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Categoria: Marostica

LA POESIA DI MARIO POZZA 

a cura di Vasco Bordignon

La poesia per Mario Pozza è stata un importante mezzo che gli ha permesso di trasferire le varie sensazioni, emozioni, intuizioni dal colore alla parola, con grandi risulati.


PER COMPRENDERE di più propongo alcune note di Tranquillo Bertamini espresse in varie occasioni (mostre, presentazione di testi, ecc.) e il commento di Azzolin Ivonita che spazia nell’insieme del poeta e dell’uomo.  

Commenti di Tranquillo Bertamini

(in occasione della pubblicazione di alcune raccolte poetiche)


Mario Pozza è stata una persona ricca di interessi e sempre pronta a fare nuove esperienze all’interno di un ampio ventaglio di attività creative: dall’arte pittorica alla poesia. Le sue opere testimoniano un’assoluta interdipendenza tra produzione artistica e letteraria, entrambe rappresentavano per lui un modo per tradurre il proprio mondo interiore, la sua grande dote era la capacità di plasmare in un solo corpo le virtù dell’arte e la somma dialettica della poesia.

Come egli stesso diceva di sé, Mario Pozza é un ‘pittore d’istinto” ormai affermato oltre che un “poeta che si è fatto da sé “. Combinando intimamente questi due diversi generi di applicazione artistica, egli fa “parlare” le immagini con una gamma di graduati cromatismi resa viva da intensa musicalità e da luminosa pregnanza. E proprio in virtù della sua ricca esperienza interdisciplinare, quasi d’istinto egli riesce a sintetizzare il timbro musicale dei versi con il loro grado di scorrevolezza a seconda della tipicità dei suoi stati d’animo e delle situazioni vissute.

La stessa forma parlata del suo verseggiare s’intreccia sempre con il livello di carica interiore man mano che l’artista tende a trasferirsi dal chiuso del campo privato verso una dimensione a respiro universale. Allora la sua poesia fluisce ininterrotta e vibrante come un torrente in piena dal primo all’ultimo verso. [ … ]

Nella loro densità espressiva, sempre incentrata su grossi temi di vita, le poesie di Mario Pozza portano insite delle connotazioni che facilitano – a parer mio – un immediato incontro con i lettori. E mi sembra che tale incontro tenda a concentrarsi attorno a quel doloroso “stato di solitudine” di quanti, oggi, pur rispecchiando in sé e accogliendo con la loro ipersensibilità tutto il mondo circostante, non riescono di fatto a partecipare realmente a nessuno la propria ricchezza interiore. Ma nonostante la difficile comunicazione con questo “imponderabile presente”, caratterizzato da complessità di eventi, caducità di valori e insicurezza di affetti, notiamo che Mario Pozza, superando la barriera della sua sofferta solitudine, rivela sempre nelle sue poesie il coraggio di guardare avanti anche se “l’avvenire brucia gli occhi’”.

Egli passa attraverso la vicenda della poesia odierna senza preoccuparsi della molteplicità dei linguaggi di cui si veste, perché Pozza cerca la sua verità nell’immediato contatto dell’anima con l’ambiente in cui é infissa e in cui si muove alla ricerca di un’efficace e universale comunicazione pertanto anche il linguaggio figurato che dà spessore e densità al suo dire non ha mai carattere scolastico e dotto; neppure è usato come simbolo che rispecchi e adorni le situazioni esistenziali; assume invece la forma di rinforzo espressivo perché dà luce e vigore alle parole che mirano alla nuda confessione dell’anima.

Ognuna delle sue poesie ci dà una rifrazione delle infinite facce del complesso prisma umano: innumerevoli variazioni sullo stesso tema centrale sullo spessore illuminante di alcune immagini fondamentali che, quasi bengala nella notte, illuminano e mettono a fuoco il quotidiano divenire, quel continuo rotolio nella sofferenza che le parole con la loro immediata semplicità cercano appunto di avvicinare, suggerire, fissare per metafora in maniera sempre più penetrante.

Il linguaggio di Mario Pozza è dunque colloquiale, comunicativo, sempre palpitante e lucido, talvolta invocante, alla ricerca di un ubi consistam su cui fondare la speranza e la sicurezza del vivere. Ma le sue parole non vorrebbero mai consumarsi in puri e semplici effetti emozionali o moraleggianti. Anche la versatilità filologico – letteraria interessa relativamente l’autore che non è solo un “pittore d’istinto” ma anche un “poeta fattosi da sé” e che, pertanto, evita per naturale disposizione mentale, le dottrinali elucubrazioni filosofiche come pure la razionali sofisticazioni  a livello di soli “addetti ai lavori”  per seguire invece processi intuitivi a breve respiro a larga partecipazione [….].

Nel procedere semplice e nudo delle poesia di Mario Pozza, le parole si fanno difesa, vestito, rispecchiamento dell’io interiore e, nello stesso tempo, sono rilevazione del significato che dovrebbe avere una vita ”nuova”. A piccole schegge esplode, con continui balenii, una ricchezza interiore, una disponibilità infinita che si scontra con l’acidità del deserto che ci circonda  nel tempo e nello spazio. Per Mario Pozza lo sforzo di significare la “verità” procede in bilico tra illuminazione interiore (il lampo delle immagini) ed efficacia dei sentimenti (il mendicare amore). Si tratta di messaggi che sono proiettati in tutte le direzioni proprio perché l’autore combatte contro la tentazione di chiudersi in  se stesso come le foglie della mimosa, anche quando le sue risposte sono fragili e inadeguate di fronte al tragico muro del “qui finisco io” e ”cominci tu” che caratterizza l’esistenza […].

Nella lettura dell’opera ci sembra di percorrere le tappe di un itinerario che confluisce sempre nello steso centro di richiamo, attorno alle stesse stazioni; né c’è mai la parola conclusiva, perché la speranza sopravvive sempre alle provvisorie sconfitte, e nella confusione del mondo, non ci è mai concesso di essere prigionieri. 


 POESIE SCELTE DAL LIBRO  “PERCORSI “ DEL 2003

Luce

Una luce cercata, attesa, trovata,

una piccola grande storia.

 Ogni evento lascia una traccia

e qualcosa in cui credere.

Una lunga parentesi,

la stessa sintonia,

la mia paura

un meccanismo da rivedere.

Ustionato dalla tua carica vitale,

ma non ti porterò malesseri.

Continuerò ad essere

un arlecchino del mio tempo

che cerca costantemente qualcosa,

forse la libertà

e questo Dio che si nasconde.

Ora lo so,

un giorno mi farai del male

quando ti accorgerai

che non sono niente;

quel giorno per me

è già cominciato

nel mio conto alla rovescia.


Parole intrecciate

Siamo andati

con le parole intrecciate

e i sogni nel borsello,

abbiamo spalancato le finestre

una dopo l’altra,

ci siamo riempiti le tasche

di speranza, di campi in salita

di sospiri delle notti

e abbiamo desiderato confini

che non esistono.

Ancora mi chiedi di un passato

tra dubbi e verità mascherate,

e ti ritrovi a cancellare

sorgenti di speranze,

reminescenze e pazzie

desideri di inchiostro.

Chiedi un nuovo cammino

che non so darti,

e sto volando con te

telefonandoti emozioni.


Ideologie e fantasmi

Persone legate, aggrovigliate

a emblemi e simboli

eserciti di uomini appesi

a stendardi fiabeschi,

specchi di situazioni e analogie

che ritornano per decifrare

il misterioso codice dei comportamenti.

Dimensioni che turbano

l’epicentro della coscienza,

ideologie, fucine di fanatismo

fabbriche di soldati pericolosi;

che si inventano i nemici

e programmano carneficine.

Uomini che testimoniano

il loro credere, il loro vivere

in una realtà allucinata.


Uomo

Uomo!

Guardati attorno.

Ascolta la voce del tuo io.

Inquinamento, buco nell’ozono

stai distruggendo tutto; l

a fine di questo pianeta

non sarà perché un giorno

qualcuno ha detto:

“Mille e non più mille”.

Non farti scudo del progresso p

per giustificare il tuo egoismo.

Ti sei mai chiesto

cos’è la coscienza?

La libertà?

Il rispetto del tuo prossimo?

La vita è un grande dono

stupenda, fragile e breve,

ma sembra che tu ti diverta

a renderla ancora più breve.


Aurore

Sono un clown

con le braccia aperte

sui giorni del dopo,

le mani e il ventre

carichi di dolore.

Pensieri adolescenti

tessono le mie contraddizioni,

mi sento vuoto, senza età,

nascono desideri di alabastro

e ricami coraggiosi

sulla trama di lunghi racconti.

Aurore trasudano pensieri

e dentro la fatica delle scelte,

respiro piccoli passi

chiedendomi se ci sarà un domani.

I giorni ritornano

per maledire le illusioni

vendute sottocosto,

e la speranza di andare

per crescere e capire.


Tavolozza

Colline gialle, colline rosse,

bianche betulle svettanti in cielo,

colline in dolci saliscendi di verdi caldi,

corone di viti rosse,

stelle filanti su siepi di palline vermiglio,

strade rosa ondulate

nel vicino crepuscolo,

sisma di colore nell’ultima trasparenza

del cielo lontano.


Vorrei

Vorrei rifugiarmi

all’ombra di una luce,

accanto alle sequenze delle seduzioni,

e nelle traiettorie colorate

dei miei ingenui miraggi;

vorrei andarmene cavalcando

fruscii di velluto contornati

da tenerezze trasfigurate,

vagare sotto un’onda impazzita

al centro di un uragano di gioia,

vorrei legarmi a parabole d’amore

e adagiarmi sopra ritornelli di stelle,

chiuso nel torpore che esprime

un dolce mattino da inventare.


Viaggiatori del tempo

Nella fatalità di pensare

ai dialoghi che sorvolano

le parentele grigie.

Viaggiatori del tempo

camminano sulle trasparenze

nel ventre della notte,

ricercano case bianche lontane

dense di lunghe memorie

e di calligrafie pensate;

vanno per strade colorate di torpori

prendono per mano luci riflesse

e parentesi corrose;

guardano barriere

e preghiere spente

pregano sui crepacci del credere

e sulle porte diafane,

pensano increduli

che sono cresciuti controcorrente,

vibrano su amori solitari,

si proibiscono di pensare,

di volare,

distribuiscono proclami

e siedono pensando

alla verginità del cielo.


Libertà

Vorrei rinascere gabbiano

per poter perforare le candide nuvole

imbevute di sole,

vorrei sposarmi al vento

e volare nelle braccia dell’infinito

per pensare solo di essere libero.





POESIA E NARRATIVA di Ivonita Azzolin

Ho conosciuto l’artista Mario Pozza in occasione della sua partecipazione all’Invito alla poesia e alla narrativa”, un concorso rivolto agli ultrasessantenni della provincia di Vicenza, promosso nel 1991 dai Servizi Sociali del comune di Marostica nell’ambito delle iniziative rivolte alla terza età e che ancora vive con pieno successo.

Mario ha onorato per alcuni anni la nostra manifestazione come concorrente ed è inutile dire che in varie edizioni ha ottenuto il massimo riconoscimento nel settore poesia.

Nel 1992 ha meritato il primo premio con “Ultimo autobus”, una lirica capace di suscitare intuizioni e sensazioni legate allo scorrere delle immagini e al ritmo che le conduce.

                                

Ultimo autobus

L’ultimo autobus per salire e per scendere

incontro al desiderio di credere,

abbandonarsi per incrociare

il miracolo di voler bene

rispolverando i sogni nel letto dei fiori.

