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Categoria: Nove


BATTISTELLO BENITO 


UN GRANDE CERAMISTA NOVESE


DA CONOSCERE 


NOTE BIOGRAFICHE

A CURA DI VASCO BORDIGNON


Benito Battistello nasce a Nove il 19 settembre del 1929 in via Sega Vecchia, 9.

E’ il sedicesimo figlio di Antonio e di Maria Baron Toaldo, l’ultimo di questa numerosa nidiata.

Antonio Battistello per mantenere la famiglia emigra in Svizzera e qui per moltissimi anni lavora duramente nelle miniere.

Benito si trova a frequentare la prima e la seconda elementare a Bordeaux in quanto sua madre si era trasferita assieme ad alcuni figli presso una famiglia benestante per poter lavorare e guadagnare qualcosa.

Ma dopo due anni ritornano a Nove e Benito dovette rifrequentare le prime 2 classi elementari in lingua italiana. Terminata la scuola elementare frequenta presso l’Istituto De Fabris la Regia Scuola di Disegno diretta allora da Cosimo Calò.

All’età di 14 anni inizia a lavorare in varie fabbriche novesi, quali Zanolli, Sebellin Zarpellon e Ancora e altre.

Nel 1960 sposa Maria Mossolin e dal loro matrimonio nasceranno tre figli: due femmine e un maschio.

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Benito Battistello in una rara fotografia (non gli piaceva essere fotografato) 

Nel 1970 Benito decide di mettersi in proprio e da allora iniziarono le sue migliori creazioni: anfore, piatti, scudi, porta ombrelli, quadri con incastri di piastrelle e molto altro.

Avrebbe desiderato fare o partecipare a qualche mostra di ceramica, ma la fragile salute della moglie non gli permetteva di assentarsi a lungo da casa.

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un’altra rara fotografia tra la sua montagna

Sia le persone di famiglia che gli amici lo ricordano come un indefesso lavoratore, gentile e onesto, pronto anche ad aiutare il prossimo. Oltre il lavoro la sua passione era la natura in genere, ma gli piaceva in particolare, quando poteva, andare in montagna perché gli riempiva il cuore.

Benito ha poi trasmesso la sua passione a due suoi figli.

Benito Battistello a causa di una malattia abbandona il lavoro nel 2005 e terminerà la sua vita il 9 aprile del 2012. 


RINGRAZIO I FAMIGLIARI DI BENITO BATTISTELLO CHE MI HANNO AIUTATO IN QUESTA E NELLE ALTRE DUE PRESENTAZIONI




BATTISTELLO BENITO 


UN GRANDE CERAMISTA NOVESE


QUADRI A PIASTRELLE DIPINTE – SCUDI  e  PIATTI

a cura di Vasco Bordignon 

Questi oggetti sono stati da me fotografati nei locali della mostra nel Castello Inferiore di Marostica (dal 30-09-2017 allo 08-10-2017) e nonostante le interferenze di luci, sfondi diversi,ecc.  i manufatti di Battistello evidenziano comunque un grande fascino. Le misure non sono strettamente correlate all’immagine, ma indicative. 


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30×40 cm

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30×40 cm

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30×40 cm

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40×50 cm

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30×40 cm 

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30×50 cm

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30×40 cm

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60×30 cm

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50×40 cm 

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40×40 cm 

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40×40 cm 

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diametro 42 cm 

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diametro 50 cm

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diametro 50 cm

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diametrro 60 cm

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diametro 60 cm

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diametro 60 cm

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diametro 60 cm

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cm 50×65

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diametro 60 cm

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diametro cm 60

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diametro 60 cm

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diametro 60 cm 


PER CONTATTI : ritaanna.b@gmail.com 


BATTISTELLO BENITO 


UN GRANDE CERAMISTA NOVESE


ANFORE E PORTA OMBRELLI 


a cura di Vasco Bordignon 

Questi oggetti sono stati da me fotografati nei locali della mostra del Castello Inferiore di Marostica e nonostante le interferenze di luci, sfondi diversi,ecc.  i manufatti di Battistello evidenziano comunque un grande fascino.

le anfore hanno un’altezza di 100 cm, mentre i portaombrelli di 54 cm 

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PER CONTATTI : ritaanna.b@gmail.com

 

GIUSEPPE DE FABRIS UN NOVESE


TRA I GRANDI SCULTORI


DELL’OTTOCENTO


di Vasco Bordignon

 

1790 — Nasce a Nove (Vicenza) il 19 agosto da Gioacchino Fabris (fu Girolamo) e da Domenica Moretti, di Treviso. Il “de” anteposto al cognome, conseguenza di una onorevolenza commendatizia o cavalierato,  è attestato solo a partire dall’inizio degli anni trenta. Il padre, nativo di Bassano, si è trasferito a Nove ed è uno dei direttori della Manifattura di ceramiche degli Antonibon. Dimostra fin da piccolo doti artistiche non comuni ma viene ostacolato in ciò dal padre. Giuseppe ha tre fratelli: Girolamo, Marco e Caterina.

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1806 — La famiglia si trasferisce a Vicenza dove Gioacchino va a dirigere una manifattura di ceramiche. Qui Giuseppe frequenta lo studio del pittore Giacomo Ciesa (1733-1820), specialista in “pitture di statue” e di interni,  approfondendo lo studio della figura. Modella per conto proprio, ispirandosi a un’incisione, il Toro Farnese, il celebre gruppo scultoreo antico conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (come da immagine a lato).


1808 — Nuovo trasferimento del padre, questa volta a Milano, dove è chiamato a dirigere un’altra manifattura di ceramiche. Mentre il resto della famiglia fa ritorno a Nove, Giuseppe rimane a Milano dove si inserisce nell’ambiente artistico, anche quando il padre rientrerà a Nove. Lavora, per mantenersi, nello  studio dello scultore Gaetano Monti (1750-1827), che però abbandonerà non molto tempo dopo, non solo per poter frequentare l’Accademia di Brera ma soprattutto perché si era accorto che il Monti si attribuiva le sue opere.

Svolge un’intensa attività di disegni a colori dell’anatomia del corpo umano.

Modella dei ritratti in cera come pure esegue figurine per vari argentieri milanesi, nonché modelli in creta per degli scalpellini che poi li eseguivano in marmo per la fabbrica del Duomo.

1810 — Ventenne, comincia un’importante attività nel grande “cantiere” del duomo, dove per ordine di Napoleone si lavorava al completamento delle guglie ancora prive delle statue. Sono documentati molti suoi bozzetti per statue poi realizzate da altri scultori.

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1811 — Inizia a scolpire in marmo il San Napoleone martire, la statua dedicata al martire cristiano Neapolis che Napoleone (Ajaccio 15-08-1769 – Isola di Sant’Elena 05-05-1821) aveva voluto a suo nome.  All’Accademia di Brera, dove il De Fabris frequenta il corso di scultura, viene a conoscenza di un programma di pittura che proponeva “L’incontro di Ettore e Andromaca alle porte di Troja”. Questo argomento lo affascinerà in modo particolare, e sarà oggetto negli anni successivi della sua creatività.

1812 — A giugno termina la grande statua del San Napoleone, che, collocata sulla guglia n. 65, è rivolta verso Palazzo Reale, la dimora del viceré d’Italia Eugenio di Beauharnais.

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(Accademia di Brera, cortile interno)

L’11 agosto gli viene conferito il premio per “l’azione semplice” dal presidente dell’Accademia Luigi Castiglioni (Milano 03-10-1757 – Milano 22-04-1832, alla presidenza dell’Accademia dal 1807 fino alla morte). Partecipa poi al Concorso del Premio Italico sul tema: “Coriolano incontra la madre e la moglie”.  Non riceve il primo premio, ma comunque gli viene dato un premio in denaro dal Ministro dell’Interno per i progressi nella sua arte. Prosegue l’attività per il duomo con altre statue. In tre anni ha lavorato, senza sospendere gli studi accademici, a 14 sculture per il duomo, di varie dimensioni e in materiali diversi, dalla terracotta al marmo, dalle piccole dimensioni dei modelli fino al marmo di circa due metri del San Napoleone martire.

1813 — L’Accademia di Brera gli consegna il premio per la scultura “a norma del programma dello scorso anno 1812”. La scultura premiata è Sansone che sbrana il leone.  In data 11 agosto gli viene conferito il “gran premio” della scultura a cui se ne aggiunge un altro “per la sua invenzione” presentata nei concorsi di seconda classe (“Gruppo del nudo in plastica). Il conseguimento del primo premio gli garantisce, oltrechè una particolare segnalazione nell’ambito degli allievi di Brera, la garanzia dell’esenzione del servizio militare.

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1814 — Sposa Camilla Piantanida (Milano 1790 – Roma 1847) figlia di un intagliatore in legno e decide di trasferirsi a Roma, perla  possibilità di conoscerne direttamente sia  l’enorme patrimonio artistico, sia l’illustre e famosissimo scultore Antonio Canova. La lettera di presentazione al Canova è firmata dal Conte Giacomo Mellerio (Domodossola 09-01-1777 – Milano 10-12-1847, grande figura nel contesto politico-ecomomico e sociale di Milano di quel periodo), che oltre ad essere assai vicino al Canova, segue con grande passione l’evoluzione del giovane artista, tanto da sostenerlo economicamente con un sostanzioso assegno triennale. Anche l’Accademia di Milano stimola il De Fabris con una pensione mensile perché a Roma si dedichi allo studio dei grandi maestri del passato.

Prima di partire consegna al Mellerio il bassorilievo Pietà, appositamente commissionato all’artista ormai in partenza per Roma e un Crocifisso (in terracotta,) e altre piccole opere, oggi disperse.

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Gli eventi politici segnano la fine dell’età napoleonica: con la sconfitta di Lipsia, e il trionfale ritorno a Roma di Pio VII (Chiaromonti Barnaba, Cesena 14-08-1742 – Roma 20-08-1823 – Papa dal 21-03-1800) e l’occupazione austriaca del Lombardo-Veneto la storia europea è ad una svolta decisiva. Il viaggio a Roma subisce rinvii fino alla fine del 1814. Poco prima del De Fabris  a Roma arrivano altri due giovani scultori destinati a diventare, con il nostro, i tre più importanti della seconda generazione” neoclassica”: Adamo Tadolini (Bologna 21-12-1788 – Roma 16-02-1868) e Pietro Tenerani (Torano di Carrara 11-11-1789 – Roma 14-12-1869). Anche il padovano Rinaldo Rinaldi (Padova 1793 – Roma 1873) era ormai stabile a Roma dove aveva lo studio – che era stato di Canova – in via delle Colonnette.

1815 — Arriva a Roma il primo giorno dell’anno con la moglie Camilla Piantanida e si stabilisce provvisoriamente nel convento di Trinità dei Monti. Inizia a frequentare la Scuola del Nudo a Palazzo Venezia.  Si origina anche una intensa competizione artistica con Tenerani e Tadolini: Tadolini è più vicino a Canova, Tenerani a Thorvaldsen, mentre De Fabris è più intenzionato a rendersi autonomo, anche per la sua completa indipendenza economica.

[Bertel Thorvaldsen o Alberto o Albrecht T. , Copenaghen 19-11-1770 – Copenaghen 24-03-1844. E’ stato un grande scultore neoclassico. Ha lavorato in Italia in vari periodi (dal 1805 al 1818 – dal 1830 al 1838 – dal 1841 al 1842) lasciando varie importanti opere]

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De Fabris assiste poco dopo il suo arrivo all’assegnazione dei premi dell’Anonimo, istituito da Canova, per i lavori eseguiti nel semestre precedente dagli allievi dell’Accademia di Palazzo Venezia: Tenerani si aggiudica il premio della scultura con l’opera Il Redentore risorto, mentre il pittore romano Giuseppe Della Valle (senza dati) vince il concorso per la pittura, che aveva come soggetto “Milone crotoniate con ambedue le mani incastrate nell’albero e da un leone investito”, soggetto questo che lo impressiona molto, tanto che ne farà oggetto alcuni anni dopo del suo colossale Milone crotoniate.

1816 — De Fabris si aggiudica il primo premio al “Premio dell’Anonimo”, bandito dalla Pontificia Accademia di San Luca. Il premio, una medaglia d’oro del valore di 60 zecchini, era stato istituito da Antonio Canova a beneficio dei giovani artisti. La premiazione dell’Anonimo avviene in una cornice eccezionale, l’11 giugno in Campidoglio, alla presenza delle massime autorità pontificie in coincidenza con la restituzione ufficiale allo Stato Pontificio delle opere d’arte che erano state sottratte da Napoleone a seguito del trattato di Tolentino, e recentemente recuperate da Canova nel suo viaggio a Parigi.   Ai primi di giugno invia in dono all’Accademia di Milano una copia in gesso del Nettuno, come aveva fatto lo scorso anno con una copia de il Polluce, dando così  prova del suo costante progresso nella scultura.

1817 — E’ un anno di grande lavoro: per Giacomo Mellerio porta a termine il marmo dell‘Ettore e Andromaca, precedentemente realizzato in gesso, e per il conte Giuseppe Archinto (Cremona 14-09-1783 – Milano 16-01-1861) il marmo di Venere che scherza con Amore, come pure il Busto di Gian Giorgio Trissino (Vicenza 08-07-1478 – Roma 08-12-1550, uno dei letterati più importanti della prima metà del Cinquecento) per la raccolta della Protomoteca Capitolina commissionatogli, tramite Canova, dai conti Trissino di Vicenza. Oltre ai buoni rapporti con Canova, si consolidano le conoscenze con artisti come il pittore Vincenzo Camuccini (Roma 22-02-1771 – Roma 02-09-1844) , di cui frequenta lo studio, con il pittore Filippo Agricola (Roma 12-04-1795 – Roma 02-12-1857) e con l’incisore e pittore Bartolomeo Pinelli (Roma 20-11-1781 – Roma 01-04-1835).

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da sinistra a destra, Camuccini, Agricola e Pinelli

1818 — Termina e consegna per la spedizione il grande Vaso con il bassorilievo delle Nozze di Alessandro e Rossane, commissionatogli lo scorso anno da Antonio Canova nell’ambito dell’Omaggio delle Provincie Venete. L’opera arriva a Venezia – via mare – nella prima metà di maggio e viene esposta all’Accademia di Venezia assieme alle opere di Canova, Zandomeneghi, Hayez, Roberti, Borsato.

1819 — L’imperatore d’Austria Francesco I d’Austria (Firenze 12-02-1768 – Vienna 02-03-1835), accompagnato dal principe di Metternich, visita Roma. Forse è da collocare in questa data la modellazione del busto dell’Imperatore.

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Il gruppo Ettore e Andromaca, in marmo, arriva a Milano dove viene ammirato prima del trasferimento in villa Gernetto a Gerno di Lesmo (Provincia di Monza e Brianza) (sopra), dove si trova tuttora. De Fabris – accompagnato dalla moglie – intraprende un lungo viaggio che lo porta dapprima a Milano, dove il conte Mellerio lo ricompensa generosamente per il gruppo marmoreo. Lo scultore e la moglie si recano poi a Nove e quindi a Venezia, dove incontrano Leopoldo Cicognara (Ferrara 26-11-1767 – Venezia 05-03-1834, storico e critico d’arte), per fare quindi ritorno a Roma ai primi di novembre. 

1820 — In settembre De Fabris viene  annoverato fra gli Accademici di merito dalla “insigne Romana Accademia di Belle Arti detta di San Luca”. Riceve la visita del conte Mellerio che posa per un ritratto, oggi disperso e che commissiona allo scultore il ritratto della figlia Giovannina.  

Una delle opere più importanti di questo momento, per ora dispersa, è “il gruppo raffigurante Amore che ha ferito Venere, commissionatogli dal principe Esterhazy Nicola II (1794 – 1833), una delle ultime opere a soggetto mitologico realizzate dall’artista, sulla scia della precedente Venere che scherza con Amore.

1821 — Modella in creta e “getta” in gesso la grandiosa scultura Milone crotoniate che espone in un padiglione di legno appositamente eretto nei pressi del suo studio al n. 130 di via Felice: la scultura, che verrà ammirata da un numeroso pubblico anche per le dimensioni colossali fino allora insuperate, vi rimase per oltre trent’anni.. L’artista lavora nel contempo alla sua prima stele funeraria, quella per monsignor Ugolino Mannelli Galilei, già uditore della Sacra Rota per la Toscana, collocata nella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini: un’opera di notevole qualità e impegno alla quale ne faranno seguito molte altre nelle chiese di Roma, sempre di committenza ecclesiastica.

1822 — L’Accademia di Belle Arti di Milano lo nomina socio corrispondente. 

Il 16 febbraio muore Giovannina Mellerio, primogenita del conte Giacomo, al quale erano già mancati tre figli e la moglie Elisabetta di Castelbarco. Viene sepolta nella chiesetta della Colombara, dove è stata collocata la Pietà che De Fabris ha modellato nel 1814.

Il Mellerio si reca a Roma alcuni mesi dopo allo scopo di predisporre, assieme allo scultore, il progetto di un mausoleo dedicato alla moglie e ai quattro figli.

Da fine marzo a giugno il celebre letterato abate Antonio Cesari (Verona 1760 – Ravenna 1828, membro della Congregazione dell’Oratorio di San Filippo. E’ stato un linguista ed uno scrittore), è a Roma e vi conosce, tramite Canova, anche De Fabris di cui visita lo studio e ammira il Milone e le opere a carattere religioso, come l’Addolorata e il Divin Salvatore. Il 24 maggio De Fabris gli modella dal vivo un efficace ritratto dal quale in seguito ricaverà l’erma in marmo per la Protomoteca Capitolina.

Il 13 ottobre muore, a Venezia, Antonio Canova, per il quale si inizia a predisporre un adeguato omaggio scultoreo.

1823 — Il 31 gennaio si svolgono i solenni funerali in onore di Canova nella chiesa dei Santi Apostoli.

La Congregazione Accademica [di San Luca] elegge il  23 marzo a pluralità di voti il De Fabris in membro del Consiglio. Nella primavera si trova a Venezia per lavorarvi “il Genio” per il monumento da erigere a Canova, nella chiesa dei Frari. Vi resta per alcuni mesi nella città lagunare dove Leopoldo Cicognara ha fatto allestire un modello in legno, a grandezza reale, della piramide sepolcrale che dovrà fungere da mausoleo ad Antonio Canova. La regia di Cicognara è indispensabile trattandosi di un’opera “collettiva”.

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Papa Leone XII (Annibale Sermattei della Genga, Genga (Ancona)  22-08-1760 – Roma 10-02-1829 – Papa dal 5-10-1823

Il 20 agosto muore il Sommo Pontefice.  Il 28 settembre viene eletto il nuovo Papa nella persona del Cardinale della Genga  con il nome di Leone XII. Il cardinale della Somaglia è nominato Segretario di Stato.

Mellerio gli commissiona il monumento ai figli da collocare a Gerno di Lesmo nella cappella della villa Gernetto  (eretta nel secondo ‘700 da Simone Cantoni e ampliata nel 1815 dall’architetto Gianluca della Somaglia) accanto ai monumenti dello zio Gio Batta e della moglie Elisabetta Castelbarco, opere di Canova.

Attorno a questa data De Fabris lavora anche ai busti di Mellerio stesso, della moglie e della figlia, ora dispersi. Ancora di De Fabris una testa di giovane donna cinta di fiori, Maddalena della Somaglia, morta tisica, scultura posta su un cuscino di pietra dietro l’altare della suddetta cappella .

Nell’autunno di quest’anno esegue altri due busti, ora dispersi,  quelli di Maria Luisa di Borbone-Spagna (Madrid 06-07-1782 – Roma 13-03-1824) e di Ludovico I° di Borbone duca di Parma e di Piacenza (Colorno 05-07-1773 – Firenze 27-05-1803). [Si erano uniti in matrimonio nel 1795. Nel 1801 Ludovico  fu costretto da Napoleone ad accettare il trono di Toscana con il titolo di re d’Etruria. Morì due anni dopo per crisi epilettica.  Maria Luisa, dopo le varie vicende napoleoniche e conseguenti trattati tra le parti, accettò solo nel 1817 di divenire la duchessa del piccolo ducato di Lucca]. 

1824 — Modella  una serie di busti delle Eminenze i cardinali Giulio Maria Della Somaglia (Piacenza 27-07-1744 – Roma 02-04-1834decano del sacro Collegio e segretario di Stato, e Placido Zurla (Legnago 02-04-1769 – Palermo 29-10-1834) vicario generale della medesima Sua Santità; e anche  il busto di Monsignor Giovanni Ladislao Pyrker, di origine ungherese, patriarca di Venezia (Nagyláng 02-11-1772 – Vienna 02-12-1847).

1825 — Con il nome di “Mirone Srnirneo” viene ammesso a far parte, a Roma, del “Saggio Collegio di Arcadia”. 

De Fabris esegue il ritratto di papa Leone XII, e lavora inoltre al grandioso Monumento alla contssa Maria Elisabetta Prassede Tomatis-Robilant (Nacque nel 1764 dal Conte Francesco Antonio Maria Ottavio e fu l’ultima discendente della nobile famiglia Tomatis. Sposò nel 1780 il cavaliere Benedetto Nicolis dei conti di Robilant in seconde nozze (era nato nel 1724) che morì nel 1801. La contessa morì nel 1824 senza eredi) e al Monumento al Cardinale Lorenzo Litta (Milano 23-02-1756 – Monteflavio 01-05-1820). 

Partecipa con alcune incisioni (tra cui quella del Milone) alla “Mostra degli artisti bassanesi”, organizzata a Bassano in occasione della visita dell’imperatore Francesco I.

1826 — Lo scultore sta lavorando, in questa fase, al grande Genio per il Monumento a Canova da collocare ai Frari: il marmo viene ultimato tra settembre e ottobre, e spedito via mare a Venezia.

