grappa il 26 dicembre 1963.

0011 1980 bottegon1 1980 640x immagine del 1980

L’assortimento merceologico segue i tempi e arrivano i primi detersivi chimici, le vernici non si fanno più con i colori in polvere… e la passione dei fratelli per il disegno e la pittura li porta ad introdurre un assortimento sempre più vasto di questi articoli.

0012 al bottegon linsegna attuale da piazza garibaldi 740x CIMG4009AL BOTTEGON oggi, entrata

0013 AL BOTTEGON vetrina attuale 640x CIMG1047AL BOTTEGON oggi, vetrine

Ed ora entriamo e proponiamo alcune immagini dell’interno

0014 al bottegon panoramica di un angolo della bottega 740x CIMG4011

0015 AL BOTTEGON colori 640x CIMG7681

0016 AL BOTTEGON pennelli 640x CIMG7661

0017 AL BOTTEGON saponette 640x CIMG7669

0018 AL BOTTEGON sapone di aleppo 640x CIMG7677

0023 AL BOTTEGON lacci 640x CIMG7671

Anche attualmente i settori merceologici sono vari: detergenti, articoli per la casa, candele, articoli per calzature, saponi, oli, pettini, spazzole e articoli per la persona, tè, infusi, spezie, frutta secca e prodotti per dolci, vernici, pennelli, adesivi e articoli per la manutenzione della casa, colori per artisti, pigmenti in polvere, pennelli, vernici per quadri, articoli per modellatura, prodotti per restauro, ecc… e poi … tanta competenza. Provare per credere!

Ringrazio Alessandro Pozza (attuale proprietario, figlio di Aldo) per la cortesia e la disponibilità accordatami.

pubblicato 11-06-2018

LA MADONNA CON BAMBINO

DI VICOLO BASTION

a cura di Vasco Bordignon

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CIMG6277 740H bassano . MADONNA CON BAMBINO via marinali vedi pag.14 di spigolature copia

Nell’angolo tra via Mure del Bastion e Vicolo Bastion, alla fine della via Orazio Marinali, dove si apriva il portello dei Cappuccini, vi è un grazioso capitello dedicato alla Madonna. Si tratta di un dipinto a olio su lamiera, collocato in una nicchia, delle dimensioni di cm 120×80, ricavata nello spessore del muro della casa, a circa due metri dal suolo. I proprietari dell’edificio sostenevano che il dipinto potesse risalire alla fine del diciannovesimo secolo o ai primi di quello successivo. Nel 1945, quando effettuarono il primo restauro del fabbricato, già c’era l’icona di Maria con in braccio Gesù Bambino con un ramoscello d’olivo in mano, e l’abbellirono con una cornice in marmo bianco, e misero, per proteggerla da eventuali atti vandalici, un cancelletto di ferro battuto. Nel mese di aprile del 1945 durante un bombardamento, alcune schegge andarono a colpire la lamiera dove era dipinta la Madonna, procurandole un ampio foro e altri più piccoli che però non danneggiarono seriamente le sacre immagini. Considerata la violenza del bombardamento e i danni subiti dai fabbricati circostanti, gli abitanti della via pensarono che il dipinto fosse stato conservato per miracolo.

FONTI DOCUMENTALI

Padre Fiorenzo Cuman, LUNGO LE VIE LA FEDE DEGLI UMILI , BASSANO DEL GRAPPA. Aurelia Edizioni, Asolo, 2004.

Remonato Ruggero, SPIGOLATURE BASSANESI. A SPASSO PER LA CITTA’ DI IERI E DI OGGI. Editrice Artistica Bassano, 2010.

IL TEMPIO OSSARIO

OGGI

di Vasco Bordignon

Il Tempio, costruito in stile gotico veneziano con tracce di romanico, ha croce latina e poggia su un basamento di sette gradini che ne abbraccia tre lati. Volge la sua facciata principale a nord verso il Centro Storico della città. Si presenta suddiviso in tre navate con cappelle laterali, dotato di transetti absidati e profondo presbiterio centrale con abside a tutta altezza. Lateralmente al presbiterio, simmetricamente disposti, si trovano due altari minori di ridotta profondità e le scalinate di accesso alla cripta. Il manufatto misura 75 metri di lunghezza e 43 di larghezza in corrispondenza dei transetti con altezze interne di mt. 22,10 nella navata centrale e di mt. 34,50 nel tiburio, con una superficie interna complessiva a livello pavimento di mq. 1970.

L’ESTERNO

TO LATO NORD 01bis 700X da via verci con impalcatrura della mostra vicino alla facciata CIMG7092 copiaLa facciata principale del Tempio Ossario guarda a nord verso via Verci, in parte nascosta dai pannelli della mostra della Grande Guerra

La facciata principale a cuspide, in mattone rosso faccia a vista, tripartita da due paraste, mostra tre portali in pietra bianca locale (di Pove) finemente lavorata, sovrastati da rosoni in pietra tenera dei Berici. La sommità è alleggerita da una decorazione ad archetti pensili.

I portali in pietra, lavorati a sguancio con profilature a spirale e fogliame, risultano slanciati con alte cuspidi.

Le lunette sopra l’architrave hanno decorazioni in ceramica.

TO LATO NORD 700 X 05 CUSPIDE E LUNETTA CENTRALE CON IL REDENTORE ossario nord ingresso principale mediano CIMG6897

il portale centrale

TO LATO NORD 800X 06 LUNETTA CENTRALE CON IL REDENTORE ossario nord ingresso principale mediano CIMG6899 copia

Nella porta centrale vi è rappresentato il Redentore con la mano destra benedicente e con la sinistra tiene in mano un libro con le lettere Alfa ed Omega.

Questa porta è alta 13 metri e termina a guglia, in pietra bianca di Pove.

TO LATO NORD 8000X 07 cuspide e LUNETTA DI SX CON SAN BASSIANO ossario nord primo ingresso a sx CIMG6894 copia

portale di sinistra

TO LATO NORD 800X 08 LUNETTA DI SX CON SAN BASSIANO ossario nord primo ingresso a sx CIMG6895

Nella lunetta San Bassiano, patrono della Città.

TO LATO NORD 700X 09 CUSPIDE E LUNETTA DX BEATA GIOVANNA CON CUSPIDE ossario nord ingresso a ovest a dx CIMG6900

portale di destra

TO LATO NORD 800X010 LUNETTA DI DX CON BEATA GIOVANNA DSCN9718 copia

Nella lunetta la Beata Giovanna, co-patrona della Città.

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Il rosone principale in pietra distrutto durante i bombardamenti dell’ultimo conflitto, ha un diametro di circa 8 metri con accurata lavorazione a 16 colonnine con crocette terminali e vetrata interna. I rosoni laterali, sempre dello stesso materiale, hanno un diametro di circa mt. 2,50 con 8 colonnine e semi-croci.

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In sommità si eleva una grande croce di circa 4 metri anch’essa in pietra tenera.

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la facciata est confina con le strutture del Centro Giovanile

In questa immagine è ben visibile le sei bifore che illuminano la navata minore, mentre sopra i sei grandi oculi della navata centrale e al centro, nella parte inferiore, a livello della quarta partitura, vi è la porta di accesso. (vedi più sotto)

CIMG6685 700x EST ROSONE E CAPPELLA POLIGONALE qui vediamo in basso alcune bifore dell’esterno della cappella poligonale dedicata alla Madonna Pellegrina, più sopra la facciata est del transetto con il grande rosone, e più sopra, con i ponteggi, il tiburio

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TO LATO EST 800x LUNETTA SAN SEBASTIANO bassano ossario lunetta est san sebastiano DSCN9716

lunetta con san Sebastiano sopra la porta di questa facciata

TO LATO OVEST 800x okoko tutta FACCIATA INTERA

facciata ovest con evidenza il tiburio e le torri campanarie e anche in questa foto nella parte alta i sei grandi oculi che illuminano la navata centrale e sottostante le sei bifore che illuminano la navata minore di destra; alla quarta partitura si apre la porta d’ingresso laterale.(più sotto)

TO LATO OVEST 7000xTIBURIO E cAPPELINA DSCN9722 copia

in evidenza il tiburio, una parte del transetto con il rosone, e sotto due lati della cappella poligonale dedicata a Sant’Antonio da Padova.

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TO LATO OVEST 800x LUNETTA DI SAN DACIANO DSCN9719lunetta di San Daciano sopra la porta di questa facciata

Le facciate laterali scandite da paraste presentano una serie di sei bifore che illuminano l’interno delle navate minori, mentre al di sopra con identica ritmatura, sul volume della navata centrale sono ricavati sei grandi oculi.In corrispondenza della quarta partitura è collocata la porta di accesso laterale con portale in pietra a lavorazione più semplice di quelli della facciata principale e con lunette dedicate a San Sebastiano per la porta ad est e a San Daciano per quella ad ovest.

Più a sud si trovano i due transetti con rosone e absidi poligonali a cinque bifore. Proseguendo si notano tre snelle aperture ad arco, ad illuminare internamente le scalinate che conducono alla cripta, le due torri slanciate ed infine la grande abside poligonale caratterizzata da un doppio ordine di monofore sovrapposte.

TO LATO SUD 700H X CON LE TORRI DSCN9713

Dal lato sud oltre alle due torri campanarie possiamo identificare centralmente la grande abside poligonale caratterizzata da un doppio ordine di monofore sovrapposte; più in alto il tiburio che nasce dall’incontro tra navata centrale con i due transetti, e ai suoi lati gli spazi per gli altari adiacenti al grande presbiterio centrale, e ancora più a lato si può identificare una piaccola parte delle due cappelle absidate che si aprono alla fine delle due navate minori.

LE CAMPANE

Quando il Tempio fu inaugurato, ai due agili campanili che, ai lati dell’abside, si slanciano verso il cielo mancava ancora la voce delle campane.

Venne costituito un comitato per raccogliere i fondi necessari al loro acquisto. Fra coloro che più si adoperarono a questo scopo si devono citare il capitano cav. Armando Del Mestre, presidente della Sezione cittadina del Nastro Azzurro e la signora Maria Romelli Ferrari, grazie al cui interessamento presso il generale Emilio De Bono fu possibile ottenere un notevole contributo dal Governo nazionale.

Nel 1939 le campane furono fuse gratuitamente nella rinomata fonderia del cav. Giovanni Colbacchini, la cui attività fu continuata fino al 1972 dal nipote Matteo Favretti.

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LA DITTA COLBACCHINI

La decadenza economica di Bassano, provocata dalle disastrose guerre napoleoniche, si protrasse e si aggravò in epoca asburgica. Tra le aziende che resistettero alla crisi vi fu la fonderia di campane Colbacchini, che in quell’epoca contava cinque operai.La famiglia Colbacchini era presente in Angarano fin dalla seconda metà del Seicento: nell’archivio parrocchiale della Ss. Trinità si trova, nel registro del 1668, l’atto di battesimo di “ Domenico figlio di Jseppo Colbachin e di Paulina sua moglie”.

La fonderia fu avviata nei primi anni del Settecento da Giuseppe Colbacchini, che alla passione per quell’arte, univa una buona cultura della scienza musicale. Egli stabilì l’officina presso la propria abitazione, situata in borgo Angarano, davanti a quello che oggi è il viale dei cipressi che conduce alla chiesa.All’inizio dell’Ottocento, Daciano Colbacchini apri a Padova un’altra fonderia, dove mandò i suoi figli. Essa venne poi trasferita a Brentelle di Sotto, in provincia di Padova, e qui ha continuato la sua attività sino ai nostri giorni. Alla fine dell’Ottocento, un Luigi Colbacchini diede vita a Trento ad una fonderia, che oggi non esiste più e che è rimasta famosa perché nel 1924 produsse la monumentale campana di Rovereto, ideata per commemorare ogni sera con i suoi solenni rintocchi i caduti di tutte le guerre e di tutte le nazioni, fusa col bronzo dei cannoni catturati agli austriaci e con l’oro donato dalle vedove della prima guerra mondiale.Per l’alta qualità sonora e per la finezza delle decorazioni, le campane uscite dalla fonderia bassanese, attiva fino al 1972, erano ritenute tra le migliori del mondo.Già nel 1779 la ditta Colbacchini fu premiata con « medaglia d’oro dalla basilica di Sant’Antonio di Padova pel grandioso concerto di campane».Durante la dominazione austriaca nel 1821 ricevette una « medaglia d’oro per la fusione del grandioso concerto del Santuario di Maria Ss. di Monte Berico a Vicenza».Nel 1830 realizzò le nuove campane per Santa Maria in Colle di Bassano.

La cerimonia della loro benedizione è cosi ricordata: “27 settembre 1830. Questa mattina alle ore 10 ebbe luogo nel nostro duomo la solenne funzione della benedizione del nuovo concerto di tre campane, le quali debbono servire per la parrocchiale medesima. Dopo la messa, esse furono “in chordis et organo” benedette in grande pontifìcale da mons. Canova, vescovo di Mindo, padrini essendo il podestà Jacopo Rizzo e gli assessori municipali nob. conte Giambattista Roberti del fu Guerino e nob. Alberto Parolini. Fonditore delle suddette campane è stato Pietro Colbachini di Bassano. Essendosi rotta una delle due vecchie campane, che prima erano nel duomo, l’abate Jacopo Merlo, sagrestano della detta chiesa parrochiale, s’incaricò di fare la nuova fusione servendosi del vecchio metallo e supplendo al di più del medesimo ed alla spesa del getto mediante una carta soscrizionale di parecchi cittadini, i quali volontariamente concorsero a quest’opera decorosa» (da Cronache Bassanesi di GiambattistaVinco da Sesso).

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Le quattro campane maggiori furono consacrate dal Vescovo di Vicenza Mons. Rodolfi il 3 agosto 1939; le altre due minori vennero benedette successivamente dall’ arciprete abate Mons. Angelo Dalla Paola.

ossario campanon 5000x 073 copiaIl campanone con alcuni presenti alla fusione, tra cui Mons. Dalla Paola

La campana più grande (il «campanone») è intonata alla nota musicale «sì basso»; pesa 22 quintali ed ha il diametro di circa due metri. È riuscita una vera opera d’arte; sulla sua superficie sono state fuse pregevoli ornamentazioni; vi corre tutto intorno l’invocazione alla Madonna, e vi sono impressi gli stemmi del Pontefice Pio XII, del Vescovo Mons. Rodolfi, della città di Bassano, nonché le effigie del Redentore, di San Bassiano e di Santa Lucia.

