I CASONI A FOJAROI DEL MONTE GRAPPA, COME ERANO NEL 1971

I CASONI “A FOJAROI” DEL GRAPPA, COME ERANO NEL 1971

di Gabriele Farronato

Relazione tenuta il 10 gennaio 2014 Da “ATTI E MEMORIE DELL’ATENEO DI TREVISO”

Nuova serie, numero 31, anno accademico 2013/2014

Qualsiasi materiale, purché serva

Il Grappa è un massiccio, compreso tra i fiumi Brenta e Piave, diviso fra 17 comuni, tre province e tre diocesi (Padova, Treviso e Feltre Belluno) e tre comunità montane (1). Il corridoio dell’Adriatico arriva a produrre nella zona del Grappa la seconda zona in Italia per la frequenza di temporali. Ciò tuttavia la media delle precipitazioni si stabilizza tra i 1500 e 1700 mm annui. Come massiccio, il Grappa è praticamente disabitato, poiché le dimore permanenti restano sotto quota 500/600, fatto salvo la località Pragolin di Romano a quota 600/800, qualche famiglia per gestire punti di ristoro (Lepre di S. Nazario, Camposolagna, Ponte San Lorenzo, Colli Alti, entro la Valle di San Vitale di Paderno, sul Monfenera).

Le casere e le malghe sono gli elementi delle dimore rurali con i vari annessi. Sul significato di casera o casa del vicentino, oltre che a considerare abitazioni temporanee e non di pregio, esse erano il luogo di produzione e conservazione del formaggio in una stanza detta “caserin”: questo fa ipotizzare che la loro denominazione sia derivata dal formaggio o caseus, allo stesso modo come avviene nell’Appennino ascolano, per le “caciare”, luogo di produzione del formaggio (2). Attualmente le strade sono molte, forse troppe, tracciate senza criterio, ma non si è mai pensato ad un progetto generale, coordinato. Il latte è raccolto dal caseificio di pianura per i piccoli produttori. Oggi parleremo di dimore temporanee sino alla quota 1400 rappresentate dalle casere alle malghe che, queste ultime per il fatto di essere per lo più di proprietà pubblica o di grandi possidenti sono state quelle che hanno subito modifiche per prime, ma anche queste sono arrivate con grave ritardo.

Le casere invece sono state ricostruite quasi allo stesso modo, nonostante le distruzioni delle due guerre mondiali. Solo dopo il boom degli anni Sessanta del Novecento sono state ristrutturate e adattate a dimora di villeggiatura. Le malghe poi che non avevano strada di accesso comoda o ne erano prive, sono state abbandonate. D’altra parte certi comuni hanno avuto una cura particolare per la loro zona, altri si sono disinteressati. La stessa strada ex statale del Grappa ha avuto un momento felice negli anni Ottanta e Novanta, e, grazie a piccoli interessi locali, si sono fatti lavori di raddrizzamento della strada, ma solo fino a metà tra Campo Solagna e Ponte San Lorenzo. Qualcosa si è fatto sui Colli Alti nel Grappa vicentino, compreso Cismon; la provincia di Treviso ha dato una buona sistemazione alla Strada Giardino e a quella di arroccamento da Pederobba al Grappa; in provincia di Belluno si è fatto qualcosa in Valle di Seren, poco nei comuni di Alano, Quero e Feltre: tutto il massiccio del Grappa ha un grave problema nella scarsa consistenza di voti elettorali e, quasi sempre, in questi ultimi 50 anni non è riuscita a mandare a Venezia o a Roma persone capaci di dare una mossa. Si pensi ad Asolo che ha avuto la “fortuna” di Carlo Bernini e poi il buio. La stessa strada pedemontana del Molinetto, lotto di un progetto che doveva collegare il Bassanese a Conegliano, non ha avuto ancora il ponte sul Piave e sul settore occidentale si è fermata a Possagno.

I vari tipi di costruzioni rurali esistenti – La toponomastica della cartina 1:25000 dell’IGM assegna le seguenti denominazioni alle dimore umane:

– Palazzo: costruzioni montane di fine Ottocento e inizio Novecento, opera di famiglie benestanti bassanesi, specie sui Colli Alti (zona vicentina).