1827 — Il 2 giugno viene inaugurato a Venezia, nella chiesa dei Frari, il Monumento a Canova: per l’occasione esce a stampa un importante volume esplicativo dell’impresa.

Bartolomeo Malacarne (Vicenza 27-12-1782 – Venezia 07-01-1842, architetto e urbanista) si reca a Roma e fa visita a De Fabris: probabile che il tramite di questo incontro sia il conte Girolamo Egidio di Velo (1792 – 1831, nobile vicentino,  archeologo dilettante e appassionato collezionista di antichità greche e romane), allora impegnato negli scavi archeologici alle Terme di Caracalla (non è da escludere che in questa occasione si siano gettate le basi del progetto per un monumento a Palladio).

1828 — Ha l’incarico da papa Leone XII di erigere il monumento a Canova da collocare in Campidoglio. L’artista si impegna alla consegna entro quattro anni.

Muore a Ravenna l’abate Cesari.

de_fabris_-_papa_pio_viii_foto_-340x_----_Documento81829 — Il 10 febbraio muore Leone XII. 

Il 31 marzo viene eletto il nuovo papa, Pio VIII (Castiglioni Francesco Saverio, Cingoli, località del maceratese  20-11-1761 – Roma 30-11-1830 – Papa dal 5-04-1829). Nel marzo è al lavoro per tradurre in marmo il Busto dell’abate Cesari che il De Fabris aveva modellato nel 1822. In settembre porta a termine il Busto del cardinale Giuseppe Albani (Roma 13-09-1750 – Pesaro 03-12-1834), segretario di Stato di Pio VIII. Porta a termine, dopo alcuni anni di lavoro, il grande monumento dedicato alla contessa Prassede Tomati, in Sant’Andrea della Valle.

Il 13 dicembre è eletto reggente per il 1830 alla Congregazione dei Virtuosi del Pantheon. 

ln data 22 dicembre viene nominato, assieme ad Antonio Minardi, sovrintendente della Galleria dell’Accademia di San Luca dove sono conservate importanti opere d’arte, tra cui i ritratti degli accademici e un importante nucleo di terrecotte seicentesche.

1830 — Il 20 novembre, dopo un pontificato di un anno e mezzo, muore papa Pio VIII.

Vincenzo Camuccini dipinge il ritratto di De Fabris e lo scultore ricambia scolpendo in marmo il ritratto dell’amico pittore. Il poeta Angelo Maria Ricci (Mopolino, L’Aquila 24-09-1776 – Rieti 01-04-1850) pubblica le sestine scritte per la Najade di De Fabris, una scultura attualmente dispersa: a sua volta la scultore scolpisce i ritratti del letterato e della moglie Isabella, morta l’anno prima, oggi al Museo Civico di Rieti.

Lavora al monumento per la sorella di monsignor Nicola Maria Nicolai (Roma 14-09-1756 – Roma 1833, letterato, archeologo, economista), Maria Nicolai, da collocare nella chiesa di Frascati, dove appare una delle prime immagini dell’Angelo custode, in sostituzione del Genio di derivazione neoclassica.

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1831 — Il 2 febbraio, dopo un lunghissima conclave, il bellunese Bartolomeo Alberto Cappellari è eletto a papa con il nome di Gregorio XVI (Belluno 18-09-1765 – Roma 01-06-1846, Papa dal 6-02-1831). Il giorno dopo la sua nomina scoppiano i moti rivoluzionari di Modena e il giorno 5 è la volta dei moti di Bologna, che saranno soffocati con l’intervento austriaco il 26 maggio.

Proprio in quel frangente, De Fabris esegue il primo dei molti ritratti del pontefice.

È nominato da Gregorio XVI coadiuvante di Antonio D’Este (Burano, Venezia1754 – Roma 1837, scultore, restauratore, allievo e aiuto del Canova, direttore dei Musei Vaticani dal 1822 fino alla morte). Il 28 maggio l’erma di Antonio Cesari è posta in  Campidoglio, in seguito al permesso concesso dal papa. Il primo di settembre muore  all’età di 76 anni a Nove il padre dello scultore, Gioacchino Fabris (Bassano 17-08-1755 – Nove 01-09-1831).

1832 — È nominato – in conseguenza del ruolo dirigente ai Musei Vaticani – consigliere nella Commissione Camerale Consultiva di Belle Arti e Antichità. Nei giorni 16, 17 e 18 ottobre, in occasione della festa di San Luca, patrono degli artisti, espone all’Accademia di San Luca il Ritratto di Gregorio XVI entrato a far parte della collezione.

1833 — Ai primi dell’anno si reca a Napoli chiamatovi dall’architetto  Pietro Bianchi (Lugano 26-03-1787 – Napoli 06-12-1849, anche ingegnere e archeologo) che lo incarica di realizzare la statua di San Marco Evangelista da collocare nella chiesa ormai ultimata di San Francesco di Paola.

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Nella sua veste di Reggente alla Congregazione dei Virtuosi al Pantheon, De Fabris diventa protagonista di uno degli “eventi” più eclatanti di quel tempo: il ritrovamento delle spoglie di Raffaello Sanzio (Urbino 06-04-1483 – Roma 06-04-1520, genio dell’arte rinascimentale), sepolto all’interno di Santa Maria ad Martyres (il Pantheon) ma della cui collocazione precisa si erano perse le tracce. Dopo 5 giorni  di lavori iniziati il 9 settembre le ricerche ebbero esito positivo. Il l5 si apre la cassa e De Fabris invita Vincenzo Camuccini, lì presente, a “ritrarre in disegno le spoglie dell’immortale Raffaello”. Il 18 ottobre lo scheletro viene ricomposto entro un sarcofago donato da Gregorio XVI.

1834 — II 28 ottobre il cardinale Placido Zurla muore a Palermo durante una visita pastorale. II papa incarica De Fabris di eseguirne il monumento funebre.

1835 — II 2 di aprile muore il suo amico Bartolomeo Pinelli, che aveva inciso per De Fabris sia il progetto per il Monumento a Canova sia il Monumento Tomati Robilant. De Fabris porta a termine il Monumento al cardinale Placido Zurla.

1836 — Lavora al Monumento di Leone XII voluto da Gregorio XVI in segno di riconoscenza per averlo fatto cardinale. L’opera viene solennemente inaugurata il 22 dicembre alla presenza di Gregorio XVI.

1837 — Il 2 febbraio ha luogo l’inaugurazione del Museo Vaticano Etrusco voluto da Gregorio XVI, dove il De Fabris vi ha svolto un ruolo non secondario. Per l’occasione viene collocato nell’emiciclo del Museo il busto di Gregorio XVI scolpito da De Fabris con alcune varianti rispetto a quello del 1831.

Riceve l’incarico dal conte Rudolf von Lützow (Salzburg, Austria 04-06-1779 – Monza 28-10-1858, ambasciatore d’Austria presso la Santa Sede dal 1826 al 1848), di scolpire il Busto dell’imperatore d’Austria Ferdinando I.

In giugno viene incaricato di dirigere le operazioni di organizzazione del “nuovo Museo Gregoriano Egizio”.

Il colera provoca migliaia di morti in città: il 13 di settembre muore, a causa dell’epidemia, il direttore dei Musei Vaticani Antonio D’Este.

Il 14 settembre riceve la nomina di Direttore del Museo Vaticano subentrando al defunto Antonio d’Este, godendo del soldo, onori, e privilegi annessi a tal carica.

Riceve l’incarico, da parte del Comune di Vicenza, di scolpire il Monumento ad Andrea Palladio da collocare nel Cimitero Monumentale.

1838 — Il 2 febbraio, ricorrenza dell’elezione a papa, presenta a Gregorio XVI un complesso omaggio in cui il pontefice è raffigurato “assiso in sedia gestatoria e vestito degli abiti pontificali in atto di impartire la benedizione”. Viene nominato direttore dei Musei Vaticani.

De Fabris, dopo l’ultimazione del Museo Etrusco, lavora senza pause al riordino del museo Egizio.

Ultima il modello della statua colossale di San Pietro destinato inizialmente alla basilica di San Paolo.

Fa dono alla Congregazione dei Virtuosi al Pantheon del Ritratto che Vincenzo Camuccini gli aveva fatto nel 1830 e che doveva essere destinato alla collezione dell’Accademia di San Luca, dove invece confluisce la copia eseguita dal pittore Sotta: ai “Virtuosi”, nella stessa occasione, dona anche una copia in gesso del Busto di Gregorio.

In dicembre muore la madre dello scultore, Domenica Moretti, all’età di 82 anni (Treviso 13-03-1756 – Nove 28-12-1838).

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1839 — Lo scultore accompagna la regina Maria Cristina di Borbone, regina di Sardegna “colla sua corte” nella visita ai Musei Vaticani. In questa occasione  è probabile che abbia avuto  l’ultima importante committenza di carattere religioso, la trasposizione in marmo della Deposizione dalla Croce in gesso[Maria Cristina di Borbone, regina di Sardegna: Reggia di Caserta 17-01-1779 – Aix-les-Baines 11-03-1849. Figlia del re di Napoli Ferdinando IV e di Maria Carolina d’Austria. Nel 1807 sposò a Palermo l’allora Duca di Genova divenuto nel 1821 re di Sardegna  con il nome di Carlo Felice. Nei periodi estivi dimoravano principalmente nel Castello Ducale di Agliè,Torino, almeno fino al 1831 anno della morte di Carlo Felice].

In questo periodo ha l’incarico di restaurare uno dei più importanti monumenti antichi d Roma imperiale: il basamento della Colonna Antonina, un lavoro che si protrarrà fino al 1845.

1840-1842 —  Si dedica al lavoro di sistemazione del palazzo del Laterano, destinato a raccogliere una parte delle collezioni di scultura antica e di pittura rinascimentale.

1843 — Il Monumento a Palladio è ultimato in marmo entro il 1843.

È impegnato nei lavori di restauro dell’interno della chiesa di Santa Maria dell’Anima.

In vista del viaggio che lo porterà l’anno dopo in Veneto (a Vicenza, a Nove e a Belluno), scolpisce il Monumento ai genitori e il Monumento al parroco Contri, entrambi da collocare nella chiesa parrocchiale del suo paese natale.

1844 — Il 14 gennaio viene eletto vicepresidente dell’Accademia di San Luca.

L’11 aprile, dopo un lungo e complesso lavoro di restauro, diretto dal De Fabris, si ha la riapertura solenne della chiesa nazionale austriaca di Santa Maria dell’Anima. In maggio il Museo Lateranense viene aperto al pubblico. 

Il 2 settembre muore a Roma Vincenzo Camuccini , il grande pittore” neoclassico” che era stato in varie occasioni molto vicino a De Fabris.

Il 3 settembre inaugurazione del Busto di Antonio Maria Traversi (Venezia 21-02-1765 – Roma 23-09-1842, studioso di una grande varietà di scienze, in particolare di fisica,  fu vescovo di Nazianzio e patriarca di Costantinopoli). L’opera fu donata dal Papa Gregorio XVI al Liceo-Convitto di Santa Caterina di Venezia.

A novembre: il “Palladio” arriva a Vicenza, via mare e poi via Bacchiglione, e viene collocato alla presenza dell’artista nella cappella appositamente predisposta, al cimitero.

A dicembre De Fabris è a Nove, dove vengono inaugurati, con grande solennità,  alla presenza dello scultore e della moglie i due monumenti – l’uno dedicato ai genitori di De Fabris e l’altro al parroco Ermete Contri (Foza 1760 – Nove 03-07-1839) – donati dall’ artista e installati per l’occasione rispettivamente a destra e a sinistra della grande navata, all’altezza del transetto. De Fabris poi prosegue il viaggio, per Primolano, fino a Belluno, città natale di Gregorio XVI: nella cattedrale era confluito uno dei busti del papa donato già nel 1840.

1845 — Il 19 agosto si effettua la traslazione delle (presunte) ossa di Palladio e l’inaugurazione del Monumento a Palladio nel Cimitero Monumentale.

Trasferisce in marmo la grande Deposizione dalla Croce commissionatagli da Maria Cristina di Borbone: il 14 luglio Gregorio XVI fa visita allo studio dell’ artista prima della partenza del grande marmo per il castello ducale di Aglié.

DE_FABRIS_-_LABATE_GIUSEPPE__JACOPO_FERRAZZI_----_340XL’abate  Giuseppe Jacopo Ferrazzi (Cartigliano 19-03-1813 – Bassano 03-05-1887, sacerdote, letterato, dantista e studioso del Tasso), gli fa visita a Roma.

Dal 13 al 17 dicembre è a Roma lo zar di Russia Nicola I (Carskoe Selo 06-07-1796 – San Pietroburgo 02–03-1855, divenne zar alla morte di Alessandro I, nel 1825) che durante questa permanenza ha occasione di conoscere lo scultore e alcune sue opere, tra le quali è particolarmente colpito dal Milone crotoniate. 

Muore a Venezia lo scultore Antonio Bosa (Pove del Grappa 23-10-1777 – Venezia 13-07-1849), allievo del Canova, e amico di De Fabris,  noto soprattutto per il monumento sepolcrale o Cenotafio a Winckelmann eretto a Trieste.

1846 — Il 2 febbraio, anniversario dell’elezione al soglio pontificio, hanno luogo due importanti cerimonie, una a Roma e l’altra a Venezia. A Roma viene presentato il restauro del piedistallo della Colonna Antonina, e a Venezia, nell’isola di San Lazzaro, viene solennemente inaugurata la scultura Gregorio XVI nella sedia gestatoria, donata dal papa stesso all’inizio dell’anno ai padri mechitaristi [così chiamati perché questo ordine religioso venne fondato nel 1700 da Mechitar un  monaco benedettino armeno].

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Il 1° di giugno muore, all’età di ottant’anni e dopo 15 anni di pontificato, Gregorio XVI, il papa di origine bellunese che aveva protetto e aiutato l’artista. Il giorno 16 giugno viene eletto papa Giovanni Maria Mastai Ferretti, col nome di Pio IX (Senigallia 13-05-1792 – Roma 07-02-1878, Papa dal 21-06-1846); il nuovo pontefice, rispetto al suo predecessore, avrà solo rapporti di cordialità con il De Fabris e non di “amicizia”. .

Il 21 luglio muore  a 57 anni la moglie dello scultore, Camilla Piantanida, dopo breve malattia.

1847 — Il 3 marzo De Fabris viene nominato socio onorario dell’Ateneo di Bassano.

Scolpisce il monumento della consorte con la quale aveva vissuto 32 anni e lo colloca il 21 luglio nel cimitero di Santa Maria in Camposanto, in Vaticano, nel primo anniversario della morte.

In occasione delle festività di Pasqua vengono fatte trasportare in piazza San Pietro le due colossali statue di San Pietro e San Paolo, opere rispettivamente di De Fabris e di Adamo Tadolini. Le due sculture, del peso di circa 34 tonnellate, erano state lavorate nel cantiere della basilica di San Paolo, in previsione di quella collocazione. Mutata la destinazione, furono trasportate fino al Vaticano “a furia di argani, facendo scorrere le statue sui curri”, cioè su rulli. E ciò perché si ruppe il carro sul quale erano state collocate.

È eletto presidente dell’Accademia di San Luca per il biennio 1847-1849.

Il 10 dicembre si spegne a Milano il suo benefattore il conte  Giacomo Mellerio in età di settant’anni.

1848-1849 — Durante il periodo della Repubblica Romana, mentre viene temporaneamente allontanato dalla direzione dei Musei Vaticani, si prodiga in difesa della comunità “tedesca” che faceva  riferimento alla chiesa di Santa Maria dell’Anima.  Con la fine dell’esperienza della Repubblica viene ricollocato al suo posto di direttore dei Musei Vaticani.  Alla data del 2 febbraio 1848 risulta iscritto alla Confraternita di Santa Maria della Pietà in Camposanto,  il che indica la sua volontà di essere sepolto accanto alla moglie.

1850 — Riceve da Pio IX , in data 14 maggio, la nomina di cavaliere dell’Ordine Piano di seconda classe.

Dall’imperatore austriaco riceve la “Corona di ferro di seconda classe” per l’impegno dimostrato, durante la Repubblica Romana, per i lavori alla chiesa di Santa Maria dell’Anima.

Il 1° di aprile muore a Rieti il suo amico letterato Angelo Maria Ricci.

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1851 — L’incisore bassanese Angelo Balestra (Bassano 04-09-1803 – Roma 05-05-1881) incide a Roma un ritratto dello scultore in litografia.(sopra)

Ultima il monumento per l’amico letterato Angelo Maria Ricci, scomparso l’anno precedente: verrà collocato a Rieti nella chiesa di Sant’Agostino.  Porta a termine anche la versione in marmo da quella in gesso della Deposizione dalla Croce, che veniva collocata nel castello ducale di Aglié: per il pagamento di questa scultura ci saranno lunghi strascichi.

1852 — Esegue una copia del busto del cardinale Giacomo Antonelli (Sonnino, Latina 02-04-1806 – Roma 06-11-1876, ultimo segretario di Stato dello Stato Pontificio) per conto del conte sig. De Bouteneff, cancelliere e plenipotenziario dello Zar, e ciò documenta le buone relazioni tra la Russia, lo Stato Pontificio e lo stesso De Fabris.

1853 —  Scolpisce un “Divin Salvatore” per una chiesa di Vienna.

DE_FABRIS_-_NICOLA_1_-_OK_-_340X__1854 — Detta, in una forma in seguito modificata, le sue volontà testamentarie. Da questo testamento si evince che aveva sposato la nipote di sua moglie, anch’essa di nome Camilla (figlia di Onofrio Piantanida), e che sua sorella Caterina da vario tempo abitava con lui. Questa sorella sarà l’unica dei fratelli a ricevere una parte dell’eredità. Lo zar di Russia Nicola I visita lo studio dell’artista e mostra di gradire l’omaggio del Milone crotoniate che l’artista intende fargli. Scolpisce il Monumento a Francesco Antonio Guglielmi (1771-1854, già priore della chiesa dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso, Roma), anche per riavere, in cambio, il rame originale dell’incisione del Milone crotoniate. Il 9 novembre viene inaugurato da Pio IX, al Laterano, il Museo Pio Cristiano dove confluiscono i monumenti paleocristiani di antica e di recente acquisizione.

1855 — Lavora all‘Autoritratto, di cui realizza varie copie (una è donata ai “Virtuosi al Pantheon”).

1857 — Il 25 aprile nella chiesa di Sant’Onofrio le ossa di Torquato Tasso vengono traslate nel monumento scolpito da De Fabris, il quale, contrariamente all’intenzione precedente di essere seppellito accanto alla moglie al Camposanto Teutonico in Vaticano, decide di essere sepolto qui a Sant’Onofrio. Nel frattempo viene trasportato a San Pietroburgo il grande gesso del  Milone, donato a S. M. l’Imperatore di Russia. L’artista, per seguire i lavori, parte a giugno e vi rimarrà sei mesi. L’opera viene collocata nel Palazzo di Tauride dell’Hermitage.

1858 — Rientra a Roma all’inizio dell’anno, soddisfatto del buon esito del viaggio in Russia e della collocazione della sua opera prediletta.

1860 —Verso metà agosto non sta bene e decide di fare delle modifiche al testamento. Muore nella sua casa, il 22 agosto, alle quattro del pomeriggio.


FONTI BIBLIOGRAFICHE

GIUSEPPE DE FABRIS. UNO SCULTORE DELL’OTTOCENTO, di Nico Stringa, Electa, 1994.

LA STORIA DELLE NOVE, di Matteo Stecco,  Bassano. Arti Grafiche Bassanesi, 1925

ILLUSTRE BASSANESE, periodico editoriale della EDITRICE ARTISTICA BASSANO 

IL MUSEO DELLO SCALPELLINO del Comune di Pove del Grappa

Per le voci riguardanti i numerosi personaggi citati mi sono avvalso di tante fonti internet specifiche e generali tra le quali 

– www.santiebeati.it

– www.treccani.it

– it.cathopedia.org

– it.wikipedia.org

– ecc.

– ecc.

– ecc. 

Pubblicato domenica 4 giugno 2017


NOVE – IL MONUMENTO


AI CADUTI  DI TUTTE LE GUERRE

di Vasco Bordignon

Premessa

A Milano l’imponente Palazzo dove ha sede l’Accademia di Belle Arti deve il suo nome, Brera, al termine di origine germanica “braida” indicante uno spiazzo erboso. Sorto sul luogo di un convento dell’ordine degli Umiliati, il palazzo passò ai Gesuiti (1572) che nel secolo successivo ne affidarono la radicale ristrutturazione a Francesco Maria Richini (dal 1627-28). Soppressa nel 1772 la Compagnia di Gesù, il palazzo ricevette un nuovo assetto istituzionale in cui, accanto all’Osservatorio Astronomico vennero aggiunti nel 1774 l’Orto Botanico, nel 1776 l’Accademia di Belle Arti, e nel 1786 la Biblioteca Braidense, costituita nel 1770 dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria avendo deciso di destinare ad uso pubblico la biblioteca del conte Carlo Pertusati, conte di Castelferro, bibliofilo e uomo politico (n. Milano 1674 – m. 1755), presidente del senato di Milano; raccolse una biblioteca di circa 24.000 volumi a stampa e manoscritti).

 

Antefatto

Nel 1811 l’Accademia di Brera scelse per il concorso di pittura il tema “L’incontro di Ettore con Andromaca alle porte di Troia”.  In questo ambiente  il giovane De Fabris studiava allora scultura e certamente avrà visto le varie ideazioni prodotte dagli studenti su quel tema, che gli rimarrà molto impresso sia per la valenza emozionale insita in se stesso sia per una possibile traslazione scultorea.