Approfondire il cerchio delle parole,

i lunghi silenzi,

e ritrovarsi all’interno di pensieri

inattesi e fugaci,

credere di comprendere il cielo.

Nel canovaccio di molte vite amiche

misteriosi geroglifici bussano prepotenti.

Nelle profonde cavità del vivere

un grande sipario,

e molti indirizzi incollati

ai tasti di una pianola

armonizzano i nostri desideri.


Per ben quattro edizioni ha poi ottenuto il premio speciale della Giuria, per il suo poetare capace di riservare sempre nuove sensazioni, accompagnando il lettore in mondi di quieta bellezza, alla scoperta di pieghe di profondo sentire: nel 1993 con il trittico di poesie “Nella memoria”, “Luce e vento”e “Tempo dello spirito”, nel 1996 con “Nella tua anima”, “Luce” e“Pagine bianche”, nel 1997 con “Nel mistero della sera”, “Attese” e “Prendimi per mano” e nel 1998 con “All’imbrunire”, “Vorrei”, “Sofferenze”.

Ho scelto una poesia per ogni edizione, quella che più mi ha trasmesso sensazioni e emozioni.

 

Luce e vento

Sei entrata in questa sera

come in un gioco di magia che si rifrange

sul quadrato di mille specchi.

Sei luce dopo il vento

con il dialogo chiuso negli occhi.

Vorrei depositare i miei pensieri

sulle tue mani,

addormentarmi, sperare.

Lo specchio ritorna

nella presa di coscienza,

la paura dietro l‘angolo

e il correre della vita.

Dentro la spirale dell’incertezza

il tuo voler volare.

La mia voce nel vento del perderti

ti grida ancora aspettami

come un tempo.

 

 

Nel mistero della sera

Prima di entrare

nel mistero della sera

vorrei regalarti i miei pensieri

ancorati all’ultima tenue luce.

Nei nostro strano universo

tu splendi e volano ceselli

ricami di buona fede ;

vorrei respirare parole nuove

da dedicarti a cavallo di aquiloni

perché nel tuo ritratto eseguito

affiora il ricordo del cielo

e il tuo perdono per questo vivere.

Nei significato di un aspettare

mani vuote circonderanno

le tavolozze del domani,

prima che l’alito di questo attimo

ci metta la sua pausa

nelle foglie gialle

di ogni puntuale autunno.

 

 

Nella tua anima

Ci saranno mille ragioni

mille verità,

pioveranno momenti nuovi

presenze-assenze.

Chissà, forse

anche un cerchio di cielo

scenderà sotto l‘arcobaleno,

aldiquà dei sogni ripetuti.

E ci sarà sempre quei desiderare

un tuffo interminabile

nella tua anima infinita

 

 

All’imbrunire

Scriverò tra i colori di una pausa

i giochi di un miraggio,

nell‘ansia dei perché attenderò

di volare in alto

tra i respiri delle nubi,

i ritmi della pioggia,

cercando un soffio di silenzio.

Graffiando disegnerò

volti di profili arabescati,

suoni armoniosi

e il palpito profondo delle cose

nella chiusa delle ore

all‘imbrunire.


Nel 1999 l’Amministrazione comunale ha deciso di nominarlo in qualità di esperto nella commissione giudicatrice del Premio e per tutti gli anni successivi Mario ha collaborato con la disponibilità e la competenza che gli erano proprie, testimoniate anche dal suo stretto legame con il mondo della cultura e dell’associazionismo cittadino.

Nel decennale del nostro concorso, l’Assessorato alla cultura e ai servizi sociali ha deciso di raccogliere in un volume tutte le opere premiate con l’obiettivo di conservare un patrimonio di esperienze e di ricordi del mondo passato che rischiava altrimenti di andar perduto. Mario Pozza ha dato un apporto significativo alla pubblicazione realizzando il disegno di copertina, uno scorcio dei castelli marosticensi, e contrassegnando con il suo pennello ogni edizione del Premio, richiamando una delle opere vincitrici.

L’artista ha poi collaborato attivamente ad un’altra importante iniziativa culturale della città, l’Università degli adulti e anziani, nel cui ambito ha condotto per vari anni un laboratorio di pittura particolarmente apprezzato, curando anche, a conclusione di ogni anno accademico, una esposizione dei lavori realizzati dai corsisti.

Pittore d’istinto e poeta che si è fatto da sé, alla costante ricerca di qualcosa in cui credere,. Mario è riuscito a scavare nel profondo dell’animo umano, a mostrare le inquietudini e le ansie dell’uomo d’oggi diviso tra l’apparire e l’essere. Sono pennellate le sue di varia intensità e di vario colore, a volte piene di luce, a volte con qualche ombra perché non è facile cercare la verità, pur in una ricchezza interiore come la sua. Un sottile filo di malinconia accompagna le sue poesie e si intensifica nell’ultimo periodo, insieme alla nostalgia per i momenti felici e al rimpianto per non averli vissuti appieno.

Nella premessa della sua ultima pubblicazione “Talismano” il poeta scriveva infatti, quasi come una premonizione …”così, una mattina come un’altra, uno specchio ti dice che la vita è veramente un piccolo, silenzioso velocissimo flash…è come un alito di vento che ti sfiora, ti scuote e passa, regalandoti un po’ di neve nei capelli, rubandoti la memoria e lasciandoti piccole rughe… nell’anima”. Un flash, un alito di vento che Mario ha saputo riempire di luce e di colore donandoci, in punta di piedi, emozioni, profondità di pensieri e riflessioni sul vivere. 

Mi piace poi qui ricordare le notevoli doti umane di Mario, uomo semplice e di profonda sensibilità, che non amava mettersi in mostra, né sbandierare la sua arte. Una persona generosa e disponibile, che sapeva guardare nell’animo umano e far sentire la sua vicinanza con discrezione e delicatezza. Quell’amico insomma che tutti vorrebbero avere, ed è soprattutto in questo modo che desidero ricordarlo.

 

RICONOSCIMENTI


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1991 e 1992

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1993 e 1994

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1995 e 1996

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1997 e 1998

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1998 e 1999

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2000

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pubblicato 14 gennaio 2018.

Termino con questo nono lavoro i files dedicati a questo grande artista veneto, marosticence


I DISEGNI DI MARIO POZZA

 

a cura di Vasco Bordignon

 

PER COMPRENDERE


Commento di Liliana Contin, da “ IL MIO COLORE” PERCORSI “di Mario Pozza – Estrosprint, Belvedere di Tezze, marzo 2003

“Tutta l’opera di Mario Pozza vibra di profonda commozione e, al contempo, si rivela impregnata di una perfezione tecnica, costantemente inseguita e sperimentata con lucida razionalità. Tuttavia non era tanto il virtuosismo a interessarlo, bensì il preciso desiderio di esprimere, attraverso lo strumento ed il mestiere, l’altrettanto complesso e stratificato afflato interiore. Siano, dunque, disegni o incisioni, il tratto centrale, affiorante dalla sua mano e dalla sua sensibilità risulta quello di un racconto che indaga nel finito l’evocazione dell’infinito.

Ricercatore di poesia, Mario ha scavato nelle cose ed in se stesso per trovarne la chiave segreta, svelata nelle sue pagine da un’eloquenza e da una sonorità visibile.

Nei disegni si riscontra una notevole forza volumetrica, un segno palpabile che esprime passioni e stati emotivi umani. Così anche se non esteriorizzata c’è spesso, sotto sotto, la volontà di  richiamare il colore, ma senza tradurlo, perché il colore reale distruggerebbe quel mondo spirituale che il disegno, unico tra le arti, ha in comune con l’arte e con la poesia.

Vista la versatilità e la curiosità sperimentale, la ricerca non poteva limitarsi solo al rigore sintetico del bianco e nero, egli interviene, infatti, in modo che il segno grafico inciso si arricchisca di nuove valenze pittoriche con una materia di alta densità quasi magnetica e tattile.. La contaminazione tra le varie materie continua ad essere una connotazione del suo lavoro, che, nel complesso, va ancora precisato sul piano di una più chiara riconoscibilità.

Nelle sue opere il segno grafico, uno dei più immediati mezzi di comunicazione, esprimeva la fisionomia degli oggetti, l’aspetto delle cose viste o immaginate in modo del tutto personale, sia nella forma essenziale dello schizzo che in quella compiuta ed elaborata del disegno.

Per lui il rapporto tra disegno ed oggetto non era scientifico ed obiettivo, ma soggettivo, e, soprattutto, creativo. Non bisogna dimenticare che il disegno è tutto ciò ed è altro: sia esso tracciato con la matita, con i pastelli, col carboncino, con la penna e gli inchiostri, con il pennello ed i colori, secondo la tecnica suggerita dall’argomento, dal tono, dal momento, l’arte grafica sollecita maggiormente l’immaginazione e fissa anche un solo attimo d’ispirazione.

Più di ogni altra tecnica visiva, il segno degli artisti rivela l’individualità e la genialità dell’autore, ed anche nel disegno Mario Pozza si è espresso con un segno tutto personale, traducendo, ancora una volta, sulla carta le sue emozioni ed il suo modo di vedere la realtà.

Disegnare voleva dire, innanzitutto, “vedere” e “capire” se stesso ed il mondo che era intorno a lui, cioè scoprire il proprio mondo attraverso la realtà esterna o semplicemente “guardare”, guardarsi dentro e riconoscersi.Anche per lui, come per gran parte degli artisti del presente e del passato, “disegnare” non significava tanto “cercare” quanto “trovare” e questo vale non solo per chi disegna, ma anche per chi guarda l’immagine prodotta, partecipando al fatto creativo, al momento dello“ scatto” e nell’immediatezza, elementi propri ed essenziali del disegno.

Il disegno ha sempre rappresentato una condizione fondamentale dell’impulso artistico, è proprio esso a fornirci la chiave di lettura dei grandi cambiamenti avvenuti più di recente nella storia dell’arte: dal modo in cui gli artisti se ne sono serviti, soprattutto all’inizio del Novecento, è possibile cogliere i termini della rivoluzione dell’arte contemporanea. Il disegno, insieme al colore e all’invenzione, serviva, attraverso l’applicazione di specifici canoni compositivi e regole ben codificate, alla piena realizzazione della bellezza ideale. Lo dichiarò Winckelmann nella sua Storia dell’arte nell’antichità (1764), poi è stato precisato da Anton Raphael Mengs ne Le Opere (1787), in cui suggeriva, addirittura, tra i metodi compositivi consigliati agli artisti e agli “intendenti”, l’uso di un disegno definito “geometrico”, basato cioè sulla suddivisione proporzionale della figura da copiare. Accentuando l’aspetto percettivo, il disegno era considerato il mezzo più immediato per rendere visivamente e otticamente, in modo adeguato, il reale:

“Questo termine – scrive il teorico inglese Jonathan Richardson in An Essay of the Theory of Painting (1715) – significa talora esprimere i nostri pensieri sulla carta o sua qualche altra cosa di questa natura, per mezzo di forme ottenute con penna, matita, carboncino o altri media similari. Ma più spesso è usato per dare la giusta forma agli oggetti visibili, come appaiono cioè all’occhio…”.