Anche le cinque campane minori hanno gran pregio artistico e musicale: pesano complessivamente cinquanta quintali, sono perfettamente intonate alle note musicali ed hanno una voce sonora, omogenea, pastosa, ricca di vibrazioni e di grande capacità diffusiva.

Nella Pasqua del 1940 furono collaudate solennemente con un memorabile concerto dato dai famosi campanari di S. Anastasia di Verona.

Le cinque campane minori furono elettrificate qualche anno fa per interessamento dell’abate Mons. Giulio De Zen; il «campanone» è stato elettrificato il 25 Aprile 1989; ogni sera, fino al 2008 i suoi rintocchi ricordavano alla popolazione i Caduti per la Patria.

L’INTERNO

OSSARIO INTERNO 800x L’interno del tempio Ossario (foto Ceccon) quando ancora non si aveva delimitato, per notivi di sicurezza, lo spazio della navata principale fino al presbiterio e la struttura era ancora utilizzata per sacre manfestazioni. In evidenza le colonne , le cappelle laterali con i loculi dei caduti e le volte a crociera

Lo spazio interno manifesta il tipico “slancio verso l’alto” caratteristica dell’architettura gotica.Dieci alte colonne marmoree ritmano lo spazio e separano le navate, mentre le cappelle laterali contenenti le cellette dei caduti amplificano la lettura della grande spazialità complessiva.

CIMG6741 800 x cappelle dei caduti le cappelle laterali con le celle dei caduti

Il soffitto è strutturato con volte a crociera su diverse altezze con semplici decorazioni a stucco sulle costolonature.

CIMG6751 700x volta navata principale soffitto della navata principale

CIMG6728 volta 700x a a crociera di una navata laterale copiasoffitto di ua navata laterale

Ai lati del transetto vi sono le cappelle absidate dedicate rispettivamente ad est alla Madonna Pellegrina ed ad ovest a Sant’Antonio da Padova( vedi immagini sottostanti).

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la cappella absidata ad est, dedicata alla Madonna Pellegrina, nella quale vi riposano i resti di due medagli d’oro.

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la statua in legno della Madonna Pellegrina, benedetta il 24 aprile 1949 dal vescodi Vicenza Mons. Zinato e portata a Bassano del Grappa il 28 dello stesso mese. In un lato del basamento è inciso il nome di Ferd. Prinot scultore Ortisei.

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La Madonna con Gesù Bambino

IMG 2736 800x TENENTE SASSO MARCO MEDAGLIA DORO copiaIMG 2737 800x CAPITANO RAPINO PANTALEONE MEDAGLIA DORO copia

CIMG6726 tomba gobbi 700x mons. gobbi

a poca distanza da questa cappella vi è la tomba di Mons. Giovanni Battista Gobbi

CIMG6442 to 700 h x CAPPELLA DI SANTANTONIO CON MEDAGLIE DORO copiaCappella absidata ad ovest, dedicata a Sant’Antonio da Padova, nella quale vi riposano i resti di altre due medaglie d’oro

IMG 2750 700 h STATUA SANTANTONIO DI PADOVA IN LEGNO copia

La statua lignea di Sant’Antonio da Padova, probabilmente dello stesso autore della Madonna Pellegrina

CIMG6744 statua 700x santantonio copiaGesù bambino che accarezza il Santo

IMG 2748 800x TOMBA CECCHIN GIOVANNI MEDAGLIA DORO copia

IMG 2751 800x SOTTOTENENTE ZERBOGLIO ENZO MEDAGLIA DORO copia

a poca distanza da questa cappella vi è la tomba di Mons. Angelo Dalla Paola

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Un tiburio ottagonale, nell’incrocio tra la navata centrale e il transetto, si eleva per circa 15 metri sopra l’arco trionfale. Otto grandi bifore donano grande luminosità allo spazio sottostante. Le sue pareti interamente decorate sono completate da un soffitto con specchiature “cielo” in azzurro e stelle oro di fattura dell’artista prof. Tito Chini di Firenze.

CIMG6688 800x TIBURIO

CIMG6690 700 h TIBURIO TUTTO DECORATO

Il grande presbiterio, sopraelevato di cinque gradini, misura circa mt. 11×26 e si eleva ulteriormente di due gradini in prossimità dell’altare maggiore, a sua volta poggiante su un basamento a tre gradini.Ai lati della gradinata del presbiterio due grandi amboni assorbono l’intero dislivello, mentre in posizione più avanzata trova collocazione l’altare celebrativo come previsto dalle più recenti normative liturgiche.

CIMG6765 presbiterio presbiterio nel suo insieme il presbiterio e le sue vetrate. Da fonti attendibili, queste vetrate eseguite nel 1940 dalla Vetreria Marconi di Bassano del Grappa sono del grande pittore rossanese Luigi Bizzotto

ossario 5 vetrate superiori 800x475

nella parte superiore la beata Giovanna Bonomo, Santa Emerenziana, Cristo risorto, san Bassiano e San Sebastiano

ossario 800x4755 vetrate inferiori

nella parte inferiore San Marco evangelista, san Giovanni evangeslista, Madonna della Pace, san Matteo evangelista e san Luca evangelista

Gli altari laterali minori sono dedicati rispettivamente a San Bassiano quello di sinistra ed alla Madonna del Grappa quello a destra.

Tutte le pareti dell’area presbiteriale risultano decorate con disegni geometrici policromi e grandi drappi.

Il pavimento dell’aula risulta suddiviso in grandi partiture delimitate dalle colonne, con grandi fasce in pietra bianca (verdello) e riquadrature perimetrali in marmo verde serpentino con campiture interne a formelle disposte in diagonale di marmo bianco e rosso locale.

I gradini che conducono al presbiterio ed agli altari laterali sono in marmo rosso di Asiago come anche quelli che scendono alla cripta.

Il pavimento del presbiterio e degli altari laterali è sempre a campiture riquadrate con formelle di marmo locale bianco e rosso disposte in diagonale.

CIMG6696 800 CAPPELLE LATERALI CON LE CELLE DEI CADUTI copiaUna cappella laterale con i loculi dei caduti., loculi che sono chiusi con lastre di marmo giallo paglerino d’Istria. Lungo le pareti , sotto i loculi, corre un basamento in marmo nero fiorito del Carso

Anche il pavimento delle nicchie laterali che ospita le celle ossario è in formelle di marmo bianco e rosso disposte in diagonale, mentre il casellario è in marmo paglierino d’Istria con riquadrature in bianco.

Le vetrate ed i serramenti dei numerosi fori sono costituiti prevalentemente da una struttura perimetrale in profilati di ferro, riquadrature principali di sostegno con tondini e/o piatti in ferro, vetrate composite con legature a piombo (monocrome e policrome) ed alcune raffigurazioni di pregio, in particolare nel presbiterio.

In breve sintesi risultano contornate da profilature e/o inserti colorati in “giallo” le bifore ed i tondi delle navate, le bifore ed i rosoni dei transetti, i rosoni del presbiterio, le bifore del tiburio e le finestre laterali esterne del presbiterio.

LA CRIPTA

CIMG6693 700 LA DISCESA NELLA CRIPTA copiasia a destra che a sinistra, dopo le cappelle della Madonna Pellegrina e dopo quella di Sant’Antonio si può scendere nella Cripta, costeggiando la zona dedicata a San Bassiano e alla Madonna del Grappa, rispettivamente.

Per due, scalinate, ricavate nei corridoi delle cappelle laterali dell’abside, si scende nella cripta divisa in tre settori, nella quale sono sepolti 1073 Caduti. Ai piedi delle scalinate si elevano due grandi sarcofaghi.

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A mattina il sarcofago in marmo rosso porfirico di Tolmezzo,con il basamento in marmo nero di Carinzia ed una cornice in onice di Chiampo accoglie le la salma di Umberto di Savoia-Aosta, conte di Salemi, figlio del Principe Amedeo Ferdinando, terzogenito del del Re Vittorio Emanuele II, già Re di Spagna, e della sua seconda moglie, la Principessa Maria Letizia Napoleone. Il giovane Principe, decorato con due medaglie d’argento ed una medaglia di bronzo al Valor Militare, morì a Crespano per malattia contratta sul Grappa il 19 ottobre 1918.

Sul muro, di fianco alla sua tomba, è infissa una corona di bronzo offerta dai suoi tre fratelli (figli di primo letto di Amedeo di Savoia-Aosta) Tojo (Vittorio) Conte di Torino, Manolo (Emanuele Filiberto) Duca d’Aosta, comandante della 3a Armata, e Luigi, Duca degli Abruzzi.

bassano 8000 sarcofago ignoti ossario tomba delle ossa di morti senza nome CIMG7099 copia

Dal lato opposto c’è il sarcofago, in marmo di Chiampo, che racchiude «confuse ossa di prodi – che piombo nemico disperse in terra»: sono i resti gloriosi di 64 soldati – i cui nomi sono inscritti su due lapidi collocate ai lati dell’avello – periti sotto le macerie del palazzo Baggio, situato all’angolodella Via Barbieri, colpito da una granata di grosso calibro il 27 ottobre 1918; i poveri soldati, reduci della licenza ed in attesa di tornare sul Grappa, dormivano al piano terreno del palazzo, diroccato da uno degli ultimi colpi dei cannoni nemici.Quegli stessi cannoni che, fino al 30 ottobre 1918 spararono su Bassano, il 31 ottobre furono catturati in Val Sugana dai fanti della Brigata «Ancona» (69° e 70° reggimento fanteria) e furono poi esposti a lungo – come un glorioso trofeo di guerra – in Piazza Libertà.

Davanti al sarcofago ardono due fiamme perenni, collocate il 21 giugno 1981 dal Gruppo «Generale Cadorna» della Sezione Alpini di Bassano con la scritta: «Due fiammelle di perenne amore per i Fratelli che qui riposano e per i Fratelli che riposano sotto altri cieli».

bassano 8000 cemtrale ossario cappellina sotterraneo CIMG7108

Al centro della cripta c’è il già ricordato altare in marmo di Chiampo, di fronte al quale dagli aviatori in congedo di Bassano, per ricordare il 25° di costituzione della Sezione dell’Associazione Arma Aeronautica (1952 – 1977), su un basamento di pietra rosa è stata posta la statua della «Virgo Lauretana» cioè della Madonna di Loreto, loro patrona.

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Ho la speranza che il Tempio Ossario ritrovi il suo splendore e il suo utilizzo valorizzandolo sopratutto come TEMPIO DELLA PACE.

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– FONTI DOCUMENTALI –

sono le stesse del precedente lavoro

FIORESE AMEDEO

 

VITA ED OPERE 

DI UN ARTISTA SENZA FINE 

OPERE PITTORICHE

 

1992 – 2013

 

 

1992_-_Cavallo_1992_Olio_su_tela_100x70cm_----_740H_----

1992, CAVALLO, olio su tela, 100×70 cm

1996_-_Acrobata_nr.1_1996_Olio_su_tela_70x100cm_----_800L_------

1996, ACROBATA NR. 1, olio su tela, 70X100 cm

1996_-_Acrobata_nr.2_1996_Olio_su_tela_70x100cm_----_800L_----

1996, ACROBATA NR. 2, olio su tela, 70×100 cm

1996_-_Cavalli_che_danzano_1996_Olio_su_tela_100x200cm_----800L_----

1996, CAVALLI CHE DANZANO, olio su tela, 100×200 cm

026_-_1997_-_Evolutiva_---_80_L_----1997_Pastelli_a_cera_50x71cm

1997, EVOLUTIVA, pastelli a cera, 50×71 cm

2002_-_Composizione_2002_Olio_e_sabbia_su_tela_80x50cm_---_740H_----

2002, COMPOSIZIONE, olio e sabbia su tela, 80×50 cm

2004_-_Avvenimenti_2004_Smalti_su_tela_177x90cm_---_800L_----

2004, AVVENIMENTI, smalti su tela, 177×90 cm

2004_-_Comunicazioni_2004_Smalti_su_tela_177x90cm_---8000_---

2004, COMUNICAZIONI, smalti su tela, 177×90 cm

2004_-_Inno_alla_contemporaneita_2004_Smalti_su_tela_150x100cm__--_740H_---

2004, INNO ALLA CONTEMPORANEITA’, smalti su tela, 150×100 cm

2004_-_Risveglio_2004_Smalti_su_tela_150x200cm__----_800L_----

2004, RISVEGLIO, smalti su tela, 150×200 cm

2004_-_Sequenze_di_luce_2004_Smalti_su_tela_77x90cm_----_800L----

2004, SEQUENZE DI LUCE, smalti su tela, 77×90 cm

2004_-_Spaziale_2004_Smalti_su_tela_150x200cm-----800L------

2004, SPAZIALE, smalti su tela, 150×200 cm

2004_-_Spirale_di_luce_2004_Smalti_su_tela_100x150cm_----_800L_----

2004, SPIRALE DI LUCE, smalti su tela, 100×150 cm

2004_-_Struttura_della_comunicazione_2004_Plastica_acrilico_legno_121x51x15cm_----800L_----_

2004, STRUTTURA DELLA COMUNICAZIONE, plastica, acrilico e legno, 121x51x15 cm

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2005, LE QUATTRO STAGIONI, smalti su tela, n. 4 pz 120×62,5 cm

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2013, STUDIO, smalti su cartoncino, 70×50 cm

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2013, STUDIO, smalti su cartoncino, 50×70 cm

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2013, STUDIO GRAFICO, pastelli a cera, 70×50 cm

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2013, STUDIO, smalti su cartoncino, 70×50 cm

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2013, STUDIO, smalti su cartoncino, 50×70 cm

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2013, STUDIO, smalti su cartoncino, 50×70 cm

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2013, STUDIO, smalti su cartoncino, 50×70 cm

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2013, STUDIO, smalti su cartoncino, 70×50 cm

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2013, STUDIO, smalti su cartoncino, 70×50 cm

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2013, STUDIO, smalti su cartoncino, 50×70 cm

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2013, STUDIO, smalti su cartoncino, 50×70 cm

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2013, STUDIO, smalti su cartoncino, 70xo cm

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2013, STUDIO DI FIGURA, smalti su cartoncino, 50×70 cm

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2013, STUDIO, smalti su cartoncino, 50×70 cm

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2013, STUDIO, smalti su cartoncino, 70×50 cm

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2013, STUDIO PER GRANDE FIGURA, smalti su cartoncino, 70×50 cm

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2013. STUDIO, smalti su cartoncino, 50×70 cm

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2013, STUDIO PER GRANDE SCULTURA, smalti su cartoncino, 70×50 cm

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2013, STUDIO PER GRANDE QUADRO, 70×50 cm

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2013, STUDIO DI FIGURA, smalti su cartoncino, 50×70 cm

NB. per eventuale uso di queste immagini è necessaria l’autorizzazione del Prof. Amedeo Fiorese

pubblicato 19-04-2018

 

 


L’ASPARAGO BIANCO DOP

 

 DI BASSANO DEL GRAPPA

 

di

 

FEDERICO BORDIGNON

Dottore in Storia e Dottore Magistrale in Scienze Gastronomiche

 

Asparagos siccabis, rursum in calidam summitas: callosiores reddes”.