 

La vicenda

Sotto le mura di Troia la guerra infuria aspra e violenta. Gli Achei incalzano implacabili, provocando scompiglio e panico fra i Troiani. Ettore, dopo aver rincuorato i suoi soldati, rientra in città e si reca dalla madre Ecuba per esortarla ad andare al tempio di Atena a placare l’ira della dea con preghiere e offerte. S’incontra poi con il fratello Paride e lo rimprovera aspramente perché se ne sta in casa tranquillo, mentre la battaglia infuria intorno alle mura. Ettore si dirige quindi alla propria casa per rivedere la moglie Andromaca e il piccolo figlio Astianatte. L’incontro di Ettore e Andromaca rappresenta uno degli episodi più belli e commoventi dell’Iliade, tutto pervaso di amore, tenerezza, ansia, preoccupazione. Nell’ambito del poema che risuona di battaglie e di duelli, questi versi rappresentano un momento di pausa: infatti sulle vicende della guerra prendono per un momento il sopravvento gli affetti e i sentimenti: l’amore coniugale, l’affetto paterno, il senso del dovere, la consapevolezza di un tragico destino cui è impossibile sottrarsi. E se la figura di Andromaca, sposa affettuosa e madre premurosa, colpisce nel profondo il lettore per il suo stato di disperazione e di angoscia, la figura di Ettore, così umana ed eroica, risalta in tutta la sua grandezza. Ettore ama Andromaca, ama il piccolo figlio Astianatte, soffre tremendamente al pensiero che cadano in mano nemica, tuttavia non può sottrarsi al suo dovere che lo chiama a difendere la patria e a sacrificarsi per essa. Così, infatti, ha stabilito il Fato.

 

A seguire

De Fabris nel 1817 realizzò  in gesso il gruppo di Ettore  e Andromaca con Astianatte bambino, figure in grandezza naturale, rappresentate proprio nel momento in cui lei sconsiglia al marito di cimentarsi a combattere contro i Greci.

Sappiamo che questo lavoro piacque molto ed ebbe una grande eco nella stampa dell’epoca.

Nell’anno 1818-1819  De Fabris lo tradurrà in marmo di Carrara, perché commissionato dal conte Giacomo Mellerio nei precedenti anni 1817-1818 alla scadenza del triennio, durante il quale il giovane novese aveva usufruito di un sostanzioso sostegno finanziario (vedi biografia).

Questo gesso rimase nello studio romano dello scultore fino al 1860, poi – per suo testamento – pervenne al museo di  Bassano nel mese di aprile del 1871, ed  è attualmente presente nella grande sala Canoviana (immagini sottostanti).

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Nel 1960 da questo gesso è stata ottenuta la fusione in bronzo collocata nel giardino pubblico di Nove, come monumento ai suoi caduti di tutte le guerre.

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Nel lato nord del  basamento è stata apposta questa frase: “L’ADDIO DELL’OMERICO ETTORE – OPERA CLASSICA DI GIUSEPPE DE FABRIS NOVESE – A CENT’ANNI DALLA SUA MORTE – FU POSTO A RICORDO – DI QUANTI CADDERO PER LA PATRIA”.

Nella base bronzea del monumento è inciso “ Fusero Brustolin&Fabris, Verona”

Nel 1961, il 23 aprile con grande solennità, è stato dedicato anche al “CENTENARIO DELL’UNITA’ D’ITALIA”, con relativa scritta nel lato sud del basamento.


FONTI DOCUMENTALI

Agato Bruno (a cura di). IL DISEGNO NELLA SCULTURA ITALIANA DELL’OTTOCENTO TRA NEOCLASSICISMO E RESTAURAZIONE. IL CORPUS DEI DISEGNI DI GIUSEPPE DE FABRIS. 2008, SilvanaEditoriale, Cinisello Balsamo, Milano.

Stringa Nico. GIUSEPPE DE FABRIS. UNO SCULTORE DELL’OTTOCENTO. 1994, Electa, Milano.

Notizie riguradanti il Palazzo Brera, l’Accademia delle Belle arti, il conte Carlo Pertusati sono state rinvenute da it.wikipedia.org 



NOVE – IL TESTAMENTO DI GIUSEPPE DE FABRIS


IL TESTAMENTO DI GIUSEPPE DE FABRIS

Il Commendatore GIUSEPPE Cav. DE FABRIS con testamento del 2 Agosto 1854 e codicilli 30 Maggio 1857 e 16 Agosto 1860 lasciò tutta la sua sostanza, valutata circa Lire 150 mila, alla Parrocchia ossia al Comune di Nove, allo scopo che i frutti della sua eredità fossero principalmente erogati in opere che risultassero a beneficio di questa popolazione.

Il testamento e i codicilli furono aperti e pubblicati il dì 23 Agosto 1860 (il giorno dopo la morte del testatore) per gli atti Appolloni notaio di Collegio in Roma.  Esecutore testamentario fu dal De Fabris nominato l’Em.mo Pietro Cardinale De Silvestri.

Con parte dell’eredità fu fabbricato l’Istituto De  Fabris. La Scuola di Disegno è fondazione del medesimo benefattore, e per essa concorre lo Stato, il  Comune e la Provincia. 

Nel testamento del 2 Agosto 1854 leggesi: “ In tutti e singoli poi miei beni mobili, stabili, semoventi, ori, argenti, tanto monetati, che non monetati, crediti, azioni in qualunque luogo posti ed esistenti veruna cosa esclusa ed eccettuata istituisco e nomino mia erede universale la Chiesa Parrocchiale delle Nove (Stato Veneto) ove fui rigenerato colle Sante Acque Battesimali proibendo sotto qualsiasi rapporto alla medesima di alienare i miei stabili che voglio sempre si conservino in Roma con le seguenti condizioni”.

Dopo avere accennato ad alcuni legati in favore della seconda moglie Camilla nata Piantanida figlia di Onofrio di Milano e della sorella Caterina che conviveva con lui e ad altre beneficenze da farsi alla sua morte alla gente di servizio presenti nella sua casa, e al Curato di Santi Vincenzo e Anastasio per i poveri più bisognosi della sua Parrocchia, così parla dei suoi parenti: “Non essendovi fra i miei Nipoti ed altri parenti, soggetti tali che possano meritare la mia considerazione, mentre che avendo io fatto verso i medesimi quel poco che ho potuto, ed in ricompenso non ho avuto che amarezze, nondimeno come Cristiano ho già perdonato a tutti, e lascio per una sol volta a titolo di legato scudi dieci per cadauno i figli maschi dei miei fratelli Girolamo e Marco di nome il primo Alessandro, ed il secondo Gioachino, non volendo io in questo mio testamento beneficare maggiormente alcuno  dei medesimi, ed altri parenti, tanto più che tutto quel poco che io possiedo non è risultato di beni di famiglia, bensì ottenuto coll’ aiuto di Iddio a forza dei miei sudori, anzi avere non solo rinunziato a qualunque eredità paterna, ma avere per quanto mi fu possibile (e qui sia permesso il dirlo) assistito i miei amati genitori, sino agli ultimi momenti di loro vita come tuttora assisto mia sorella. Nondimeno in genere verranno i miei parenti a ricevere indirettamente qualche beneficio mediante le seguenti mie disposizioni”  E prosegue: “Pertanto istituisco e nomino come di sopra mia erede universale la Chiesa Parrocchiale delle Nove (Stato Veneto) facendo capo il Rev. Parroco Don Giovanni Prandina e susseguentemente i Parrochi pro tempore di detta Chiesa con la concorrenza dei Capi della medesima Comune delle Nove, onde col fruttato dell’intero mio patrimonio (cessate che siano le sopraindicate mie disposizioni e legati in favore della mia dilettissima moglie e sorella) sia stabilito e piantato un istituto di istruzione  per i figli e figlie di abitanti alle Nove e in quel modo che si crederà più opportuno, onde promuovere sempre più negli animi della gioventù l’amore della nostra Santa Religione Cattolica Apostolica Romana (ottenendovi a tal uopo le debite facoltà dalle rispettive Autorità) istruendo la gioventù nella storia principalmente Sacra e nelle arti, a maggiore utilità splendore del paese medesimo, pel quale scopo  e per maggiore incoraggiamento della gioventù medesima si stabilirà sei medaglie d’argento all’ anno del valore di scudi due romani per cadauna medaglia per darsi in premio a quei giovani e giovane  che si saranno maggiormente distinti dentro l’anno nell’ indicato istituto”.

Inoltre stabilisco numero sei doti di scudi venti l’una da destinarsi due doti annue in perpetuo alle figlie della famiglia De Fabris miei parenti principiando, etc.“ “Le altre numero quattro doti sono destinate a favore delle figlie degli artisti lavoranti nelle fabbriche di majoliche, terraglie e porcellane nella Comune di  Nove (Stato Veneto) e in mancanza di queste alle figlie più povere di tutti gli abitanti della medesima Comune, avvertendo che sì l’une che l’altre di queste si  dovrà preferire quelle figlie più povere e che avranno più pronto il partito per maritarsi  o monacarsi, ed  accadendo che sì di une che dell’altre superassero il numero delle zitelle alle doti destinate in tal caso dovrassi porre i nomi delle  concorrenti nel bussolo e si deciderà della sorte. Voglio inoltre che chi avrà ottenuto dette doti debba ciascuna dotata fare la Santa Comunione nel giorno che con apposita funzione gli  sarà consegnata la cedola della dote, nella Chiesa Parrocchiale delle Nove in suffragio dell’anima mia e dei miei congiunti; meno le mie parenti etc..” “La dispensa delle cedole delle doti si farà dal R. Parroco pro tempore con apposita funzione nel giorno dedicato al glorioso S. Giuseppe di detta Chiesa delle Nove coll’intervento delle autorità del Comune , e dopo subito che nel medesimo giorno le zitelle avranno fatta la loro Confessione e Comunione. Qualora poi non si effettuasse il matrimonio o la monacazione … entro lo spazio di venticinque anni dalla data cui fu assegnata  la dote s’intende d’essere esse decadute  da tale beneficio etc

Allora quando sarà concentrata tutta la rendita del mio patrimonio alle più volte nominata Chiesa Parrocchiale delle Nove (Stato Veneto) voglio che sia aperto un concorso

ogni tre anni per un premio di scudi cento ed altro di scudi venti, il primo per quelle fabbriche della Comune di Nove che sapranno meglio, se non superare almeno eguagliare sotto tutti i rapporti le terraglie e porcellane dipinte figurate di Sassonia e di Sévres in Francia, ed il secondo premio a chi saprà, se non superare, almeno eguagliare sotto tutti i rapporti come sopra o modellare le figurine principalmente in soggetti cristiani, il che verrà giudicato da appositi idonei giudici che la superiorità locale crederà a tal uopo destinare. Non riuscendo il primo esperimento allo scopo desiderato, si ripeterà il concorso aumentandone il valore del premio col valore di quello che non sarà dato per difetto di non aver corrisposto a ciò che fu stabilito, e così si seguirà in seguito ogni tre anni, finché non solo siano eguagliate le opere di dette fabbriche, ma bensì superate.Tanto lo stabilimento per l’istruzione della gioventù, che quello delle doti e premi verrà denominato Istituto De Fabris. Oltre alle sei medaglie sopra indicate quali saranno tratte dal conio della medaglia che la mia patria fece fare all’epoca della mia ultima andata alle Nove (che si trova presso di me) dico oltre le dette sei medaglie ne dispongo altre quattro parimenti annue, due delle quali saranno destinate al Rev. parroco pro tempore della Parrocchia delle Nove, una alla prima autorità della Comune delle Nove , e la quarta al Podestà pro tempore della Regia città di Bassano. Rilasciate e regolarmente bene amministrate le rendite del mio patrimonio a norma delle sopraindicate mie disposizioni, che io lascio (dopo che Iddio avrà chiamato a sé tanto me che mia moglie e sorella) intieramente alla nominata Chiesa Parrocchiale delle Nove (Stato Veneto) consistente il mio patrimonio principalmente in uno stabile, come verrà dimostrato dai disegni del medesimo che trovansi presso di me pianta, alzati, posto in Roma alla Via S. Felice  Num. 12, 13 14 confinante alla via Zucchelle dal N. 25 al 29, notandosi che nella facciata della casa  in via Felice N.14 vi è un’Immagine di Maria SS. Addolorata, opera di mia mano e fu benedetta dalla G. e S.Mdi Gregorio XVI che io ho costumato tenervi acceso tutte le sere un lume, perciò voglio che così sia fatto in perpetuo dando l’obbligo a chi prenderà in affitto quel primo piano di detta casa, aggiungendovi una penale nella stessalocazione di affitto. Bilanciata dico che sarà come sopra la rendita dell’intero mio patrimonio, adempiendo nel miglior modo possibile quanto ho sopra disposto, qualora vi fosse un sopravanzo annuo, con questo si potrà parte per aumentare un conveniente assegno annuo dell’onorario al Parroco pro tempore della nostra Parrocchia delle Nove, onde possa esercitare più decorosamente la sua carica ed il rimanente  del sopravanzo migliorare sempre di più le mie testamentarie disposizioni in beneficio della mia patria. Inoltre lascio alla lodata Chiesa Parrocchiale delle Nove un busto in marmo operato da me, rappresentante Maria Santissima Addolorata, quale fu sempre mia amorosa Madre, ed efficace protettrice in tutta la mia vita e così spero sarà dopo la mia morte, per cui voglio che detta Immagine sia collocata convenientemente in altare di detta Chiesa Parrocchiale delle Nove e che in ogni anno che ricorrerà il suo SS. Nome si faccia in preparazione della sua festività, un triduo avanti alla lodata Immagine pregando per l’anima mia, e dei miei congiunti, e per la prosperità delle mie istituzioni a maggior gloria della nostra santa religione. Così lascio alla medesima Chiesa il modello originale in gesso del bassorilievo da me eseguito in marmo per commissione di Maria Cristina di Borbone già Regina di Sardegna, quale opera è ora posseduta da S.A.R. il Duca di Genova rappresentante la Deposizione della Croce di N.S.G.C. e voglio sia collocato detto basso rilievo in gesso nella medesima Chiesa al coro, dietro l’Altare maggiore, luogo il più atto per tale lavoro per il cui oggetto, per la maggiore conservazione ebbi l’avvertenza di porre nell’interno del bassorilievo una solida armatura di ferro. Come pure lascio alla medesima Chiesa delle Nove un bassorilievo originale in gesso per un piccolo monumento che non fu eseguito in marmo ove vi è espresso un genio dolente che viene incoraggito dalla religione.


Lascio inoltre alla medesima Chiesa delle Nove da conservarsi rigorosamente nell’Archivio Parrocchiale della medesima tutte le carte di mia famiglia che trovansi presso di me, così tutti i diplomi delle Accademie, diplomi di ordini cavallereschi dei quali sono stato insignito, unitamente le rispettive decorazioni, meno quella della Corona di ferro di Francesco I di Napoli, che dopo la mia morte devonsi restituire ai rispettivi governi (così lascio alla medesima Chiesa tutte le mie uniformi e tutti quei pochi libri e stampe che si troveranno presso di me) che potranno essere utili ai miei patriotti nelle indicate istituzioni unitamente alla descrizione delle mie opere, lettere di corrispondenze.  Più lascio alla medesima Chiesa delle Nove il busto originale in gesso rappresentante la effigie fatta da me stesso dal mio ritratto. Il gruppo colossale rappresentante Milone Crotoniate eseguito da me in gesso che mi costò tante fatiche e spese, pensieri, e che fui lusingato dell’esecuzione in marmo dai vari i Sommi Pontefici e fra questi assicurato dai S. M. di Pio VIII e Gregorio XVI si offrisca prima al Governo Pontificio poi ad altre potenze , o particolari onde se possibile venga conservato, ricavando nella circostanza quello che si potrà, bastandomi la sua conservazione, e così togliere quel passivo della pigione che per il lungo spazio di trentaquattro anni dovetti sostenere per conservare detta opera”.

Seguono le norme pel caso fosse trasportato altrove detto gesso.

Viene quindi a parlare del monumento del Tasso, per il quale si mantenevano delle difficoltà finanziarie da parte di chi l’aveva ordinato e non era ancora andato a compimento.

Accenna inoltre alle pendenze di credito verso S.A. il Duca di Genova per il bassorilievo della Deposizione della Croce. Dichiara che “il gruppo in marmo rappresentante Amore e Psiche esistente nel suo studio è di proprietà del Co. Gio. Giorgio Trissino Dal Velo D’oro di Vicenza e che il rame del gruppo di Milone è di proprietà del Sig. Francesco Guglielmo negoziante.

Nomina quindi esecutore testamentario e amministratore della sua eredità. fino a che vivranno la moglie e la sorella, Mons. Pietro dei Conti De Silvestri, incaricandolo di nominarsi come aiuto ed esattore del patrimonio il signor Alessandro Sigismondi.

Prega inoltre la legazione della S.M.I. e R.A. presso la Santa Sede di prendere sotto la sua protezione le disposizioni testamentarie.  Per quel poi che riguarda il buon andamento della formazione ed esecuzione del sovraindicato Istituto  premi, dotazioni, prega il Podestà pro tempore della Regia Città di Bassano di sorvegliare onde tali sue disposizioni siano eseguite esattamente dalla Chiesa di Nove, e per ciò ingiunge al R.do Parroco pro tempore di presentare ogni anno al lodato Podestà un esatto rendimento di conti di tutto, perché sia dal medesimo esaminato e trovato regolare vi apponga la sua firma, e nel caso d’una permanente irregolarità e non adempimento alle disposizioni testamentarie viene autorizzato il Podestà di Bassano d’assumere esso e affidare a persone di sua fiducia l’esatto adempimento di quanto fu disposto in vantaggio di questa sua patria, prevenendo contemporaneamente l’esecutore testamentario e amministratore a Roma.Nel pari tempo prega il lodato Podestà ad avere la compiacenza di assistere alla funzione della dispensa delle medaglie di premio e della consegna delle cedole per le doti, per il che e per riconoscenza alla città, che diede i natali a suo padre, lascia in legato alla città di Bassano la grande opera sui monumenti di Ninive composta in cinque grandi volumi, nonché il modello originale in gesso del gruppo rappresentante Ettore e Andromaca eseguito in marmo per il Co. Giacomo Mellerio di Milano (in museo ora a Bassano) che fu suo amorevole protettore.E dopo avere disposto per due altri legati all’Amministratore e all’esattore  aggiunge: “ Infine voglio che quante volte (che Iddio non voglia mai permettere) con l’andar dei tempi si sviluppassero anche nella Comune di Nove delle tendenze per sovvertire, alterare nella minima parte, i santi precetti della nostra santa ed infallibile Religione Cattolica, Apostolica, Romana, voglio assolutamente e fermamente in tale disgraziatissimo caso da giudicarsi dalla Santa Sede, che tutto ciò ho disposto a favore della Chiesa parrocchiale delle Nove vada in favore dell’insigne artistica Congregazione de’ Virtuosi al Pantheon di Roma, della qual Congregazione sono reggente perpetuo”.

Dispone egualmente in questo caso, che siano istituite sei doti di scudi trenta l’una, due della quali in perpetuo alle figlie dei parenti, e le altre quattro alle sole figlie dei virtuosi di merito e componenti della Congregazione, e infine che dalla stessa Congregazione sia stabilita sul suo patrimonio una messa perpetua quotidiana per sé e per i suoi congiunti.Adempiute queste tre disposizioni, la somma sopravanzante andrà a beneficio dei virtuosi di merito residenti in carica, e per la distribuzione di dieci medaglie d’argento all’anno una pel Reggente prò tempore, l’ altre per più assidui virtuosi. E ribadisce ancora la volontà sua testamentaria colle seguenti espressioni: “ Ed appunto per tale scopo resterà invendibile il mio stabile in Roma, non si potrà venderlo per rinvestirlo altrove, e nell’indicata disgraziatissima ipotesi la Chiesa di Nove sarà anche obbligata di restituire e consegnare alla lodata Congregazione de’ Virtuosi al Pantheon di Roma tutto  ciò che io gli ho lasciato niuna cosa esclusa, ed il tutto verrà conservato dalla lodata Congregazione rigorosamente nei suoi archivi, Gallerie e Biblioteche, e per tale effetto imploro l’Autorità Pontificia a volere favorire la piena esecuzione, per cui sarà data alla F.A.C. dei Virtuosi al Pantheon di Roma copia delle presenti disposizioni testamentarie per averne ragione nella eventuale disgraziatissima ipotesi sopra indicata.  … E questo intendo e voglio che per mio testamento …. “ ect.

Comm. Giuseppe Cav. De Fabris.

A questo testamento tengon dietro due codicilli, l’uno in data 30 maggio 1857, l’altro del 16 agosto 1860.

Nel primo vengon tolte tutte le disposizioni sul monumento del Tasso ultimato e collocato in sito, e stabilita la sua sepoltura nella camera mortuaria sotto la nuova cappella dedicata a S. Girolamo, dove è posto il monumento. Sono date alcune disposizioni in favore della moglie e della sorella. E’ accennato ad un suo credito riguardante l’imprestito nazionale a Vienna, al dono del gruppo del Milone all’Imperatore di Russia e del rame inciso relativo, mentre il bozzetto in gesso, che servì per il medesimo monumento, è regalato alla Congregazione del Pantheon, perché sia conservato nella Galleria della medesima Congregazione. Dichiara inoltre che tutti i doni ricevuti, quale Direttore Generale dei Musei e Gallerie Pontificie da Sovrani e Principi in scatole d’oro e anelli di brillanti, furono da lui stesso realizzati in contanti per aumentare il suo patrimonio.

Nell’ultimo codicillo, mentre conferma il Cardinal De Silvestri suo esecutore testamentario, lo nomina ancora, ove faccia di bisogno, erede fiduciario, autorizzandolo a interpretare la sua volontà, conciliare e decidere qualunque dubbiezza, specialmente sulla variazione fatta in riguardo al bassorilievo della Deposizione dalla Croce, per il quale attesa la forte spesa calcolata nel trasporto e permessi competenti è disposto diversamente, restando così priva la Chiesa delle Nove del detto ricordo.