Ciò che segna il radicale cambiamento avvenuto nell’arte allo scorcio del XX secolo, nel passaggio dalla traduzione “percettiva” della realtà e alla sua “interpretazione”, è proprio un modo diverso di intendere il ruolo del disegno, che passa dalla funzione imitativa a quella di libertà espressiva. In Argomenti del nostro tempo. Cultura e arte nel XX secolo, Ernst Gombrich afferma che il “gesto creativo del XX secolo” supera quello dell’“occhio che osserva”, proprio dell’arte antica, passando attraverso “la mano che controlla” degli impressionisti, fino a esprimersi quale “puro impulso motorio”, che si manifesta, appunto, nel disegno. Così l’artista del XX secolo si è servito del disegno in modo libero e spontaneo senza badare a schemi e consuetudini, al di fuori delle convenzioni, dell’abilità acquisita o dell’esercizio. Ne è un esempio significativo il caso di Picasso, che non solo ha dimostrato che “un’immagine può essere completamente sbagliata e allo stesso tempo indiscutibilmente vera”, così nei documentari che lo ritraevano al lavoro non si risparmiava dal mostrare le sue debolezze e i suoi ripensamenti nel corso dell’esecuzione dell’opera.

I disegni di Mario Pozza possono leggersi come variazioni su un tema unico, sebbene i singoli elementi rappresentati rimandino espressamente a riferimenti specifici, quasi a voler comunicare un segreto, un significato, non contentandosi d’intrattenere con il solo pregio estetico. Questo procedimento di decodificazione è simile proprio a quello che s’innesca davanti ad un testo poetico, e Mario era anche poeta. Nelle sue opere grafiche gli elementi, colti nella loro singolarità, tessono una coesione funzionale all’equilibrio narrativo, in cui si coglie un insieme di dati emozionali che si riallaccia ora alla contemporaneità ora alla memoria, transitando, come in un percorso diagonale, tra diverse esperienze creative.

Con un’intuizione che il poeta-artista poteva realizzare solo dopo averla percepita, Pozza riusciva a coniugare forma, intesa come struttura mentale, ed emozioni cromatiche (il dato irrazionale e creativo) che si formalizzavano in opere concluse, nelle quali il gesto veloce, divenuto spesso scrittura pittorica, era il segno di una volontà a legare sempre più strettamente la mano che agiva ad una mente che pensava.

Dall’interpretazione di Mario Pozza emerge un uso del disegno non più tradizionalmente concepito bensì un primo passo di un progetto più complesso, un abbozzo di un’opera che trovava compiutezza solo successivamente e mediante l’impiego di altre tecniche; si evidenzia chiaramente un intento progettuale che assume una dimensione “altra”, oltrepassando qualsiasi struttura gerarchica ed inserendosi in una realtà in cui ogni linguaggio dialoga con gli altri, valorizzando le proprie peculiarità.Disegno, dunque, usato come materia prima e capace di instaurare con lo spettatore un intimo rapporto dialogico fatto di accenni narrativi, sfide e sensazioni. Immagini suggestive, quelle che emergono, a volte ironiche, a volte provocatorie, ma portatrici di un medesimo significato, fonte di comunicazione diretta e sufficiente all’emanazione di un messaggio dalla forte emotività, un piano creativo che rimarca un coagulo di energie che non gli è mai mancato e di cui si notano i notevoli risultati“.


OPERE SCELTE


VAS-40883

Volto, china, 24×30 cm 

VAS-39882

Volto, china, 24×30 cm 

VAS-38881

Volti, china, 24×30 cm

VAS-37880

Madonna, china, 35×50 cm

VAS-36879

Madonna, china, 35×50 cm 

VAS-35878

Madonna, china, 35×50 cm

VAS-32875

Volto, china, 35×50 cm

VAS-31874

Fiori, china, 24×30 cm 

VAS-29872

Rose, china, 35×50 cm

VAS-30873

Iris, china, 35×50 cm 

VAS-28871

Margherite, china, 35×50 

VAS-27870

Volto, carboncino, 24×32

VAS-25868

Volto, carboncino, 35×50

VAS-26869

Volto, carboncino, 35×50

VAS-24867

Volto, carboncino, 24×32

VAS-23866

La gente, disegno a matita

VAS-33876

Volto, carboncino, 24×32 cm

VAS-34877

Volto, carboncino, 24×32 cm 

VAS-21864

Volto e natura morta, carboncino, 21×22 cm 

VAS-22865

Nudo, carboncino, 21×29 cm

VAS-20863

Volto, carboncino, 25×32 cm

VAS-19862_--_540x_413_--_

Cavalli, china, 30×24 cm

VAS-17860_--_540x409_--

Cavalli. china, 30×24 cm

VAS-18861_-_540x409

Cavalli, china, 50×35 cm

VAS-15858_--_540x423_---

Cavalli, china, 30×24 cm

VAS-16859_-_640x_---_

Spirali, china, 35×50 cm

VAS-14857_--_540x_--

Cavalli, china, 30×24 cm

VAS-13856_--_540x_

Cavallino, china, 24×30 cm

VAS-04847

Gallo, china, 35×50 cm

VAS-03846

Gallo, china, 35×50 cm

VAS-06849

Uccello, china, 30×40 cm

VAS-05848

Uccello, china, 30×40 cm 

VAS-01844

Uccello, china, 30×40 cm 

VAS-12855

Cavaliere, china, 35×50 cm

VAS-10853

Capriccio, china, 35×50 cm 

VAS-09852_--_840x_--_

Capriccio, china, 35×50 cm 

VAS-07850

Capriccio, china, 35×50 cm

VAS-11854

Capriccio, china, 35×50 cm 

VAS-08851

Capriccio, china 35×50 cm

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pubblicato 12-01-2018

 

BOZZETTI FILATELICI di MARIO POZZA

a cura di Vasco Bordignon

 

PER COMPRENDERE


Da “Cultura Marostica” a cura del Circolo Filatelico Marosticense”

Mario Pozza entrò a far parte del Circolo Filatelico e Numismatico Marosticen­se nei primi anni ‘60 del Novecento, ricoprendo poi diverse cariche e ruoli all’interno del Circolo e dello stesso direttivo.

Nel decennio 1960-1970 per mantenere viva la tradizione scacchisti­ca, iniziò anche la rappresentazione della Partita a Scacchi a perso­naggi viventi, evento biennale negli anni pari. L’occasione di questo importante appuntamento fece nascere tra i soci e la Presidenza del Circolo l’idea di emettere una busta e una cartolina con annullo fila­telico speciale a ricordo della rievocazione storica che avrebbe reso Marostica famosa in tutto il mondo.

Mario Pozza offrì fin da subito la sua disponibilità a realizzare i bozzetti grafici: era il 1968.

Da allora, il suo estro artistico interpretò graficamente, per ben 22 edizioni, la magica atmosfera del gioco degli scacchi, che puntual­mente a settembre prendeva vita nella splendida scenografia della celebre Piazza Castello. Grazie alla generosità di Mario, il Circolo Filatelico marosticense può vantare oggi una raccolta filatelica unica nel suo genere, avente per tema gli scacchi, costituendo quindi un patrimoni collezionistico particolarmente significativo, anche a livello internazionale.

Dai soci del Circolo Filatelico Marosticense

“Era la metà degli anni cinquanta del novecento quando, un gruppo di amici accomunati dalla passione per i francobolli, si trovavano dopo cena nelle abitazioni dell’uno o dell’altro, a dialogare delle varie tematiche e particolarità dei francobolli.

Trascorso qualche anno e aumentato il numero e gli interessi dei collezionisti, questo gruppo di amici decisero di costituire il Circolo Filatelico Marosticense abbozzando il primo statuto datato 1958.Non avendo una sede propria il ritrovo era all’interno del castello inferiore nella sala dell’ex Dopolavoro

In quegli anni si unì a questo gruppo anche Mario, che subito si propose per creare il logo dell’Associazione che ancor oggi é in uso.

Mario negli anni a seguire ricoprì diverse cariche nel direttivo del Circolo. Nel decennio 1960-1970 per mantenere viva la tradizione scacchistica iniziò la rappresentazione della Partita a Scacchi a personaggi viventi, evento biennale che si svolge negli anni pari. L’occasione di questo importante appuntamento fece nascere, tra i soci e la Presidenza del Circolo, l’idea di emettere una busta e una cartolina con annullo filatelico speciale a ricordo della rievocazione storica, che avrebbe reso Marostica famosa in tutto il mondo. Mario offrì fin da subito la sua disponibilità a realizzare i bozzetti grafici: era il 1968. Da allora il suo estro artistico ha raffigurato graficamente ben 23 edizioni del “Nobil Ziogo”.

L’idea di ottenere dalle Poste Italiane un francobollo che raffiguri in qualche modo la nostra città, tra i soci non era nuova, e grazie alla sinergia che il socio rag. Luigi Prandina riuscì a creare con il Circolo Filatelico 7 Comuni di Asiago e l’esperto filatelico sig. Danilo Bogoni, membro della Consulta Filatelica di Stato ha avuto come risultato la decisione delle Poste Italiane di ricordare Marostica e la sua Partita a Scacchi con un francobollo, inviando nei mesi precedenti l’emissione del francobollo, il Direttore del Centro Filatelico del Poligrafico e Zecca dello Stato, dott. Emidio Vangelli per abbozzare dei disegni per quello che sarebbe stato il francobollo di Marostica.

Proprio nei 10 giorni di permanenza nella nostra città, ospite dei soci del Circolo, ha stretto un’importante amicizia con Mario legata dalla comune passione per l’arte e durante questo soggiorno fu particolarmente colpito da come Mario gli presentò i luoghi più caratteristici e significativi della città attraverso le sue opere.

Il 4 maggio 1981 nella sala Consigliare del Castello Inferiore alla presenza di diverse autorità e del presidente del Circolo Filatelico Marosticense Mario Pozza, ebbe luogo la cerimonia di presentazione del francobollo.

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 .

 Con questa lunga serie di bozzetti, il Circolo Filatelico Marosticense può vantare oggi una raccolta filatelica unica nel suo genere, avente per tema gli scacchi, costituendo quindi un patrimonio collezionistico particolarmente significativo, anche a livello internazionale.

Grazie Mario, per la tua grande amicizia, generosità e impegno: il tuo ricordo sarà per sempre vivo e presente fra tutti noi.”


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1968

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1972                     

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1974

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1978

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1980

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1981

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1982 – 1984

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1986 – 1988  

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1990 – 1992

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1996 – 1998 

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2000 – 2002 

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2004 – 2006 

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2006 

F314__--_410x640_---2008F321__--_410x640_---2010


















2008 – 2010

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pubblicato 12-01-2018



GLI ACQUARELLI DI MARIO POZZA


 di Vasco Bordignon 


Nel file della pittura è stato anche accennato alla pittura ad acquarello di Mario Pozza. Anche in questa non semplice tecnica Mario Pozza è riuscito a trasmettere sensazioni, emozioni, o semplicemente ricordi, fotogrammi  della vita di tutti i giorni oppure scorci di  Marostica o di Bassano del Grappa che incantano chiunque si lasci trasportare dalla storia e dalle loro vicende.  

Mario di solito utilizzava per gli acquarelli supporti delle dimensioni 30×40 cm anche se a volte sconfinava di 5 o 10 cm. Ho scelto in questa carellata di immagini di non mettere le dimensioni ma solo i titoli. 