(“Fai seccare gli asparagi e mettili di nuovo in acqua calda: saranno più sodi”).1

Bassano del Grappa è famosa per i suoi grossi e saporiti asparagi. Vengono cucinati al vapore e

serviti con una salsa particolare, molto saporita, composta da tuorli d’uovo sodo stemperati con olio, limone e spezie”.2

 

Il cibo non è solo Natura ma anche Cultura, ha sostenuto Massimo Montanari3. Se, inoltre, prendendo spunto dall’espressione di Fernand Braudel, si può sostenere che i cinesi ebbero ed hanno tutt’ora come pianta di civiltà4 il riso, ed gli antichi Greci e Romani ebbero i cereali (basti pensare all’importanza della dea Cerere nel pantheon romano), non è azzardato affermare che al giorno d’oggi i bassanesi assumono come “pianta” di civiltà l’asparago bianco DOP. 

Se attraversando in lungo ed in largo la Sicilia si possono osservare principalmente alberi di agrumi ed in Grecia, invece, ulivi, nella provincia di Vicenza, tra aprile e maggio, precisamente in un’areale di produzione che va magicamente a formare una sorta di pentagono comprensivo di ben dieci comuni (Bassano del Grappa, Cartigliano, Cassola, Marostica, Mussolente, Pove del Grappa, Romano d’Ezzelino, Rosà, Rossano e Tezze sul Brenta), si possono scrutare dei curiosi neri sacchetti di plastica adagiati sul terreno, secondo un ordine quasi militare…

 

1. L’asparago nella Roma Antica

 

“L’asparago è conosciuto fin dall’antichità come ortaggio pregiato e costoso, accessibile alle categorie sociali con il reddito più elevato; i consumi, infatti, sono aumentati in tutto il mondo parallelamente al miglioramento del reddito medio”.

L’indagine storica sull’asparago (asparagus officinalis) prende avvio dall’Egitto e più precisamente durante il periodo predinastico (dal Neolitico fino a circa il 3060 a. C.). Si è supposto che la coltivazione dell’asparago fosse assai nota agli antichi egiziani (grazie in primis alla presenza del Nilo ed il clima particolarmente favorevole) ma manca qualsiasi fonte scritta al riguardo6. L’unica testimonianza sul tema è un disegno, al centro tutt’oggi di un accesso dibattito tra gli studiosi di egittologia, appartenente alla piramide n. 17 di Saqqarah (V dinastia 3566 – 3333 a.C.). Il nodo focale della disputa è il seguente: sul disegno in questione vi è rappresentato un mazzo di asparagi oppure si tratta di gambi di papiro legati assieme?

Anche l’origine etimologica della stessa parola “asparago” è terreno assai controverso. Ci si trova di fronte a due ipotesi: in primis, vi è chi sostiene che il nome della pianta provenga dal greco asparagòs, il quale deriverebbe a sua volta da cperegh, radice linguistica neopersiana che richiamerebbe il concetto di “punta” o “dentello”. Secondo altri studiosi, invece, il termine potrebbe derivare dalla lingua sanscrita, antico idioma di ceppo indoeuropeo che ci rimanda all’India, paese dove è presente una parola dalle non indifferenti assonanze, legata al concetto di “germogliare” e “gonfiare”.

Cavilli etimologici e possibili origini egiziane a parte, gli antichi Romani, a causa del loro ben noto timore dell’oblio che li ha indotti a voler lasciare ad ogni costo memoria di sé pressoché ovunque (c’è chi non a torto ha parlato di civiltà dell’epigrafia9), danno molteplici notizie riguardanti gli asparagi. Ampiamente già noto nell’Antica Grecia, l’età romana sancisce in maniera definitiva la notorietà e la diffusione dell’asparago: di primaria importanza risultano le testimonianze di tre autori. In prima istanza, Marco Porcio Catone (234 – 149 a.C.) con il suo Liber de agri coltura si premurò di insegnare la coltivazione dell’asparago e per molti secoli a venire rappresentò il riferimento autorevole per tanti scrittori. Il terreno favorevole da lui consigliato è quello umido e grasso; dopo l’equinozio di primavere bisogna procedere alla piantagione dell’ortaggio; infine, il concime migliore risulta essere, a suo avviso, lo sterco di pecora10. Altro autore significativo al riguardo è lo spagnolo di Cadice emigrato in Italia Lucio Giunio Moderato Columella (4 – 70 d.C.) il quale parla di asparago nel suo De re rustica11: qui, rispetto al predecessore Catone, le informazioni riguardanti le tecniche di coltivazione si fanno decisamente più dettagliate. Columella, infatti, consiglia l’uso del “capredis, quod genus bicornis ferramentis est” (uno strumento di ferro a due corni) che pur con qualche accomodamento è arrivato fino al nostro agricoltore, il quale lo maneggia veloce e sicuro per raccogliere teneri asparagi senza danneggiarne il turione e la zampa.

Inoltre, con l’autore latino i consigli riguardanti la tecnica di coltivazione si fanno più precisi, anche per ciò che concerne le distanze e le profondità rapportate alle qualità del terreno. La semina deve avvenire dopo le idi di febbraio, in terreno grasso e ricco di letame (come consigliato dallo stesso Catone), ove effettuare delle piccole buche ed aspettare che le radici si leghino fra di loro.12

L’ultimo, ma non per questo meno importante, autore latino che parla abbondantemente di asparagi è Marco Gavio Apicio (25 a.C. – 37 d. C.), il più noto gastronomo romano del quale si dubita perfino l’esistenza13. Nel suo De re coquinaria, Apicio tratta di asparagi nel Libro III e nel Libro IV. Nel primo, nella parte dedicata al cepuros, ovvero l’ortolano, si danno consigli su come cucinare e bollire al meglio gli asparagi14.

Grazie al Libro IV, invece, ci sono pervenute due ricette di torte a base di asparagi: si dispone di una “aliter patina de asparagis frigida”, una torta fredda di asparagi, e di una “aliter patina de asparagis”.

La prima ricetta è la seguente:

Prendi gli asparagi ben puliti e schiacciali nel mortaio, innaffiali con l’acqua, fanne una poltiglia e passala al setaccio. Metti in un piatto i beccafichi svuotati (delle interiora). Pesta nel mortaio 6 scrupoli di pepe, aggiungi il garum e trita bene poi (aggiungi) 1 ciato di vino e 1 di passito. Metti nella pentola, dove fai cuocere tutto, 3 once d’olio. Ungi bene una casseruola e mescolaci 6 uova con garum di vino, vuotaci la purea di asparagi e metti a cuocere nella cenere calda. Versaci poi il composto sopra descritto e distendici sopra i beccafichi. Fai cuocere: insaporisci col pepe e servi”.

La seconda ricetta è la seguente:

“Metti nel mortaio quei pezzi degli asparagi che solitamente si gettano via, triturali, allunga col vino e passali al setaccio. Trita: pepe, ligustico, coriandolo fresco, santoreggia, cipolla, vino, garum e olio. Travasa la purea in una casseruola ben unta e, se lo desideri, incorporaci le uova, sul fuoco, per legare. Insaporisci col pepe ben polverizzato”.15

È sorprendente come le preparazioni di questi due piatti siano similari a quelle proposte al giorno d’oggi nei ricettari di cucina veneta e nei numerosi ristoranti nella zona di coltivazione dell’asparago DOP di Bassano del Grappa al tempo “dei sparasi”, in primavera; ma su questa questione torneremo fra poco.

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Fig.1: Eduard Manet, Mazzo di asparagi (1880), Colonia, Wallraf-Richard Museum

 

2. I sparasi de Basan


“Gli asparagi di Bassano e dintorni hanno una notorietà così ampia e meritata da esimermi dalla fatica del panegirico di rigore: essi si distinguono dagli asparagi e sparesèle d’ogni altro sito del Veneto e d’Italia. Anche quelli, di derivazione bassanese, cioè bianchi, che crescono abbondanti in altre terre venete, emiliane e lombarde, sono diverse; un vero buongustaio li distingue subito. Tutta questione di terreno. I bassanesi (vuoi di grosso spessore, vuoi medi) non possono crescere altro che nei paraggi del Brenta, laddove il fiume, dopo tante giravolte e strette lungo accidentato percorso della Valsugana, si slarga ilare e maestoso in vista di Bassano, irrompendo quindi, dal celebre ponte caro agli alpini, nella letizia della gran pianura”. 16 

Dopo questo doveroso excursus riguardante l’asparago durante il periodo di Roma Antica, essenziale per comprenderne al meglio le origini, è bene fare un balzo in avanti di alcuni secoli e volgere lo sguardo nello specifico verso il nostro asparago bianco di Bassano del Grappa: salto non dovuto a mera indolenza, ma al fatto che durante l’età medievale pressoché in tutta Europa diminuì l’interesse per la coltivazione dell’asparago, salvo che nei monasteri dove era utilizzato principalmente come pianta officinale17

Le prime fonti certe riguardanti l’asparago di Bassano risalgono al XVI secolo. Ma, come per altri prodotti alimentari, anche in questo caso si è di fronte al perenne bisogno di dover risalire alla cosiddetta “notte dei tempi”: una necessità insita nel genere umano in quanto trasmettitrice di una sorta di sicurezza quasi genitoriale in ciò che si produce e soprattutto si mangia. Secondo la tradizione, infatti, la storia dell’asparago bassanese avrebbe almeno nove secoli: la leggenda vuole che Sant’Antonio da Padova (1195 – 1231), religioso francescano portoghese dalle vedute assai rigide sulla scia del tempo di papa Innocenzo III18, portò dal continente africano alcune sementi e ne sparse una manciata lungo la strada che collega tutt’oggi Rosà a Bassano (circa 7 km), dove si era recato per rabbonire, poi riuscendovi forse proprio grazie agli asparagi, il signore Ghibellino Ezzelino II da Romano, detto “Il Monaco” (m. 1235)19. All’epoca, infatti, i Da Romano erano in guerra contro i padovani: Bassano costituiva la loro roccaforte e base di partenza delle operazioni militari; era però anche una preda assai ambita dai loro nemici. Nel 1228 i padovani ne devastarono in campagne e vi posero un vero e proprio assedio. La guerra assunse proporzioni tali che intervenne perfino il governo veneziano ed, appunto, Sant’Antonio da Padova20.

Ai tempi d’oro della Repubblica Serenissima di Venezia, poi destinata a spegnersi alla fine del XVIII secolo, appartiene un documento risalente al 1534 in cui si ricorda come un tal Ettore Loredan venne inviato ad ispezionare Bassano del Grappa (non è da escludere che costui fosse un ispettore dei Domini di Terraferma della Serenissima)21. Giunto alla città vicentina celebre per il Ponte Vecchio, Loredan fu accolto con i dovuti onori dagli amministratori, i quali lo vollero prendere per la gola invitandolo ad un ricco banchetto dove immancabilmente furono serviti anche gli asparagi bianchi (“per sparasi mazi”)22.

Qualche anno dopo, il 17 aprile 1583, fu nominato podestà di Bassano Bernardo Marcello il quale rimase colpito dall’accoglienza ricevuta, tanto da decantare la salubre aria cittadina e, soprattutto, la splendida cucina locale, di cui risultano protagonisti gli asparagi definiti “cibi saporitissimi e squisitissimi”.23 

Questi sono gli anni anche della Controriforma e del Concilio tridentino (1545 – 1563), periodo in cui ben cinque papi ed altrettanti corti si spostavano da Roma a Trento per ammodernare la Chiesa e soprattutto tentare di combattere a suon di scomuniche il processo di Riforma protestante iniziato circa trent’anni prima da un agostiniano tedesco stanco delle ipocrisie e contraddizioni insite nell’istituzione della Chiesa romana. Questi avvenimenti ebbero un’importanza non trascurabile per la diffusione dell’asparago bianco: Bassano si trovava, infatti, in una posizione strategica, all’imbocco della Valsugana e lungo il fiume Brenta in un ambiente rilassante e di campagna, dove non pochi dei padri conciliari si fermarono a riposare ed a trovare ristoro e a “magnar i sparasi”.24 

Una fonte indiscussa riguardante gli “sparasi” risulta essere “La cena di Emmaus” del pittore veneziano Giovanbattista Piazzetta (1682 – 1754): è infatti ben visibile un piatto di asparagi preparato secondo la tradizionale ricetta bassanese: “sparasi, ovi, aseo, sale, oio e pevare”.

 

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Gianbattista Piazzetta, La cena in Emmaus (XVIII sec.), The Cleveland Museum of Art, Cleveland (OH).