Dopo la morte dell’illustre uomo sorse questione presso le autorità allora governanti, se si dovesse eventualmente ritenere erede del De Fabris la Chiesa Parrocchiale o la Parrocchia ossia il Comune. A tal proposito interpellato da Pasquale Antonibon l’Eminentissimo Cardinale Pietro De Silvestri, questi risposte (16 novembre 1868), che la “volontà del Comm. De Fabris fu d’istituire Erede la Parrocchia delle Nove allo scopo che i frutti della sua eredità fossero principalmente erogati in opere che risultassero a beneficio di quella popolazione, e quindi l’Erede è la Parrocchia ossia il Comune di Nove.”

 

(da Stecco Matteo. LA STORIA DELLE NOVE. Bassano. Arti Grafiche Bassanesi, 1925, pagg. 266 – 276)

GIOVANNI MARIA PETUCCO


pittore scultore ceramista


( NOVE – 29 agosto1910 – 14 giugno 1961)

 

di Vasco Bordignon

 Il 29 Agosto del 1910 Giovanni Maria Petucco nasce a Nove (Vicenza) da Giovanni Battista e da Maria Battistello, novesi. Il padre che lavora in proprio trasportando merci per le varie fabbriche di ceramiche del paese, muore il 2 Gennaio del 1913 schiacciato sotto le ruote del suo carro trainato da un cavallo improvvisamente imbizzarrito.La madre, per poter campare ed allevare “degnamente” Giovannino, è costretta a chiedere al Comune un lavoro, e  nella primavera del 1914 le viene dato l’incarico di “bidella” alle Scuole Elementari.

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1916 – Giovanni è il bambino a sx, dietro vi è la zia Graziosa; alla dx di Giovanni vi è il nonno materno Marco Battistello che tiene in braccio una sua cuginetta; dietro al nonno vi è la madre di Giovanni, Maria Battistello e alla sua dx vi è la zia Ada, e davanti alla zia il cugino Marco Battistello, come il nonno.



Dopo aver frequentato le elementari, nel luglio del 1921 entra per la prima volta in una fabbrica di ceramiche per imparare a dipingere. Il suo primo maestro è Romolo Pasquali, un abile decoratore di fiori e di frutta, che egli ricorderà sempre con devota ammirazione. Nello stesso anno dal mese di ottobre partecipa ai corsi serali di Disegno e Pittura tenuti dal professor Silvio Righetto alla Scuola d’Arte per la Ceramica “Giuseppe De Fabris” di Nove. Tali corsi venivano svolti di sera appositamente per quei giovani (quasi tutti) che, essendo di famiglie bisognose, dovevano recarsi al lavoro subito dopo aver terminato la quinta elementare.


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13 settembre 1925 – fotogramma dalla sala del Patronato Pio X di Nove relativo ai festeggiamenti del 50° anniversario della Scuola d’Arte di Nove; quasi al centro della immagine vi riconosce il Petucco giovane quindicenne, (vedi immagine sottostante)


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In tale occasione riceve Diploma di I primo per il Corso speciale Pittori in Ceramica , Sezione II


Il 21 Aprile del 1928 ottiene l” Attestato Assolutorio” dell’intero corso nella Sezione di “Pittura in Ceramica”.

 

Nel settembre del 1933 espone per la prima volta alla “I^ Mostra Sindacale d’Arte” a Vicenza, con i dipinti “La fossa” e “Il mio Brenta”.

 

Nel maggio del 1934 sempre a Vicenza realizza la sua prima personale esponendo alcuni affreschi, disegni e tele presso la sede  dell’associazione artistica “Il Manipolo” e in questa stessa sede, situata nel palazzo Brunello, espone successivamente assieme al pittore Giovanni Magrin ed allo scultore  Ennio Montegani e in dicembre partecipa alla “Mostra d’arte dedicata alla Madre e al Bambino”. Il 16 ottobre viene nominato Assistente del Prof. Silvio Righetto per il corso di Decorazione alla Scuola di Disegno di Nove.

 

Nell’aprile del 1935 espone un’opera ad affresco ai “Prelittoriali dell’ Arte” a Padova.

 

Nell’aprile del 1937 partecipa alla III “Mostra sindacale interprovinciale” di Venezia, e in settembre, alla II Mostra sindacale d’Arte di Vicenza, espone gli affreschi “Nudo”, “Donna seduta” e “Figura”. Per la prima volta due sue opere vengono acquistate: il Nudo dall’On. Antonio Maraini che all’inaugurazione della Mostra aveva fatto personalmente le sue congratulazioni al Petucco, e la Donna seduta dal Podestà di Vicenza. In ottobre, alla Mostra Mercato dell’Oreficeria Moderna a Venezia, gli viene assegnata una medaglia d’argento e vengono acquistati due suoi “progetti”, uno per un’opera in oro (Vaso sfera), e l’altro per un’opera in argento (Vaso con delfini).

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1937 – Termina  il lavoro dei Santi Pietro e Paolo, olio su tela, cm 120×110,  per la Chiesa Arcipretale di Nove.


Nel 1938 sostiene con esito positivo l’esame di ammissione al I anno del corso di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Successivamente però interromperà i corsi dell’Accademia per iscriversi all’Istituto Statale d’Arte della stessa città.

 

Nei mesi di maggio e giugno del 1939 espone un “Nudo di Bambino” alla Mostra sindacale degli artisti veneti a Padova. Il 24 luglio ottiene il Diploma di Maestro d’Arte, sezione di Decorazione Ceramica,  all’Istituto d’Arte di Venezia. Contemporaneamente viene promosso dal I al II corso di Pittura all’Accademia.

Il 4 ottobre 1940 ottiene l’abilitazione all’insegnamento nella sezione decorazione industriale. Il 9 novembre 1940 si sposa con Norina Bittante di Marostica, e il 16 marzo del 1942 nascerà il figlio Giambattista  e  il 9 febbraio 1946 la figlia Gabriella.


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1940 – composizione poetica per il suo matrimonio. L’autore è stato il medico di Nove dott. Ignazio Coniglio (I.C.)


petucco_-_affrersco_della_madonna_addolorta_-__cm_60x40_-_anno_1940_-_540X790_-_CIMG2718petucco_-_affresco_san_pietro_-_540X790_--_cm_60x40_-_anno_1940_-_CIMG2715Nello stesso anno esegue questi due singoli affreschi entrambi cm 60×40, il primo “l’Addolorata”, il secondo “San Pietro”.

 

L’8 giugno 1942 viene arruolato e mandato a Belluno (alla visita di leva era stato riformato per debole costituzione), ma poi dopo alcuni mesi dopo viene trasferito a Roma dove rimarrà fino al settembre del ’43.

 

Nell’ottobre 1944 riprende l’insegnamento alla Scuola d’Arte.

 

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Nel 1944 esegue il ritratto del grande Antonio Zen, a pochi mesi dalla sua morte



Nel 1945 con gli amici e colleghi di lavoro Gino Cuman modellatore e Andrea Tolio esperto di smalti e colori apre a Nove, in Piazza De Fabris, un laboratorio di ceramica che in seguito, trasferitosi in Via Molini, diventerà un’importante azienda artigiana (dopo alcuni anni al Cuman, ritiratosi, subentrerà Giovanni Tolio fratello di Andrea).

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Il Battistero o Fonte Battesimale. I busti di Gesù e di San Giovanni Battista sono in terracotta. Sopra vi è la colomba che rappresenta lo Spirito Santo. Tutto attorno le formelle che illustrano scene dell’Antico Testamento, simboleggianti il sacramento del Battesimo: Mosè al Mar Rosso, Mosè alla fonte nel deserto; l’arca di Noè e il diluvio Universale, la guarigione di Naatan il siro. In basso una palma e l’albero della vite, e in alto gruppi di angeli osannanti.  Autori di questa preziosa opera sono Giovanni Petucco con la collaborazione del socio Gino Cuman, e di Andrea Parini, portata a termine nel novembre del 1945.


Nel 1945 firma l’affresco presso l’Ospedale di Marostica, all’interno di una edicola protetta da una picccola tettoia, raffigurante San Camillo, santo dedito alla cura degli infermi. La figura del Santo è accompagnata in alto dal castello superiore con un tratto della cinta muraria e a dx dalla porta breganzina. In calce alla raffigurazione vi è una scritta: “Il nostro protettore S. Camillo de Lellis nell’anno della pace 1945”. Più in alto a sx la sua firma e l’anno 1945. 

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In calce all’affresco vi è una scritta: “Il nostro protettore S. Camillo de Lellis nell’anno della pace 1945”.

Più in alto a sx la sua firma e l’anno 1945.    

                       

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Del 1945 sono queste due opere in semirefrattario maiolicato “Cacciagione” e “Pesci”, cm 40×34

Nel 1947 esegue un grande pannello, in vari pezzi staccati, raffigurante Santa Rita da Cascia, per la Cappella del Beato Lorenzino di Marostica. L’opera è stata commissionata da Angelo Carlo Festa. E’ in ceramica policroma. Autori G. Petucco, A.Tolio e G.Cuman. 


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L”insieme dell’opera.

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Al di sotto dell’immagine della nuvola che sostiene la Santa è raffigurato il centro storico di Marostica con la cortina muraria, i castelli e la chiesa di Santa Maria, fuori della mura

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 le sei formelle rappresentanti altrettanti episodi della grande Santa

1. Rappresenta la nascita della Santa ritenuta miracolosa per l’età avanzata dei genitori che, sposatisi già maturi, invano da oltre dodici anni cercavano una discendenza.

2. La Santa piange assieme ai suoi due gemelli la morte del marito, ucciso in una imboscata, verosimilmente da persone che avevano avuto da lui dei torti negli anni giovanili

3. Si vedono tre figure di santi, uno sperone di roccia e dei bambini che salgono al cielo. Santa Rita era solita andare a pregare su uno sperone di roccia (lo “Scoglio”) invocando i suoi santi protettori (Sant’Agostino, San Giovanni Battista e Nicola da Tolentino) perché intercedessero presso Dio perché chiamasse a sé i suoi figli affinché le loro anime non si perdessero. Fu così esaudita: i gemelli si ammalarono e morirono.

4. In questo quadro troviamo la Santa in preghiera all’interno del convento, dove venne miracolosamente portata dai suoi tre santi protettori, dopo che per ben tre volte era stata rifiutata dal Convento della suore Agostiniane di Cascia. Le suore – sbalordite – trovarono la Santa in preghiera, anche se le porte del convento erano tutte chiuse e sbarrate.

5. Si racconta come la Santa, mentre era novizia, obbedisce all’ordine della Madre Superiora di annaffiare ogni giorno una pianta (una vite) rinsecchita da tempo. Dopo un po’ di tempo la pianta riprese a germogliare e poi a dare frutti.

6. La Santa era devotissima alla Passione di Gesù e chiedeva a Gesù di condividerne le sofferenze. Gesù l’esaudì e così una spina della corona si staccò e si conficcò nella sua fronte, dando luogo a una dolorosa piaga .


Nel 1948 per la Chiesa di Sarcedo (VI) esegue la parte ornamentale del Battistero. Partecipa con alcuni pezzi in maiolica alla XXIV Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia nel padiglione delle Arti Decorative e alla Mostra Nazionale dell’Artigianato a Firenze.

Dal 1947 al 1948 lavora nel suo laboratorio ceramico Federico Bonaldi (che dal 1948 frequenta i corsi serali dell’Istituto Statale d’Arte per la ceramica diretto da Andrea Parini, giunto a Nove nel 1942). Inoltre il suo laboratorio è frequentato anche dal pittore veneziano Bortolo Sacchi che dal 1930 risiede nella villa di famiglia ad Angarano per le sue ceramiche e per quelle modellate con Miranda Visonà, nonché dal giovane Pompeo Pianezzola. Particolare rapporto di amicizia e collaborazione poi è presente con il tristino Carlo Sbisà, cui si rivolge per consulenze tecniche in particolare la realizzazione di grandi opere.

 

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1948 – Ritratto di Padre ROBERTO DA NOVE, olio su tela, cm 60×50

(Padre Roberto Da Nove, cappuccino,  al secolo Giuseppe Cecchetto, nacque a il 18-11-1869 e morì a Udine il 23-08-1939) 


Nell’aprile-giugno del 1949 è presente assieme ad un altro novese, il giovane Alessio Tasca, alla V Mostra d’Arte Sacra all’Angelicum di Milano con una “Annunciazione” e con la “Lotta di Giacobbe con l’Angelo”. A Firenze ottiene un Diploma di merito alla Mostra mercato Nazionale dell’Artigianato. In giugno alla Mostra dell’Associazione Artisti di Vicenza espone assieme ad Andrea Parini, e a settembre, nella fase conclusiva della Mostra Nazionale della ceramica a Vicenza, riceve il III premio per il suo lavoro in ceramica “E’ Risorto”, mentre a dicembre ottiene il II premio alla Mostra del Presepio a Venezia per un Presepio composto da parecchie figure, staccate, in maiolica.

 

In aprile-maggio del 1950 è a Milano alla VI Mostra d’Arte Sacra con un “Presepio” e “Le Pie  Donne”; in giugno è presente al Giardino Salvi a Vicenza ad una mostra di scultori e ceramisti con gli amici novesi Parini, Pianezzola e Tasca, e in questa sede espone: “Cavalcata”, “Siesta” e “Atleti”; quindi in settembre-ottobre del 1950 partecipa alla XXV Esposizione Biennale d’Arte di Venezia nel padiglione “Venezia” delle Arti decorative, ottenendo il premio acquisto indetto da Ministero dell’Industria e del
Commercio, Ente Nazionale per l’Artigianato e le Piccole Industrie, Associazioni Industriali di Venezia e di Porto Marghera, grazie al quale una sua piastra con “Pesci” viene donata alla Galleria d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro; in settembre riceve il III premio del “Concorso Nove ’50” per il pezzo “Le Bagnanti” alla Mostra Nazionale della ceramica di Vicenza, e in novembre, alla II Mostra Nazionale selettiva dell’Artigianato artistico, tenuta all’Angelicum di Milano, riceve il premio dell’E.N.A.P.I. Inoltre in novembre-dicembre dello stesso anno è a Roma alla Mostra Internazionale d’Arte Sacra con l’opera “Presepe”, bassorilievo in maiolica a pezzi staccati. Il 28 ottobre 1950, in occasione del 75° anniversario della fondazione della Scuola d’Arte di Nove allestisce col Direttore Prof. Andrea Parini una mostra di oggetti prodotti dagli allievi.
 

L’8 aprile 1951, nel 75° anniversario della fondazione della Società di Mutuo Soccorso di Nove, viene scelta un’opera del Petucco (degli scudi in ceramica)  quale dono alla Mutua di Gorizia che pure celebra l’anniversario di fondazione. In settembre, alla ormai tradizionale Fiera Campionaria di Vicenza con annessa Mostra Nazionale della Ceramica, espone vari pezzi in maiolica smaltata, e in ottobre partecipa alla IX Triennale Internazionale delle Arti decorative di Milano. In questa rassegna figurano le espressioni ceramiche di tutta Italia e di molti Paesi esteri, ma tra tutte emergono e si distinguono quelle di Nove i cui autori sono: Petucco, Parini, Tasca e Pianezzola. Giovanni Petucco è in primo piano tra i ceramisti della Triennale grazie alle sue bacinelle a smalti con invenzioni curiose di soggetti ad effetti coloristici; in particolar modo è ammirato il policromo “Cavallino spaccato”, partente da Marini, ma che per la policromia è giudicato dai Critici “tra le opere più interessanti della ceramica moderna”. A novembre, a Roma risulta I° nella graduatoria del concorso per posti di ruolo speciale di “Decorazione Ceramica” nelle scuole d’Arte,  e a dicembre è presente alla III Mostra dell’artigianato artistico all’Angelicum di Milano. 


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1952 Petucco duratnte l’insegnamento nell’aula di Decorazione


Nel febbraio-marzo del 1952, è ospite a Trieste alla “Prima Mostra dei ceramisti” alla Galleria Casanuova con dei piatti dalla “pittura estrosa e sintetica”, assieme ad Agenore Fabbri, Leoncillo, Pietro Melandri, ai novesi Parini, Petucco e Cecchetto, ai fiesolani Ferrero e Fallacara, all’udinese Moretti, ai triestini Carà, Mascherini, Mirella e Carlo Sbisà, questi ultimi ideatori della manifestazione. Il 2 giugno, il Ministero della Pubblica Istruzione, tramite la Direzione generale delle Antichità e Belle Arti, comunica al Petucco, la nomina alla cattedra di “Decorazione Ceramica” presso il Museo Artistico Industriale di Roma, in seguito al concorso del novembre 1951. In settembre ottiene il I° premio alla annuale Mostra Nazionale della Ceramica nell’ambito della Campionaria di Vicenza. In settembre-ottobre, alla XXVI Esposizione Biennale Internazionale d’Arte di Venezia presenta una “Serie di piatti” in maiolica a smalti con figurazioni ad animali: cavalli, galletti, cani.  In ottobre rifiuta decisamente di trasferirsi a Roma; rinunciando all’ambito posto, preferisce rimanere nel suo paese nativo nella sua scuola, nella sua fabbrica. Espone intanto alla X Mostra Concorso Nazionale della Ceramica di Faenza, partecipa ad una mostra allestita nella Galleria Cristofle a Parigi. Inoltre è alla “Mostra dell’artigianato” di Firenze e all’Angelicum di Milano.

 

In marzo del 1953 espone a Milano nella Galleria d’Arte Totti in una “Collettiva” assieme agli altri novesi Antonio Cecchetto, Andrea Parini, Pompeo Pianezzola, Alessio Tasca, riscuotendo ampi consensi da parte dei Critici. A settembre, a Vicenza, alla Campionaria, partecipa all’annessa Mostra selettiva dell’Artigianato vicentino, e alla Mostra Nazionale della ceramica, e a Firenze alla Mostra dell’Artigianato, ed inoltre partecipa alla Mostra d’Arte Decorativa che l’Istituto Veneto per il Lavoro di Venezia organizza d’intesa con la Fidapa di Venezia presso il Glass-Magazin di Oslo cui partecipano trentuno ditte con vetri, mosaici, ceramiche, tessuti, lacche, smalti, merletti, ed ad una Mostra d’Arte Decorativa Moderna organizzata dalla biennale di Venezia con il supporto dell’Istituto per il Lavoro che annovera diciasette ditte veneziane e venete che si tiene a Stoccolma e ad Helsinki. In novembre, a Milano, ottiene una medaglia d’argento del Centro Nazionale Artigianato alla “V Mostra Nazionale Selettiva dell’Artigianato d’Arte”.

 

Dal 17 al 24 gennaio 1954 in una Galleria appositamente allestita in Piazza De Fabris a Nove “Collettiva di Ceramiche e Disegni” di artisti novesi del “Gruppo Nove”, composto da Barettoni, Bravo, Cecchetto, Costa, Dinale, Gheno, Mossolin, Nicoli, Parini, Pianezzola, Sartori,  Sebellin,  Stocchero, Tasca, Tocchet, Tosin. Questa mostra in marzo-aprile viene successivamente trasferita in una Galleria a Bassano del Grappa. In marzo partecipa ad una mostra di trentotto artisti italiani a Düsseldorf al Museo Hetjens. Vi sono opere di Fontana, Melandri, Hettner, Gambone, Leoncillo, Mazzacurati, Capogrossi, Melotti, Parini, Tasca, Fabbri, Lucerni che ottengono larghi riconoscimenti dalla critica e dal pubblico tedeschi.

Dal 16 al 13 Maggio ai giardini pubblici di Nove “I Mostra all’aperto di Ceramiche degli Artisti de Le Nove”; gli autori delle opere sono  gli stessi delle due collettive precedenti. Inoltre è presente a varie manifestazioni: a Firenze alla Mostra dell’Artigianato artistico; a Milano all’Angelicum e alla X Triennale Internazionale delle Arti decorative; a Venezia alla XXVII Esposizione Biennale Internazionale d’Arte, nella Sezione delle Arti decorative, col vassoio in maiolica “I Religiosi” e le piastre “Cristo” e “Madonna con Bambino”.

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12-09-1954 – All’annuale Mostra Nazionale della Ceramica riceve il Premio della Camera di Commercio-Industria e Agricoltura di Vicenza 


In aprile del 1955 a Milano all’Angelicum espone vari pezzi d’arredamento alla “Mostra d’Arte ceramica per la casa”. In settembre alla Campionaria di Vicenza riceve il I premio alla Mostra-Concorso Nazionale della ceramica con una “Composizione” di dieci piatti in varie forme, in maiolica, smaltati a figurazioni policrome, tenuti assieme da un’originale cornice lignea. Anche quest’anno partecipa con successo alla Mostra dell’Artigianato a Firenze. Dal 17 al 30 dicembre è a Vicenza alla Galleria del Calibano assieme a Parini, Pianezzola, Sartori e Tasca per la Collettiva: “Cinque ceramisti novesi”. Le loro opere rivelano, secondo i critici, “la sensibilità attenta ed intelligente degli Autori nell’affermare i contenuti culturali e i valori stilistici più recenti”, e sono “opere coraggiose che rompono il conformismo anonimo dell’imitazione”.

Per la Casa della Madre e del Bambino di Marostica, all’inzio di Via 4 Martiri,  esegue una “Madonna col Gesù” in bassorilievo su un grande pannello.Questa opera, nonostante rovinata dalla intemperie, evidenzia, oltre alla sua intrinseca bellezza, l’ambientazione delle mura e del castello a contorno delle immagini sacre.