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Marostica – Vista del lato nord del Castello Inferiore e di porta Vicenza

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Marostica –  Porta Vicenza vista da sud

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Marostica – Vista di parte del Castello Inferiore e della torre 

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Marostica – Vista delle mura ad occidente

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Marostica – Vista di Porta Breganzina da sud 

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Marostica – Castello superiore e parte delle mura ad oriente 

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Veliero in navigazione

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case

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un piccolo borgo

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un altro borgo 

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tramonto

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bicchieri, caraffa e bottiglie

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vasi, bottiglie e pannocchia

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girasoli e bottiglie

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girasoli

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fiori in vaso

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paesaggio

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case tra la neve

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geometrie

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geometrie

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volatile meraviglioso

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colibrì

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testa di cavallo

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polenta, aglio, funghi e bottiglie 

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salsicce, polenta, verza e bottiglie

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pesci, aragosta, caraffa e bottiglie

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“poenta e renga” con cipolla,  bottiglie e bicchiere

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Bassano del Grappa -Veduta di Piazza Libertà da ovest verso est

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Bassano del Grappa – Da Porta Dieda verso la via Roma 

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Bassano del Grappa – Vista sul Ponte Vecchio e case vicine da Via Pusterla

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Bassano del Grappa, Il Castello e le case sottostante dal Ponte Vecchio

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Bassano del Grappa, dalla Fontana Bonaguro di Piazza Garibaldi verso Piazza Libertà


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pubblicato 12-01-2018


LA PITTURA DI MARIO POZZA


L’ESPRESSIONE INFORMALE E MATERICA 

a cura di Vasco Bordignon


Gli aspetti pittorici possono estendersi in manifestazioni tra le quali troviamo quella informale e quella materica. Evidenzierò prevalentemente quella informale per avere maggior numero di opere fruibili rispetto a quella materica, anche se questa può suscitare emozioni anche più dense rispetto a quella informale.


PER COMPRENDERE LA PITTURA INFORMALE


Commento alla pittura informale di Lorenzo Bertolin in occasione della presentazione della mostra di pittura alla Galleria d’arte “Viertasca” di NOVE (VI) del 1981. Tale commento rimane estremamente valido anche per opere in evidenza che sono dal 2000 al 2008, non molti mesi prima della morte dell’artista


“L’espressionismo  (ricordiamo di Heckel, Kirchner, Nolde) indica un’arte la cui sorgente é l’esperienza emozionale e spirituale della realtà, attraverso soprattutto il colore; l’espressionismo non imita la natura, ma la traduce come visione emozionale d’insieme e trascura molti particolari descrittivi. Evidentemente l’Espressionismo ha operato la rottura, importantissimo questo fatto, una rottura con l’arte precedente…

Il Fauvismo (Braque, Matisse, Darain, Wlaminick) riversa sulla tela una carica prepotente di sensazioni che si realizzano attraverso il colore e tende a rinnovare e a innovare. Il colore può costruire i volumi e i toni, sono forze che devono trovare giusto equilibrio nel quadro… il paesaggio ha un colore solare nei densi impasti di rossi ardenti, di verdi e azzurri quasi tattili… Esso ricerca l’essenziale e tutto tende a risolvere in chiave di acceso cromatismo…anzi il colore esplode libero nella sua gioiosa pienezza sulla tela, rivelatore di ignote suggestioni oniriche.

Ho accennato all’Espressionismo e al Fauvismo non solo per il loro trionfo del colore sul contenuto, ma perché sono movimenti artistici di rottura con la tradizione e Mario Pozza opera, a suo modo, una spaccatura all’interno del suo concreto operare e rompe con il paesaggio prevalentemente figurativo, ove per figurativo si intende tradizionale, ricco di particolari realistici ( case, strade, piante…) quasi fotografici.

Anche il suo quadro rientra nell’ambito del figurativo, ma si tratta di un figurativo così sintetico che rasenta l’astrazione, in altre parole la sua è una pittura essenziale ove taluni elementi descrittivi del paesaggio entrano come presenze appena individuabili e per niente ingombranti.

In questa pittura essenziale dove il colore é vita, luce, atmosfera, allusività recondita, ove le scansioni e le campiture sono ritmate sui toni della cromia più accesa, una casa ben delineata, un albero, un pescatore, sarebbero presenze di disturbo; romperebbero la solarità e la coralità della sinfonia cromatica tesa a sondare il battito profondo della natura, che nelle sue tele egli vuole manifestare solo con la forza degli impasti materici opportunamente e magistralmente accostati tra loro e sottilmente ricchi di trasparenze piacevolissime.

La lettura delle sue opere é facile e difficile; chi ama la superficialità gode la vista del colore ne apprezza le tonalità molteplici e gusta l’insieme; chi vuole capire il perché di tanta essenzialità e sintesi, il perché dell’esclusione di molti connotati realistici, si sofferma a pensare e a meditare.., e la difficoltà sta proprio nella meditazione sul quadro che si presenta per ciascuno diverso a seconda della preparazione artistica di ognuno di noi, diverso e vario come é varia la nostra sensibilità in arte.

Per me Mario Pozza al di là del suo intento colore – vita vuole proporci una pittura che fa pensare, che fa meditare che ci pone nella situazione psicologica di creare con lui questa meravigliosa natura, questo mondo suggestivo in cui siamo immersi. Perché quei paesaggi molto spaziosi, in plein-air, con case appena delineate? Perché quelle calle o baie, pregne di colore rutilante e altamente suggestive, prive di barche?

Perché in ogni tela tanta sinteticità e tanta dovizia di colore? Questi e altri perché trovano una buona risposta: Mario Pozza non descrive e non racconta, ma suggerisce, e lascia che ciascuno veda quello che può vedere… Il suo é un paesaggio, per così dire metafisico o comunque simbolico, a misura di esseri umani condannati alla solitudine e all‘isolamento, pur vivendo a contatto con molti esseri consimili.

E certamente io leggo in ogni quadro di Mario Pozza e colgo quel senso di solitudine e di angoscia che sta nell’animo di ciascuno di noi, ma tra sfavillio di una sinfonia di colori, che si sprigiona dai particolari e dall’ insieme del quadro, avverto che Mario ci addita la speranza evidentemente di un mondo migliore e di migliori esseri umani.

Questo é il miglior messaggio del colore – vita, ma non é tutto; la carica emozionale, l’insieme di varie sensazioni che traspaiono da ogni quadro sono il frutto d’una rara sensibilità e d’una rara maestria…

E qui voglio solo sottolineare che il nostro ha raggiunto esiti artistici di notevole interesse e pregio… L’aver dimenticato di essere provetto ceramista per gettarsi, come ha fatto  il nostro Mario, nella vera pittura é stata una scelta meditata e sofferta…L’arte vera non indulge al pedissequo, al decorativismo e all’edonismo, l’arte vera è sforzo, è creatività, è consapevolezza dei propri mezzi, è arte con la A maiuscola; pertanto l’artista deve avere il coraggio e la volontà di “rompere” con ciò che arte non è, con ciò che è solo manierismo, per immergersi nella ricerca di nuovi mezzi espressivi, per elaborare e riproporre in termini personali e originali la realtà, sia essa paesaggio, sia essa natura morta o figura umana.

 Mario ha operato questo taglio netto e come artista è inserito, ora, nel novero di uno spazialismo cromatico non meno importante di altre consimili correnti pittoriche coeve.

Il suo linguaggio è moderno e molto apprezzabile, anche se, forse, poco capito; gli esiti cromatici, resi più affascinanti dall’emozione, sono la riprova tangibile che Mario riesce a affascinare il fruitore attraverso un’infinità di sensazioni che costui prova, mentre fissa una per una le tele che gli stanno davanti; il piacere che ne scaturisce è inesprimibile, perché come ho detto, i contorni sono sfumati, le presenze importune sono eliminate e la fantasia si sfrena alla ricerca delle più impensate allusività… ad esempio una linea biancastra all‘orizzonte può indicare una città in lontananza, che si intuisce come presenza alienante si, ma che nel quadro lascia intatto il gusto della natura vergine, non coartata e devastata dalla mano dell’uomo.

In sintesi questi sono i connotati peculiari dell’arte di Mario Pozza”.


OPERE SCELTE


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2000, 80×70 cm 

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2000, 80×70 cm

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2000, 80×80 cm

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2000, 80×60 cm

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2003, 80×70 cm 

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2005, 80×80 cm

008_-_INF_12_2005_80X80__-_740x_--

2005, 80×80 cm

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2005. 80×80 cm

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2005, 80×80 cm

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2005, 50×40 cm

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2007, 50×50 cm

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2007, 40×30 cm

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2007, 40×30 cm

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2007, 40×30 cm

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2007, 50×30 cm

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2008, 50×50 cm



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PER COMPRENDERE LA PITTURA MATERICA


Commento alla pittura materica ricavato dal pieghevole presente in mostra del 1995 che ulteriormente entra nell’animo di Mario Pozza pervaso da pulsioni che lo inducono a sperimentare, a creare atmosfere del tutto particolari. Ne diamo prova con alcuni lavori senza data e senza dimensioni, ad eccezione di due. 

“I quadri di Mario Pozza narrano le suggestioni di un mondo situato nello spirito, immateriale, un luogo mistico e miti­co dove si depositano i sogni e i desideri e le emozioni.

Immagini incorporee, simboliche, metaforiche prive di ma­terialità ma anche contenitori dove ciascuno può inserirvi i valori in cui crede, suggestioni di cose allo stato embrio­nale che provocano emozioni e racconti in chi guarda.

Un mondo coloratissimo di sogni ad occhi aperti, di cose scintillanti, luminose, eccitanti, di immagini dinamiche in continua espansione.

E’ un artista passionale ed emotivo che possiede i lin­guaggi pittorico e poetico in egual misura. La sua vita è interamente volta all’Arte dove l’Arte con la A maiuscola è il riferimento obbligato de proprio vissuto.

Attraverso linguaggi diversi Mario Pozza esprime sempre le sue forti emozioni, le pulsioni di amore per le persone e le cose che lo attorniano con valenza quasi religiosa. E dotato di una personalità che nei contatti non lascia in­differenti, sia quando ironizza su sé stesso che quando esprime con modestia giudizi sugli altri. Un incontro con lui lascia sempre un arricchimento interiore perché si sen­te il suo temperamento passionale e teneramente roman­tico, la sua sensibilità viva e palpitante per tutto quanto lo circonda.

Il suo mondo artistico è inteso come luogo sacro dove si rifugia nelle avversità e negli scontri con la realtà, dove potersi ricaricare di energia.

Dipingere o scrivere è per lui come un’immersione in una fonte che ricrea, tonifica e dà la forza di tirare avanti contro le difficoltà, le depressioni, i disorientamenti, la sofferenza propria e degli altri In questo senso è riconoscibile la di­mensione della sua pittura e il suo continuo mutare. Mario Pozza continua a esperimentare e ricercare con frenesia e ansia altre tecniche innovative di rappresentazione.

Infatti per lui ogni viaggio in pittura è una esperienza ar­tistica che serve anche a superare le difficoltà esistenziali per recuperare subito dopo la dimensione della felicità e della gioia interiore. Il suo mondo artistico è sempre lo stesso ma il linguaggio pittorico cambia con il mezzo espressivo.

Dai colori intensi e giustapposti dell’olio ricchi di materia passa al linguaggio soffuso dell’acquarello che rende tra­sparente e luminoso ogni oggetto rappresentato. Si fa de­licato, attenua la passionalità, per raggiungere la serena maturità spirituale che attraversa la materia e dà ordine alle cose.

Mario Pozza è un artista che non si è mai preoccupato di andare incontro ai gusti e alle mode, ha sempre lavorato assecondando la sua indole e il suo carattere, interpretando la realtà attraverso i sentimenti, gli stati d’animo, l’estro individuale, la tecnica e la mate­ria

La sua e un arte vissuta, sofferta e palpitante, frutto di grande sensibilità e fantasia.

l segno risulta così veloce, immediato ed istintivamente rapido, espressione di notevole spontaneità, scaturita da interiori e genuine energie.