 

Un ulteriore balzo cronologico ci porta in avanti di ben quattro secoli e precisamente al 1950, anno di pubblicazione di Across the River and into the trees di Ernest Hemingway, avvincente romanzo ambientato nella laguna veneziana. Lo scrittore statunitense doveva probabilmente aver degustato e apprezzato l’orgoglio gastronomico di Bassano per poter ricordarne la stagione esatta e addirittura l’acre e pungente odore di urina di chi se ne è cibato25:

“Arrivederci a cena” disse il colonnello. “Che cosa c’è?”

“Quello che vuole, e se qualcosa non lo abbiamo glielo faccio apposta”.

“Ci sono asparagi freschi?”

“Lo sa che in questi mesi non ci sono. Vengono in aprile da Bassano”.

“Allora sono sicuro che la mia orina avrà il solito odore” disse il colonnello. “Pensa tu a qualcosa ed io lo mangerò…26 

E venne il 1980, anno in cui si è costituito il consorzio di tutela dell’asparago bianco di Bassano con lo scopo di preservare, favorire e tutelare il prodotto (dalle non poche contraffazioni). Nel novembre 2007 l’asparago bianco di Bassano è stato riconosciuto come marchio DOP27

Nell’aprile 2010, inoltre, nacque la Confraternita dell’asparago bianco DOP di Bassano, la quale afferma di voler rivestire un duplice ruolo: in prima istanza, salvaguardare il pregiato ortaggio da ogni possibile forma di contraffazione e abuso, proteggendo il marchio che garantisce la tipicità, l’origine e le caratteristiche; in secondo luogo si vuole valorizzare e promuovere quest’eccellenza nel territorio bassanese.

Ma come dovrebbe presentarsi ai nostri occhi questo prodotto? 

A detta del rigido disciplinare l’asparago bianco DOP di Bassano, ricordato perfino dall’autore di Il vecchio e il mare, deve avere le seguenti caratteristiche: quasi superficiale dirlo, dev’essere ovviamente bianco, una lunghezza tra i 18 e i 22 cm con un diametro centrale minimo di 11 mm, i turioni devono essere ben formati, dritti, interi con apice serrato, teneri e non legnosi, di aspetto ed odore freschi.

Tipicità che contraddistingue l’asparago de Bassan, orgoglio dei suoi cittadini, dai suoi fratelli, è il gusto dolce – amaro, un ossimoro gastronomico unico nel suo genere.

 

A concludere il nostro viaggio gastronomico nella pianura veneta dove scorre languido il fiume Brenta ai pendici del Monte Grappa, è una tipica ricetta dei giorni nostri:

Asparagi di Bassano con salsa di uova sode

Ingredienti (dosi per 4 persone):

1 kg di asparagi di Bassano

3 uova sode

2 filetti di acciuga tritati

1 cucchiaio di capperi tritati

succo di limone

olio, sale, pepe

Preparazione:

Pulire gli asparagi, legarli a mazzetti e mettergli in una casseruola alta e stretta. Aggiungere acqua fino a circa 2/3 dei gambi e far sobbollire per circa 8 minuti. Sgusciare le uova sode, dividerle a metà e schiacciare i tuorli: aggiungere due cucchiai circa di succo di limone e versare gradualmente l’olio fino ad ottenere una salsa piuttosto fluida. Tritare gli albumi e unirne metà della salsa: aggiungere i capperi, le acciughe e il pepe controllando che la salatura ed il succo di limone siano giusti. Gli asparagi possono essere serviti caldissimi intingendoli uno alla volta nella salsa messa nel piatto, oppure si lasciano raffreddare e si condiscono insieme decorando il piatto con albumi tritati28.

Ora, sono non di poco conto le similitudini che emergono confrontando questa ricetta con quelle sopra menzionate appartenenti ad Apicio. Ancora più curiosa risulta la somiglianza con la salsa di acciughe ed aceto della ricetta odierna con il più noto (e forse quella che cela tutt’oggi più interesse, oltre che un non celato disgusto) intingolo che il mondo romano ci ha trasmesso: il celebre garum! 

Rimane da chiedersi, spunto per un possibile studio futuro, come, grazie probabilmente al tramite di Bisanzio e la presenza bizantina sul territorio della nostra Penisola, i quali si fecero eredi e continuatori delle più solide tradizioni romane dal punto di vista alimentare, la ricetta proposta da Apicio (o chi per esso fosse stato) giunse quasi intatta nella sua originalità, nei territori al di là del Brenta..

  

CITAZIONI

1APICIO, L’arte culinaria. Manuale di gastronomia classica, Libro III, p. 42 (ed. CARAZZALI G, Milano 2012).

2 TOURING CLUB ITALIANO, Guida all’Italia gastronomica, Milano 1984, p. 228.

3 MONTANARI M., Il cibo come cultura, Roma – Bari 2012, pp. 5-10.

4 BRAUDEL F., Les structures du quotidien: le possible et l’impossible, Paris 1979, p. 83.

5 FALAVIGNA A., L’asparago. La tecnica di coltivazione e la difesa antiparassitaria, Roma 1991, p.7.

6 Sull’alimentazione nell’Antico Egitto è fondamentale BRESCIANI E., La cultura alimentare degli egiziani antichi  in FLANDRIN J. L., MONTANARI M. (a cura di), Storia dell’alimentazione, Roma – Bari 20115 , pp. 37-46.

7 COMEGLIO M., L’asparago. Etimologia, storia, botanica, medicina, cucina, arte, letteratura e curiosità,  Varese 1999, pp. 13-15.

8 MORGANTI P., NARDO C., L’asparago. La storia, le tradizioni e le ricette,  Verona 2004, p. 10.

Vd. BUONOPANE A. Manuale di epigrafia latina,  Roma 2013, passim.

10  CATONE. De agricoltura, pp. 223-25 (ed. DALBY A., Devon 1998).

11 COLUMELLA, De re rustica, Libro XI,  p. 49 – 170 (ed. FORSTER E.S., HEFFNER E., Norwich 1979).

12 MORGANTI P., NARDO C., L’asparago. La storia, le tradizioni e le ricette,  Verona 2004, p. 25.

13 MORGANTI P., NARDO C., L’asparago. La storia, le tradizioni e le ricette,  Verona 2004, p. 29.

14 APICIO, L’arte culinaria. Manuale di gastronomia classica, Libro III, p. 42 (ed. CARAZZALI G, Milano 2012).

15 APICIO,. L’arte culinaria. Manuale di gastronomia classica, Libro IV, p. 65 (ed. CARAZZALI G, Milano 2012).

16 BERTOLINI A., Veneti a tavola,  Milano 1964, pp. 66-67.

17 FALAVIGNA A., A. D. PALUMBO., La coltura dell’asparago , Bologna 2001, p. 4.

18 Sul ruolo di Sant’Antonio riguardante Vicenza e Bassano vd. CRACCO G., Tra Venezia e Terraferma. Per la Storia del Veneto regione del mondo, Roma 2009, pp. 387, 516, 532.

19 MORGANTI P., NARDO C., L’asparago. La storia, le tradizioni e le ricette, Verona 2004, pp. 74 – 75.

20 FASOLI G., Dalla Preistoria al dominio veneto  in DA SESSO L., BERTI G., MANTESE G., PETOELLO G.,

SCHIAVO R., SENECA F., SIGNORI F., STRINGA N., DA SESSO G., ZILIO G. M. (a cura di), Storia di Bassano,Bassano del Grappa 1980, p. 224

21 Al riguardo vd. POVOLO C., CHIODI G., Amministrazione della giustizia penale e controllo sociale nel Regno Lombardo – Veneto,  Sommacampagna 2008, passim.

22 MORGANTI P., NARDO C., L’asparago. La storia, le tradizioni e le ricette, Verona 2004, p. 37.

23 Al riguardo vd. A tavola con i dogi: storia con ricette della grande cucina veneziana, Venezia 1992, passim.

24 MORGANTI P., NARDO C., L’asparago. La storia, le tradizioni e le ricette, Verona 2004, p. 38. Fig. 2:

25 Sul ruolo del cibo nelle opere di Hemingway vd. BORETH C., A tavola con Hemingway , Roma 2013, passim.

26 HEMINGWAY E. Di là dal fiume e tra gli alberi,  Milano 1997, pag. 51.

27 Reg, CE n. 1050 del 12.09.07.

28 FAMIGLIA CRISTIANA, Periodico n.3, Tradizioni & sapori d’Italia, Veneto. Viaggio nel costume e nel gusto, Milano 2004, p. 88.

 

BIBLIOGRAFIA

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BORETH C. A tavola con Hemingway, Roma 2013.

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BUONOPANE A., Manuale di epigrafia latina, Roma 2013.

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TOURING CLUB ITALIANO, Guida all’Italia gastronomica, Milano 1984.

 

PUBBLICATO 13 APRILE 2018 

DISCIPLINARE DI PRODUZIONE


DELL’ASPARAGO BIANCO DI BASSANO


DENOMINAZIONE DI ORIGINE PROTETTA (DOP)


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Art. 1

(Denominazione)

La Denominazione di Origine Protetta (DOP) “Asparago Bianco di Bassano” è riservata ai turioni di asparago (Asparagus officinalis L.) che rispondono alle caratteristiche ed alle condizioni stabilite dal presente Disciplinare di Produzione.

Art. 2

(Caratteristiche del prodotto)

a) Caratteristiche del Prodotto

La Denominazione di Origine Protetta (DOP) “Asparago Bianco di Bassano” designa i turioni di asparago ottenuti nella zona di produzione delimitata nel successivo art. 3 del presente Disciplinare di Produzione, discendenti dall’ecotipo locale “Comune – o Chiaro – di Bassano”.

1. Caratteristiche estetiche

I turioni che possono fregiarsi della DOP “Asparago Bianco di Bassano” devono essere:

a) di colore bianco. Una colorazione leggermente rosata ed eventuali lievi tracce di ruggine sono ammessi alle brattee ed alla base, purché non si estendano all’apice dei turioni (primi 3 cm.) ed a condizione che possano essere eliminate con la pelatura normale da parte del consumatore e, in ogni caso, non devono superare il 10% del prodotto del mazzo.

b) ben formati: dritti; interi; con apice serrato; i turioni non devono essere vuoti, né spaccati, né pelati, né spezzati. La bassa fibrosità, caratteristica qualitativa dell’asparago Bianco di Bassano, determina, al momento del confezionamento, un’elevata spaccatura laterale dei turioni per cui sono tollerati lievi spacchi, sopraggiunti dopo la raccolta, al massimo sul 15%  (pag.1)

del prodotto racchiuso nel mazzo; sono ammessi turioni incurvati

c) teneri; non sono ammessi i turioni con principi di lignificazione

d) di aspetto e odore freschi; privi di odore o sapore estraneo

e) sani – esenti da attacchi di roditori e di insetti;

f) puliti, privi di terra o di qualsiasi altra impurità;

g) privi di gocciolatura e sufficientemente asciutti dopo lavaggio e refrigerazione con acqua fredda, esente da additivi chimici;

La sezione praticata alla base deve essere il più possibile netta e perpendicolare all’asse longitudinale.

2. Calibratura

La calibratura è determinata secondo la lunghezza ed il diametro.

Il diametro centrale dei turioni è quello della sezione presa al centro della lunghezza. Il diametro centrale minimo, compresa la tolleranza, è fissato in Il mm.

I turioni devono essere confezionati in maniera tale che in ogni mazzo siano compresi turioni con differenza di diametro medio non superiore a lO mm.

I mazzi vanno classificati in base al diametro centrale dei turioni che li compongono. La lunghezza dei turioni presenti deve essere in rapporto stretto con tale classificazione e seguire le indicazioni fornite dalla seguente tabella:

Diametro centrale

Lunghezza

Range massimo

> 11 mm

tra 18 e 22 cm

Per diametro

> 11 fino a 14 mm

20 cm

Per diametro

= o maggiore di 15 mm

22cm

Art. 3

(Zona di produzione)

La zona di produzione e di condizionamento e di confezionamento dell’”Asparago Bianco di Bassano” di cui al presente Disciplinare di Produzione comprende, nell’ambito della provincia di Vicenza, i territori dei comuni di Bassano del Grappa, Cartigliano, Cassola, Mussolente, Pove del Grappa, Romano D’Ezzelino, Rosa’, Rossano Veneto, Tezze sul Brenta e Marostica.

Art. 4

(Elementi storici che comprovano l’origine)

Ogni fase del processo produttivo sarà monitorata documentando per ognuna i prodotti in entrata ed i prodotti in uscita. In questo modo e attraverso l’iscrizione in appositi elenchi, gestiti dalla struttura di controllo incaricata, dei terreni coltivati, dei produttori e dei confezionatori, nonché la denuncia dei quantitativi prodotti, è garantita la tracciabilità e rintracciabilità del prodotto da monte a valle della filiera stessa. Tutte le persone, fisiche o giuridiche, iscritte nei relativi elenchi, saranno assoggettate al controllo da parte della struttura di controllo, secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione e dal relativo piano di controllo.

In particolare saranno monitorati:

~l’iscrizione, per ciascuna campagna produttiva, dei terreni coltivati a “Asparago Bianco di Bassano” nell’elenco depositato presso la sede dell’Organismo di Controllo;

~ l’indicazione degli estremi catastali dei terreni coltivati ad Asparago Bianco di Bassano e, per ciascuna particella catastale, la ditta proprietaria, la ditta produttrice, la località, la superficie coltivata ad Asparago Bianco di Bassano;

~ la registrazione dei codici progressivi di numerazione dei mazzi marchiati.

Art. 5

(Tecniche di produzione e Raccolta)

Caratteristiche dei terreni

I terreni devono avere un ph compreso fra 5,5 e 7,5. E’ obbligatoria un’analisi dei terreni per ogni nuovo impianto e, in ogni caso, almeno ogni 5 anni per i parametri principali (ph, azoto, fosforo, potassio, calcio, magnesio e sostanza organica) .

Per i nuovi impianti sono valide le analisi effettuate nel triennio precedente.  

1. Preparazione del terreno ed impianto

La preparazione del terreno va effettuata nell’autunno precedente l’impianto, con un’aratura leggera, ad una profondità inferiore o uguale a 30 cm., seguita eventualmente, da una ripuntatura a 40-50 cm.