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1955 – Il capitello di Via 4 Martiri


In marzo 1956 ottiene una Menzione onorevole dal Preside della Scuola Popolare di Schio in visita con tutti gli allievi al Museo della Scuola d’Arte di Nove allestito dal Petucco stesso, il quale si era molto speso in approfondite ricerche su tutto il territorio bassanese per ricercare esemplari della tradizione da conservarvi. In aprile del 1956 espone all’Angelicum di Milano. A giugno, a Padova, partecipa alla III Mostra dell’Artigianato Veneto, (sarà presente anche alla IV rassegna). In settembre-ottobre espone a Vicenza alla Mostra Nazionale della Ceramica, e, per l’ultima volta, a Venezia, alla Biennale Internazionale d’Arte. A dicembre riceve un diploma ed una medaglia di bronzo alla Mostra dell’Artigianato di Cittadella.

Nel 1956 il Petucco completa il paliotto d’altare per la Cappellina votiva di S. Antonio, in Via Roma a Nove, raffigurante il Santo che distribuisce il pane ai poveri (vedi sotto). E’ un bassorilievo in materiale refrattario maiolicato, 60×79 cm. Le intemperie e le polveri stradali hanno attenuato la bellezza originaria. 

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Nel marzo del 1957 partecipa alla mostra “Cinquanta ceramisti italiani” organizzata dalla Associazione Nazionale per la Ceramica nel Palazzo Serbelloni a Milano, e sempre a Milano, per la terza volta, è presente alla XI Triennale Internazionale delle Arti Decorative. In giugno figura tra i più attivi collaboratori della “Fucina degli Angeli”, galleria d’arte che da due anni raccoglie, a Venezia, le più interessanti tendenze dell’arte decorativa. A settembre anche quest’anno viene premiato alla Mostra Nazionale della Ceramica di Vicenza.

 

Nel 1958 partecipa ad una serie di “Mostre dell’ Arte decorativa veneta” organizzate dal Ministero del Commercio con l’Estero e dal Ministero degli Affari Esteri in “alcune fra le più insigni e storiche città della Germania Occidentale”, tra le quali Kassel, Koln, Dortmund, Frankfurt a Main, Wurbzburg dove  vengono esposti vetri, mosaici, ceramiche, rami smaltati. I ramisti, oltre al Petucco, sono: Gatti, Mitri, Parini, Pianezzola, Sartori e Tasca.  


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1958 – A settembre, a Vicenza, al Salone Internazionale della Ceramica ottiene il premio “Andrea Palladio”, il massimo premio italiano per la produzione ceramica.

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1958 (?) Maschere – semirefrattario maiolicato a gran fuoco 

da sx a dx dimensioni cm 87×13, cm 45×12, cm 60×7

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1958 (?) – due piatti ovali maiolicati, a sx l’Amazzone e a dx Arlecchino, stesse dimensioni cm 55×25 


In aprile del 1959 partecipa ad una eccezionale “Mostra Collettiva” con gli artisti: Assenza, Bertagnin, Burger, Calvelli, Cipolla, De Poli, Fantoni, Fontana, Gambone, Guidotti, Lucerni, Martinotti, Melandri, Meli, Melotti, Nani, Pajella, Pellini, Rui, Zauli alla Galleria Bosisio Arte di Milano. Dal 24 aprile al 15 maggio, è alla XXIII Mostra Mercato Nazionale dell’Artigianato a Firenze. Dal 28 luglio al l0 agosto a Venezia ha Mostra Personale alla Galleria della Bevilacqua La Masa. Presentazione del catalogo del Prof. Guido Perocco. Espone opere di scultura pittura, pezzi in maiolica bianchi o decorati a smalti con una policromia incredibilmente varia. E’ considerato dai Critici uno dei più grandi ceramisti che annoveri l’arte della ceramica, dotato di un’innata capacità tecnica e creativa estrinsecantesi grazie al diuturno logorio di un’esperienza che è vera maestra di vita, ed all’assillo continuo di una ricerca sempre nuova. In ottobre a New York , alle Hammer Galleries, in una collettiva di pittura e scultura viene esposta la sua opera “Vescovo” scultura in maiolica, già appartenente alla Collezione Gladys Lloyd Robinson.


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1959 – A settembre riceve a Vicenza nuovamente il massimo premio italiano per la produzione ceramica il premio “Andrea Palladio”  al Salone Internazionale della Ceramica” con duecentocinquanta espositori, di cui cinquanta stranieri provenienti da ventinove Nazioni. Il Petucco espone delle “pentole” pianelle rustiche”, “vasi a smalti opachi”


Il 29 febbraio 1960 muore la madre ottantenne. In luglio fa parte della Giuria alla “Mostra d’Arte Ceramica” di La Spezia in rappresentanza del Ministero della Pubblica Istruzione. Il 10 luglio, in occasione del Centenario della morte dello Scultore novese Giuseppe De Fabris, assieme a Parini, Pianezzola e Sartori cura una Mostra, con opere e disegni del famoso artista, nell’Istituto d’Arte di Nove, che resterà aperta fino, al 22 Agosto. Il 30 Luglio sue opere incontrano largo favore alla IV Mostra della Ceramica di Lerici. In dicembre, partecipa ad una serie di Personali di “Venti Ceramisti d’Arte” a Milano.


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1960 – Giovanni Petucco (foto Bittante)


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1960 –  In settembre, al Salone Internazionale della Ceramica di Vicenza ottiene di nuovo il Premio “Andrea Palladio” assegnato alle opere distintesi per “l’estetica, per la fedeltà alla tradizione e per il disegno industriale”.

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1960 – Il pretino – bronzo – cm 55×20


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1960 – Processione del Vescovo – bronzo – cm 65×40 

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dettaglio del precedente

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1960 – Dipinto ad olio di Mons. Vincenzo Borsato (Nove, 22-08-1910 — 09-08-1959)  completato successivamente dalla cornice in terraglia del prof. Amedeo Fiorese

(da L’illustre bassanese, n° 163, settembre 2016. Editrice Artistica Bassano)



Il 23 aprile 1961 viene inaugurato il Monumento ai Caduti a Nove di cui egli era stato ideatore, suggerendo una inedita e poetica visione scultorea composta dal posizionamento dell’”Addio di Ettore e Andromaca” in bronzo di Giuseppe De Fabris ideato per un contesto diverso, ma con lo stesso significato di distacco, di dolore e di morte insiti in ogni guerra presente e passata. Viene colto da una malattia incurabile. In maggio-giugno, alla Mostra dell’Artigianato artistico veneto al Palazzo Ducale a Venezia sono esposte alcune sue opere in maiolica. Il 14 giugno 1961 muore a Nove, pochi giorni dopo il suo ritorno dall’Ospedale Civile di Padova.


FONTI DOCUMENTALI

GIAMBATTISTA PETUCCO, che ringrazio per la sua grande disponibilità 

GIOVANNI PETUCCO PITTORE E SCULTORE. Stringa Nadir (a cura di),  Nove 1971

GIOVANNI PETUCCO. Portinari Stefania, Stringa Nadir, Stringa Nico (a cura di), Canova Edizioni, 2012

LE NOVE. LE CERAMICHE E PAESANI. Stecco Matteo (fino al 1925), Tasca Marco Alessio (dal 1925 aò 1985). Edizione Adalgiso – Ruggero, Bassano-Bologna, 1985

NOVE IN BIANCO E NERO. ALBUM FOTOGRAFICO FINO AL 1970. Comacchio Arturo, Zanolli Piergiusppe (a cura di). Grafiche Novesi, Nove. 2009


PREMIATA FABBRICA


CERAMICHE   ARTISTICHE 


ANTONIO ZEN E FIGLIO


CATALOGO PRODOTTI ANNI ’60


di Vasco Bordignon 

Questo catalogo è rappresentato da 112 fotografie illustranti circa 500 articoli, ed è dato dalla somma di numerose fotografie eseguite in bianco/nero negli anni 1963-64 e a colori nel 1966, raccolte fisicamente in due raccoglitori  ad anelli racchiudenti fogli di plastica con due tasche per fotografie da una parte e dall’altra per la rispettiva descrizione degli oggetti fotografati con relativi costi (di allora) e serviva – viste le correzioni dei costi – ad uso interno, prevalentemente commerciale.

Con molta pazienza sono riuscito a staccare quasi tutte le fotografie che si erano appiccicate ai fogli di plastica sia per l’umidità che per la polvere di oltre 50 anni.

Sono state escluse diverse fotografie troppo danneggiate. Alcune immagini si vedono un po’ rovinate e così le ho lasciate.

Mi è parso interessante pubblicare tutto questo “corpo” fotografico per far comprendere com’era la produzione di una importante fabbrica di ceramica negli anni ’60 del territorio novese, per evidenziare la grande varietà e versatilità dei prodotti ceramici, e, di tanti, anche della loro  bellezza.

La descrizione inserita a calce di ogni fotografia è quella presente nel catalogo d’origine.

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FOTO – 001

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0222 : CENTRO TAVOLA IN 10 PEZZI COMPOSTO COME SEGUE

– SCATOLA CENTRALE TRAFORATA CON PUTTO E FIORI APPLICATI, cm 10×7

– 4 VASCHETTE CURVE TRAFORATE CON FIORI APPLICATI, cm 21x5x12

– 2 SUPPORTI CON PUTTO E FIORI, 15 H.

– 2 SUPPORTI CON VASETTO ZEPPO FIORI, 15 H.

IL TUTTO IN BIANCO


FOTO – 002 

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M : CENTRO TAVOLA DETTO “MOSCONI”, COMPOSTO COME SEGUE:

– 1 GRUPPO CENTRALE  A 3 FIGURE SU COPPA TRAFORATA CON FIORI APPLICATI, cm 22x18x16

– 2 GRUPPI LATERALI CON 3 FIGURE E CIUFFO FIORI ALLA SOMMITÀ, cm 31×14

– 2 VASCHETTE TRAFORATE CURVE, cm 20×4

– 4 SEGMENTI CIRCOLARI CON 3 AMORINI, cm 18×9

IL TUTTO CON APPLICAZIONE PICCOLI FIORI ASSORTITI IN BIANCO


FOTO – 003

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714/A-B : MORETTO ARABO-VENEZIANO IN 3 PEZZI STACCABILI (BASE, CORPO, CONSOLLE) DECORATO SECONDO I CAMPIONI ORIGINALI, RIFINITI LUCIDO OD OPACO, cm 85×50

– DESTRO O SINISTRO O LA COPPIA


FOTO – 004

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L/G : LAVADITA IN 3 PEZZI BAROCCO, RICOPERTO ORO ANTICO E PATINATO

TAVOLA BAROCCA, VERDE ORO, TIPO BAROCCO VENEZIANO PER SUDDETTO


FOTO – 005 

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A/25 : LAVADITA IN 3 PEZZI, CON 2 MANICI, INTERAMENTE RICOPERTO PICCOLI FIORI ESEGUITI A MANO

TAVOLA BAROCCA PER SUDDETTO


FOTO – 006 

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L : LAVADITA COMPOSTO DA VASCHETTA, ZEPPA FIORI ESEGUITI A MANO, VASO CON COPERCHIO, CON RUBINETTO, LAVADITO COMPLETO

1039 : PIATTO OVALE CON FIORI BIANCO, cm 22×22

A/17/4 : COFANETTO BAROCCO OVALE CON COPERCHIO E 2 MANICI, ZEPPO FIORI BIANCO, cm 24×19

E/7 : BOLO 4 PUTTI, ZEPPI FIORI BIANCO, cm 36×30

1357/2 : OMBRELLO PER TASCA DA MURO, ZEPPO FIORI, cm 24X19

1357/1 : COME SOPRA, PIÙ GRANDE, cm 37×29

639/A : MENSOLA CON PUTTO, ZEPPA FIORI BIANCO, cm 26×21

639/B : COME SOPRA A PENDANT, cm 26×21

640 : CONCHIGLIA CON 2 DIVISORI, CON PUTTO ALATO, ZEPPA FIORI BIANCO, cm 21X36X16


FOTO – 007 

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LA/62 : LAVADITA COMPOSTO DA VASCHETTA, VASO CON COPERCHIO, ENTRAMBI ZEPPI DI ROSELLINE APPLICATE IN BIANCO, CON RUBINETTO

TAVOLA BAROCCA PER SUDDETTO


FOTO – 008

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SERIE 6 MASCHERE ‘700, DECORATE FINEMENTE A MANO, LUCIDO OD OPACO

B/120 : “BALANZONE”, 23 H.

B/121 : “PANTALONE”, 23 H.

B/122 : “PULCINELLA”, 23 H.

B/123 : “BRIGHELLA, 23 H.

B/124 : “ARLECCHINO”, 23 H.

B/124 : “COLOMBINA”, 23 H.


FOTO – 009

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0122/FR : PIATTO A COSTE DECORATO FRUTTA RICCA, cm 58

0122/FR : COME SOPRA, MISURA PIÙ PICCOLA, cm 52

0122/FR : COME SOPRA, MISURA PIÙ PICCOLA, cm 46

0122/FR : COME SOPRA, MISURA PIÙ PICCOLA, cm 42

0122/FR : COME SOPRA, MISURA PIÙ PICCOLA, cm 38


F0T0 – 010 

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COLONNA GRANDE IN TRE PEZZI – BASE CORPO E TESTA – TUTTO IN BIANCO O PATINATA, cm 96×28

PIRAMIDE FRUTTA PER SUDDETTA, ADATTABILE A LAMPADA, IN BIANCO E PATINATA, cm 63 H.


FOTO – 011

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203/T : CABARET C/ PIASTRA MAJOLICA CRAQUELÈ BIANCA O PERLINA – DECORO FIORI ANTICHI CON CORNICE ESTERNA E MANICI SU NOCE INTAGLIATA A MANO, FORMA RETTANGOLARE , CM 39X26

203/S : COME SOPRA, FORMA SMUSSATA, CM 40X30


FOTO – 012 

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668 : SCATOLA BOMBÈ TRAFORATA BIANCO CON COPERCHIO E CON PIATTO CM 23, BIANCO O PATINATO, cm 13×18

668 : SUDDETTA MA CON FIORI APPLICATI, cm 13 x 18

1/ST : SUDDETTA, ALTRO TIPO SENZA FIORI, cm 13×17

1/ST : SUDDETTA CON FIORI APPLICATI, cm 13×17

HTR/4 : COPRIVASO TRAFORATO, cm 12

HTR/3 : SUDDETTO PIÙ GRANDE, cm 15


FOTO – 013

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669 : SCATOLA CON COPERCHIO ROTONDA BIANCO TRAFORATA, cm 21×20

670 : SUDDETTA ALTRO TIPO CON FIORI SUL COPERCHIO, cm 21×17

669/OV : SUDDETTA COME 669 MA OVALE, cm 22×20

671 : SUDDETTA ALTRO TIPO CON COPERCHIO SCHIACCIATO, cm 22×20


FOTO – 014

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1030/OV : VASO OVALE TRAFORATO CON FIORI SUL COPERCHIO, TRAFOTO IMPERO, cm 26x18x14

A/S/1 : SCATOLA OVALE CON COPERTCHIO, TRAFORATA ANELLI IMPERO, CON FIORI SUL COPERCHIO, CM 18X27X23

1030/R : VASO ROTONDO TRAFORATO ANELLI IMPERO, CON FIORI APPLICATI SUL COPERCHIO, CM 26X15


FOTO – 015

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667 : SCATOLA CON COPERCHIO TRAFORATA CON FIORI APPLICATI  SUL COPERCHIO, cm 11×14

1032/2 : VASCA NAVE 3a MISURA TRAFORATA CON FIORI, cm 14x27x19

1/ST/R : SCATOLA RETTANGOLARE CON COPERCHIO, TRAFORATA, CON FIORI APPLICATI, cm 10x12x10

D/1 : SCATOLA CON COPERCHIO, TIPO BAROCCO, CON FIORI SUL COPERCHIO, cm 13×15

D/2 : COME D/1, ALTRO TIPO, cm 22×13

D/3 : COME D/1 , ALTRA FORMA, cm 15×15


FOTO – 016

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1173/3 : VASCA “MACCION” 3a MISURA, cm 18x29x17

1173/2 : COME SOPRA “MACCION” 2a MISURA, cm 20x32x20

1033 : VASCA MODELLO “NAVE” 2a MISURA, cm 14x27x19


FOTO – 017

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1028/1 : COFANO OVALE BAROCCO TRAFORATO CON COPERCHIO E FIORI APPLICATI, cm 37x24x31

1028/2 : COME SOPRA, 2a MISURA, cm 32x21x27

1028/3 : COME SOPRA, 3a MISURA, cm 28x18x24

1173 : VASCA TRAFORATA CON FIORI APPLICATI MODELLO “MACCION”, cm 38x25x26

1032 : VASCA TRAFORATA CON BASE E FIORI APPLICATI, MODELLO “NAVE”, 1a MISURA, cm 43x30x24


FOTO – 018

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66/10 : VASCHETTA OVALE BAROCCA CON FINE TRAFORO BAROCCO, cm 30x20x18

66/15 : COME SOPRA, ALTRO TIPO PIÙ GRANDE, cm 42x29x22

66/12 : COME SOPRA, ALTRO MODELLO SIMILARE, cm 37x21x17


FOTO – 019 

ZEN_-_891_---------800x574---------_66-17-1_-_2_-_3_-_66-17-2-1-_891

66/17/1 : COPPA DECAGONALE SU BASE, CON FINE TRAFORO TIPO BIZANTINO, RIFINITA, BIANCO O PATINATA: cm 18×25

66/17/2 : COME SOPRA, 2a MISURA, cm 14×20

66/17/3 : COME SOPRA, 3a MISURA, cm 10×14

66/16/2 : COPPA BAROCCA SU BASE TRAFORATA, cm 11×19

66/16/1 : COME SOPRA, PIÙ GRANDE, cm 14×24


FOTO – 020

ZEN_-_1036_----------800x636-------_BI-M_--_036

BI/M : BICCHIERE MAJOLICA DECORATA FIORI ANTICHI, 8 H.

E/2/M : BOCCALE 1 LITRO MAJOLICA DECORATO FRUTTA O FIORI ANTICHI, cm 16x12x14

F./S. : FERRO DA STIRO CON COPERCHIO DECORATO FIORI, cm 20X11X17

1040/3/OV/FA : VASCA BAROCCA OVALE CON PIEDE DECORATA FRUTTA ANTICA, cm 27x22x16

SC/2M : SCALDALETTO MAJOLICA CON MANICO DECORATO FIORI ANTICHI, cm 22x16x10

BC/1M : BATRATTOLO MAJOLICA 1a MISURA CON COPERCHIO DEC. FRUTTA ANTICA SCRITTA: FARINA, 28 H.

BC/2M : COME SOPRA, 2a MISURA, SCRITTA: ZUCCHERO, 25 H.

BC/3M : COME SOPRA, 3a MISURA, SCRITTA: THE, 22 H.

BC/4M : COME SOPRA, 4a MISURA, SCRITTA: CAFFE’, 19 H.

BC/5M : COME SOPRA, 5a MISURA, SCRITTA: SALE, 17 H.

BC/6M : COME SOPRA, 6a MISURA: PEPE, 13 H.


FOTO – 021

ZEN_-_1034_-------600x640_-----_BA-6__---_034

BA/6 : SERVITO COMPLETO BATTERIA DA CUCINA SU MAJOLICA, 6 PEZZI, DECORATO FIORI ANTICHI, CPON TAVOLA LEGNO INTAGLIATA A MANO


FOTO – 022

ZEN_-_1030_---------600x865------------_A.Z.A.__---__030

A.Z.A. : VASO BAROCCO CON 2 MANICI DECORATO FIORI ANTICHI CON BASE STACCATA, cm  105×42


FOTO – 023

ZEN_-_1028_-----------800x522---------_1-1_etc_---_028

1/1 : VASO BAROCCO A 2 FIGURE PER MANICI DECORATO “FRUTTA ANTICA” SU BASE STACCATA CM 12X34, cm 76

1/2 : COME SOPRA, 2a MISURA, BASE 8X27, CM 58

1/3 : COME SOPRA, 3a MISURA, BASE 8×22, cm 43

1/4: COME SOPRA, 4a MISURA, BASE 6×17, cm 34


FOTO – 024 

ZEN_-_1024_----------800x385-----------_Vasi_-_vaso_mellon_etc_---_024

108/FA : VASO MELLON  A COSTE CON COPERCHIO, DECORATO “FRUTTA ANTICA, 1a MISURA, cm 45

109/FA : COME SOPRA, DEC. “FRUTTA ANTICA”, 2a MISURA, cm 38

110/FA : COME SOPRA, DEC. “FRUTTA ANTICA”, 3a MISURA, cm 27

110/FI : COME SOPRA, DECORATO “FIORI ANTICHI M.”, cm 27

1218/1FA : VASO LISCIO CON COPERCHIO, DECORATO “FRUTTA ANTICA”, cm 38

826/2/FA : COME SOPRA PANCIUTO, CON COPERCHIO, DECORATO “FRUTTA ANTICA”, cm 38


FOTO – 025 

ZEN_-_1019_--------800x565_--------_786-R_ETC_----_019

786/R : VASO CABIANCA CON BASE STACCATA, DECORATA DELFT BLU RIDOTTO, 57 H.

826/1R : VASO GIGANTE LISCIO DECORATO COME SOPRA, 56 H.

826/2R : COME SOPRA, 2a MISURA, DECORATO DELFT BLU RIDOTTO, 38 H.

108R : VASO MELLON , 1a MISURA, DECORATO DELFT BLU RIDOTTO, 45 H.

109R : COME SOPRA, 2a MISURA, DECORATO DELFT BLU RIDOTTO, 38 H.

110R : COME SOPRA, 3a MISURA, DECORATO DELFT BNLU RIDOTTO, 27

1218/2R : COME SOPRA, ALTRA FORMA LISCIO, DECORATO CME SOPRA, 25 H.