La ricchezza espressiva delle sue opere è data essenzialmente da vari elementi, in cui prevale la funzione espressiva del colore. Ma è anche un artista che non si accontenta dei risultati raggiunti, che continua a sperimentare, a studiare e a rinnovare le sue forme e le sue tecniche. Si abbandona con spontanea dedizione e all’astrattismo, alla realizzazione di forma volumetriche e cromatiche prive di qualsiasi riferimento alla realtà sensibile, per quell’avventuroso viaggio alla scoperta di essa attraverso le infinite vibrazioni del colore.

“Non cerco la luce che illu­mina il colore, ma la luce del colore, la magia del colore.

Ci si dovrebbe preoccupare solo della costruzione del quadro, del suo equilibrio, dell’assolu­ta autorità del colore, e la sua energia”.

                                                         


OPERE SCELTE


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2000, 100×100 cm

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2000, 100×100 cm

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pubblicato 12-01-2018

LA PITTURA AD OLIO di MARIO POZZA

a cura di Vasco Bordignon 

(VB) Numerose sono state le sue opere pittoriche. Questo primo file riguarderà le pitture ad olio, eseguite prevalentemente su tela, e comprenderà una serie di lavori progressivi negli anni in blocchi di tre periodi in quanto non sempre Mario Pozza poneva l’anno di esecuzione. Ho cercato attraverso le immagini delle varie mostre di posizionarle nel giusto periodo.  Poichè non ho avuto la fortuna di conoscere l’artista e neppure di visitare qualcuna delle sue tante mostre, aiutato dal mio amico Carlo Setti, che ha conosciuto e frequentato Mario, abbiamo insieme determinato le misure di preferenza con cui era solito dipingere. Pertanto le dimensioni delle opere non sono sempre perfette, anche se sicuramente danno una corretta idea dell’opera. Seguirà un file sugli aquarelli, sulla attività pittorica ceramica, sulla pittura materica e informale, sui collages, sulla filatelia e sulla sua passione poetica. Tralascerò i disegni e le sue incisioni avendo già un paniere assai corposo. Mario Pozza è stao sicuramente un grande personaggio dalle numerose sfaccettature artistiche e anche umane. 

PER COMPRENDERE


Commento di Liliana Contin , da da “ MARIO POZZA. Il mio colore – la pittura, la ceramica, la poesia”– Estrosprint, Belvedere di Tezze, marzo 2011

Nell’ultima mostra La mia libertà attraverso il colore, realizzata a Marostica nel 2008, Mario Pozza ha proposto una ricca sequenza di opere, per la maggior parte inedite, realizzate in cinque anni di lavoro e di ricerca. Oggi si può dire che quei dipinti abbiano rappresentato il culmine del suo percorso artistico che lo ha visto creatore di forme in azione, in cui il gesto in movimento aveva il sopravvento su una forma resa da un segno vorticoso. Un segno che sconvolge l’immagine e nega lo spazio razionale e/o ideale, grazie ad uno studio continuo, orientato verso una libertà formale che è giunta proprio “attraverso il colore”. Così da impronta ad impronta il segno, che ne è risultato, è un graffio nervoso e incisivo, ma, allo stesso tempo, leggero e raffinato.

Nel corso degli anni, Pozza aveva esaminato diverse opzioni dell’arte: era passato dall’arte naturalistica del Novecento, alla visualizzazione moderna del rapporto colore-spazio-linea, all’ esperienza della pre-astrazione e dell’informale. Le sue scelte, però, non avevano mai risposto alle mode del momento, bensì sempre e soltanto all’appello interiore del suo misurarsi con la tavolozza. In questa evoluzione, il colore era rimasto sempre lo stimolo primario: le sue cromìe solari, vivide, brillanti, accompagnate da ampie estensioni materiche ed accostate in modo armonico, testimoniano un mondo poetico autonomo. Mario Pozza ha cercato sempre di cambiare, di rinnovarsi, non fossilizzandosi mai su un unico segno ripetuto all’infinito, anzi la sua personalità è stata larga d’esperienze e si è mosso nei territori d’una sperimentazione che, pur imperniandosi intorno al polo informale, non ha mai disdegnato sottili reminiscenze figurative, come nelle immagini della sua amata Marostica, nè un ordito geometrico, come nelle case e nelle opere optical, che assicurano concretezza e radicamento alle sue creazioni.

La tensione che Pozza inseguiva nel coniugare forma- intesa come struttura mentale- ed emozioni cromatiche (il dato irrazionale e creativo) si formalizzarono in opere in cui il gesto veloce, divenuto questa volta scrittura pittorica e non calligrafica tout court, diventava il segno di una volontà a legare sempre più strettamente la mano che agiva ad una mente che pensava.

Il suo informale era fatto, soprattutto, di gesto e di azione, reso non con foga espressionistica, bensì con attenzione, con rispetto assoluto dello spazio del quadro, per non sovraccaricarlo eccessivamente, per non provocare squilibri nella composizione, che appare sempre, mirabilmente, proporzionata. Mario creava il colore da accordi tonali accuratissimi, basati sull’armonia ed il contrappunto, come se fosse una partitura musicale.

Si può affermare senz’ombra di dubbio come egli sia stato sempre ed esclusivamente se stesso, un autore schietto e sincero, pronto a svelarsi attraverso le sue tele in cui egli stesso si rivela nella sua intima essenza, in una sorta di sublimazione, in cui racconta i suoi gusti, i suoi punti di vista, il suo stile.

Il colore è stato sempre l’unico, il primo e l’ultimo protagonista, uno strumento magico con cui creava le profondità ed i volumi, e che, enfatizzando gli elementi e guidando l’occhio, riscaldava, elevava i toni ed ispirava emozioni. Così ogni suo dipinto è il contrario della monocromia, è la moltiplicazione del colore all’infinito, e il fruitore si trova di fronte a quella scelta di libertà assoluta che solo il colore può dare. L’intensificazione cromatica, che spinge sul contrasto tra zone di accesa luminosità e profondità degli scuri, così come la maggiore semplicità degli schemi compositivi concorrono in tutti i suoi dipinti a dare l’impressione di una forte unità. Per lui questa scelta è stata, innanzitutto, coerenza ed energia della struttura percettiva, in cui risultano inglobati anche i rapporti creati dall’insorgere, cioè, di una percezione illusoria dello spazio. La rappresentazione di questa “spazialità virtuale” mette in moto immediatamente il gioco vario e complesso delle induzioni, dei riconoscimenti e delle proiezioni psicologiche, che animano la forma, caricandola di valori culturali e di risonanze affettive. Ed è appunto il ritorno alla superficie, nell’orizzonte dell’universo visibile, dopo aver attraversato, però, gli strati più oscuri della propria soggettività, che conferisce, a tutta l’opera di Pozza, dai dipinti, agli acquerelli, ai collages, e soprattutto alle ultime immagini, quella spazialità ampia e vibrante che si distende tra i due opposti valori della luce e dell’ombra.

Qualsiasi fosse il supporto scelto in quel momento, la leggerezza del segno, della materia, del colore, trasformavano in inquietudine lieve le immagini nate da insoliti incontri tra segni, impregnati da una notevole tensione emotiva più che dal rigore formativo del segno. Impiegava la superficie materica del colore come momento necessario all’ identità della forma, mentre il segno rappresentava il momento elaborante che si fa atto, continuo e innovativo, non elemento di contrasto dialettico, in cui lo spazio ha acquistato dimensioni sempre più essenziali e diverse.

Tutte le sue opere creano emozioni piacevolmente armoniche, in cui si avvertono la forza e i ritmi di un’ energia che cattura e dà vita, un vigore che non l’ha mai abbandonato, dalla sperimentazione del segno grafico e colorato alle indagini con diversi materiali e tecniche, per esempio nell’acquarello e nel collages usati, come altre tecniche creative, in qualità di espedienti che rivendicano la necessità di un trait d’union, di un dialogo tra nature differenti, funzionali alla resa di un corpus unico: così, nell’ordito dell’opera, la pratica dell’assemblaggio rendeva possibile quest’interazione tra materiali eterogenei, e suggeriva in lui sempre nuove configurazioni espressive. Alla fine della sua ricerca Pozza si è liberato d’ogni residua preoccupazione di dover avvalorare le possibilità espressive dell’immagine ed ha attivato con straordinaria forza e libertà la circolazione della forma negli spazi più intimi della pittura, passando con naturalezza da una geometria delle forme ad un’algebra delle figure geometriche. Per noi, che osserviamo le sue opere, non è possibile ritrovarvi un’ organizzazione di lettura precisa così come per lui artista era probabilmente impossibile programmare interamente il “quadro” prima della sua esecuzione e considerare tutte le forme, ogni colore, tutti i segni come facenti parte di un sistema. I suoi quadri hanno sempre risposto ad un processo di esplorazione interiore, di lettura di un pezzo di passato, filtrato dalla memoria attiva e da una sottile inquietudine, a volte quasi onirica, per cui, alla fine, s’impongono al nostro sguardo immagini intense, non banalmente illustrative né casualmente affiorate dalla nebbia dell’inconscio, ma laboriosamente cercate e fissate, sia pure in un territorio per nulla immobile. Così la fantasia, unita ad un lavoro riflessivo sui minimi dettagli, come un tono, un segno, una linea, un rallentamento o un’ accelerazione di ritmo, lo svanire o il risaltare dello sfondo, ecc., ci illumina dell’intera struttura. Si tratta di opere che si possono guardare partendo da un qualsiasi punto, ma certamente non basta un solo sguardo, perché sarebbe come ascoltare un concerto eseguito in un solo istante: tutte le note si sovrapporrebbero senza creare alcuna melodia. Scrutando ogni singola forma ed ogni singolo colore, con il tempo necessario affinché la percezione si traduca in sensazione psicologica, le sue opere possono far risuonare sensazioni già note, o possono farne nascere di nuove; ogni frammento, comunque preso, piccolo o grande che sia, ha una sua valenza estetica, affidata solo alla capacità dell’artista di sollecitare in noi delle sensazioni interiori.

Quello di Mario Pozza, dunque, era un approccio all’opera d’arte assolutamente diverso ed originale che andava a sconvolgere i normali parametri di lettura di un quadro, ma era un approccio che, ancora adesso che lui non c’è più, ci apre mondi figurativi totalmente inediti, dove, per usare un’espressione di Paul Klee “L’arte non rappresenta il visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è”.