Nella realizzazione di nuovi impianti la distanza tra le file non deve risultare inferiore a 1,8 mt. per le fine binate e 2 mt. per le file singole; la densità massima dovrà comunque essere di 1,8 di piante/metro quadro.

I solchi devono avere una profondità di 15 – 20 cm. L’orientamento delle file deve essere preferibilmente da Nord a Sud, secondo l’andamento dei venti dominanti che percorrono la Valsugana, in modo da garantire un buon arieggiamento alla coltura e la diminuzione dei rischi di infezioni fungine e di allettamento delle piante.

Il trapianto delle zampe di asparago deve essere eseguito nei mesi di marzo od aprile, per le piantine esso deve avvenire entro il mese di giugno.

2. Rotazioni

Il reimpianto di una asparagiaia sullo stesso terreno può essere effettuato solo

dopo 4 anni.

In caso di accertata presenza di fitopatie di tipo radicale (Rizoctonia e Fusarium), il reimpianto può avvenire non prima di 8 anni.

E’ inoltre vietato far precedere all’impianto dell’asparagiaia le colture della patata, erba medica, carota, trifoglio, barbabietola per possibilità di attacchi di rizoctonia.

E’ altresì consigliato far precedere all’impianto dell’asparago le colture cerealicole come l’orzo, il grano, il mais.

3. Materiale di propagazione

Piattaforma Varietale

La riproduzione del materiale vegetativo da utilizzarsi per auto approvvigionamento può essere fatta dagli stessi agricoltori.

Può essere utilizzato solo l’ecotipo locale purché rispondente alle caratteristiche di cui all’ art. 2 .

4. Concimazione

E’ obbligatorio, prima di un nuovo impianto, effettuare un’analisi completa del terreno, da ripetersi, relativamente ai parametri fondamentali (pH, N, P. K, Ca, Mg e sostanza organica) ogni 5 anni; sono valide anche analisi effettuate nel triennio precedente.

In ordine al mantenimento della fertilità dei terreni, si distingue una concimazione pre-impianto e una concimazione per gli anni di produzione.

In pre-impianto è richiesta la distribuzione di letame bovino nella dose di 600 q.li/ha da interrare quando maturo.

L’impiego di altri concimi organici va rapportato al valore di riferimento indicato per il letame bovino.

Per gli anni di produzione la concimazione andrà fatta in funzione dei risultati delle analisi del terreno e delle asportazioni medie della coltura. La provenienza dell’azoto deve essere, per almeno il 50% di natura organica.

La concimazione fosfatica, e parte della concimazione potassica, sarà effettuata in corrispondenza delle lavorazioni autunnali o di fine inverno, mentre la concimazione azotata e la restante potassica sarà effettuata nel periodo post raccolta (non oltre il mese di luglio), frazionandola in più interventi. L’apporto annuo di elementi nutritivi principali dovrà comunque non superare i seguenti limiti massimi di unità ad ettaro:

            azoto      150

            fosforo     80

            potassio 180

Eventuali integrazioni di microelementi andranno effettuate nel periodo autunno-inverno.

5. Difesa fitosanitaria

Gli interventi devono seguire le indicazioni previste dalla Regione Veneto relativamente alla lotta integrata per l’asparago bianco. Le norme tecniche di riferimento fanno capo alla Delibera della Giunta Regionale del Veneto n. 488 del 28 febbraio 2003 e alle successive modifiche ed integrazioni emanate dalla stessa amministrazione

Nella individuazione delle tecniche agronomiche dovranno essere privilegiati i seguenti aspetti:

a) utilizzazione di materiale di propagazione sano e resistente alle fitopatie;

b) adozione di pratiche agronomiche in grado di creare condizioni sfavorevoli agli organismi dannosi (es. ampie rotazioni, concimazioni equilibrate, irrigazioni localizzate, adeguate lavorazioni del terreno, ecc.);

6. Pacciamatura

E’ consentita la pacciamatura nel periodo di raccolta con film plastico scuro adeguato al contenimento delle malerbe e alla protezione dalla luce, o con altro materiale idoneo a garantire le caratteristiche finali del prodotto.

7. Irrigazione

Gli interventi irrigui si rendono necessari in relazione all’andamento meteorologico stagionale ed alla fase fenologica.

8. Interventi autunnali

Nel periodo di completo disseccamento della parte aerea si dovrà provvedere allo sfalcio, all’asportazione ed alla bruciatura della stessa, allo spianamento dei cumuli del terreno, a fine raccolta, onde evitare l’esagerato innalzamento dell’apparato radicale della pianta.

9. Raccolta

I periodi massimi di raccolta, considerando come primo anno l’anno

d’impianto, sono i seguenti:

I

II

III

Dal IV

impianti derivanti da zampe

Impianto

allevamento

30 gg

70 gg

trapianto di piantine ottenute nell’anno

Impianto

15 gg

30 gg

70 gg

Il periodo di raccolta deve essere compreso tra il 1 marzo ed il 15 giugno.

Le produzioni in coltura forzata o protetta (tunnel) possono essere raccolte prima della suddetta data e comunque non prima del 1 febbraio previa autorizzazione dell’organismo di controllo.             

La produzione massima consentita in asparagiaia in piena produzione, è pari a 80 q.li/ha.

Il condizionamento del prodotto ed il suo confezionamento devono avvenire all’interno della zona di produzione delimitata dall’art. 3 del disciplinare per assicurare le caratteristiche tipiche, la rintracciabilità e il controllo del prodotto.

Art. 6

(Legame con l’ambiente geografico)

Le condizioni ambientali e tecnico-colturali degli impianti destinati alla produzione dell’Asparago Bianco di Bassano, atte a conferire al prodotto le caratteristiche tipiche, sono le seguenti:

1. I terreni

I terreni della zona di produzione dell’Asparago Bianco di Bassano sono caratterizzati da una tessitura di tipo franco o franco-sabbiosa, con un sottosuolo ricco di ghiaia, dotati di una buona permeabilità e di una discreta presenza di sostanza organica; il pH si colloca su valori prevalenti di 5,5 – 7,5 (terreni sub-acidi-neutri).

L’area interessata è di origine alluvionale, essendo ricompresa nell’area della Valsugana che ospita il fiume Brenta.

La sua caratteristica risulta determinata dalla composizione fisico-chimica dei materiali detritici, ghiaiosi, sabbiosi e limosi trasportati dalle acque correnti e depositati sulla pianura fluviale, che ne caratterizzano la composizione.

2. Il clima

Le zone di coltivazione dell’Asparago Bianco di Bassano presentano una situazione climatica che risente fortemente dell’influenza del Fiume Brenta che attraversa la Valsugana e della protezione, a monte, delle Prealpi Venete e del Massiccio del Grappa.

Le precipitazioni medie annuali si collocano intorno ai 1.000 mm annui con massimi in corrispondenza dei mesi di aprile-maggio e settembre-ottobre.

In riferimento alla temperatura il valore medio si aggira dai 2,50 ai 230 con valori estremi nei mesi di gennaio e luglio.

Tra gli eventi meteorologici da tenere in considerazione, si segnala l’andamento e la direzione del vento che dall’ Alta Valsugana si spinge verso sud – est, determinando un micro clima locale, caratterizzante l’areale di coltivazione gli scarsi ristagni di umidità, una minore presenza di nebbie, una minore incidenza sull’ escursione termica dei suoli.

Tutte queste caratteristiche permettono che la pianta sviluppi un complesso sistema radicale, ampio e profondo, costituito da grossi rizomi, da radici carnose; cosi pure favorisce una intensa attività di assorbimento degli elementi nutritivi e di elaborazione delle sostanze zuccherine. Di conseguenza, porta un rapido sviluppo dei turioni di sufficienti dimensioni (calibro) ed interamente commestibili o comunque di scarsa fibrosità.

La Serenissima stimava l’asparago cibo nobile in quanto se ne trova traccia nella contabilità di banchetti offerti ad ospiti di gran riguardo già nel primo Cinquecento. Dal Seicento lo coltivava diffusamente negli Orti di Terraferma. I padri in viaggio per il Concilio della Controriforma di Trento (1545-1563), transitando da Bassano, ebbero modo di gustare il prodotto locale e ci fu chi, tra loro, lasciò scritto dei suoi pregi dietetici.

In una leggenda trascritta si racconta che S. Antonio da Padova aveva portato dall’ Africa delle sementi di asparago. Recatosi a Bassano per ammansire il tiranno Ezzelino, concludeva positivamente l’incontro. Tornando verso Padova, percorrendo la strada che congiungeva Bassano a Rosà, cospargeva tra le siepi le sementi che rendono tuttora quella terra coma la più indicata e feconda per la coltura del turione.

In un famoso dipinto del pittore veneziano Giovambattista Piazzetta (1682-1754) “La Cena di Emmaus” – Claveleur Museum of Art – è ben visibile il piatto di asparagi preparato secondo la tradizionale ricetta bassanese: “sparasi e ovi, sale e pevare, oio e aseo” (asparagi e uova, sale e pepe, olio e aceto).

Nel 1847 il Prof. Ferrazzi (“Alcuni cenni dell’Agronomia e della Industria Bassanese, 1847, pag. 14, in allegato 5) descrivendo le qualità delle produzioni agricole locali, affermava “gli asparagi bassanesi sì candidi, sì buoni, sì saporosi, non vogliono essere altrimenti lodati; sono il dono più bello e gradito della nuova stagione” .

Alla voce asparago dell’Enciclopedia Agraria Italiana (Ed. 1952), riporta l’opinione generale che anche in altre località “l’asparago coltivato sia il bassanese, tuttora preferito alle razze d’Argenteuil per il migliore adattamento al clima ed anche per le sue ottime qualità organolettiche”.

Art. 7

(Riferimenti relativi alle strutture di controllo)

Il controllo per l’applicazione delle disposizioni del presente disciplinare di produzione è svolto da una struttura di controllo conformemente a quanto stabilito dall’art. 10 del reg. (CEE) n. 2081/82

Art. 8

(Modalità di confezionamento ed etichettatura)

1. Imballaggio e presentazione

Il contenuto di ogni imballaggio deve contenere mazzi della medesima grandezza; ogni mazzo deve essere omogeneo. I turioni devono essere venduti confezionati in mazzi saldamente legati, con peso compreso fra 0,5 e 4 kg.

I turioni che si trovano all’esterno del mazzo devono corrispondere, per aspetto e dimensioni, alla media di quelli che lo costituiscono; i turioni devono essere di lunghezza uniforme.

2. Confezionamento dei mazzi

Come da tradizione, dopo aver pareggiato il fondo, ogni mazzo deve essere legato saldamente con una “Stroppa” (giovane ramo o ‘succhione’ di salice). Ad ogni mazzo deve essere apposto un contrassegno, fissato alla stroppa, riportante il marchio della D.O.P. “Asparago Bianco di Bassano” nonché il numero di identificazione progressiva del mazzo che ne permette la rintracciabilità.

I mazzi devono essere disposti regolarmente nell’imballaggio.

3. Caratteristiche degli imballaggi

I mazzi possono essere riposti in contenitori di legno, plastica o altro materiale idoneo.

All’esterno di ogni imballaggio devono essere apposte, con indicazione diretta con apposita etichetta, le seguenti informazioni:

     -ASPARAGO BIANCO DI BASSANO – D.O.P.

     -nome del produttore,

     -ragione sociale ed indirizzo del confezionatore,

     -data di confezionamento,

nonché le seguenti caratteristiche commerciali:

     -categoria di qualità (Norme VE),

     -calibro,

     -numero di mazzi,

     -peso medio dei mazzi.

Il marchio del prodotto è costituito dal logo della DOP e dal codice progressivo, identificativo del prodotto e del produttore a garanzia della tracciabilità del prodotto.

Tale marchio viene affissato con una chiusura non riutilizzabile, alla “stroppa”, nella parte superiore del mazzo, a garanzia del prodotto DOP.

Il logo è costituito da un disco verde dal bordo sagomato a 24 lobi. Tale disco verde è contornato da due profili anch’essi ondulati di colore rosso il più esterno e di colore bianco il più interno. Al centro del disco verde, occupandone i due terzi della superficie, è posto il disegno stilizzato di un mazzo di asparagi di colore bianco profilati di verde formato da cinque asparagi in primo piano e quattro dietro a questi, attraversati per tutta la larghezza e per un terzo dell’altezza dalla sagoma inserita centralmente in colore rosso del Ponte palladiano in legno a quattro piloni di Bassano del Grappa.

Sotto gli asparagi, disposta a semicerchio, leggibile da sinistra a destra è collocata la scritta di colore bianco con il carattere France Bold ttf in maiuscolo “Asparago bianco di Bassano”.

I colori di riferimento sono il verde Pantone 348, il rosso Pantone 186 e il bianco. Le dimensioni del logo riportate nelle targhette identificative dei mazzi, in alluminio ossidato o serigrafato, atossico, avranno diametro di 3 centimetri.

Il logo eventualmente riportato su imballaggi, confezioni, depliant, ecc. dovrà in ogni caso avere delle dimensioni significativamente superiori a qualunque altra scritta.