– Casa: rara dimora per rilevare una costruzione non rurale, non ricercata.

– Casera o casara: tipica dimora rurale con muri intonacati.

– Stalla-fienile o Casone: costruzione in origine completamente in legno a non più di due piani, gradualmente sostituita dalla muratura con malta e intonacata, mentre il secondo piano ha la travatura e questa coperta da mazzetti di foglia lunghi un metro. A piano terra è adibito a stalla e al secondo a fienile ed anche a camera. Accanto alla stalla fienile esiste un piccolo edificio che serve da cucina con annesso caserino ossia luogo di conservazione del formaggio. Altri annessi rustici sono con il pollaio e altre necessità legate alla vita in 
montagna, come depositi di legna.

– Malga è termine recente, nel feltrino detta Stalle per indicare un 
edificio per l’alpeggio temporaneo per grandi numeri di bovini ossia da 50 a trecento capi. Malga nel vicentino indica anche un pascolo comunale privo di edifici, ma distribuito tra coloro che hanno casere con bestiame da mandare al pascolo.

A questi toponimi si aggiungono tra gli annessi rustici:

– Ghiacciaia (jatzèra, giasàra) per la conservazione del latte: a forma 
rotonda o quadrata con tetto coperto a fojaroi sfrutta la neve che viene inserita a febbraio e bagnata in modo da formare un blocco unico dello spessore anche di quattro metri, sempre sufficiente a garantire la conservazione del latte delle casere a bassa produzione e permettere di lavorarlo ogni due o tre giorni.

– Cason d’aria e Casel del Latt: modello ripreso dalla pianura costituito da una base con quattro pilastri in muratura che deve sostenere 
uno steccato che impedisca l’ingresso notturno ad animali selvatici. Qui si conserva il latte munto alla sera che sarà poi lavorato l’indomani con quello del mattino.

– Spelonca, in feltrino Speloncia o fogola e in trevigiano e vicentino spinoncia: si tratta della costruzione di un monolocale senza finestre e con una porta, coperto a lastre di pietra per tetto. Il locale deve essere eretto presso la “fogola” ossia un orifizio in cui circola l’aria di cavità carsica ad una temperatura intorno allo zero. Qui si conserva il latte come in una ghiacciaia.

– Cason del fogo o del fuoco: è la cucina e luogo di lavorazione giornaliero del latte che è presente nelle malghe. Questo non è mai coperto con i fojaroi, ma con tegole.

– Pendana: è un ricovero per il bestiame bovino non da latte, costituito da un porticato o loggia addossata alla montagna.

Questa sera, più che una relazione, farò una carrellata di immagini su queste dimore, molte delle quali erano coperte a fojaroi (3) ossia a mazzetti di foglia di faggio lunghi circa un metro e postati con inclinazione per avere uno spessore di cm. 80. In ambiente di normale utilizzo, questa copertura durava circa 70 o 90 anni e servivano 120 quintali di fogliame per coprire una casera regolare.

Il mio rilievo del 1971 non è che la presa d’atto dell’esistente e la constatazione dolorosa che la storia dell’uomo elimina i ricordi, poi, dopo decenni, li vuole rivedere. È il caso delle costruzioni militari della prima guerra mondiale con garitte, cisterne e trincee. Per i tetti a fojaroi il disinteresse nei settori trevigiano e vicentino è stato generale, mentre in quello feltrino si hanno gli esempi di Valpore (ricostruzione di un casone) e del Boarnal con la fattoria didattica dell’agriturismo gestito dalla famiglia di Leonardo Valente e Beatrice. Gran parte dei casoni a fojaroi è sparita e molti sono quasi ruderi. 
I casoni, oggi tipici del Grappa, ridotti a poca cosa, erano invece sparsi anche in altre zone, sia nell’Altopiano di Asiago che nella montagna di 
Arsiè e così via.