 OPERE SCELTE 1951 – 1972


002_-_D1114_1955_-_120X80_-_---_840X604_--__ 

 120×80 cm

003_-._D1274_1967_-_89X120_-_--_840L_-_X_

90×120 cm

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 70×100 cm

005_-_D1145_1966_70X100_--_740L_X_---_

70×100 cm

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80×70 cm

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70×50 cm

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60×50 cm

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60×50 cm 

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60×50 cm

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80×60 cm

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40×50 cm 

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70×100 cm 

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OPERE SCELTE 1973 – 1987


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40×50 cm

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 60×70 cm

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70×50 cm 

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70×50 cm 

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60×70 cm 

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70×50 cm

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50×60 cm

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50×60 cm 

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50×60 cm

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50×60 cm

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50×60 cm

1982_-_IMG_6189_-_1982_--_60x70_------_640X_-----_QUADRO_SINGOLO_-_

50×60 cm 

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50×60 cm 

1982_-_IMG_6237_-_1982_-_-60x70_----_640X_------QUADRO_SINGOLO_-_

50×60 cm 

1984_-_DSCN0683_-_1984_-_40x50_-_a-_---_540L_X_--_QUADRO_SINGOLO_-_

50×60 cm

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50×60 cm

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 50×60 cm 

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 50×60 cm 

1984_-_IMG_5923_-_1984_-_-a_----_60x50_--__640X_--_QUADRO_SINGOLO_-_

70×60 cm

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50×60 cm 

1984_-_IMG_6285_-_1984_---50x60_--_640X_--__QUADRO_SINGOLO_-_

 50×60 cm

1984_-_IMG_6291_-_1984_--_50x60_--__640X_---_QUADRO_SINGOLO_-_

50×60 cm

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50×60 cm

1984_-_IMG_6301_-_1984_---640X_--_QUADRO_SINGOLO_-_

50×60 cm

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70×40 cm 

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 60×70 cm

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 60×70 cm

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60×70 cm

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70×70 cm

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 70×50 cm

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70×50 cm

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70×60 cm



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OPERE SCELTE 1988-2007


033_-_pozza_mario_-_70x60_-_1989_-740_H_---_pittura_-_DSCN2256

70×50 cm

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70×50 cm

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70×60 cm 

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60×50 cm 

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50×70 cm

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50×70 cm 

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50×70 cm 

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50×70 cm

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50×70 cm

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60×70 cm

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60×70 cm

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60×70 cm

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60×70 cm 

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60×70 cm

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60×70 cm

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60×70 cm

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70×50 cm

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60×70 cm

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70×60 cm

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70×60 cm 

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60×70 cm

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60×70 cm

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60×70 cm

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60×70 cm

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60×70 cm

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70×60 cm

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70×60 cm

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70×50 cm

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70×60 cm

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50×70 cm

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60×70 cm 

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60×70 cm 

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pubblicato 12.01.2018

LA CERAMICA di MARIO POZZA


a cura di Vasco Bordignon

 

PER COMPRENDERE


Commento di Piergiuseppe Zanolli, da “ MARIO POZZA. Il mio colore – la pittura, la ceramica, la poesia”– Estrosprint, Belvedere di Tezze, 2011. 

“Nell’opera di Mario prevale il suo istinto pittorico, ma pure d’un ceramista d’alto profilo interessato soprattutto all’aspetto cromatico-decorativo che la lavorazione dell’argilla generalmente comprende e che da decenni, grazie anche agli apporti ricevuti da celebri artisti: Picasso, Fontana, Martini, Leoncillo, ecc. è stata sdoganata dalla concezione di arte minore.

Questo artista marosticense, essenzialmente autodidatta, cresciuto nella temperie estetica della ricerca del nuovo, giovane, ha incrociato il clima della palestra professionale ceramistica della nostra zona, allora molto fiorente.

 Dapprima ha frequentato la scuola d’Avviamento del suo comune, dove è d’obbligo pensarlo atto al disegno e all’arte, poi ha continuato, in ore serali, la “ Regia Scuola di Disegno “ novese negli anni dei direttori Dazzi, Calò e Parini, dove al ramo ceramico pittorico presiedeva il professor Giovanni Petucco, fresco di studi veneziani.

Nel contempo lavorava anche alla fabbrica“ Le Torri “ sita entro le mura scaligere, con valenti ceramisti, tra cui “Mede” Primon, Renzo Zanini, Domenico Pivato, Alcibiade Gastaldello e , per breve tempo Mario Venzo (Fratel Venzo), tutte figure stimolanti per giovani portati ad operare oltre il senso della routine.

Dal 1948 trascorrerà diversi anni alla Zen di Nove, distinguendosi nella produzione alta e rafforzando rapporti con l’ambiente che sempre l’accompagneranno. Ma il fatto professionalmente centrale sarà in qualità di imprenditore ceramico all’Alcyone di Marostica, dal 1954 al 1987, con Luigi Carron e Ferruccio Costacurta, assumendone all’interno la responsabilità della parte pittorica; comunque pur addentro ad una realtà economico produttiva ha trovato spazi per approfondire una sua ricerca concretizzata in tanti lavori d’elevato livello, non tralasciando particolari intuizioni artistiche a tutto campo con esposizioni, concorsi, leggendo, insegnando, aggiornandosi con passione e tenacia senza mai porsi nell’ottica del ripetitivo.

Da autodidatta impegnato ha continuato ad affinare le sue esperienze passo dopo passo confrontandosi con il mondo dell’arte in modo aggiornato dando ascolto alle sue emozioni vissute anche come esigenza di comunicare.

Entrando nel merito delle sue opere ceramiche, egli ha considerato pure la parte plastica, ma preponderante è il versante del colore calibrato verso un’espressività tesa al lirismo, al superamento dell’oggettivo e direzionata alla stilizzazione “ lirico sintetica “ come osserva il professore Lorenzo Bertolin, fino a pervenire all’astrazione e all’informale.

Non ha però disdegnato le sue radici, che riaffiorano più volte nell’interpretazione della grande stagione dei Viero, dell’Antonibon, della “Barettoni “, della Zen, soprattutto nella produzione di fabbrica, legata ad esigenze di mercato, dove ugualmente dispiegava le sue doti e la sua duttilità, filtrata dalla sua personalità; non poteva non considerare ciò, inoltre riusciva a disimpegnarsi in vari generi, non alieno a confronti che ugualmente lo stimolavano.

In sostanza aveva le capacità del buon maestro antico ma puntava ad espressività moderne dove si orientava con reale interesse perché le percepiva, non come fuga per tema d’affrontare stilemi del passato di cui stanno scemando oggi, a livello generale, ma con la capacità di continuarne i valori.

Persona gentile, mai invadente, dimostrava interesse a scavare anche d’istinto, agiva con aperture proponendo le sue riflessioni con linguaggi diversi: poesia, pittura, grafica, incisione ecc., con contatti che poi gli davano consapevolezze.

Il suo essere stato ceramista, a livello critico è il dato meno conosciuto, anche perché il meno esibito in esposizioni, se non in questi ultimi anni, ma a ben osservare Mario metteva lo stesso impegno e le stesse capacità di quanto fatto con l’olio, l’incisione, l’acquerello, la poesia; l’anima pulsante era sempre quella.

La ceramica gli ha offerto una diversa superficie per dialogare, generalmente con grandi scudi tondi, forme a mandorla, portaombrelli, vasi, piastre, tutto con superfici lisce per dare massimo campo al suo linguaggio che vi apponeva stupende ed eleganti composizioni floreali, nature morte, soggetti marosticensi di cui è stato attento ed ispirato cantore, paesaggi, motivi decorativi, figure umane, animali, allegorie, astrazioni e visioni informali con colori squillanti, tipici del suo linguaggio maturo.

Egli sapeva esprimersi con esattezza controllata o quasi con concitazione e gestualità.

Si intravedono nelle sue scelte echi liberty, dinamismi quasi futuristi, sperimentazioni sceniche, movimenti di piani, contrapposizioni di complementari, tempi artistici vari con ricordi diversi: Carrà, Morandi, Petucco, Fratel Venzo o altri, ma tutto meditato e rifluito secondo il suo particolare stile.

Rammento con lui considerazioni sull’arte, valutazioni su quanto visto nelle mostre o enunciato su libri, su quanto facevamo entrambi, ed era sempre piacevole anche parlare di ceramica che egli dipingeva quasi sempre “ biscotta “ per la maggiore stabilità offerta a linee e colori, ma operava volentieri anche su maiolica o con smalti vari, pur se questi, spesso, presentano variazioni, attraverso l’azione del fuoco, rispetto a quanto atteso, ma sono più idonei a risultati dai toni accesi, mentre le tinte nei colori a gran fuoco, poi ricoperti di verina, sono di gran lunga più controllabili e prevedibili.

Nelle pitture ceramiche più personali ha compiuto un percorso analogo a quello su tela o altre esperienze visive, vi si riscontrano sintonie tematiche,  risultati apparentati pur nell’ovvia differenziazione data da medium diversi, e poi sappiamo che il disegno, col quale si fissano le prime intuizioni, sempre appassionatamente da egli curato con competenza, è propedeutico a tutto il campo delle espressioni visive che lasciano tracce plastiche o pittorico-grafiche fatte con qualsiasi mezzo e tecnica, e ciò è particolarmente riscontrabile in Mario”.

ALCUNE OPERE 

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fiori, 80 cm, 1983

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merletto di fiandra,  60 cm, 1984

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fiori, 80 cm, 1986

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frutta, 80 cm, 1988

Z-POZZA-CERAMICA797_-_omaggio_a_tiepolo_-_piatto_decorato_sopra_smalto_-_80_cm_-_1991_-----740x740_------

omaggio a Tiepolo, 80 cm, 1991

Z-POZZA-CERAMICA798_-_natura_morta_-_piatto_decorato_sotto_vernice_opaca_-_80cm_-_1993_----740x740_.----_

natura morta, 80 cm, 1993

Z-POZZA-CERAMICA799_-_rosone_-_piatto_decorato_sotto_vernice_opcaca_-_60_cm_-_1994_----740x740_---_

rosone, 60 cm, 1994

Z-POZZA-CERAMICA802_-_papagallo_-_piatto_decorato_su_fondo_nero_sotto_vernice_opaca_-_cm_46_-_2000_-----740x740_----

pappagallo, 46 cm, 2000

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cavaliere con lancia, 80 cm, 2001

Z-POZZA-CERAMICA804_-_scacchi_-_piatto_decorato_sopra_smalto_-_cm_80_-_2001_----_740x740_----_

scacchi, 80 cm, 2001

Z-POZZA-CERAMICA805_-_separazione_-_piatto_decorato_sotto_vernice_opaca_-_cm_60_-_anno_2002_----740x740_----_

separazione, 60 cm, 2002

Z-POZZA-CERAMICA806_-_geometrie_-_piatto_decorato_sotto_vernice_opaca_-_cm_70_-_2002_-----_740x740_----

geometrie, 70 cm, 2002

Z-POZZA-CERAMICA807_-_movimento_-_piatto_decorato_sotto_vernice_opaca_-_cm_70_-_anno_2002_----740x740_----__

movimento, 70 cm, 2002

Z-POZZA-CERAMICA808_-_astrazione_-_piatto_decorato_a_smalto_-_cm_41_-_anno_2002_----740x740-----_

astrazione, 41 cm, 2002

006_-_CER_054_---_740X740_--piatto_-40_cm_-

fiori, 40 cm, sd

Z-POZZA-CERAMICA800_-_fiori_-_vaso_a_tubo_decorato_sopra_smalto_-_cm_80x40_-_1998_-_

fiori, vaso a tubo, 80×40 cm, 1998

011_-_pozza_mario_-_piatto_decorato_-_68x29_-----740H_X360L_----_DSCN2616

012_-_pozza_mario_-_piatto_decorato_-_69x29_------_740H_X_360L_----_DSCN2617

 

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doppia coppia di piatti ovali decorativi, 68×29 cm , sd

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pubblicato 12-01-2018

I COLLAGES  di MARIO POZZA

 

a cura di Vasco Bordignon

 

PER COMPRENDERE


Commento di Graziella Bencivenga, da “ PERCORSI “di Mario Pozza – Estrosprint, Belvedere di Tezze, marzo 2003


“Sospendendo temporaneamente l’esercizio della pittura ad olio se­condo tradizione alla quale Mario Pozza si dedica con perseveranza dagli esordi, ben imponendosi all’attenzione del pubblico e della critica, emerge un innato interesse grafico che muove l’autore ad intraprendere con genuina curiosità la sperimentazione della tecnica del collage.