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Si può trovare  questo disciplinare in pdf in Internet


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la stroppa

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il diametro  dei turioni 

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l’identificazione

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TUTELA DEL CONSUMATORE

a cura di Vasco Bordignon

pubblicato 12-04-18

FIORESE AMEDEO

VITA ED OPERE

DI UN ARTISTA SENZA FINE

OPERE DELLA CHIESA DELLA PENTECOSTE

di Vasco Bordignon

BREVI NOTE STORICHE

Thiene negli anni ’70 aveva avuto un forte aumento di popolazione e l’unica parrocchia allora presente era diventata troppo stretta per dare un sufficiente servizio religioso.Per questo motivo nel 1980 l’allora vescovo di Padova Mons. Girolamo Bortignon creò quattro nuove parrocchie: Madonna dell’Olmo, San Sebastiano, Conca e San Vincenzo.Quest’ultima parrocchia ruotava allora attorno ad un’antica chiesetta del 1330 dedicata proprio a San Vincenzo martire, ricca di pregevoli affreschi ma di piccole dimensioni, tanto che non poteva contenere più di ottanta persone.Tale angustia di spazio e motivi di sicurezza avevano indotto il parroco don Francesco Longhin ad officiare le sacre funzioni nei locali della vicina Scuola dell’Infanzia.Vi era quindi fin dalla nascita della nuova parrocchia la necessità di una nuova chiesa, che venne sollecitata anche dal nuovo vescovo di Padova Mons. Filippo Franceschi sia in occasione della visita pastorale (marzo 1987) sia in occasione dell’ingresso del nuovo parroco don Piergiorgio Sandonà (maggio 1987). Il nuovo parroco si pose subito al lavoro pur avendo chiare le grandi perplessità e problematiche relative ad una nuova chiesa.Ma la definizione da parte comunale del nuovo piano particolareggiato della zona, l’acquisizione dei terreni da parte della parrocchia, la donazione dei sigg. Maria Teresa e Mario Ferrarin in memoria del loro unico figlio Antonio, deceduto in un incidente stradale, per l’edificazione del Centro parrocchiale e per la Casa per Ferie a Cesuna, diedero un notevole impulso alla realizzazione delle nuova chiesa, il cui progetto sarà quello scelto dalla popolazione dopo varie assemblee parrocchiali (1992), progetto degli architetti Elio Carollo e Roberto Ronda. Importante fu anche la scelta del nome della Chiesa: Chiesa della Pentecoste in base al quale tutta la progettazione doveva essere imbevuta da questo fondamentale evento dal quale prese avvio, dopo la morte e resurrezione di Gesù, tutta la storia della Cristianità.Nel giugno del 1996 giunse la comunicazione che la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) aveva stabilito un’importante contributo (derivato dall’8 per mille per la Chiesa Cattolica da parte degli italiani) per i lavori della nuova chiesa e del centro parrocchiale.;Nel luglio del 1997 si iniziò la costruzione.;Il 5 dicembre del 2001 il vescovo di Padova mons. Antonio Mattiazzo ha benedetto la nuova chiesa della Pentecoste.

ALL’ESTERNO

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Alla fine di un lungo piazzale contornato da ancora giovani piante arriviamo davanti all’ingresso della Chiesa della Pentecoste, situato nella facciata nord rivestita di marmo e di mattoni e rappresentato da una specie di torretta, sui lati della quale spiccano 11 bellissime formelle che rappresentanti luoghi e città significative di tutta l’Italia, espressione della riconoscenza dei fedeli per il contributo di fede e di denaro con la loro dichiarazione dei redditi.

Sono state realizzate nel 2001, ogni formella misura 50×50 cm e sono costituite da refrattario, smalti e cristallina a spessore.

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ASSISI – BASILICA DI SAN FRANCESCO

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FIRENZE – CATTEDRALE DI SANTA MARIA DEL FIORE

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MILANO – IL DUOMO

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PADOVA – BASILICA DI SANT’ANTONIO

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ROMA – IL COLOSSEO

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SARDEGNA – UN NURAGHE

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SICILIA – IL TEATRO GRECO-ROMANO DI TAORMINA

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SIENA – LA PIAZZA DEL CAMPO

THIENE_-_CASTELLO_--_800X_---2005_212

THIENE – VILLA DA PORTO, COLLEONI, THIENE DETTA “IL CASTELLO”

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VENEZIA – BASILICA DI SAN MARCO

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VICENZA – IL SANTUARIO DI MONTE BERICO

ALL’INTERNO

Vi sono innanzitutto opere che sono tra loro strettamente correlate: la cupola, il fonte battesimale, l’ambone, l’altare maggiore, le dodici colonne.

Nelle immediate vicinanze dell’altare vi è la cappella del SS. Sacramento e il complesso statuario del Sacra Famiglia.

LA CUPOLA

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Amedeo Fiorese intento agli ultimi ritocchi al disegno della cupola

L’architettura della chiesa vera e propria è a pianta quadrata che internamente viene trasformata in una circonferenza delimitata da dodici colonne rivestite di bronzo e anche dal particolare disegno della pavimentazione. Tale struttura circolare sale verso il cielo in una grande cupola, vero gioiello che trabocca di significati religiosi ma anche di grandi applicazioni tecniche.

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immagine della cupola con l’illuminazione naturale della luce esterna

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altra immagine della cupola con l’illuminazione naturale della luce esterna

La cupola ha una altezza di mt 6,80, un diametro di mt 19,50; la superficie mosaicata è di 480 mq, ed è costituita da oltre 1.900.000 tessere formando 18 spicchi con 7 vele ciascuna.

L’insieme delle tessere realizzano attraverso i colori simbolici che vanno dall’oro al rosso-sangue un movimento a spirale incarnando le parole stesse degli atti degli Apostoli sulla discesa dello Spirito Santo.L’episodio della discesa dello Spirito Santo è narrato negli Atti degli Apostoli, cap. 2; gli apostoli insieme a Maria, la madre di Gesù, erano riuniti a Gerusalemme nel Cenacolo; e come da tradizione, gli ebrei erano affluiti numerosi a Gerusalemme, per festeggiare la Pentecoste. “Mentre stava per compiersi il giorno di Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue di fuoco, che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi”.

Fiorese oltre ad aver realizzato il disegno ha seguito personalmente la creazione delle tessere vetrose, con uno spessore variabile da 5 mm a quelle di 18 mm con smalto. Le tessere poi contengono al loro interno striature di metalli preziosi. L’artista ha curato inoltre in modo particolare le varie tonalità di colore che dovevano creare l’atmosfera del grande evento.

In un grande spazio, poi, le tessere sono state una ad una posizionate al rovescio secondo il disegno su un supporto adesivo e successivamente, rovesciandole, incollate su un materiale elastico, il policarbonato, con una colla speciale che, dopo aver sistemato tutte le tessere nella loro perfetta posizione, sono state attivate per la definitivo legame al policarbonato mediante un trattamento di 2 minuti di esposizione a raggi UVA.

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la struttura di sostegno

Successivamente si è realizzato il difficile e preciso posizionamento di questa struttura elastica sui supporti metallici, che hanno quindi configurato una vera cupola in tutta la sua bellezza.

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cupola da illuminazione professionale fotografica

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dettaglio

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dettaglio

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altro dettaglio

L’opera regala al fedele e anche al visitatore una spazialità senza fine, segno della potenza divina, offrendo la sensazione di un percorso a spirale che velocemente a partenza dall’alto raggiunge l’uomo, che corroborato dallo Spirito Santo, riceve la forza della testimonianza fino al martirio come è avvenuto per i primi apostoli e martiri, e come si è ripetuto fino ad oggi nel percorso della storia del mondo e della Chiesa.

LE DODICI COLONNE

Questa grande cupola poggia su 12 colonne, che sono state rivestite di bronzo nel corso degli anni dal 2002 al 2007. Hanno una altezza di 4 metri con un diametro di 40 cm.Ogni colonna è diversa l’una dall’altra e sono per tutta la loro superficie lavorate dall’artista in una specie di tessitura cangiante da colonna a colonna. …. Rappresentano gli apostoli che radunati nel cenacolo hanno ricevuto il dono dello Spirito santo, che li ha trasformati da poveri pescatori a pilastri della Fede in Gesù e della Chiesa.

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colonna_-_740x_------2005_119colonna_-_740x_------2005_120colonna_-_740x_-----2005_107

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IL FONTE BATTESIMALE

L’AMBONE

E L’ALTARE MAGGIORE

Perpendicolarmente all’asse centrale della cupola da cui sgorga la luce che si diffonde ovunque vi è il fonte battesimale anch’esso a forma di spirale dal quale sgorga l’acqua che poi convogliata scorre verso l’abside dove si trova l’ambone e l’altare maggiore. Il battesimo rappresenta l’iniziazione del vero cristiano, il punto di partenza per crescere nella fede attraverso le sacre letture annunciata dall’ambone e attraverso il sacro nutrimento che si concretizza sull’altare, nel mistero della messa, dove il pane e il vino diventano il corpo e il sangue del Salvatore.

IL FONTE BATTESIMALE

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il fonte battesimale è sulla verticale del grande mosaico a spirale. E’ anch’esso a spirale.

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L’acqua del fonte battesimale scorre verso l’ambone e verso l’altare dove il battezzato troverà “il cibo” per la sua crescita spirituale.

Da notare come anche il pavimento è improntato, attraverso la composizione pittorico-geometrica, ad un movimento circolare.

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L’acqua sgorga da 5 fontanelle, che rappresentano i cinque contenenti del globo terrestre, indicando la universalità della Chiesa.

E’ stato realizzato nel 2002, con marmo di Asiago. Misura 80×140 cm

L’AMBONE

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L’ambone è il luogo dove vengono lette le Sacre Scritture: L’artista ha sintetizzato la parabola del buon Seminatore.

Matteo 13,1-23Quel giorno Gesù uscì di casa e si sedette in riva al mare.Si cominciò a raccogliere attorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca e là porsi a sedere, mentre tutta la folla rimaneva sulla spiaggia.Egli parlò loro di molte cose in parabole.

E disse: “Ecco, il seminatore uscì a seminare.E mentre seminava una parte del seme cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono.Un’altra parte cadde in luogo sassoso, dove non c’era molta terra; subito germogliò, perché il terreno non era profondo.Ma, spuntato il sole, restò bruciata e non avendo radici si seccò.Un’altra parte cadde sulle spine e le spine crebbero e la soffocarono.Un’altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta.Chi ha orecchi intenda”.

E’ stato realizzato nel 2001 in marmo di Asiago, misura 130x80x40 cm

L’ALTARE

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L’opera in bronzo di Fiorese sintetizza l’evento della Cena di Emmaus: è la prima cena pasquale di Gesù con due discepoli che supplicano “Signore, resta con noi si fa sera e il giorno già volge al declino.

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e poi Gesù si manifesta nello spezzare il pane.

I discepoli di Emmaus (Luca 24, 13-53):Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus,e conversavano di tutto quello che era accaduto.Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo.

Ed egli disse loro: “Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?”.

Si fermarono, col volto triste;uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: “Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?”.Domandò: “Che cosa?”. Gli risposero: “Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo;come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute.Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcroe non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo.Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto”. Ed egli disse loro: “Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti!Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”.E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano.Ma essi insistettero: “Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino”. Egli entrò per rimanere con loro.Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro.Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista.

L’altare, del 2001, è in marmo d’Asiago, le misura sono 90x190x40 cm

LA SACRA FAMIGLIA

Il gruppo bronzeo della Sacra Famiglia rappresenta la prima piccola Chiesa domestica, che si lascia guidare dallo Spirito Santo che è come il vento impetuoso della Pentecoste, tanto da alterare le vesti e scompaginare i capelli. La famiglia poi è appoggiata sulla roccia.

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La sacra famiglia, appoggiata sulla roccia, è del 2001, in bronzo. Le dimensioni sono 210x201x120 cm.

LA CAPPELLA DELL’EUCARESTIA

E’ il luogo della custodia del Sacramento Eucaristico e il luogo della adorazione personale. Nello spazio adiacente alla mensola eucaristica vi è un’antica statua della maadonna. Stretto è sempre il legame tra la Madonna e Gesù Eucarestia.

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L’eucarestia è inserita in questo grande tabernacolo a spirale che si irradia in ogni parte del mondo e la sottostante mensola racconta nuovamente la cena di Emmaus.

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Anche la porticina del Tabernacolo racconta la cena in Emmaus.

L’opera comprende il tabernacolo a spirale in bronzo, che misura 110 cm di diametro e 4,0 cm di profondità, mentre la mensola in marmo di Asiago misura 90x190x40 cm

PRINCIPALI FONTI DOCUMENTALI

– varie interviste con l’artista

– Vari articoli pubblicati sul Giornale di Vicenza (16-10-2001; 15-12-2001; 16-12-2001; 29-01-2002; 22-01-2004; 19-09-2004; 31-12-2004; 31-12-2005

– Costruzionidue, n° 1, Anno VII, gennaio-aprile 2004. Le Coperture, Ed. La Fiaccola

– Chiesa Oggi. Architettura e Comunicazione, n°57, 2003, Anno XII, Di Baio Editore

– La dimora di Dio. Chiesa della Pentecoste. Parrocchia San Vincenzo. Edizioni BST, Romano d’Ezzelino, 2005

– Bass@no news, luglio-agosto 2006


FIORESE AMEDEO



VITA ED OPERE 


DI UN ARTISTA SENZA FINE 


OPERE PITTORICHE 


1953 – 1990


di Vasco Bordignon

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1953, CAVALLO E CAVALIERE, disegno su carta, 100×70 cm

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1957, STAGIONI, graffite, 70×100 cm

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1957, STUDIO PALA D’ALTARE, graffite, 100×70 cm

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1957, STUDIO PER PORTALE, graffite, 220z120 cm

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1958, FIGURE, graffite, 70×100 cm

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1959, CAVALIERE E PAESAGGIO (a destra), STILIZZAZIONE DI UCCELLI ( a sinistra), lacche, n. 2 dimensioni 83,5×19 cm

007_-_1960_-_Balli_acrobatici_---_800_L_-----1960_Lacca_80x110cm

1960, BALLI ACROBATICI, lacca, 80×110 cm

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1960, CACCIA, lacca, 88×59 cm

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1960, FIGURE, lacca. 50×70 cm

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1960, MATERNITA’ ED INFANZIA, smalti su tela, 122×245 cm

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1961, PORTA, olio su legno, 220×120 cm

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1962, LE QUATTRO STAGIONI, smalti su tela, n. 4 pz 120×61,5 cm

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1969, TRIDIMENSIONALE, olio su tela, 100×70 cm

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1969, SPAZIALE, olio su tela, 100×70 cm

010_-_1974_-_Composizione_----_740_H_-----1974_Acrilico_a_spruzzo_100x70cm

1974, COMPOSIZIONE, acrilico a spruzzo, 100×70 cm

011_-_1974_-_Grafica_01_-_------_800X_----1974_Flomaster_50_x71cm

1974, GRAFICA, flomaster, 50×71 cm

012_-_1974_-_Grafica_02_-_------800L_----_1974_Flomaster_50x_71cm

1974, GRAFICA, flomaster, 50×71 cm

013_-_1974_-_Grafica_03_-_1974__800X_---_03_-_Flomaster_50x71cm

1974, GRAFICA, flomaster, 50×71 cm

014_-_1974_-_Grafica_1974_----_800_L_----_Pennarello_50x71cm

1974, GRAFICA, pennarello, 50×71 cm

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1974, SEQUENZA, acrilico a spruzzo, 71×50 cm

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1976, TUBOLARE CIRCOLARE, pastelli a cera, 42×50 cm

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1979, CAVALLO E ACROBATA, pastelli a cera, 71×50 cm

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1980, AL MIO AMORE, pennarello, 71×42 cm

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1980, FIGURA, pastelli a cera, 42×50 cm

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1980, LACERAZIONI, tela, cartone e olio, 80×60 cm

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1980, STUDIO, olio su tela, 80×60 cm

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1981, FIGURA SDRAIATA, pastelli a cera, 50×71 cm

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1981, FIGURA, graffite, 50×71 cm

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1981, PATTINAGGIO, graffite, 50×71 cm

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1981, CAVALLI, olio su tela, 50×70 cm

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1981, EMOZIONI, olio su tela, 100X70 cm 

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1981, FIGURE, olio su tela, 100×70 cm

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1982, TRIDIMENSIONALE, olio su tela, 70×100 cm

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1988, COMPOSIZIONE, legno e acrilico, 135×86 cm

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1990, I SEGNI DELLA MEMORIA, olio su tela, 40×50 cm

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1990. NUOVI MONDI, olio su tela, 70×100 cm

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1990, STADIO, legno e acrilico, 138×82 cm

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1990, VELOCITA’, olio su tela, 60×80 cm

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1990, VULCANO, olio su tela, 70×100 cm

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1990, ACQUATICO, olio su carta, 50×71 cm

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1990. CIRCOLARE, pastelli a cera, 50×71 cm

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1990, PAESAGGIO, pastelli a cera, 50×71 cm

CONTINUA ….

