FAVARO PIETRO – PITTORE – Stanghella (PD) 29-09-1912 — 07-05-2000

PIETRO FAVARO

STANGHELLA (PD) 29-09-1912 – 07-05-2000

ILLUSTRE PITTORE PADOVANO DEL ‘NOVECENTO

Notizie Biografiche

Da Pinacoteca FAVARO, Comune di Stanghella, con la collaborazione della Associazione Culturale Athesis
 

Pietro Favaro è nato a Stanghella PD) il 29 settembre 1912, primogenito di Giovanni e Amelia Miatton. Il padre faceva l’artigiano: lavorava il legno e riparava macchine agricole in una officina di sua proprietà, faticando non poco a mantenere la famiglia che con il passare degli anni, si era arricchita di altri sette figli.

Fin da bambino, Pietro mostrava una forte propensione per il disegno e la pittura e aveva presto cominciato a cimentarsi con piccole ma significative prove.

Con lo sguardo attento e curioso di quell’età, osservava gli operai addetti alle decorazioni di interni, che usavano un cliché con motivi d’Angeli; nel tentativo di riprodurli successivamente a mano libera.

Per motivi di lavoro la famiglia si trasferisce a Milano dove il padre trova occupazione stabile.

Aiutato dallo zio Nale Fruttuoso che lo ospita, a quindici anni Pietro Favaro si trasferisce ad Ivrea per studiare e approfondire la pittura a lui tanto cara, gettando le fondamenta per la sua futura carriera artistica.

Frequenta la Scuola d’arte Sacra “E. Reffo” di Torino; é allievo del Prof. Luigi Guglielmino, insieme ad altri giovani di futuro talento.

Diventa in breve tempo un assiduo collaboratore del Prof. Guglielmino e frequenta l’Accademia Albertina di Torino.

Di quel periodo un episodio curioso è riportato da L. Bianchi su “L’Osservatore Romano”: quando Pietro Favaro frequenta la scuola del nudo all’ Accademia, l’esperienza e la bravura accumulate con il continuo ed impeccabile esercizio alla Scuola d’arte Sacra lo mettono subito in risalto, suscitando lo stupore dei colleghi di corso accademico. “Ma dove trovi tu della carta così buona?” gli fu chiesto una volta, come se la delicatezza dei chiaroscuri dipendesse dalla carta. Pietro Favaro, per tutta risposta, il giorno seguente, disegnò su una semplice carta da pacchi, scatenando la gelosia dei suoi compagni.

Dopo aver partecipato, tra richiami e congedi, alla Seconda Guerra Mondiale, si rifugia a Stanghella nel periodo tra il 1943 e il 1945, presso le zie Filomena ed Evelina Miatton, dove rimane fino alla fine del conflitto. In seguito ritorna definitivamente a Torino e riprende la sua attività.

Il 29 dicembre 1946, presso la Chiesa dell’Istituto Artigianelli, sposa Carolina Careglio (Nuccia). Dal loro matrimonio nasce l’unica figlia Renata.

Pietro Favaro è già
un pittore affermato; le
richieste di lavoro che gli
vengono commissionate
aumentano di giorno in
giorno. Nel 1962, alla morte del Prof. Guglielmino, diventa Direttore della Scuola d’arte Sacra. Il Maestro non ama la pubblicità: di temperamento schivo, detesta tutto quello che mette in ombra l’arte per il denaro e con accuratezza evita di mescolare pittura e affari. Per questo motivo il suo nome è poco conosciuto dal grande pubblico, nonostante le sue opere si trovino in numerose città italiane ed estere: ad esempio, per citare solo i lavori più importanti, nel Santuario di S. Giovanni Bosco di Bombay in India, a Bogotà in Columbia, nell’America del Nord, oltre che nel Santuario di S. Giuseppe Vesuviano (Na), e nel duomo di Enego (Vi). Sono lavori consistenti per vastità ed impegno. Sue opere si trovano anche a Catania, Vercelli, Roma, Palermo e naturalmente a Torino. Il Maestro non ha mai voluto viaggiare all’estero, preferendo che fossero le sue opere a viaggiare, in involti cilindrici, grandi anche quattordici metri.

Nel 1988 dedica la sua attività al paese natìo, eseguendo nel marzo dello stesso anno, grandi composizioni corali nella chiesa Parrocchiale di Stanghella. Lavorando solo nei mesi estivi, ter- mina le sue opere nel marzo del 1991, prima della S. Pasqua.

Nel luglio 1991, inizia i lavori nella Chiesa di Conche di Codevigo (Pd) dedicata a S. Maria della Neve che porta a termine nel settembre dello stesso anno. Si definisce un artigiano, con umiltà e modestia che affascina, ma è anche consapevole del suo valore e dei propri mezzi: “Non sarò il primo, ma dopo aver viste tante pitture, non sono nemmeno l’ultimo”. Nel 1993 viene colpito da un ictus cerebrale che lo paralizza in metà del corpo, privandolo quasi totalmente dell’uso del braccio e della mano destra. Ciò avviene nel periodo di preparazione della sua personale di pittura, inaugurata a Stanghella il 18 luglio senza la presenza del Maestro. Vive i suoi ultimi anni a Torino con la figlia e nel periodo estivo ritorna a Stanghella, dove incontra amici e parenti, fino a quando colpito da grave malattia, il 7 maggio del 2000, muore all’età di 88 anni. I funerali vengono svolti a Stanghella, nella chiesa Parrocchiale, dove le sue opere fanno da cornice ad una cerimonia funebre commovente, che vede presenti numerose persone per l’ultimo saluto al Maestro. E’ sepolto nel Cimitero di Stanghella vicino alla moglie Carolina.

(Nella sezione di MAROSTICA, LA CHIESA DI SAN LUCA DI CROSARA sono evidenziate due grandi tele una dedicata a San Giuseppe e l’altr a Sant’Antonio da Padova)

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