1218/1R : COME SOPRA, 1a MISURA, DECORATO COME SOPRA, 38 H.


FOTO – 026 

ZEN_-_1021_-------_600x1022_-------__VASO_SANTANTONIO_---_021

71 : VASO S.ANTONIO CON COPERCHIO, DECORATO FRUTTA ANTICA, cm 57


FOTO – 027 

ZEN_-_1018_--------800x563---------_5606_ETC_----_018

5606 : GALLO TRAFORATO, FIORI INGLESI, 42 H.

5611 : ANITRA TRAFORATA, FIORI INGLESI, 42 H. 

5609 : ASINO CON 2 CESTELLE AI LATI E COPERCHI, CON FIORI INGLESI APPLICATI, cm 22x28x24

5607 : GATTO CON FIORI INGLESI APPLICATI, 33 H.

5608 : CIGNO CON COPERCHIO E MESTOLO, CON FIORI INGLESI APPLICATI, cm 30x34x8 

5608 : PIATTO OVALE PER QUELLO SOPRA, cm 42×32

5612 : ANITRA TRAFORATA CON COPERCHIO, CON LIMONE SUL COP., DECORATO USO ANTICO


FOTO – 028 

ZEN_-_0992_------800x605-------_PUTTINI_--_992

C.L.S. : PUTTINI SUONATORI IN 6 TIPI, BIANCO PATINATO, cm 13,5

1 SCATOLA X SERIE DI 6 PEZZI

S.S. : SUDDETTI ALTRO TIPO STANDARD, cm 15

1 SCATOLA X SERIE X 6 PEZZI


FOTO – 029

ZEN_-_0993_--------800x489--------_VASSOI_--993

200/1A : VASSOIO OVALE BAROCCO – 2 MANICI DECORATO FIORI “L”, cm 46×36

200/1B : SUDDETTO DECORATO FRUTTA “L”. cm 46×36

200/1C : SUDDETTO DECORATO FIORI “B”, cm 46×36

202/1B : SUDDETTO, ALTRA FORMA DECORATO FIORI “L”, cm 44×30

201/1A : SUDDETTO, ALTRO TIPO DECORATO “CINESERIA”, cm 45×31

201/1B : SUDDETTO, DECORO FRUTTA “B”, CM 45X31


FOTO – 030

ZEN_-_989_------600x1157------_CROCEF_14_989

14 : CROCEFISSO IN BIANCO (O PATINATO), cm 102×50


FOTO – 031

ZEN_-_990_-----800x544_-------_1660_---_990

1660 : PIATTO TIPO SCUDO DECORATO “12 MESI DELL’ANNO”, cm 20

1660 : PIATTO TIPO SCUDO DECORATO “LE 4 STAGIONI, cm 35

1660 : SUDDETTI DECORATI COME SOPRA, cm 20

1660 : SUDDETTI DECORATI “12 MESI DELL’ANNO”, cm 26


FOTO – 032

ZEN_-_979_--------800x662-------5607-1979

5607/1 : GATTO MAJOLICA DECORATO FRUTTA ANTICA O FIORI ANTICHI, cm 45


FOTO – 033 

ZEN_-_964_---------800x606-------_ca-a_e_resto_---_964

CA/A : CALAMAIO CON AQUILA ROMANA E 2 PORTA-INCHIOSTRO DECORATO FIORELLINI, cm 21x20x13

Sb/3 : SOTTOBICCHIERE TRAFORATO BIANCO, cm 7×3

Sb/2 : SUDDETTO 2a MISURA, cm 9×4

Sb1 :SUCCETTO 1a MISURA, cm 13×5

801: CESTELLA TRAFORATA CON 2 GRAPPOLI UVA DECORATA CON FIORI DECORATI, cm 25x20x12

P.E. : VASETTO AD OBELISCO PER PORTAFIORI DECORATO, cm 12×9

802: APPLIQUE BAR, 1 LUCE DECORATA FIORI, CM 18X12

802/F : SUDDETTA CON FIORI APPLICATI DECORATA,cm 18×12

CA/Z : CALAMAIO  CON BARATTOLINI, DECORATO, cm 31×8

T.P. : “TAZZA DELLA PUERPERA” MAJOLICA DECOARATA, cm 18×12

S. : SCALDALETTO MAJOLICA CON MANICODECORATO, cm 29×15

201/3 : VASSOIETTO BAR, 2 MANICI DECORATO, cm 24×16

201/2 : SUDDETTO 2a MISURA,cm  36×25


FOTO – 034

zen_-_960_-------800x552-------_da_737-1_in_poi_----960

737/1 : SCATOLA OVALE CON COPERCHIO, TRAFORATA BIANCO, cm 14x24x19

737/2 : SUDDETTA 2a MISURA, cm 11x18x12

42/4 : CORNUCOPIA CON FIORI BIANCO, cm 13

195 : SUDDETTO PIÙ GRANDE, cm 24×18

P.V.: VASCHETTA OVALE CON FIORI BIANCO, cm 10x26x13

A/Z : CANDELIERINO NATALE CON MANICO E FIORI, cm 3×4

1021/1F : CANDELIERE CON FIORI BIANCO, 1 LUCE, cm 11×11

1021/2F : SUDDETTO 2a MISURA, cm 9×10

725 : CANDELIERE 1 LUCE CON FIORI BIANCO, cm 18

10 : SUDDETTO 3 LUCI LISCIO, cm 21×27

11 : SUDDETTO ALTRO TIPO, cm 21×27

1823 : CANDELIERE 5 LUCI, BASSO,  BIANCO, cm 10×30

782 – 781 – 779 – 1744 – 760 – 793 : FUORI PRODUZIONE

A : CIUFFO FIORI BIANCO SU VASETTO

B : SUDDETTO PIÙ GRANDE

P/182/3 : GALLINELLA BIANCO CON COPERCHIO, cm 9x10x8

146/A : POSACENERE A DIAVOLO DECORATO, cm 6×17

T.R. : POSACENERE DECORATO, cm 15×15


FOTO – 035

ZEN_-_980_----------800x568--------1173_et980

1173 : CANDELIERE 2 LUCI CON FIORI APPLICATI, cm 30z21

1108 : SUDDETTO 5 LUCI COME SOPRA, cm 35×22

1930/D : SUDDETTO 4 LUCI COME SOPRA, cm 34×23

1930/S : SUDDETTO 4 LUCI COME SOPRA, cm 34×23

1930: SUDDETTO 3 LUCI SENZA FIORI, cm 32×26

1007/3 : SUDDETTO 3 LUCI CON FIORI APPLICATI, cm 32×32

1007/2 : SUDDETTO 2 LUCI CON FIORI APPLICATI, cm 31×21


FOTO – 036 

zen_-_955_----------800x478-------__cofani_vasc955

BIANCO DECORATI

A/16/4 : VASCHETTA OVALE TRAFORATA CON 2 GRUPPI FIORI,  cm 20x14x9

A/16/3 : COME SOPRA, ALTRA MISURA PIÙ GRANDE, cm 29x18x13

A/16/2 : COME SOPRA, ALTRA MISURA PIÙ GRANDE, cm 37x26x15

A/16/1 : COME SOPRA, ALTRA MISURA PIÙ GRANDE, cm 43x31x18

A/17/1 : COFANO BAROCCO TRAFORATO CON COPERCHIO E FIORI APPLICATI, cm 36x31x29

A/17/2 : COME SOPRA 2a MISURA, cm 30x25x24

A/17/3 : COME SOPRA 3a MISURA, cm 24x21x20

A/17/4 : COME SOPRA 4a MISURA, cm 20x18x18

A/17/5 : COME SOPRA 5a MISURA, cm 16x14x13

1245/4 : COFANO OVALE BAROCCO CON COPERCHIO E MANICI, cm 26x15x17

1245/3 : COME SOPRA 3a MISURA, cm 31x18x21

1245/2 : COME SOPRA 2a MISURA, cm 38x24x22

1245/1 : COME SOPRA 1a MISURA, cm 43X29X24


FOTO – 037

zen_-_954_------800x542--------__cofani_vasc954

ARTICOLI ESEFGUITI SOLO CON FINITURA CRAQUELE’

1245/1 : COFANO OVALE BAROCCO CON COPERCHIO E MANICI, cm 42x24x29

1245/2 : COME SOPRA 2a MISURA, cm 38x22x24

1245/3 : COME SOPRA 3a MISURA, cm 31x18x21

1245/4 : COME SOPRA 4a MISURA, cm 26x15x17

1030 : COME SOPRA, ALTRO TIPO, cm 25x20x16

45/1 : COME SOPRA, ALTRO TIPO , cm 20x16x17

45/2 : COME SOPRA, ALTRO TIPO, cm 15x13x14

404 : COME SOPRA, ALTRO TIPO, cm 17×18

504 : COME SOPRA, ALTRO TIPO, cm 19x11x17

508 : COME SOPRA, ALTRO TIPO ROTONDO, cm 14×12

1336 : VASCHETTA BAROCCA OVALE CON FIORI, cm 30x21x15

11/A : COME SOPRA, ALTRA FORMA, cm 34x19x17

316 : COME SOPRA, ALTRO TIPO, cm 25x16x12

247 : CESTELLA CON MANICO E FIORI APPLICATI, cm 27x21x15


FOTO – 38 

ZEN_-_929_---------800x562----------_181_-_182_VAR_-_929

181/1 : PIATTO BIANCO TRAFORATO “PORTICI”, cm 26

181/2 : COME SOPRA, 2a MISURA, cm 19

181/3a MISURA, cm 15

M/1 : COME SOPRA TRAFORATO “MERLETTO” , cm 28

M/2 : COME SOPRA, TRAFORATO “MERLETTO”, 2a MISURA, cm 20

182/1 : COME SOPRA TRAFORO “ANELLI” , cm 26

182/2 : COME SOPRA TRAFORO “ANELLI”, 2a MISURA, cm 20

182/3 : COME SOPRA, TRAFORO “ANELLI”, cm 15

FOTO – 039

ZEN_-_926_-------600x878-------_740_ANGELI926

740/EF ; LAMPADARIO 3 LUCI IN PIÙ PEZZI CON TIGE INTERNA COMPLETO DI APPARATO ELETTRICO, CON O SENZA I 3 ANGELI, SEMPRE CON APPLICAZIONE DI PICCOLI FIORI SULLE BRACCIA E SUL CORPO, cm 60×40


FOTO – 040

ZEN_-_925_------600x885--------_747_LAMP925

747 : LAMPADARIO A 6 LUCI, STILE BAROCCO, CON O SENZA ANGELI, DECORATO O BIANCO O CON SFUMATURE PREFERITE (AZZURRO, ROSSO ANTICO, MANGANESE, VERDE MARCIO, VERDE BRILLANTE, ROSA), CON IMPIANTO ELETTRICO, cm 105×72

FOTO – 041

ZEN_-_1011-------800x542------_3165_---011

3165 : SPECCHIERA BAROCCO-IMPERO BIANCO, CON VETRO LUCIDO, MONTATA SU LEGNMO, cm 66×47

672 : SPECCHIERA BAROCCA IN BIANCO, SENZA MONTATURA E SPECCHIO, cm 39×24

674 : COME SOPRA, ALTRO TIPO, cm 41×26

574 : COME SOPRA, ALTRO TIPO, DECORATA “TACCHIOLO”, cm 41×26

577 : COME SOPRA, ALTRO MODELLO, DECORATA “TACCHIOLO”, COMPLETA DI VETRO LUCIDO E FONDO IN LEGNO, cm 60×45


FOTO – 042 

ZEN_-_904_--------800x622-------_LILLY904

LILLY : GRUPPO ROSE E ANEMONE CON 2 ROSE SUL FONDO, DECORATE A TINTE NATURALI RIFINITE IN OPACO, MONTATE SU COPPA CON BASE PATINATA, cm 35×25


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FOTO – 043

ZEN_-_1056_----------800x645_------__zuppiera__ecc._---056

78/FA : ZUPPIERA X 12 CON COPERCHIO, PIATTO E MESTOLO – DECORO FRUTTA ANTICA, IN 6 GRUPPI , PIATTO cm 40X33, cm 26x36x28


FOTO – 044

ZEN_-_1077_-------700X_-------TE-2__ET_ALIAS_-_--_077

TE/2 : TEIERA MAJOLICA 2a MISURA, DECORATA TACCHIOLO, SFUMATURE CELESTE SU FONDO PERLINO O BIANCO, cm 18X15

78/2 : ZUPPIERA ROTONDA, C/ COPERCHIO E FIORI SUL COP., C/MESTOLO E PIATTO , DECORATA FIORI ANTICHI E SFUMATURE, cm 14X25X21

TE/1 : TEJERA MAJOLICA 1a MISURA DECORO CINESERIA  A COLORI, SFUMATURE CELESTE, FONDO PERLINO O BIANCO, cm 21X18


FOTO – 045

ZEN_-_895_------800x525------_78-IT_-_895

78/1/T : ZUPPIERA X DODICI, CON COPERCHIO, PIATTO E MESTOLO, DECORATA IN UNO DEI SEGUENTI DECORI: T. (TACCHIOLO), F.N. (FIORI NOVE), R.R. (ROSETTE ROSSE), R.B. (ROSETTE BLU);

PIATTO, cm 40×33

ZUPPIERA, cm 26x36x28

BIANCO O DECORATO

78/2/FN : ZUPPIERA PER SEI, CON COPERCHIO, PIATTO E MESTOLO, DECORATA COME SOPRA:

PIATTO, cm 35×31

ZUPPIERA, cm 23x32x25

BIANCO O DECORATO


FOTO – 046

ZEN_-_1082_-_66-1-2-65-7-24_--_66-35-4-ecc-_et__alias_-_800_x_-_--__082

66/1 : VASCHETTA BAROCCA A PUNTE DECORATA FIORI ANTICHI ET SFUMATURE, cm 21x36x22

66/2 : COME SOPRA, ALTRA FORMA, cm 22x19x19

65/7 : VASO ROCOCO’ TRAFORATO C/ 4 MANICI, DECORATO FIORI  ANTICHI, cm 26x27x14

65/24 : VASETTO A PARAVENTO DECORATO FIORI ANTICHI E SFUMATURE, cm 16×22

66/3 : VASO APERTO A BOCCA DI GIGLIO, DECORATO FIORI ANTICHI E SFUMATURE, cm 20x22x10

65/5 : COME SOPRA, ALTRA FORMA, cm 16x18x9

66/4 : VASCETTA ROCOCO’ TRIANGOLARE, CON ALI SPORGENTI, DECORATA FIORI ANTICHI, cm 14X19X23

65/25 : ALZATA BAROCCA SU PEDESTALLO, DECORATA FIORI ANTICHI, cm 15x24x16

66/5 : VASETTO A SACCO, DECORATO FIORI ANTICHI, cm 15x24x16

FOTO – 047

ZEN_-_1069_----okokok--------600x847_-----_36_---_069

36 : VASCA ROCOCÒ, BASE TRIANGOLARE, CON TRAFORI SU MAJOLICA DECORATA FIORI ANTICHI SU FONDO PERLINO, cm 41x30x28


FOTO – 048

ZEN_-_1068__-------_700x512---------_65-10_---_068

65/10 : VASCA GIGANTE BAROCCA OVALE TRAFORATA DECORATA FIORI ANTICHI E SFUMATURE, cm 56x23x28

65/9 : COME SOPRA, ALTRO TIPO, STESSO DECORO, cm 46x19x29


FOTO – 049

ZEN_-_1066_--------700x484_------_65-3_---_066

65/3 : ALZATA PORTAFRUTTA TRAFORATA CON PEDESTALLO BAROCCO, DECORATA FIORI ANTICHI CON SFUMATURE ASSORTITE, cm 32x32x20

65/1 : COME SOPRA, ALTRA FORMA, STESSO DECORO, cm 37x31x20


FOTO – 050

ZEN_-_1065_--------700x495_--------_64-45_ECC._--_065

64/45 : ALZATA BAROCCA SU PEDESTALLO, OVALE DECORATA FIORI ANTICHI, cm 30x40x20

65/4 : VASCA RETTANGOLARE BAROCCA, TRAFORATA DECORATA FIORI ANTICHI, cm 33x18x16

65/11 : COME SOPRA, ALTRA FORMA SULL’OVALE, cm 39x19x23


FOTO – 051

ZEN_-_1063_----------700x482--------__65-2_---_063

65/2 : VASCA PORTAFRUTTA BAROCCA TRAFORATA, CON PIEDESTALLO, DECORATA FIORI ANTICHI E SFUMATURE ASSORTITE, cm 33x40x20

65/8 : COME SOPRA, ALTRA FORMA, STESSO DECORO, cm 37x34x20


FOTO – 052 

ZEN_-_1062_--------_700x474_--------__64-44_ECC._---_062

64/44 : VASCHETTA IRREGOLARE A FOGLIE BAROCCA DECORATA A SFUMATURE ASSORTITE, cm 52x29x21

64/49 : COME SOPRA, ALTRO TIPO, STESSO DECORO, cm 37x9x8

64/46 : COME SOPRA, ALTRO TIPO, cm 32x22x18

64/47 : COME SOPRA, ALTRO TIPO, cm 44x25x16

64/48 : COME SOPRA, ALTRA FORMA, cm 49x20x16

FOTO – 053

ZEN_-_1083_-_---------_800x_--------786-2_et__alias_---__083

786/2 : VASO CABIANCA 2a MISURA CON BASE STACCATA E COPERCHIO, DECORATA FIORI ANTICHI, cm 48 H.

786/3 : COME SOPRA, MISURA PIU’ PICCOLA, cm 42 H.

786/4 : COME SOPRA, MISURA PIU’ PICCOLA, cm 33 H. 


FOTO – 054

ZEN_-_0995_--------800x515--------_vaso_x_fiori_---_995

P/65 : VASO PER FIORI – BAROCCO DECORATO “FIORI”, cm 39×21

E/1 : SUDDETTO ALTRA FORMA, A GIGLIO, cm 36×21

P/62 : SUDDETTO, ALTRA FORMA, DECORATO “FIORI”, cm 40×20

FOTO – 055

ZEN_-_0996_--------800x511--------_vaso_liscio__---996

L/B : VASO LISCIO PER FIORI DECORATO “FIORI”, cm 34×18

2077 : SUDDETTO, ALTRO TIPO, STESSO DECORO, cm 30

A/Z : ANFORINA BAROCCA CON MANICO DECORATO “FIORI”, cm 32

2009 : ANFORA BAROCCA CON MANICO DECORATA “FIORI”, cm 42

FOTO – 056 

ZEN_-_1033_---------800x540---------_1768-2_---_033

1768/2 : ZUPPIERINA A FORMA DI ANATRA CON MESTOLINO, DECORATA SFUMATURE ASSORTITE, cm 17×17

1767/2 : COME SOPRA A FORMA DI GALLO, cm 17×17

1766/2 : COME SOPRA A FORMA DI TACCHINO, cm 17×17

5/4 : VASO BORTOTTI CON 2 MANICI A DRAGO, SU BASE BAROCCA STACCATA, DECORATO FIORI ANTICHI, cm 26X47

734 : ZUPPIERA A FORMA DI CONIGLIO CON COPERCHIO DECO RATO FIORI ANTICHI ET DETTAGLI AL NATURALE, cm 26x47x26

AZ/3 : ANFORINA CON MANICO DECORATA FIORI  FRUTTA, 38 H.