NB. per eventuale uso di queste immagini è necessaria l’autorizzazione del Prof. Amedeo Fiorese

pubblicato 29-03-2018

 

FIORESE AMEDEO



VITA ED OPERE 


DI UN ARTISTA SENZA FINE 


PARTE QUARTA – 2006 – 2017 


2006


Agosto 2006: è presente nel CATALOGO DEGLI SCULTORI ITALIANI. EDITORIALE GIORGIO MONDADORI. 

Novembre 2006: è presente nel NUMERO 42  del CATALOGO DELL’ARTE MODERNA. GLI ARTISTI ITALIANI DAL PRIMO NOVECENTO AD OGGI. EDITORIALE GIORGIO MONDADORI.

Novembre 2006: è presente anche nel volume di Emanuele Gaudenzi NOVECENTO CERAMICHE ITALIANE. Protagonisti e opere del XX secolo. Volume 2 dal primitivismo al design. Gruppo Editoriale Faenza.

Dicembre 2006: è presente nel volume di Ottorino Stefani ARTE TRIVENETA. Dal Barocco alle ultime ricerche del duemila. Vol.II. Edizioni d’Arte Ghelli, Verona.

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2006, PAGINE DI STORIA, refrattari, smalti e oro, 25x20x8x8 cm


2006, dicembre, alcune immagini della prepazione per l’opera “VIAGGIO COSMICO N.3

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2007



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2007, VIAGGIO COSMICO N. 3 ultimato, ma ancora contenuto tra assi di legno

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2007, VIAGGIO COSMICO N.3, bronzo, diam. 284×84 (nella sua bellezza)

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2007, luglio: esce la monografia CATALOGO GENERALE DELLE OPERE DI AMEDEO FIORESE. Primo volume.

Testi di Paolo Levi. Editoriale Giorgio Mondadori. 

Trascrivo il testo  di Paolo Levi

Amedeo Fiorese appartiene a quel genere, ormai raro, di maestro di bottega. Le sue opere sono le sue creature e quando le mostra ai visitatori chiede pareri e conferme, ma soprattutto una condivisione consapevole della fatica amorosa che ha dedicato alle forme, alle luci e ai colori delle sue opere. Nella storia della sua ricerca prevale oggi, come scelta preminente, l’astrazione, dove egli è soprattutto uno sperimentatore di materiali; la ceramica, il grès, la porcellana, il bronzo, l’oro, le resine, la pittura, il marmo corrispondono tutti alla sua anima d’alchimista, che è il luogo interiore e magico nel quale ha inizio l’elaborazione delle sue sculture, ognuna delle quali esprime significati strettamente connessi alla sua essenza tattile e visiva. Se da una parte l’artista sperimenta attraverso il materiale, dall’altra egli ricerca con passione la forma. Non troviamo nella sua vasta produzione informale modelli estetici standardizzati, poiché è assai bene applicata un’originale tecnica compositiva che rende espressivo, irripetibile ed estremamente teso il risultato finale. Da questo punto di vista sono precipue e significative le sue sculture realizzate in grès, dove un particolarissimo procedimento di impasto con ossidi di ferro crea venature e stratificazioni irregolari che esaltano, per contrappunto cromatico, la predisposizione geometrica che sta alla base dell’ invenzione strutturale.

Ho visitato le tre gallerie di Bassano del Grappa che ospitano in permanenza le sue opere, e ho potuto rendermi conto di come il suo lavoro si sia snodato lungo binari paralleli, dove, come ho già detto, l’astrazione informale lo rappresenta come approdo estremo e sperimentale, con la stessa autorevolezza già mostrata nella sua produzione figurale – dove è evidente la forza di una lezione antica sapientemente maturata, e comunque necessaria come esperienza e assunto teorico alla base della sua creatività. Attraverso la forma informe Fiorese può esprimere fino in fondo l’emozione che in lui nasce e si sviluppa partendo in ogni caso da allusioni naturalistiche, e che si sterilizza in seguito nella sinteticità delle geometrie astratte, o nelle suggestioni plastiche e informali delle tecniche miste.

Questi processi si potenziano spesso attraverso l’uso alchemico di cromie squillanti, che ne sottolineano l’energia interiore, e ne chiariscono le intenzioni narrative. Gli effetti sono struggenti, angoscianti, in quanto lo sguardo dell’osservatore è soverchiato da un universo complesso ed esasperato, pieno di anfratti segreti, di fratture tormentate, ma anche di geometrie aguzze e sterilizzate, e di effetti luminescenti. Lo sviluppo del suo lavoro è ormai giunto alla piena maturità espressiva grazie a un impianto segnico del tutto depurato da tentazioni accademiche, e contraddistinto da una drammaticità essenziale e antiromantica.

A questo punto, in questo mio breve saggio, non voglio tenere conto della continuità cronologica del suo operare astratto, in quanto sarebbe doveroso seguire la marcia del tempo solo se si trattasse di tracciare le tappe di un percorso non ancora del tutto portato a termine, o di una ricerca in divenire. E non è certo questo il caso di Fiorese, che è oramai approdato a una visione definitiva di sé, come artista, e del mondo, come oggetto della sua riflessione. Preferisco piuttosto passare da una scultura all’altra per indagarne l’individualità, gli avvertimenti, i rimandi stilistici, lasciando che sia lo sguardo e il gusto a scegliere un percorso, forse non metodico, ma certamente guidato dall’ attrazione e dall’ interesse critico.

Nel bronzo lucido e ossidato del 1988, intitolato Sole, emerge con chiarezza una riflessione sul Futurismo, che segna una nuova tappa sessant’anni dopo Umberto Mastroianni, che per primo ha raccolto l’ispirazione di Boccioni: in questo caso il sole esprime lo slancio creativo dell’ uomo, celebrando una sorta di ottimistico neo-umanesimo.

Ma per Fiorese il dinamismo non è tanto un concetto meccanico, quanto piuttosto la conseguenza visiva e costruttiva di un flusso emozionale. L’opera I segni della memoria del 1993 è una scultura importante in refrattario smaltato e rame con scorie di ossidi e oro, che impone una riflessione sul tempo e sullo spazio che appaiono conciliati nel ritmo dinamico della superficie. La logica formale di questo lavoro lascia libera la forma astratta di enunciare l’afflato poetico e drammatico che l’ha ispirata. Nel caso invece della scultura Metamorfosi in una sfera eseguita nel 1982, in grès, si avverte una calma respirazione, una affettuosa pazienza, persino una lieve trepidazione anche nei momenti più tesi della struttura plastica.

A una situazione come Composizione cosmica del 2003, struttura complessa dove convivono e si fondono visivamente la plastica, il ferro e la ceramica, va associata come contrappunto Genesi di un cubo del 2004: in ambedue viene in luce l’inquietudine creativa di un instancabile inventore di forme. Per altro, nel Viaggio cosmico n. 2 del 2005, in bronzo lucido e patinato, si nota come l’associazione fra gli aspetti linguistici e quelli tecnologici costituisca la base di un messaggio più profondo, avvertibile con nettezza nei motivi segnici in rilievo che ne occupano la superficie rettangolare. Nel lavoro di Fiorese ritorna, infatti, sotto varie forme, la metafora tecnologica: così per il legno Volo del 1988, come per le due tecniche miste con cristallo e oro, del 1990, Metamorfosi e Messaggio. In questi casi, come nella Struttura vitale del 1993, in grès d’Olanda, l’astrattismo informale sfugge alle convenzioni allusive del figurale per comunicare un’urgenza emotiva. I riferimenti a una riflessione trascendente si ritrovano qui nei singoli frammenti, che appaiono dialetticamente correlati come parti di uno stesso discorso, ma intatti nella loro autonomia segnica e significante.

Come narrano le cronache, una tappa fondamentale della vita artistica di Fiorese è stata l’attività degli anni Settanta nella fonderia Bonvicini di Verona, dove ha avuto modo di confrontarsi e imparare nuove tecniche accanto alla presenza di grandi maestri della ricerca plastica quali de Chirico, Pomodoro e Manzù. L’eco di quella lezione è ancora ben presente nella luminosità della Struttura del 1993, in acciaio, ma anche nel rifiuto costante del tutto tondo, per portare in luce il mistero di universi sconosciuti attraverso lo scavo, l’anfratto, il corrugamento della materia. Per queste scelte estetiche spesso i suoi lavori sembrano reperti archeologici, sui quali il lavorio del tempo ha lasciato ferite e fratture.

Non è più tornato sui suoi passi da quando, nel 1975, ha composto in bronzo lucido Sensazioni musicali. Da quel momento, l’idea preponderante è stata quella di esprimere il ritmo drammatico della vita di oggi con elementi plastici agiti formalmente con chiarezza critica, evidenziando il coinvolgimento dell’uomo negli ingranaggi sociali.

In Evoluzione del 1976, in semigrès, maiolica, rame e oro, e giocato su una geometrizzazione nello spazio che ricorda vagamente le immagini astratte degli anni Cinquanta – pensiamo alla lezione di Consagra – è ben chiara l’idea di forzare emotivamente i termini programmatici dell’astrattismo. In Legami del 2001, in semigrès, così come più tardi in Genesi di un cubo del 2004, in materiale plastico variegato, si avverte più che mai la volontà di approdare comunque a un’arte oggettiva e pulsionale al tempo stesso, quindi capace di sfuggire alle tentazioni intimistiche. Così, anche in Fontana del 2003, in marmo rosa del Portogallo, dove l’irruzione dei sentimenti è pur viva e solare, la durezza del materiale sembra mettere un argine agli eccessi emotivi.

Nelle sue più recenti produzioni Fiorese, pur non rinunciando alla tridimensionalità, è approdato a un’espressività plastica volutamente contraddittoria, in quanto sottoposta a una lettura rigorosamente frontale e quindi univoca, rinunciando alle suggestioni dinamiche e spaziali, e valorizzando al massimo i valori segnici e cromatici. Siamo quindi arrivati al segno-simbolo attraverso la stilizzazione, a una scrittura mentale, a una sorta di stenografia esoterica elegante, rigorosa, e antidecorativa. Fiorese si muove oggi su un piano più che mai concettuale, passando da una scultura all’altra sul classico filo del rasoio, procedendo per sottrazione, ponendosi all’estremo di una purezza iconica, e al limite della dissolvenza in uno spazio vuoto e privo di risonanze. Una scultura difficile certamente, ma non ermetica, fortemente problematica ma, in definitiva, felice, in quanto visivamente risolta e netta come un epigramma classico.


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La Libreria di Palazzo Roberti di Bassano del Grappa allestisce una vetrina con numerose copie della monografia di Amedeo Fiorese

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Amedeo Fiorese consegna la sua monografia al Sindaco di Venezia Massimo Cacciari

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2007, novembre, Fiorese sta ultimando le ultime due colonne per la Chiesa della Pentecoste di Thiene


2008


Nel maggio del 2008 collabora con i docenti del Dipartimento di Matematica dell’Universitò di Padova a sostenere il “Progetto Lauree Scientifiche” con il Liceo Scientifico “Da Ponte” di Bassano del Grappa. 

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Per questa esperienza trascrivo quanto ufficialmente scritto dagli studenti.

Il maestro Amedeo Fiorese al “da Ponte”

Il Progetto Lauree Scientifiche (P.L.S.), di durata biennale, partito nel settembre 2005 per iniziativa dci Ministero dell’Istruzione, avente per finalità l’incremento delle iscrizioni universitarie alle facoltà scientifiche, a giugno 2007 aveva esaurito il suo compito.

A vedere i numeri delle iscrizioni 2007 in Matematica all’Università di Padova si direbbe bene anche! (è tutto da dimostrare che l’inversione di tendenza sia merito del progetto P.L.S.).

Noi del Liceo ‘da Ponte’ siamo stati invitati a partecipare al progetto dal Prof. B. Scimemi, Coordinatore per la Regione Veneto per Matematica poiché allora partecipavamo a un progetto dell’IRRE organizzato dalla Prof.ssa Margherita Motteran, il cui Direttore era proprio il Prof. B. Scimemi.