Questa operazione che impiega ritagli di carta colorata dando origine a sug­gestivi moduli geometrici in continuo movimento, crea diversificate geogra­fie immaginarie e sollecita la memoria a indagare possibili configurazioni. Il cromatismo ritmico che caratterizza questi lavori, i quali lungi dall’essere mo­menti di riposo, hanno una propria autonomia, motiva intarsi particolarmen­te brillanti creando effetti simili a quelli d’iride della luce riflessa, sul vetro. Questi puzzles d’una realtà trasognata sono giustificati dalla ricerca del pittore verso la progressiva astrazione dall’immagine naturalistica coltivata invece nei lavori ad olio. Dall’indagine della realtà naturale l’autore mutua le forme elementari della linea, del piano e del colore, nonchè quei rapporti interni al­la visione che richiamano la quiete o il movimento, i rapporti simbolici e inti­mi del tonalismo coloristico. Tutto questo confluisce in composizioni dalle caleidoscopiche variazioni cromatiche. Il foglio diviene quindi il campo do­ve forme geometriche interagiscono fra loro generando moti e stasi, tensioni e distensioni e per le quali è possibile scegliere la chiave di lettura più conge­niale: lo spunto per un ricordo, paesaggi della memoria o anche un labirinto di fantasie erotiche e sensuali.

A sentire l’autore “dipingere è un tentativo di comunicare” vivendo “dentro l’anima di un mondo fantastico”. Della fantasia si può definire un simile lin­guaggio espressivo, un personale modo di fare e sentire pittura tramite una formula poetica che non è cerebralità, ma elementare risultato di una pratica volta ad esprimere, per citare nuovamente il pittore-poeta, sensazioni di “a­more, musica e poesia” mediante forme e colori.

Un laborioso e costante impegno dunque, sia nella pittura ad olio che nei collages, nel desiderio di interpretare con sincerità le potenzialità materiali e spirituali di un mondo che appunto la fantasia dell’uomo consente di riscatta­re dalle banalità del quotidiano”.


ALCUNE OPERE 

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70×70 cm – 1990

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70×70 cm – 1990

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70×70 cm, 1990

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70×70 cm, 1990

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70×70 cm – 1990 

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70×70 cm – 1990

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70×70 cm – 1990

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70×70 cm, 2005

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70×70 cm, 2005

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70×70 cm, 2005

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70×70 cm, 2005 

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70×70 cm, 2006

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70×70 cm, 2006

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70×70 cm, senza data

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pubblicato 12-01-2018





P0ZZA MARIO

 

NOTE BIOGRAFICHE E ARTISTICHE

 

a cura di Vasco Bordignon 


Mario Pozza è nato a Marostica il 12 febbraio 1925  e qui è deceduto  il 7 agosto 2009.     

Si è diplomato alla scuola d’arte di Nove con Dazzi-Rosati-Parini-Petucco.

Ha lavorato dapprima in alcune ditte di ceramica della zona fino al 1954 quando entrò come socio nella  Ditta di ceramica “ Alcione” e vi restò fino al 1987. Contemporaneamente, nel suo studio di pittura, continuava a dipingere fino al 2008.

Ha condotto corsi di pittura ad olio all’interno del “gruppo Dimensione Arte Rosà” negli anni 1993/94 – 1996/97 – 2002/2003 

Ha insegnato nel “ Laboratorio di pittura “ Università degli anziani dal  1990 al  2002.

Ha collaborato, sempre con generosità, con diverse attività culturali della sua città.

Ha disegnato i bozzetti per i francobolli della Città di Marostica  dal 1968  al 2008.


 (VB) Queste sono le poche righe con le quali viene tratteggiato un percorso artistico eccezionale, sia nei numeri di produzione sia nella tipologia dei vari mezzi espressivi: pittura ceramica, pittura ad olio, pittura materica, pittura informale, acquarelli, disegni, bozzetti filatelici, ecc. Ma al suo animo non bastava il colore in tutte le sue forme, aveva bisogno di esprimere sentimenti, emozioni: ed ecco la poesia, nella quale si percepisce musicalità e sinfonie delicate, soffuse, ma autentiche.

Io non conoscevo nulla di Mario Pozza, come di tante altre realtà culturali locali. Quando però, col il passare degli anni, ti guardi intorno e incontri idealmente persone come Mario Pozza, la mia curiosità e la mia voglia di conoscere mi ha portato, tramite un caro amico Carlo Setti, ad entrare nelle stanze di Mario, di ammirare le pareti del suo vivere tappezzate fittamente dei suoi quadri, e di conoscere anche la signora Bertilla Farmar, cui ha spiegato le varie tappe del lavoro che intendevo fare sulla attività di Mario. Ella ne fu assai entusiasta e mi regalò dei testi che non avevo e mi consentì di leggere una serie di raccoglitori dove Mario incollava ritagli di giornali riguardanti le sue mostre e le sue varie attività o riproduzioni di quadri o foto delle varie numerose mostre realizzate. Con il materiale avuto e con quello che mi ero procurato ho iniziato a vedere Mario nelle sue varie sfaccettature, senza preoccuparmi troppo della cronologia (non sono un gallerista!) ma solo di far vedere nel modo migliore le tante qualità espresse. 

Come vedrete il numero dei files è numeroso. Ogni file cerca di far vedere chi era Mario. E se avete pazienza a leggere e a guardare ogni capitolo alla fine inizierete ad essere sorpresi e poi affascinati da questo grande Marosticense. 

 

ISTANTANEE NEGLI ANNI 

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E NEL LAVORO


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ESPOSIZIONI E PREMI


Possiamo in qualche modo comprendere l’intensa attività pittorica nei vari campi dell’arte e della poesia attraverso le molte mostre personali, o collettive e nella partecipazione di vari concorsi.


Mostre personali di pittura


1951  Bassano – Pik bar

1967  Bassano – Pik bar

           1° Premio Concorso a Malo – Albergo “ Alla Scopa “

1970  Thiene –Saletta Arte- Hotel “ Luna “

           Bassano – Galleria d’Arte “ S. Marco “

           Marostica – Galleria d’Arte “La Meridiana “

1971  Vicenza – Galleria “ L’Incontro “ Vicenza

1972  Marostica  – Galleria d’Arte “La Meridiana “

1973  Bassano – Galleria d’Arte “ Il Fiore “

1974  Trento – Galleria d’Arte Moderna “ La Tavolozza “

           Marostica – Galleria d’Arte “La Meridiana “

1975  Bassano – Galleria d’Arte “ S. Marco “

1978  Castelfranco Veneto – “ Galleria Giorgione “ 

          Vicenza – Galleria d’Arte “ Al Corso “

1979  Marostica – Retrospettiva 1967-1978 – Al Castello Inferiore

1981  Marostica  – “ Scoletta “

          Nove – Galleria d’Arte “ Viertasca “

1982  Vicenza – Galleria d’Arte Moderna “ Bramante “

          Presentazione del libro Edizione “ Il Candelaio “ di Firenze

          Marostica – Castello Inferiore

          Cittadella – Nuova galleria d’Arte

          Marostica – Antologica

1984  Bassano – Galleria d’Arte “ Il Fiore “

1987  Bassano – Centro Culturale Scrimin

1981  Huston, Texas – USA

1992  Bassano – Galleria d’Arte “ Il Fiore “

          Marostica – Castello Inferiore

1993  Marostica – Galleria “ Doge “

1998  Marostica, Castello Inferiore “Omaggio a Marostica”

1999  Breganze – Biblioteca Civica

2000  Anterselva ( Brunico )

2003  Marostica – Castello Inferiore

2008  Marostica – Castello Inferiore

 

Partecipazioni a collettive di pittura

  

1948  Mostra Artigianato – Collettiva di pittura

1951  Collettiva a Bassano

1953  Collettiva a Marostica – Catello inferiore

1959-1964   Concorsi – collettive – Ex Tempore

          Sandrigo, Schio, Tiene, Cittadella, Bassano, Arsero

         Marostica – Castello Superiore

1964  Collettiva a Marostica – Castello Inferiore

1967  Quadri al Museo di Bassano

          1° Premio Concorso a Malo

1968  Collettiva a Bassano – Chiesa S. Marco

1968  Concorso Nazionale a Tombolo

          Collettiva a Marostica – Castello Inferiore

1970  Collettiva a Marostica – Castello Inferiore

1970  Collettiva a Bassano – Galleria S. Marco

          Concorso Nazionale a Cassola – Bassano

          Mostra Concorso Nazionale – Città di Villafranca , Verona

1971  Collettiva a Bassano – Galleria S. Marco

1975  Collettiva a Coredo – Val di Non, Trento

1976  Collettiva a Lavarone, Trento

1977  Collettiva a Lavarone, Trento

          Concorso Nazionale di pittura – 2° Premio, Castelfranco Veneto

1978  Concorso regionale a Creazzo, Vicenza

1979  Collettiva a Levico Terme – sala Mostre Salus

1980  Collettiva a Trento – Galleria D’Arte –“ La Tavolozza “

1981  Collettiva a Trento– Galleria D’Arte –“ La Tavolozza “ Artisti Veneti

1982  Collettiva a Cittadella –“ Sala di vetro “

          Collettiva a Fontaniva

1983  Collettiva s Nove- “Sala A. De Fabris “

1984  1° Rassegna Biennale – Artisti Marosticensi

1985  Collettiva a Marostica – Interpretazione dell’immagine

1986  2° Rassegna biennale – Artisti Marosticensi

          Collettiva a Rosà

          Collettiva a Nove

1987  Collettiva ad Asiago – Galleria d’Arte “ Bramante “

          Collettiva a Nove – Ex Istituto d’ Arte

1988  3° Rassegna Biennale – Artisti Marosticensi

          Collettiva a Rosà

          Concorso a Romano d’Ezzelino

          Diffusione arti visive – Palazzo Bonaguro, Bassano

          Collettiva ad Asiago – Galleria d’ Arte “ Bramante “

          Collettiva a Marostica – Castello Inferiore

1989  Concorso a Noale

1990  4° Rassegna – Artisti Marosticensi

1992  Collettiva a Creazzo – Piazzale Roma

          Collettiva a Cartigliano – Villa Cappello Morosini

1993  Mostra Collettiva a Rosà

1994  Collettiva a Villa Cappello Morosini – Cartigliano

1995  Collettiva a S. Anna di Rosà

1998  Cartigliano – Villa Cappello Morosini

1999  S. Giacomo di Romano d’Ezzelino

           “ Rosà Arte “

1999  Francia – Roane – Le Coteau – Pouilly Honains

2000  Bassano – Sala “ Apt “ Largo Corona d’Italia

          Francia – St. Priest La Roche –

 

  

Partecipazioni a concorsi e pubblicazioni


1984  Marostica , presentaz. del libro “Per poi divenire”

1991  Levico : Farfalla d’Argento per la poesia

1992  Levico : Farfalla d’Argento per la poesia 

          2°Concorso per la poesia a Marostica – 1° Premio

1993  Levico : Farfalla d’Oro per la poesia.

          3°Concorso per la poesia Marostica – Premio speciale

1994  Marostica, presentazione del libro “Graffiti”

          Nove, presentazione del libro “Graffiti”

1995  Levico : Farfalla d’Argento per la poesia

1996  Levico : Libellula d’Argento 

          Maggio: poesia a Marostica – Premio speciale

1998  Levico : Libellula d’Oro per la poesia

1999  Levico : Libellula d’Argento per la poesia

2000  Trento – Libellule d’Argento

2008  Marostica, presentazione del libro “Talismano”


FONTI DOCUMENTALI


MARIO POZZA,  testi di Salvatore Bencivenga

LE MONOGRAFIE TASCABILI DI ECO D’ARTE MODERNA N° 16  

Candelaio Edizioni – Firenze, 1982, pp.64, BN e colori

                         