Le foto sono tutte dell’autore del 1972 e anni precedenti.
 I casoni ora sono principalmente nel comune di Seren del Grappa e si riferiscono ad una zona montana abitata per sei mesi e più all’anno: salivano quassù da maggio o verso la fine del mese per restarvi anche tutto l’anno, specie quando l’economia era particolarmente in crisi; così i meno agiati non scendevano a Valle di Seren per svernare. Fu aperta anche una scuola elementare, ma non una chiesetta. Dopo la prima guerra mondiale, le cose cambiarono provvisoriamente. Dapprima si dovettero ricostruire le casere quasi completamente distrutte per essere in prima linea, sempre secondo la consuetudine con le case coperte con mezzi diversi. La novità fu rappresentata dalla guerra che lasciò sul terreno molto materiale bellico in gran parte recuperato dai montanari che separarono il residuato di esplosivi per venderlo come ferrovecchio, mentre il filo spinato, le lamiere, paletti di sostegno dello spinato e altro materiale risultò un prezioso contributo a dare un altro aspetto alle povere abitazioni. Per le casere più agiate e chi aveva possibilità non si ricorse più ai fojaroi ossia alle mazzette di foglie di faggio, poste ancor verdi sul tetto, ma vi misero in primo luogo l’eternit, materiale considerato pulito e più pratico (come riferito anche dall’autore l’eternit da molto tempo (anni 1955-1960) è un cancerogeno; numerose sono state e continuano ad essere morti da mesotelioma pleurico . VB)

Val delle Bochette, Seren del Grappa

Un modello classico del casone del Grappa appartenente a famiglie che passavano sulla montagna quasi la metà dell’anno: lamiere, lo spinato e altro sono residuati bellici. La chiusura del tetto a fojaroi con lamiera ha sostituito una elaborazione fatta con la paglia.

Casera Croseròn di Prassolàn (m. 1300), Seren del Grappa (anno 1971)

Sguardo d’insieme con appena visibile la cima del Grappa.
In primo piano la speloncia o fogola cioè il frigorifero di casa ove la temperatura è costante vicino a 0° sia d’inverno che d’estate.
 In secondo piano il casone con annessa piccola stalla per pochi bovini con il tetto coperto a fojaroi e parzialmente con lamiere da residuato bellico. L’edificio era utilizzato nel 1971.

Casera Croseron di Prassolàn (m. 1300), Seren del Grappa (anno 1971). Il cason d’aria a fojaroi

Un raro esempio di cason d’aria coperto a fojaroi. Questo tipo di edificio è costituito da quattro pilastri. Qui si vede con una chiusura parietale in polloni di faggio (le grandi malghe hanno la struttura in assito o di tavola) allo scopo di impedire l’accesso ad animali selvatici. In questo caso il casone aveva anche gli strumenti per la lavorazione del latte e per questo detto casel del latt. Tutte le malghe con oltre 30 capi bovini lattiferi ponevano nel cason d’aria il latte munto alla sera, che unito a quello del mattino successivo consentiva di avere una buona quantità per la trasformazione in formaggio. Si noti ancora che il casone è protetto da piante di faggio o altra essenza per tenerlo più riparato dai raggi solari.

Casera Croseron di Prassolàn (m. 1300), Seren del Grappa (anno 1971)

Si vede subito che si tratta di un luogo usato per molti mesi l’anno. 
La stufa economica “el canfin” (il lume a petrolio) per l’illuminazione, la piattaia e molti appigli; da notare la carta da parete della piattaia.

Magnola di Cismon del Grappa, quota 1140. Un classico casone del Grappa coperto a “fojaroi”

Giuseppe Mazzotti, Treviso, 1938, de Agostini, p. 63. Il Monfenera

Si nota un rustico, oltre la casera, coperto a fojaroi.

Casera Valpore (quota 1305), Seren del Grappa, nel 1970

La casera in primo piano è la stalla fienile e quella in secondo è il cason del fogo, migliorato in cucina con abitazione del contadino. Il casone in primo piano svolge la funzione di stalla e fienile con ingresso a valle per la stalla (si veda la loggetta) e da monte per il fienile. Questo casone è quello esistente nel 1970, mentre oggi è stato ricostruito.