II progetto P.L.S. nell’ intento di recuperare nuovi talenti allo studio delle materie scientifiche, anche in prospettiva generale di crescita e sviluppo, proponeva una sinergia tra Impresa-Università- Scuola Superiore.

Noi ricordiamo ancora la data dell’11 novembre 2005 data in cui, nell’ambito del P.L.S., si era tenuto a Verona un convegno; in quella sede il prof. Stevanato del Dipartimento di Chimica dell’Università Cà Foscari delineava quelle che dovevano essere le linee guida del progetto.

Erano esattamente quelle che tra di noi avevamo già concordato:

– scelta di una problematica

– sua modellizzazione da parte di Docenti universitari

– sviluppo di elementi teorici da parte di Docenti del liceo

– illustrazione del problema da parte dell’Azienda

– elaborazione di strategie risolutive da parte degli alunni

– discussione finale tra i partecipanti al progetto.

E’ quello che abbiamo fatto nei due anni di validità del progetto.

Per l’a.s. 2007/08 il Progetto da carattere nazionale doveva essere programmato a livello regionale. Ma, come si sa, i tempi della efficienza non sempre coincidono con quelli della politica. Per cui per quest’anno non si doveva proseguire nel lavoro che tutto sommato ci aveva dato, da un punto di vista professionale, anche tante soddisfazioni.

Tuttavia a settembre 2007 il prof. B. Scimemi ci informa che c’era la possibilità di continuare il progetto a patto di poterlo chiudere entro dicembre 2007. Che fare!

Spronati dal nostro nuovo preside prof G. Sicilia ci siamo recati a Padova dal prof. B. Scimemi per l’input al progetto e per riottenere come tutors i proff.  P. Malesani e B. Viscolani con i quali avevamo lavorato i primi due anni. Per impegni di lavoro il prof B. Viscolani non poteva essere presente ed era pertanto sostituito dal prof. T. Millevoi.

Consapevoli della atipicità del P.L.S. per questo anno scolastico, forti della presenza dell’illustre ‘geometra’ dell’Università di Padova prof. T. Millevoi, decidiamo allora di uscire dai canoni standard seguiti nei due anni precedenti e di affrontare un argomento che ha sempre affascinato ed appassionato l’animo di noi giovani studenti di matematica:

le curve geometriche che hanno scandito la storia della matematica nei secoli.

Per questo argomento ci mancava però l’interlocutore azienda! Che fare? Un ricordo!

Ogni volta che si percorre la strada che da Bassano porta a Marostica, una volta imboccata via Vicenza, non sì può non rimanere colpiti da quelle forme ‘ardite’, non usuali per le produzioni in ceramica che accompagnano il viandante che si inoltra nelle terre a sud ovest di Bassano.

In quelle forme si colgono ‘curve geometriche artistiche’ per cui l’associazione con le nostre intenzioni è immediata. Solo il tempo di illustrare il nostro progetto che dal prof A. Fiorese otteniamo un sì entusiasta!

A noi il prof. A. Fiorese piace chiamarlo Maestro non tanto per la competenza, la passione, l’amore che lascia trasparire dal suo lavoro ma per la modestia e la semplicità che trasmette al proprio interlocutore e soprattutto per il vissuto artistico fatto di aneddoti, di ricordi giovanili, di tecniche compositive tipiche di un artigianato di Bottega ormai in disuso.

Il suo comportamento asciutto ma di sostanza, la semplicità nel proporsi, i riferimenti continui all’importanza della formazione, i costanti richiami ai valori positivi che devono accumunare nei processi educativi uniti alle doti artistiche che non siamo certamente noi a scoprire hanno costituito la parte nuova ma non certo meno significativa del nostro lavoro.

Siamo dunque riconoscenti al maestro prof A. Fiorese per aver coinvolto e catturato l’attenzione e la stima degli alunni del progetto. Basti pensare che la sua disponibilità, del tutto gratuita, data inizialmente per un solo incontro si è protratta, su richiesta degli alunni a ben quattro momenti. 


Novembre 2008: è presente nel CATALOGO DEGLI SCULTORI ITALIANI, 2009-2010. EDITORIALE GIORGIO MONDADORI.

Nello stesso mese di novembre è presente nel Volume n. 3 ULTIMI DECENNI nella serie NOVECENTO CERAMICHE ITALIANE Protagonisti e opere del XX secolo di Emanuele Gaudenzi, Faenza Editrice.

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2008, STRUTTURA CURVILINEA, acciaio e legno, 170x127x102 cm

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2008, STRUTTURA VERTICALE, acciaio e legno, 110x90x38,5 cm 

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2008, CIRCONVOLUZIONI (studio), refrattario e smalti, 13×15,5×15 cm

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2008, FONTANA (STUDIO), gres colorati, 14,5x22x14 cm

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2008, CONTINUITA’ MURALE, refrattari colorati e rame, 10x21x11 cm 

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2008, CONTRAPPOSIZIONI, gres colorati, 56x30x18 cm

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2008, VERSO IL FUTURO, refrattario, smalti, rame e oro, 16x9x8,5 cm 

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2008, CENTRO DELLE COMUNICAZIONI, refrattario, smalto e rame, 39x21x11 cm


2009


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2009,  ultimi ritocchi di Amedeo all’opera “VERSO IL CENTRO”

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2009, STRUTTURA EVOLUTIVA, acciaio, legno con fondo decorato a smalto, 250×61,5×20 cm

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2009, l’artista davanti alla suddetta sua opera “STRUTTURA EVOLUTIVA”

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2009, ENERGIA SOLARE, legno e acciaio; 95x54x39 cm

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2009, dicembre, esce questo volume dell’Editoriale Giorgio Mondadori, nel quale, come suggerisce il sottotitolo INCURSIONI NELLA RICERCA PLASTICA, Paolo Levi penetra tra le opere più recenti di un manipolo di artisti innovatori di forme, di materiali, tra i quali spicca anche Amedeo Fiorese, sul quale il curatore presenta questo profilo: “Le sculture di Amedeo Fiorese irrompono nello spazio con potenti e significative invenzioni. Sono strutture dall’intenso vigore e dal profondo carattere, costruite con una consapevolezza espressiva, nonostante la quale mai vengono meno magia e crudezza formale che sempre le ammantano d’inquietudine. Si potrebbe parlare di costruzioni che emergono nello spazio, con la certezza con cui crescono i cristalli all’interno delle rocce; come se un codice genetico indicasse lo sviluppo del ritmo e la dinamica da percorrere: un Dna segreto, nascosto nella materia che impone la formazione di queste creazioni irripetibili. Alcuni lavori sembrano giocare in una sorta d’alchimia messa a disposizione della ricerca di un’energia interiore, di un’essenza tattile che rende queste sculture così drammatiche e luminescenti, a tratti visivamente esasperate, e a volte assolutamente stabili e armoniose; oggetti che sembrano impartire un ordine e un equilibrio incontrovertibile, come nel Viaggio Cosmico. Con dire più tecnico o formale si può parlare del lavoro di Amedeo Fiorese come di astrattismo magico, proposto da un inventore di forme, uno sperimentatore contemporaneo immerso in una riflessione che conduce attraverso i diversi materiali che lavora e trasforma: bronzo, legno, acciaio, o gres; riflessione nella quale Amedeo Fiorese s’impegna a indagare lo spazio e il tempo in un flusso emozionale, pulsionale, dinamico, sempre pronto a sfuggire da un vortice iniziale, ma senza perdere mai di vista l’individualità e l’unicità narrativa di ciascuna opera. Il tempo, preso dalla dinamica sfuggente delle strutture, dal ritmo con cui vengono elaborate, è una componente connaturata al movimento, alla velocità con cui si manifestano le forme nei loro ritmi ascensionali, come pure quelle elicoidali, in opere quali Contrapposizioni, o Fontana. L’efficacia espressiva di queste sculture è sottolineata dalla presenza del colore, come se le cromie – gres colorati, smalti, rame, oro – si prestassero a questa avventura alchemica fondendosi intimamente con le forme, come se sin dall’origine combinassero un’unità di forma e colore: parrebbe allora che le cromie stesse vengano scelte dal proprio oggetto. Ma il colore partecipa anche della temporalità delle opere, sviluppando di essa un’idea diversa, rinforzata dalle patine che sembrano voler ricondurre a oggetti arcaici, come accade in Pagine di storia. Sculture che, come questa, paiono simili a veri pezzi archeologici, scoperti all’interno della materia cruda e riportati alla luce. Talvolta invece, le forme sembrano provenire dal futuro, da un’idea misurata e precisa dello spazio; sono invenzioni di microcosmi alieni, ma costruiti con gli stessi materiali sui quali si è costruita la nostra civiltà: legno e acciaio, per esempio, in opere come Struttura curvilinea e Struttura verticale, che richiamano alla mente una visione architettonica futurista. Ma in nessun caso parliamo di oggetti effimeri o casuali: l’uso della geometria è elaborato, razionale, e non perde mai il proprio carattere di purezza. Costruzioni archi-tettoniche si sbozzano con stratificazioni disposte in una irregolarità naturale, rispondendo alla presenza di un substrato arcaico dominante, come pure cosmico e futuro. Amedeo Fiorese non parte mai da modelli estetici prestabiliti o da forme standardizzate; le sue opere sono invenzioni di una grande autonomia segnica, a volte fratturate, tormentate, a volte dotate di spinte ascensionali, ma sempre di grande armoniosità, che non riconoscono termini tradizionali, pur mantenendo un ordine concettuale di acute geometrie”.


2010


Maggio 2010, partecipa alla BIENNALE D’ARTE DI ASOLO (TV), Premio Internazionale Ed. Itaca Investimenti d’Arte. 

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2011


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2011, EVENTI, bronzo, 260x175x102 cm

Maggio 2011 Amedeo Fiorese riceve questa missiva: “Gentile maestro, sono felice di annunciarLe che è stato selezionato per l’iniziativa speciale del 150° promossa dal Padiglione Italia della Biennale di Venezia. La ringrazio per il prestigio che la Sua presenza darà a tale iniziativa.” firmato Vittorio Sgarbi. Le sue opere in bronzo “Viagio cosmico 1” e “Viaggio cosmico 2” sono approdate così aa Villa Contarini a Piazzola sul Brenta, nell’ambito di una collettiva promossa dalla 54ma Biennale d’arte Internazionale di Venezia [da Gazzettino del 28 agosto 2011).

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Vittorio Sgarbi e Amedeo Fiorese


2012


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2012, AVVENIRISTICA, gres colorati d’Olanda, 105x90x105 cm

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2012, SFERA EVOLUTIVA, acciaio satinato, diam. 100×100 cm

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2012, SPAZIALE CUBICA, acciaio satinato, 65x65x36 cm

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2012, STRUTTURA, acciaio inossidabile, 225x97x32 cm

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2012, CROCEFISSIONE, plastiche fuse a fiamma, 77x47x14 cm


Luglio 2012: è inserito neò CATALOGO INTERNAZIONALE D’ARTE MODERNA. Edizione n.12. Editrice d’Arte CIDA, Roma.


2013


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2013, SFERA GRANDE COLORATA, plastiche fuse a fiamma, diam. 76 cm


Agosto 2013: partecipa all’INTERNATIONAL EXHIBITION OF CONTEMPORARY ART, Venezia, Ca’ Zanardi.

Novembre 2013: è presente nel CATALOGO DELL’ARTE MODERNA. GLI ARTISTI ITALIANI DAL PRIMO NOVECENTO AD OGGI. NUMERO 49. EDITORIALE GIORGIO MONDADORI.

Dicembre 2013: partecipa all’INTERNATIONAL ARTISTS AT THE NEW YORK ARTEEXPO.


2014


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2014, INNO AL MONDO, fusione a cers persa , bronzo lucido e patinato, diam. 88×28 cm

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2014, VERSO IL FUTURO, fusione a cera peersa, bronzo lucido e patinato, diam. 49x28cm

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2014, SPAZIALE, gres colorati, 95x50x35 cm

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2014, GENESI, plastica e acciaio, 43x54x50 cm

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2014, TRIENNALE DI ROMA, INNO ALLA CONTEMPORANEITA’, plastica e ferro, 177x285x175 cm

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2014, UNIVERSALITA’ EGIZIANA, plastica e acciaio, 93x50x35 cm

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2014, URLO DEL GUERRIERO, plastica e acciaio, 215x59x22 cm

Novembre 2014, è presente nel CATALOGO DELL’ARTE MODERNA. GLI ARTISTI ITALIANI DAL PRIMO NOVECENTO AD OGGI. NUMERO 50. EDITORIALE GIORGIO MONDADORI.


2015


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2015, I SEGNI DELLE EMOZIONI, plastica, legno e ferro, 125x416x35 cm

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2015, L’ALBERO DELLA VITA, plastica, 55x16x23 cm

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2015, METAMORFOSI, cemento, acciaio e gres, diam. 93×27 cm

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1990-2015, VOLO, bronzo a cera persa, 297x136x43 cm

Novembre 19\5, è presente nel CATALOGO DELL’ARTE MODERNA. GLI ARTISTI ITALIANI DAL PRIMO NOVECENTO AD OGGI. NUMERO 51. EDITORIALE GIORGIO MONDADORI.  


2016


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2016, PENSIERO E AZIONE, bronzo, 60x55x25 cm

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2016, SPIRALE, bronzo, 57,5x10x29 cm

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2016, VERSO L’UNIVERSO, bronzo e semigres, 173x61x52 cm 

Novembre 2016, è presente nel CATALOGO DELL’ARTE MODERNA, GLI ARTISTI ITALIANI DAL PRIMO NOVECENTO AD OGGI. NUMERO 52. EDITORIALE GIORGIO MONDADORI.


2017


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Novembre 2017, è presente nel CATALOGO DELL’ARTE MODERNA, GLI ARTISTI ITALIANI DAL PRIMO NOVECENTO AD OGGI, NUMERO 53, EDITORIALE GIORGIO MONDADORI .


NB. per eventuale uso di queste immagini è necessaria l’autorizzazione del Prof. Amedeo Fiorese


continua ….

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