FOTO – 057 

ZEN_-_1031_----------800x578_---------_A.Z.-57_ETC_---_031

A.Z./57 : ANFORA ‘700 CON MANICO, CERAMICA DECORATA “FIORI ‘700”, cm 57

64/18 : VASO PER FIORI DECORATO “FIORI ANTICHI”, cm 60

A.Z./58 : COME SOPRA , ALTRO TIPO, cm 67

64/19 : COME SOPRA, ALTRO MODELLO, cm 60

FOTO – 058

ZEN_-_1026_-----------800x581_-------_326_-_786_---_026

326 : COPRIVASO BAROCCO GIGANTE CON 2 MANICI, CON ORLO TRAFORATO, DECORATO “FIORI ANTICHI”, cm 37×25

786 : VASO CABIANCA CON BASE ET COPERCHIO DECORATO “DELFT ROSSO ANTICO”, cm 57

FOTO – 059

ZEN_-_1057_-----------800x469--------__vasca_centro_tavola_o_portafrutta_---_057

AZ : VASCA CENTRO TAVOLO O PORTAFRUTTA, TIPO BAROCCO, CON 2 PUTTI AI LATI, DECORO TIPO FIORI ANTICHI ET SFUMATURE, cm 61×34

FOTO – 060

ZEN_-_1050__-----------800x557_--------_64-16_--_050

64/16 : LAVADITA BAROCCO IN 3 PEZZI, DECORATO FIORI ANTICHI E SFUMATURE ASSORTITE

64/PO : CARRUCOLA-POZZETTO, COMPOSTO DA 4 PEZZI, SUPPORTO E RUOTA CON 2 SECCHIELLI, CON MANICI IN METALLO E MOSSO PER RUOTA, ET CORDINO, DECORATO FIORI ANTICHI

64/16 : LAVADITA COME SOPRA, DECORATO FRUTTA ANTICA 

TAVOLA BAROCCA PER LAVADITA

FERRO BATTUTO PER LAVADITA

FOTO – 061

ZEN_-_1048_----------800x610_--------_AZ-62_---_048

AZ/62 : LAVADITA IN 3 PEZZI, DECORATO FIORI ANTICHI

L/FA : LAVADITA ALTRA FORMA, DECORATO FRUTTA ANTICA

TAVOLA BAROCCA PER SUDDETTI

FERRO BATTUTO PER SUDDETTI

FOTO – 062

ZEN_-_899_--------600x948-------L-EF_-_LAVABO899

L/EF : LAVABO BAROCCO CON APPLICAZIONE FIORI INGLESI, COMPLETO DI RUBINETTO E SUPPORTO IN FERRO LAVORATO, cm 78X51

FOTO – 063

ZEN_-_1040_-------800x541_--------_68-34_---_0409

68/34 : COPPA CON PIEDE, BAROCCA-IMPERO CON TRAFORI, BIANCA O MONOCOLORE IN UNA DELLE TINTE MOSTARDA, TURCHESE, BLU, VERDE BACCELLO, cm 23×24

68/27 : VASO A CALICE OVALE, BAROCCO-IMPERO, TRAFORATO, CON COPERCHIO, BIANCO O MONOCOLORE COME SOPRA, cm 26x29x19

68/23 : COME SOPRA, SU ALTRA FORMA,cm 32×19

51 : SALSIERA A PEPERONE, CON PIATTO, COPERCHIO E MESTOLO, IN TINTA UNITA COME SOPRA, cm 11x23x17

52 : COME SOPRA A FORMA DI GHIANDA, cm 11x16x14

53 : COME SOPRA A FORMA DI POMODORO, xm 10x22x20

 

FOTO – 064

ZEN_-_1039_--------_800x525_-------_1766-2_-_--039

1766/2 : SALSIERA A TACCHINO CON COPERCHIO E MESTOLINO, IN TINTA UNITA, DA SCEGLIERE TRA UNO DEI SEGUENTI COLORI: MOSTARDA, TURCHESE, BLU, VERDE BACCELLO, cm 17X17

1767/2 : COME SOPRA A FORMA DI GALLO, cm 17×17

1768/2 : COME SOPRA A FORMA DI ANATROCCOLO, cm 17×17

1515 : PORTAFIORI A FORMA DI COLOMBO, CON OCCHI, BECCO E ZAMPE IN MANGANESE, E TUTTO IL RESTO DEL CORPO MONOCOLORE IN UNA DELLE TINTE DI CUI SOPRA, cm 18×18

1516 : COME SOPRA A FORMA DI COLOMBO, cm 22×30


FOTO – 065

ZEN_-_1014-------600x1084--------__--_777_---_014

777 : SPECCHIERA BAROCCA DECORATA PICCOLI FIORI CON SPECCHIO LUCIDO E FONDO IN LEGNO, IN 5 SFUMATURE A RICHIESTA, cm 180X63

777/C : CONSOLLE BAROCCA PER SUDDETTA DECORATA INTONATA ALLA STESSA SPECCHIERA, cm 63x42x27

FOTO – 066 

ZEN_-_1015--------600x1051_---------__--_575_---_015

575 : SPECCHIERA BAROCCA-ROCOCÒ DECORATA PICCOLI FIORI, COMPLETA DI SPECCHIO LUCIDO E FONDO IN LEGNO CON 5 SFUMATURE A SCELTA, cm 105×56

575/C : CONSOLLE PER SUDDETTA, INTONATA, cm 58x35x21

FOTO – 067

ZEN_-_1012_---------600x1161---------_691__691C_---012

691 : SPECCHIERA BAROCCO DECORATA “PICCOLI FIORI”, SFUMATURE A RICHIESTA : CELESTE, MANGANESE, ROSA, ROSSO ANTICO, VERDE MARCIO, VERDE BRILLANTE – CON PORTACANDELE STACCABILE A DUE FIAMME CON IMPIANTYO ELETTRICO, CON SPECCHIO E FONDO LEGNO, cm 75×45

691/C : CONSOLLE BAROCCA CON GAMBO DECORATA PICCOLI FIORI, cm 48x23x29

FOTO – 068 

ZEN_-_1008_-------600x1045------_SPECCHIERA_67-6-V_--_008

67/6/V : SPECCHIERA DA BAGNO FORMA QUADRATA TUTTA IN BIANCO, cm 56×56

APPLIQUE  PER SUDDETTA TUTTA IN BIANCO CON IMPIANTO ELETTRICO, cm 15×15

CONSOLLE PER SUDDETTA TUTTA IN BIANCO,  cm 56x22x26

FOTO – 069

ZEN_-_1005_-------800x583------_elefante_---_005

ELEFANTE CON GRUPPO FRUTTA ESOTICA, COMPLETO DI BARDATURA CON STOFFA IMBOTTITA E CINGHIA IN CUOIO, CON PORTALAMPADE E APPARATO ELETTRICO, DECORATO INTERAMENTE A MANO, CON COLORI NATURALI, RIFINITO IN OPACO, cm 110x100x50


FOTO – 070

zen_-_952_------------800x569-------_putto_B-193-2_e_alias_-_952

B/193/2 : ANGELO DA MURO DORATO DESTRO, cm 27×16

B/193/2 : COME SOPRA, SINISTRO, cm 27×16

A.P. : GRUPPO CANOVIANO “AMORE & PSICHE”, DORATO, cm 50x32x40


FOTO – 071

zen_-_951_---------600x730----------_putto_PS_-_PD

P.S. : PUTTO GRANDE CON FIAMMA NELLA MANO SINISTRA CON IMPIANTO ELETTRICO, cm 63

P.D. : COME SOPRA CON FIAMMA NELLA MANO DESTRA CON IMPIANTO ELETTRICO, cm 63

FOTO – 072

ZEN_-_0999_-------600x836_--------_715-A-B_---_999 

715/A/B : MORETTO ARABO-VENEZIANO IN UN SOLO PEZZO ADATTABILE A B ASE PER LAMPADA DECORATO COME I PRECEDENTI, OPACO O LJUCIDO, cm 80×28

DESTRO O SINISTRO O LA COPPIA

FOTO – 073

ZEN_-_973_------800x587-------_U-2_78_et_--973

U/2 : SCATOLA CON BASE E COPERCHIO CON UVA APPLICATA, cm 15×21

78 : PIATTO PER SUDDETTA CON UVA APPLICATA, cm 21

E/11 : VASCA CAVALLINO CON UVA APPLICATA, cm 36×50

C : VASSOIO RETTANGOLARE PER SUDDETTA, cm 34×25

FOTO – 074 

ZEN_-_974_--------800x545------_A-Z_78_et_--974

A/Z : ANFORINA CON MANICO E UVA APPLICATA, cm 33

78 : PIATTO PER SUDDETTA CON UVA APPLICATA, cm 21

2009 : ANFORA GRANDE CON UVA APPLICATA, cm 40

78 : PIATTO PER SUDDETTA CON UVA APPLICATA, cm 26


FOTO – 075

ZEN_-_970__---------800x444------_2077__---970

BIANCO DECORATO

2077 : VASO SMERLATO FIORI INGLESI APPLICATI, cm 31

2078 : SUDDETTO ALTRO TIPO, cm 31

713 : CARAFFA BAROCCA FIORI INGLESI, cm 34

E/1 : VASO A GIGLIO FIORI INGLESI, cm 34×23


FOTO – 076 

ZEN_-_971__------800x664------_Z-35__---971

Z/35 : CALICE CON COPERCHIO CON FIORI INGLESI, cm 24

LA/2 : VASO 2 MANICI CON COPERCHIO E FIORI INGLESI, cm 22

Z/44 : VIOLINO CON PIEDE CON FIORI INGLESI, cm 30

Z/46 : BUGIA BAROCCA FIORI INGLESI,cm 10×17

Z/46/2 : SUDDETTA 2a MISURA, cm 9×15

Z/49 : CORNUCOPIA ZEPPO FIORI INGLESI, cm 15×26

FOTO – 077

ZEN_-_967_------800x688--------_E-6_et_---967

E/6 : VASCA A BIGA CON PUTTO E FIORI INGLESI, CM 24X27

727 : CESTA TRAFORATA CON DOPPIO MANICO E FIORI INGLESI, cm 29x22x17

A/17/3 : COFANO BAROCCO CON COPERCHIO E FIORI INGLESI, cm 26×22

1660/FA : SCUDO DA MURO CON FIORI INGLESI, diametro cm 46

1660/FA : SUDDETTO , diametro cm 35

1660/FA : SUDDETTO, diametro cm 26

1660/FA :SUDDETTO, diametro cm 20


FOTO – 078

ZEN_-_968_------600x848--------_1942-L-A_---968

1942 : VASO A DUE MANICI E FIORI INGLESI, cm 32×35

L/A : VASO BAROCCO CON COPERCHIO E 2 PUTTI, cm 32

826/2 : VASO LISCIO CON COPERCHIO A FIORI INGLESI. cm 38

L/B : SUDDETTO ALTRA FORMA SENZA COPERCHIO, cm 32


FOTO – 079

ZEN_-_910_----------800x520------_T-1-EF_VASO_A910

T/1/EF : VASO A TUBO CON APPLICAZIONE FIORI INGLESI, cm 49×26

T/2/EF : COME SOPRA, 2a MISURA, cm 44×24

T/3/EF : COME SOPRA, 3a MISURA, cm 37×21


FOTO – 080

ZEN_-_911_-----------800x582_--------_T-1-2-2_VASO911

T/1 : VASO A TUBO LISCIO DECORATO “FIORI ANTICHI”, cm 49×26

T/2 : COME SOPRA, 2a MISURA, STESSO DECORO, cm 44×24

T/3 : COME SOPRA, 3a MISURA, cm 37×21


FOTO – 081

ZEN_-_907_-------800x654-------_T-4-EF_ECC.907

T/4/EF : VASO A TUBO CON APPLICAZIONE FIORI INGLESI, cm 33×17

T/5/EF : COME SOPRA, 5a MISURA, cm 27×14

T/6/EF : COME SOPRA, 6a MISURA, cm 22×12

T/7/EF : COME SOPRA, 7a MISURA, cm 18×10

T/8/EF : COME SOPRA, 8a MISURA, cm 15×8

T/9/EF : COME SOPRA, 9a MISURA, cm 9X6


FOTO – 082

ZEN_-_1060_---------800x533_------__BASE_PER_LAMPADA_-_ECC_---_060

63/2 : BASE PER LAMPADA ZEPPA FIORI BIANCO COMPLETA DI IMPIANTO ELETTRICO E BASE IN LEGNO, BAROCCATA, cm 52 H.

66/8 : COME SOPRA, ALTRO TIPO, ALTRA MISURA, SENZA IMPIANTO E SENZA BASE, cm 35H.

66/3 : COME SOPRA ALTRO TIPO, ALTRA FORMA, CON IMPIANTO ELETTRICO ET BASE LEGNO BIANCO PATINATO, cm 52 H.

FOTO – 083

ZEN_-_1037_-------800x616--------__13_-_Z-36_---037

13 : VASO PER LAMPADA BIANCO CON FIORI APPLICATI, COMPLETO DI IMPIANTO ELETTRICO, 30 H.

Z/36 : COME SOPRA, ALTRO TIPO, 19 H.

Z/38 : COME SOPRA, ALTRO TIPO, 18 H.

Z/29 : COME SOPRA, ALTRO TIPO, 30 H.

FOTO – 084

ZEN_-_946_---------800x604----------_BASE_LA_2059946

BIANCO – DECORATO

2059 : BASE PER LAMPADA BAROCCA TRAFORATA CON APPLICAZIONE FIORI, CON IMPIANTO ELETTRICO, cm 37×19

2026 : COME SOPRA, ALTRO TIPO , CON IMPIANTO ELETTRICO, cm 43×18

2043 : COME SOPRA, ALTRO TIPO, CON IMPIANTO ELETTRICO, cm 38×20


FOTO – 085

ZEN_-_945_---------800x512-------_BASE_LAM_Z-5945

BIANCO – DECORATO

Z/51 : BASE LAMPADA BAROCCO TRAFORATO CON FIORI APPLICATI, CON IMPIANTO ELETTRICO, cm 32×17

Z/52 : COME SOPRA, ALTRO TIPO, CON IMPIANTO ELETTRICO, cm 30×17

Z/53 : COME SOPRA, ALTRO TIPO, CON IMPIANTO ELETTRICO, cm 32×18

Z/54 : COME SOPRA, ALTRO TIPO, CON IMPIANTO ELETTRICO, cm 32×18

FOTO – 086

ZEN_-_943_--------800x609-------_LAMP_2011-15-943

2011 : BASE PER LAMPADA TRAFORO BAROCCO TIPO FINE, CON IMPIANTO ELETTRICO, cm 42

2015 : COME SOPRA, ALTRO TIPO, CON IMPIANTO ELETTRICO, cm 43×25

2014 : BASE LAMPADA TIPO 2011 CON 2 MANICI AI LATI, CON IMPIANTO ELETTRICO, cm 43×25


FOTO – 087

ZEN_-_942_--------600x805------__LAMP_2007-70942

2007 : BASE PER LAMPADA TRAFORATA A MANO CON TRAFORO STILE BIZANTINO CON 2 PUTTI AI LATI, CON IMPIANTO ELETTRICO, cm 60×20

2070 : COME SOPRA, ALTRO TIPO CON TRAFORO STILE BAROCCO IN BIANCO, CON IMPIANTO ELETTRICO, cm 60×30


FOTO – 088 

ZEN_-_940_-------800x562-------__LAMP_10-11-940

BIANCO DECORATO

Z/10 : BASE PER LAMPADA A 2 TESTE CON FIORI APPLICATI, CON IMPIANTO ELETTRICO, cm 35

Z/11 : COME SOPRA, ALTRO TIPO CON 2 ANGELI E FIORI, cm 40

Z/12 : COME SOPRA, ALTRO TIPO CON COPERCHIO E 2 + 3 FIGURINE APPLLICATE, INTERAMENTE RICOPERTA PICCOLI FIORI ESEGUITI SINGOLARMENTE A MANO, cm 43

FOTO – 089 

ZEN_-_939_---------800x574-------__LAMP_7-8-9939

BIANCO DECORATO

Z/7 : VASO LAMPADA CON MANICI E FIORI APPLICATI, CON IMPIANTO ELETTRICO, cm 39

Z/8 : COME SOPRA, ALTRO TIPO, cm 39

Z/9 : COME SOPRA, ALTRO TIPO, cm 39

FOTO – 090

ZEN_-_937_----------800x562---------__Z15-16-17937

BIANCO DECORATO

Z/15 : VASO PER LAMPADA CON 2 FIGURE APPLICATE, TRAFORATO, CON PICCOLI FIORI, CON IMPIANTO ELETTRICO, cm 37

Z/16 : COME SOPRA, ALTRO TIPO, TRAFORATO, CON IMPIANTO ELETTRICO, cm 37

Z/17 : COME SOPRA, ALTRO TIPO, TRAFORATO CON IMPIANTO ELETTRICO, cm 37

FOTO – 091

ZEN_-_936_-------800x551------__Z13-14-18936

BIANCO DECORATO

Z/13 :VASO PER LAMPADA CON 3 FIGURE APPLICATE E RICOPERTO PICCOLI FIORI, CON IMPIANTO ELETTRICO, cm 37

Z/14 : COME SOPRA, ALTRO TIPO CON 2 FIGURE E CON PICCOLI FIORI, CON IMPIANTO ELETTRICO, cm 41

Z/18 : COME SOPRA, ALTRO TIPO CON 2 PUTTI E CON PICCOLI FIORI, cm 37

FOTO – 092

ZEN_-_934_---------800x550---------_VASI_X_LAMP_934

BIANCO DECORATO

0/30/3 : VASO PER LAMPADA IMPERO CON APPLICAZIONE FIORI, CON IMPIANTO ELETTRICO, cm 22

0/30/5 : COME SOPRA, 5a MISURA, CON IMPIANTO ELETTRICO, cm 12

0/30/2 : COME SOPRA, 2a MISURA, con impianto elettrico, cm 27

0/30/4 : COME SOPRA, 4a MISURA, CON IMPIANTO ELETTRICO, cm 17

0/30/1 : COME SOPRA, 1a MISURA, CON IMPIANTO ELETTRICO, cm 32

FOTO – 093

ZEN_-_932_---------800x574-------_PESCE__E_PIA932 

0Z/1 : PESCE CON COPERCHIO E PIATTO DECORATO CINESERIA-PONTICELLO SU CERAMICA PIATTO OVALE cm 60x36m, cm 65X16

FOTO – 094

ZEN_-_1080_--------700X_--------_183_ET_ALIAS_---_080

183 : ALZATA CON PIATTO TRAFORATO AD ANELLI CON PALLINE SUL BORDO, DECORATA FIORI ANTICHI, SU BASE TRAFORATA, cm 15X29

181 : COME SOPRA, ALTRO TIPO SIMILARE CON TRAFORO AD ANELLI, DECORATA FIORI ANTICHI, cm 13X26

132 : COME SOPRA ALTRO TIPO SIMILARE, PIU’ PROFONDA, TRAFORATA AD ANELLI INTRECCIATI, DECORATA FIORI ANTICHI , CON FIORI INGLESI DECORATI SULLA BASE, cm 17X21

204 : ALZATA PORTADOLCE PIATTA, DECORATA FIORI ANTICHI CRAQUELÉ , SU BASE IN NOCE, E CONTORNATA DA BORDO IN NOCE – PIASTRA SU MAJOLICA, cm  19X33

FOTO – 095 

ZEN_-_1078_-------_700X_--------__C-1_ET_ALIAS_---078

C/1 : PIATTO MAJOLICA SAGOMATO, DECORATO CINESERIA POLICROMNO, cm 33

C/2 : COME SOPRA, MISURA PIU’ PICCOLA, cm 24

183/1 : PIATTO ROTONDO TRAFORATO AD ANELLI CON BORDO A PALLINE, DECORATO FIORI ANTICHI, cm 29

183/2 : COME SOPRA. MISURA PIU’ PICCOLA, cm 22

FOTO – 096

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78/FM : PIATTO ROTONDO DECORATO “FRUTTA ANTICA”, cm 44

78/DB : PIATTO ROTONDO DECORATO “BLU DELFT RICCO”, cm 44


FOTO – 097

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78/0 : PIATTO CM 26 A COSTE, ROTONDO, DECORATO FIORI ANTICHI  IN 6 DECORI, cm 26

FOTO – 098

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78/GR : PIATTO DECORATO FIORI IN 6 DECORAZIONI ASSORTITE, cm 23

334 : COME SOPRA, TRAFORATO E DECORAZIONI SUL TRAFORO, cm 23

78/CV : PIATTO DECORATO FIORI IN 6 DECORAZIONI ASSORTITE, cm 23

78/MF : PIATTO DECORATO “FANTASIA RUSTICA”, MAJOLICA, cm 26

78/PE : COME SOPRA, DECORATO “PERSIANO”, cm 26

78/C : COME SOPRA, DECORATO “CINESERIA.PONTICELLO”, cm 26

FOTO – 099

ZEN_-_1053_----------800x534_--------_0122_-_--_053

0122 : PIATTO ROTONDO DECORO 1 FRUTTO IN 6 DIFFERENTI DECORI, CON RELATIVO GANCIO A MOLLA PER APPENDERE, cm 21 

FOTO – 100

ZEN_-_918_-------800x521-------_1660_X2_918

1660 : SCUDO ROTONDO LISCIO DECORATO “SPOSALIZIO IN LAGUNA”, cm 46

1660 : SCUDO ROTONDO LISCIO DECORATO “IL BANCHETTO”, cm 46

FOTO – 101 

ZEN_-_922_------600x877------_TR-45922

TR/45 : TAVOLINO SU NOCE LAVORATO A MANO CON PIASTRA SU MAJOLICA CRAQUELÉ DECORATA FIORI ‘800, SEMPRE CON DECORI DIVERSI, PIASTRA ESTRAIBILE, cm 64×46; DIAMETRO APPROSSIMATIVO MEDIO PIASTRA, cm 43; SCHELETRO NOCE APPROSSIMATIVO, cm 64×46.

FOTO – 102

ZEN_-_923--------600x880------_TR-50923

TR/50 : TAVOLINO ALTRO TIPO, PIÙ ALTO CON STESSE CARATTERISTICHE DEL PRECEDENTE TR/45, DIAMETRO APPROSSIMATIVO MEDIO PIASTRA, cm 44, SCHELETRO NOCE APPROSSIMATIVO, cm 69×52

FOTO – 103

ZEN_-_921_-------800x567-------_TR-85921

TR/85 : TAVOLINO BAROCCO SAGOMATO. SCHELETRO PORTANTE SU NOCE SAGOMATO A MANO E PIANO-PIASTRA SU MAJOLICA SPECIALE CRAQUELÉ PATINATA, DECORATA FIORI SU FONDO BIANCO O PERLINO. SCHELETRO NOCE, cm 46x87x57; PIASTRA MAJOLICA SPECIALE, cm 85X55

FOTO – 104 

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TR/51 : TAVOLINETTO SCHELETRO IN NOCE CON PIANO PIASTRA SU MAJOLICA SPECIALE CON DECORO FIORI ANTICHI ‘800 SU FONDO BIANCO O PERLINO CRAQUELÈ, cm 46x49x35

FOTO – 105

ZEN_-_913_---------600x835---------_748_LAMPA913

748 : LAMPADARIO BAROCCO 8 LUCI CON 2 GRANDI ANGELI, DECORATO SFUMATURE ASSORTITE, COMPLETO DI IMPIANTO ELETTRICO, cm 105×65

FOTO – 106

ZEN_-_905_----------800x638--------_MARY905

MARY : GRUPPO ROSE E MARGHERITE CON CIUFFO CENTRALE, DECORATE A TINTE NATURALI, RIFINITE IN OPACO, MONTATE SU COPPA CON BASE PATINATA, cm 38×29

FOTO – 107

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ANNY: GRUPPO ROSE DECORATE TINTE NATURALI RIFINITE IN OPACO, MONTATE SU VASCA BAROCCA PATINATA, cm 35x26x26

ROSY : CESTA CON 2 MANICI TIPO VIMINI PIENA ROSE DECORATE CON RIFINITURA OPACO, cm 35x26x14

FOTO – 108 

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SUSY : GRUPPO ANEMONI DECORATI IN TINTE NATURALI RIFINITI IN OPACO, MONATATI SU VASCA BAROCCA PATINATA, cm 34x29x24

FOTO – 109

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CAROL : GRUPPO ROSE DECORATE TINTE NATURALI RIFINITE OPACO, MONTATE SU VASCHETTA BAROCCA PATINATA, cm 19x23x17

FOTO – 110

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DAHLIA : CESTA DALIE DECORATE TINTE NATURALI SU BASE COLORATA, OPACO: cm 24x24x19

LETIZIA: CESTA ROSE DECORATE TINTE NATURALI SU BASE COLORATA, OPACO: cm 24x24x19

FOTO – 111

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LOLA : PIRAMIDE ROSE DECORATE TINTE NATURALIL, RIFINITA OPACO, SU CESTA COLORATA: cm 22x22x27

SOPHIA : COME SOPRA, PIÙ GRANDE: cm 25x25x33


FOTO – 112

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70/A : PIRAMIDE FIORI ASSORTITI, DECORATA OPACO SU BASE BAROCCA PATINATA: cm 15X15X31

71 : CALAMAIO CON BUGIE, DECORATO: cm 24x13x11

70/M : PIRAMIDE MARGHERITE, DECORATA OPACO SU BASE BAROCCA PATINATA: cm 15x15x21

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COPERTINA DI UNO DEI DUE RACCOGLITORI


(pubblicato 3 gennaio 2017)



























ESEMPI DELLA PRODUZIONE


DELLA PREM. FABBRICA CERAMICHE ART.