MARIO POZZA – “ GRAFFITI “ Poesie 1985-1993

Gilberto Padovan Editore, 1994 , pp 182

Testi: Martino Bonotto , Giorgio Parise , Tranquillo Bertamini

 

MARIO POZZA. “PERCORSI” Ceramica  pittura  poesia

Estroprint  Belvedere di Tezze  VI  , 2O03,  pp. 96   a colori

Testi: Prof. Alcide Bertazzo,. Prof. Maria Angela Cuman, Prof. Liliana Contin,

Prof. Mario Consolaro, Prof. Mario Klein, dr. Gabriella Bencivenga

        

MARIO POZZA – Pittura Materica”

Estroprint  Belvedere di Tezze  VI ,  2003  

Pieghevole a colori,  cm 26  x  84

                                           

 MARIO POZZA – DISEGNI E QUALCOSA D’ALTRO

 2007, pp .84  b.n. –  Testi:  Prof. Alcide Bertazzo,  Prof.  Maria Angela Cuman, Prof. Liliana Cntin

 

MARIO POZZA – “ TALISMANO “ Poesie

Estroprint ,  Belvedere di Tezze, 2008,  pp. 200

Testi:         Prof: Alcide Bertazzo , Prof. Maria Angela Cuman , Prof. Tranquillo Bertamini,  Prof. Mario Consolaro, Prof. Mario Klein

 

MARIO POZZA – IL MIO COLORE

Estroprint, Belvedere di Tezze , 2011, pp. 160, a colori

testi di Liliana Contin, Gabriella Bencivenga, Lorenzo Bertolin , Giuseppe Zanolli, Mario Guderzo, Tranquillo Bertamini 


pubblicato 12 gennaio 2018


LA VIA CRUCIS DI LUIGI CARRON


di Vasco Bordignon


Si tratta di 15 formelle in terra cotta maiolicata dipinta. Ogni formella, 50×40,5 cm, è racchiusa da una cornice di 4,5 cm di spessore, realizzando così un racconto nel quale l’azione e i vari personaggi vengono a trovarsi in una dimensione tridimensionale, nella quale noi possiamo intravedere anche la nostra corporeità, la nostra umanità.

Le immagini presentate sono state da me fotografate nel loro attuale posizionamento, all’interno della Chiesa di San Luca. Le 15 rappresentazioni formano un unico “nastro” sia a dx che a sx della porta d’ingresso, offrendo quindi  ad ogni fedele, in particolare nella celebrazione della Santa Messa, la realizzazione del progetto di Dio, tramite il Figlio,  della salvezza di ciascuno di noi.

Ho voluto poi accompagnare questo lavoro sia con la presentazione dell’opera e sia con i testi per le varie stazioni, dello stesso Luigi Carron pubblicati nel catalogo edito in occasione dell’anteprima nel 1996 nel Castello Inferiore, testi che offrono una particolare sensibilità artistica e umana.

“Cari concittadini, vi propongo il risultato del mio ultimo lavoro. Come il fornaio mette sul bancone il pane ancora caldo, così io metto in visione questa mia opera (ancora calda) con la speranza di saziare una fame diversa da quella che sazia il pane, al quale tuttavia è spiritualmente legata da molti secoli. Non mi è stato facile iniziare ed è stato lungo e spossante il lavoro. Rappresentare una tragedia sacra, che già mille e mille volte è stata descritta nelle diverse forme d’arte, senza cadere in scopiazzature e retoriche di basso profilo, mi ha provocato spesso una situazione psicologica difficile da superare. Aver fatto in tempi lontani un apprendistato gravoso, la vera “gavetta” attorno ai forni a legna, con gli stampi, la stampatura, lo studio dei colori, mi è servito moltissimo per portare a compimento l’opera. Ha detto Andrè Malraux che anche un ateo nato in Europa deve dichiararsi cristiano, se non altro per la situazione ambientale in cui è vissuto. Spero di aver fatto bene, spero che questo “pane” di ceramica risulti gradito a molti, al di là della fede di ognuno.”

PRIMA STAZIONE – Gesù è condannato

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Condanna./E’ breve il tempo/ fra il leggero stormire degli olivi/ e il tradimento./ Coperti i fuochi. Sulla città addormentata/un velo di luna/ accompagna la tua solitudine./ Non è seme il denaro,/ nel conio la vita si spegne./ Tradimento./ S’è fatto lontano il trionfo/ quando l’asina camminò sui tappeti/ sulle palme/ sui vestiti intrisi di lacrime e sangue/ degli innocenti./ Bacio e tradimento./ Sprofonda/ in echi affievoliti/ il canto del gallo./ Solitudine./ Oblio della coscienza./ Acqua, igiene./ I Gentili/ non vogliono/ sulle mani/ i germi della tua condanna./Il re/ è arrivato il re./ Porta una corona di spine per il re./ Porta una canna per scettro del re./ Sporca, sudata, sputata/ la clamide purpurea del re./ Scherno insulto arroganza./ Condanna.

SECONDA STAZIONE – Gesù riceve la croce

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Il legno e il peso./ E’ scudo la croce,/ fra città e spirito/ diaframma./ I venti come presagio/ piegano l’erba nuova a compasso./ Intermittenti/ sul ciglio mulinelli di polvere./ Ferme le spade./ Andiamo.

TERZA STAZIONE – Prima caduta

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Sulla terra del Golgota/ come seme d’amore/ cade il figlio dell’uomo./ Indifferente,/ riposa Cesare/ nella giustizia di ferro.

QUARTA STAZIONE – Gesù incontra la madre

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E’ fuoco il tuo cuore,/ Jacopone./ Rugiada su ferite ardenti/ la tua lauda,/ Jacopone./ Il furore della tua pietà/ canta./ “Figlio dolce e piacente,/ figlio de la dolente,/ figlio hatte la gente/ malamente trattato!”.

QUINTA STAZIONE – Il Cireneo

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Mite/ dai campi risaliva/ Simone,/ umido di sudore/ il corpo uso all’antica fatica./ C’è fretta./ Con scherno,/ arrogante una voce/ “Ehi tu di Cirene/ prendi la croce!”./ Ancora sudore, fatica/ e pietà.

SESTA STAZIONE – Gesù incontra Veronica

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Nel ventre di Maria/ è germinata/ la tua vita di uomo./ Ieri/ una femmina gentile/ ti ha dissetato:/ non coca cola/ né aceto né fiele,/ acqua di Samaria./ Ieri/ Marta e Maria/ chiacchieravano con te./ Maddalena/ ha offerto unguenti alle tue fatiche./ Verranno/ Agnese e Lucia e Barbara, Chiara di Francesco,/ Vanna di Jacopone/ e la pazza ardente Catarina./ Adesso/ Veronica/ titubante e forte/ fa il gesto d’amore.

SETTIMA STAZIONE – Seconda caduta

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Chi mangiava il pane con te/ è lontano./ Stremato il tuo spirito,/ il corpo cede./ Non sei di nessuno./ A chi toccherà/ l’offerta del tuo calice?

OTTAVA STAZIONE – Incontro con le donne di Gerusalemme

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Non piangete/ non piangete per me,/ donne./ Per i vostri figli/ serbate il pianto./ Invocherete/ monti crollati colline sconvolte/ a coprire il vostro sconforto./ “Beate le sterili,/ beati i seni che non ebbero figli/ e le mammelle che non ebbero da allattare”.* /Tra la folla/ solitudine./ Straniero alla mia terra./ Non piangete per me.

(*Luca23,27-30).

NONA STAZIONE – Terza caduta

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Mi accerchiano/ mi assalgono/ mi lacerano/ digrignano i denti contro di me./ Divampano/ come fiamma nei pruni./ Rovina/ schianto./ Crollo/ e la croce sopra di me.

DECIMA STAZIONE – Gesù è spogliato

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Lontano/ il cielo imbruna la terra,/ il lampo lo percorre,/ fa sentire il suo tuono./ Avvisaglie./ Mormorii, vociare./ L’aria porta le prime nubi./ Nel luogo del Teschio,/ come grinfiata dai rovi,/ la veste dell’agnello/ resta in mani rapaci./ Non spengono la sete/ aceto e fiele./ L’ora sesta è vicina.

UNDICESIMA STAZIONE – Gesù è inchiodato alla croce

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Meriggio di parasceve./ Non prepara pane/ chi insulta,/ chi schernendo aspetta/ che il re/ si sottragga alla croce,/ o chiede ai dadi/ l’inconsutile veste./ Chiodate le mani/ trafitti i piedi./  Si vende, si compra./ Del sangue dell’uomo/ s’è fatto mercato.

DODICESIMA STAZIONE – Gesù muore

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Pietra miliare/ alla storia dell’uomo,/ fra gli astri la tua morte,/ il tuo dono./ Sigillo cosmico./  Ogni giorno/ mille volte al giorno/ nasce e muore la speranza./ Che ne sarà/ della nostra memoria/ sotto la polvere del tempo/ fra le musiche rotte assordanti/ nel barbaglio luccicante delle città?/ Che ne sarà/ della pietà civile della tua lancia,/ Centurione?/ Dal petto/ dal cuore/ ultima sorgente:/ “acqua e sangue”./ E’ l’ora nona./ Vento./ Mulinelli di rami, ossa e polvere./ Trema la terra/ si spezzano le pietre./ Scolora il sole/ si attenebra il cielo./ L’acqua incupita/ rompe i suoi confini./” Eloi’ Eloi’ lamma sabacthani?”./ Diventa sudario alla parola/ il velo del tempio/ squarciato dal tuo grido.

TREDICESIMA STAZIONE – Deposizione

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Attraversa il tempo/ la pietà/ del tuo canto impetuoso,/ Jacopone./ “Stabat mater dolorosa/ juxta crucem lacrimosa/ dum pendebat filius,/ cuius animam gementem/ contristatam et dolentem/ pertransivit gladius./ O quam tristi et afflicta/ fuit illa bendicta”.

QUATTORDICESIMA STAZIONE – Gesù è portato al sepolcro

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Silenzio, notte./ Fra lo sgomento/ parole non dette./ Mirra e aloe/ leniscono ferite/ che più non fanno dolore./ Il lino copre pulito/ il tuo corpo./ Nell’orto vicino/ un masso/ chiude il sepolcro./ Le scritture si compiono-/ Nel silenzio/ finisce parasceve/ e già albeggia/ il Sabato.

QUINDICESIMA STAZIONE – Resurrezione

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E intanto/ costruiscono aghi/ alti come building/ e la cruna/ è arco di trionfo al dominio./ Sulle gobbe dei cammelli/ passano/ in arcione ai cavalli,/ sulle quattro ruote motrici./ Nell’aria acre/ sventolano gli stendardi./ Gioia breve della vita./ Scompiglio./Rivendicazione/ il tuo riposo del settimo giorno:/ Sabato!/ Passato il Sabato, nel primo giorno della settimana,/ allo spuntar del sole/ glorioso/ Gesù risorge./ Nella terra promessa/ è stato arato il campo dell’amore./ Rigermina la speranza.

Fonti documentali

VIA CRUCIS. Qindici formelle in ceramica di Gigi Carron. Bertoncello Artigrafiche, Cittadella, 1996.

CIELO E TERRA IN LUIGI CARRON. Mostra presso il Castello Inferiore di Marostica, 11 novembre 2016 – 8 gennaio 2017.

L’ILLUSTRE BASSANESE. LUIGI CARRON.  n.° 166-167 – Marzo-Maggio 2017. Editrice Artistica Bassano.


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