ANTONIO ZEN E FIGLIO


a cura di Vasco Bordignon

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VASO BAROCCO CON DAMA E PUTTO

cm 112x53×23

splendido vaso Zen primo novecento

i dettagli ne danno la prova

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VASO “TURBINE” DECORATO A FIORI

cm 71x33x25 

creazione particolare per i movimenti espressi e grande decoro pittorico

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VASO BASE LAMPADA 

cm 43X29 

decoro a fiori e pagoda 

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540x683_-_NOVE_-_ANTONIO_ZEN_-_vaso_aranciato_-_2016-12-06_-_CIMG1728

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VASO MULTICOLORE

cm 48×36

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VASO BASE LAMPADA  

cm 43×29 

ricca decorazione verde tipo delft 
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VASO BASE LAMPADA  

cm 43×29  

ricca decorazione in blu delft 

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VASO_PORTALAMPADA_BLU__-_PRIMON_-_zen_antonio_-_vaso_portalampade_di_archimede_-_500x600_DETTAGIO_-------_-_IN_NERO_-------CIMG0933

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VASO TRAFORATO 

cm 52X33

splendido vaso di difficile realizzazione 

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VASO_TRAFORATO_-_CHIARO_----_NOVE_-_ANTONIO_ZEN_-_vaso_traforato_-_52x33_-_002_---SECONDO_-----_500X420_--------2016-12-06_-.CIMG1756VASO_TRAFORATO_-_NOVE_-_ANTONIO_ZEN_-_CHIARO_-_vaso_traforato_-_500X428_----TERZO_--_52x33_-_003_-_2016-12-06_-.CIMG1757

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VASO BORTOTTI  

altro splendido vaso con due manici a drago, su base barocca staccata, decorato a fiori antichi

cm 47×26 

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VASO RICCAMENTE DECORATO IN BLU DELFT

cm 33×19  – vista avanti-dietro

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FIGURINE

piccoli capolavori dell’arte ceramica

DAMA CHE LEGGE

cm 19x15x14

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DAMA ALLO SPECCHIO

cm 17x19x14

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DAMA CON VENTAGLIO

cm 18x10x12 

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CENTRO TAVOLA CON DAMA 

cm 24x33x26 – lavorazione tipo Ardalt

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CIGNO  

cm 32x37x25 – lavorazione tipo Ardalt

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VASCA A BIGA 

cm 20x32x18 – lavorazione tipo Ardalt

vista su varie angolazioni

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ZEN_-_VASCA_A_BIGA_--------600x---------_ALDALT_-_2016-12-24_-_CM_20X32X18_--_CIMG2155

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VASO DECORATO A FRUTTA 

cm 62x26x26 – lavorazione tipo Ardalt

intero su due facce, coperchio e base

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VASO CABIANCA BASE LAMPADA

cm 45x23x24

intero e dettaglio parte superiore

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CORBEILLE DI FOGLIE E FIORI

Zen Antonio – 1912

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ZEN_-_CORBEILLE_-_CESTINO_-------8000x600--------_2016-12-14_-_CIMG2105

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ZUPPIERA CON PIATTO, COPERCHIO E MESTOLO

cm 20×40 – lavorazione tipo Ardalt

ZEN_-_ZUPPIERA_ARDALT_-------800x600_---------2016-12-24_-_20X40X40_-_-_CIMG2135

ZEN_-_ZUPPIERA_ARDALT_-------800x600--------_2016-12-24_-_20X40X40_-_-_CIMG2132

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PIATTO A COSTE

Dama veneziana

diametro cm 45, firmato Cacciaguerra 1948 

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PIATTO_A_COSTE_-_01B_-_CACCIAGUERRA_1948_-_44_CM_-_INTERO--OK_---_DETTAGLIO_---_540X_-----__----_DSCN2447

dettaglio

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PIATTO A COSTE

decorazione a motivi vegetali

diametro cm 45, firmato Cacciaguerra 1948

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dettaglio

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SCUDO 

decorazione a motivi floreali

diametro 35 cm, firmato Cacciaguerra, sd

SCUDO_-_06_-_CACCIAGUERRA_CM_35_-----_OK_-----540X540_----_-__DSCN2466
SCUDO_-_06B_-_CACCIAGUERRA_CM_35_-_DETTAGLIO_-----_OK_----540X_------_DSCN2467
dettaglio

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SCUDO 
decorazione a motivi floreali

diametro cm 35, firmato Cacciaguerra, sd
SCUDO_-_07_-_CACCIAGUERRA_CM_35_-_INTERO_-----OK_-----_540X540_-----_---_DSCN2468
SCUDO_-_07A_-_CACCIAUERRA_CM_35_-_DETTAGLIO_----_OK_----_-_540X_------DSCN2469
dettaglio

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TAVOLO ROTONDO
craquelé, anni ’60, decorazione floreale di Lucietti
dimensione: diametro 110 cm 
TAVOLO_ROTONDO_-_AAA_-_Craquele_-_lucietti_-_anni_60_-_diametro_110_cm_----OK_-----_540X540_---___DSCN2490
TAVOLO_ROTONDO_-_BBB_-_Craquele_-_lucietti_-_anni_60_-__DETTAGLIO_CENTRALE_-__----_540X3832_-------diametro_110_cm_-OK_-__DSCN2490
visione centrale

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TAVOLO RETTANGOLARE
craquelé, anni ’60, decorazioni floreali di Antonino Bonan

dimensioni : 90×130 cm 

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nel suo complesso 
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decorazione centrale
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decorazione angolo nord-est
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decorazione angolo sud-est
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decorazione angolo nord-ovest
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decorazione angolo sud-ovest

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Ringrazio Antonio e Marisa Zen per la grande disponibilità dimostratami

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pubblicato 18-12-2017


NOVE – PREM. FABBRICA CERAMICHE ART. ANTONIO ZEN E FIGLIO

 

PREMIATA FABBRICA


CERAMICHE   ARTISTICHE 


ANTONIO ZEN E FIGLIO

di Vasco Bordignon  


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La manifattura “G.B. Zen & Figlio” viene fondata a Nove (Vicenza) nel 1885 da Gio.Batta (Giovanni Battista) Zen, in società con Demetrio Primon [erede di una grande famiglia di ceramisti bassanesi. Nel 1897 la società verrà sciolta, e il Primon dopo una esperienza in proprio entrerà a far parte delle maestranze della “Zanolli, Sebelin e Zarpellon”] Gio.Batta Zen, nato il 20 maggio 1840, era un ufficiale idraulico e ceramista e sua moglie Maria Zisler era discendente da Giovanni Zisler di Magonza, presente a Nove fin dal 1780.

Il figlio Antonio nasce il 16 dicembre del 1871. Compie gli studi presso la Regia Scuola di Disegno di Nove e poi a Venezia presso il Regio Istituto delle Belle Arti di Venezia. Nel 1897 è a Roma e frequenta il Corso di Scultura al Regio Istituto delle Belle Arti. Completati gli studi, torna a Nove  dove inizia la sua attività di scultore  e di ceramista.  Si dimostra subito un abile modellatore per la sua grande fantasia e per la sua particolare manualità realizzando una vasta serie di oggetti sia di ispirazione tradizionale-neoclassica sia di ispirazione più moderna (art nuveau). Per tali motivi già negli anni ’20 la sua fabbrica di ceramiche artistiche viene considerata tra le più importanti e grandi di Nove tanto da apparire regolarmente nei cataloghi degli esportatori presso la Camera di Commercio. Il mercato nord-americano era quello più importante, seguito poi da alcuni paesi europei, specie Francia, Germania e Svezia, ed alcuni del Sud-America (Argentina, Brasile, Panama):

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il Grifo di Arzignano

Nel 1901 sulla colonna innalzata sulla Piazza Libertà di Arzignano vi è il suo imponente Grifo in bronzo, simbolo araldico della città, restaurato nel 1999. 

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la statua di San Pietro sul campanile

Il 20 maggio 1905 viene collocata sulla sommità del campanile di Nove una sua statua in rame raffigurante San Pietro benedicente, alta 4 metri e 30 cm, su disegno dell’architetto Vincenzo Rinaldo di Venezia, maestro del neo-gotico religioso e insegnante di Scarpa. In questa statua Antonio Zen dimostra la sua conoscenza sulla scultura monumentale, in quanto, se vista da vicino, si notano in alcune zone maggiori proporzioni, che invece da lontano rendono più armoniosa la stessa statua.

Per lo stesso campanile realizza poco dopo 4 statue in cemento, con anima in tondino metallico, degli Evangelisti. Ogni statua è alta 3 metri. Sono poste attualmente di fronte alla vecchia manifattura. Durante la seconda guerra sono state suddivise in tre pezzi e lasciate nel cortile dove divennero gioco per i bambini. Invero portano addosso non solo gli anni ma anche i danneggiamenti delle persone. Si era stabilita anche una guarnigione di militari tedeschi…. mentre la fabbrica andava avanti nel suo lavoro (con qualche difficoltà) e con una certa apprensione per le vicende belliche in corso.

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NOVE_-_ZEN_-_STATUA_SAN_LUCA_-_IL_BUE_-_DA_SOLO__540X_-_CIMG1254NOVE_-_ZEN_-_STATUA_MATTEO_-_LANGIOLETTO_-_DA_SOLO_-_540X_-_CIMG1252

Tuttavia possiamo ancora adesso identificarle in quanto vicino al basamento lo scultore ha anche scolpito i simboli dei quattro evangelisti: partendo da sx troviamo l’evangelista Luca con il suo simbolo del bue che sporge sia a sx che a dx; quindi l’evangelista Marco  viene identificato per differenza dagli altri, in quanto la testa del leone (il suo simbolo) è stata distrutta e rimane a dx solamente la sua parte posteriore un po’ insignificante; quindi l’evangelista Matteo ben identificato dalla presenza a dx di un angelo ben modellato; e infine l’Evangelista Giovanni dove alla sua base troviamo una formazione aggettante che assomiglia ad un becco e al collo di un grande uccello, quale l’aquila.

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Queste statue dovevano essere collocate sul campanile alla base della lanterna ottogonale dove si vedono ancora adesso i relativi piedistalli (immagine sovrastante)


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CIMG0953_-_LAPIDE_MUSEO_ANTONIBON_-_SOLO_VOLTO_-_640X660_-_ok_-__CIMG0954_-_LAPIDE_MUSEO_-_DE_FABRIS_-_VOLTO_-_640X660_-__ok_--_Nel 1907 e nel 1910 realizza due lapidi marmoree commemorative rispettivamente di Pasquale Antonibon  e di Giuseppe De Fabris.

(immagini sovrastanti)

[De Fabris Giuseppe (Nove, 19.08.1790 – Roma, 22.08.1860), scultore di grande propria personalità artistica nonostante l’influsso canoviano, ha lasciato sculture marmoree in varie città italiane ed europee, ma soprattutto a Roma. Nel 1837 divenne direttore generale dei Musei e Gallerie Ponteficie. Per il suo paese d’origine ebbe sempre un grande affetto, tanto da lasciare un cospicuo lascito per la creazione di una scuola di disegno applicata alla ceramica, che diverrà poi l’Istituo d’Arte di Nove].

[Antonibon Pasquale (Bassano, 29.10.1828 – Nove, 03.11.1905) magistrato, avvocato, deputato al Parlamento, commendatore e sindaco di Nove. Ha raccolto e attuato la preziosa ereditò lasciata dal suo illustre concittadino Giuseppe De Fabris].

Il 9 luglio del 1912 nasce a Nove il figlio di Antonio, e viene chiamato Giovanni Battista, conosciuto come Titta.


Il 19 settembre del 1914 Giovanni Battista Zen (il capostipite) muore e la direzione della manifattura passa al figlio Antonio che la amplia e ne rafforza la posizione sul mercato. 
Modifica anche la ragione sociale in “A. Zen Ceramiche”.

Nei primi anni del  ‘900 collabora con la manifattura Zen il modellatore Pacifico Pianezzola (1875 -1939) [Tale collaborazione durerà fino ai primi anni Trenta del Novecento].


Nel 1914 Antonio Zen assume la carica di Sindaco della città di Nove e copre tale carica fino al 1928, quando viene nominato podestà.

Dopo la prima Guerra Mondiale, amplia e abbellisce  la fabbrica, realizzando poi (nel 1924) un grande fregio a bassorilievo dove vengono illustrate le varie fasi del lavoro ceramico attraverso degli operai “putti”, mentre una grande e splendida figura femminile è posta ad angolo come una polena di una nave, a tuttotondo, mentre trattiene tra le sue mani un piccolo vaso. Una splendida opera! 

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l’opera come si può vedere dall’esterno. Va letta da sx a dx. 

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1. la preparazione del materiale ceramico

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2- le varie lavorazioni 

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3. le decorazioni

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4. la lunga cottura e la consegna del prodotto finito 

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la bella immagine centrale 

Dal 1904 al 1944 è anche presidente della Regia Scuola d’arte e delegato nel biennio 1909-1911 dal Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio nella stessa scuola.

Intorno alla metà degli anni Venti, con l’ingresso in fabbrica del figlio di Antonio, Giovanni Battista (Titta) la manifattura cambia la ragione sociale in “A. Zen & Figlio”.


Negli anni Trenta la fabbrica, ubicata a Nove in via Alfredo Munari [partigiano caduto in una azione bellica a Valrovina  il 12/09/1944], utilizza per la produzione tre forni elettrici e tre a legna e da lavoro a 75 operai. 


In questi anni collabora con la ditta Ruffo Giuntini.
 [Ruffo Giuntini nasce a Pisa nel 1899 e muore ad Empoli nel 1980. Pittore, scultore e decoratore. Inizia la sua esperienza a Perugia, quindi collabora con la manifattura Zen, poi agli inizi degli anni Quaranta ritorna a Perugia e a Deruta (importanti centri della ceramica artistica), poi lo troviamo a Milano, e tempo dopo si stabilisce a Nove collaborando con le manifatture ceramiche “Ancora”, “Barettoni” e “Borsato Antonio Ceramiche”. Nel 1952 si sposta a Empoli con uno studio d’arte e la realizzazione di numerose sculture astratte e informali”]

Nel 1933 cessa la vecchia denominazione con l’entrata del figlio Giovanni Battista (Titta) mutandola in “Antonio Zen & figlio”.

Tra il 1937 e 1941 collabora con la manifattura, con la qualifica di decoratore, Antonio Munari. [E’ un decoratore ceramista. Dopo la collaborazione con la manifattura Zen, negli anni successivi alla seconda guerra mondiale fonda a Nove il laboratorio “Ceramiche A. Munari”].

Il 30 novembre  1940 nasce Antonio Zen, figlio di Giovanni Battista, che dopo aver frequentato il Liceo bivalente di Losanna in Svizzera, ed essersi iscritto alla facoltà di Legge nell’Università di Padova, dovrà lasciare poco dopo i fasti universitari per interessarsi della commercializzazione della manifattura, percorrendo almeno due volte l’anno le vie della gelida Albione e le nuove frontiere commerciali americane.

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Il 5 maggio del 1944 muore il grande Antonio Zen. Giovanni Petucco poco dopo realizzerà una imponente tela in suo onore. (sopra) 

[Petucco Giovanni, Nove 29.08.1910 – Nove 30.06.1961, è stato un apprezzato e valente pittore, scultore e ceramista, nonchè appassionato insegnante presso la Scuola d’Arte, e per questo rifiutò il ruolo di docente alla Accademia delle Belle Arti di Roma].

Negli stessi anni, fino al 1946, tra le fila dei collaboratori troviamo  anche il decoratore Giovanni Bresolin e il fornaciaio Francesco Venzo.
 [Il Bresolin e il Venzo andranno nel 1946 a creare assieme a Carlo Stringa e Gedeone Mattesco la manifattura l’ANCORA.]

Tra il 1948 e il 1949, l’azienda si avvale della attività del pittore Enrico Cacciaguerra [Loreto 1894 – Nove 1970] che realizza interessanti lavori in stile modernista. [Pittore e ceramista decoratore il Cacciaguerra, dopo aver concluso  gli studi d’arte a Loreto e a Urbino, nei primi anni venti collabora con la manifattura veneziana “Bendetelli”, poi verso la fine degli anni Trenta lo troviamo presso la manifattura “Agostinelli-Dal Prà”, e poi nella manifattura Zen. Dopo la seconda guerra mondiale lo troviamo presso la manifattura vicentina “Bressan-Dinale”].

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un piatto decorato da Cacciaguerra

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e un importante vaso “Cacciaguerra”

Dal 1948 la ditta assume un’importante commessa venendo chiamata a realizzare una produzione per la Ardalt di New York.[L’Ardalt, costituita nel 1945, divenne ben presto una importante ditta di importazione e di distribuzione di prodotti ceramici, tra i quali spiccano vari oggetti tra i quali i particolarissimi lavadita, tutti in ceramica bianca, ricoperti di piccoli fiori ognuno fatto a mano, forniti dalla manifattura Zen]

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Dal 1960 al 1980 collabora con la manifattura Zen il pittore Archimede Primon, detto Mede, cui viene concesso un marchio esclusivo ed indicativo dei suoi lavori. Il Primon fu un grande esecutore di opere tipo Delft in blu, sia per la fantasia pittorica sia per la ricercata esecuzione, a quei tempi difficile a realizzare, come si evidenzia nel bellissimo piatto e nel vaso base lampada ad esempio. [Archimede Primon, precedentemente,  nel 1935 aveva aperto a Nove una propria manifattura di ceramiche artistiche tradizionali. Tre anni dopo, nel 1938, abbandonata Nove, fondava a Marostica una piccola società che nel 1939 si chiamava “CAM” “Ceramiche Artistiche Marostica” (che poi avrà la denominazione sociale in Ceramiche Le Torri). Presso questa manifattura iniziarono a lavorare anche persone dei dintorni e diventerà poi la “madre” di tutte le successive manifatture ceramiche marosticensi]


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 sopra un piatto e sotto vaso base lampada dipinti da Primon secondo la maniera Delft.

Dal 1980 al 1995 realizza una serie di pezzi prodotti in esclusiva per Tiffany, tanto da ottenere l’autorizzazione ad apporre assieme al marchio Tiffany anche quello della Manifattura Zen.

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[esempio di vaso decorato con i rispettivi marchi]

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cartolina anni ’60-70 – mani di fioraie al lavoro

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cartolina anni ’60-70 – mani di decoratori al lavoro

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anni ’70-80 – pubblicità per il mercato americano

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Il 23 agosto del 1984 muore a Nove Giovanni Battista (Titta)[immagine a sx].


Poi per motivi famigliari, a partire dal 1995, il figlio Antonio non riesce più a mantenere vivo  il cordone ombelicale tra manifattura e le varie ditte commerciali, e così piano piano non resta altro che chiudere. Questo avviene nel 1997.

 






FONTI DOCUMENTALI

Ausenda Raffaella. Nove. In Ausenda Raffaella, Bonini Gian Carlo (a cura di) – LA CERAMICA DELL’OTTOCENTO NEL VENETO E IN EMILIA ROMAGNA. Banca Popolare di Verona e Banco S. Geminiano e S. Prospero, 1998.

Comacchio Arturo e Zanolli Piergiusepp (a cura di). NOVE IN BIANCO E NERO. Album fotografico fino al 1970. Comune di Nove, Grafiche Novesi, 2009.

Comitato per la Storia di Bassano. STORIA DI BASSANO. Bassano 1980. Ristampa del 1989 a cura della Libreria Scrimin di Bassano.

Minghetti Aurelio. I CERAMISTI. Artisti Botteghe Simboli dal Medioevo al Novecento. 3^ Edizione, Belriguardo, Ferrara, 2001. 

Polloniato Marco Maria. MANIFATTURE CERAMICHE VICENTINE: 1900-1950. Tesi di Laurea della Facoltà di Lettere e Filosofia. Corso di Laurea in Conservazione dei Beni Culturali. Anno accademico 2002-2003.

Polloniato Marco Maria. LA CERAMICA DEL ‘900 A BASSANO E NOVE: DALLE MANIFATTURE ALLE FABBRICHE. In “La ceramica a Bassano e Nove dal XIII al XXI secolo a cura di Katia Brugnolo e Giuliana Ericani. 2004.

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www.archivioceramica.com

(pubblicato dicembre 2016)

 

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