Casera Valpore (quota 1305), Seren del Grappa, nel 1970

Come si costruiva la copertura del fienile senza architrave e con i mazzetti a fojaroi legati con vegetali esistenti in loco.

Casera Valpore (quota 1305), Seren del Grappa, nel 1970

 Il soffitto pavimento tra stalla e fienile costituito dai tronchi di piante giovani di conifere. Più che instabile, si potrebbe dire che il fieno copriva lavori eseguiti con impegno, ma non sempre con perizia.

Località Magnola Magnola(m. 1255), Cismon

Ghiaccia, ora demolita, che si trovava dopo l’ultima casa della Magnola.

Casera Maddalozzo (m. 981), Col di Baio, Arsié 

La casera, già in rovina nel 1970, è stata demolita per un garage nel 1971.
 Era un raro esemplare di costruzione in muro a secco e con il tetto a scandole (scaglie o assicelle di legno).

La foto sopra era la facciata della stessa ove si è usato un po’ di intonaco per ricavare una specie di lapide con i carboncini che forniscono la datazione del 1778.

Casera Lira (m. 958). Col di Baio, Arsié 

Annesso rustico con muri a secco ricoperto da cortecce d’albero e tenute ferme da sassi e pertiche.

Casera Begnaminion, Valle di Schievenin, Quero

Fienile all’aperto con le pareti rivestite di erica. La porta al secondo piano è ovviamente un recupero.

Casoni Bisatella (m. 917), Val Reselé, Seren del Grappa

 Il tetto è coperto da pesanti lastroni (a laste).

Località Magnola (m. 1200), Cismon

Acqua piovana che scende dal tetto della casa e finisce nel pozzo.
 Si noti l’eternit (dichiarato cancerogeno) che era usato ovunque e ha sostituito i tetti a fojaroi.

Valle dell’Albero di Seren del Grappa, 1970, prima dell’apertura di strade

Una tipica valletta della montagna di Seren con le casere poste sul versante esposto al sole (solivo). Si notino i muriccioli a secco dividenti la proprietà degli usurpi dai fondi comunali. Diversamente dal Grappa vicentino (Romano, Pove, Solagna, San Nazario e Cismon) nei contratti era fatto obbligo di piantare una siepe, più difficile da spostare in poco tempo come i muri a secco. Si osservi ancora la donna che sta portando il poco latte alla “fogola” o “speloncia” (se ne vedono due sulla destra quasi al centro). Più sicura la siepe viva come confine, qui in Valle di Seren si sono preferiti muri a secco per divisori, con danno della proprietà pubblica. La maggior parte dei fondi sono detti “usurpi o usurpet” che il Comune ha poi dovuto regolare per recuperare parzialmente la proprietà.

 Le due speloncie o fogole col tetto a lastre di pietra

 “Speloncia” Val delle Bocchette (m. 1235), Seren del Grappa

La speloncia era usata da più casere: qui si vede che è parzialmente utilizzata. È stata costruita una tettoia per riparare il latte da cadute indesiderate.

Valle dell’Albero, Seren del Grappa

La casera coperta di faggio a fojaroi è utilizzata solo per il bestiame, mentre la casera di abitazione ha eliminato l’eternit e posto le lamiere, residuati bellici, è stata organizzata con la raccolta di acqua piovana che confluisce nel pozzo. A sinistra una casera abbandonata che aveva la camera da letto nel fienile. Sullo sfondo il Col dei Letti.

Colli Alti, Solagna

I luoghi del dormire in casera fino alla metà degli anni Sessanta del Novecento erano questi, anche nell’area vicentina del Grappa.

Casoni Menegaz (m.1000) Vallonèra di Seren del Grappa nel 1969

 Il casone è visto da monte. Le lamiere che si vedono a destra coprono la cucina, mentre il tetto del fienile, posto ovviamente sopra la stalla, funge da camera da letto (il fieno era posto all’esterno in fienili a pianta rotonda con un solo palo centrale dette Mede o mete; il barco o barc era un fienile a pianta quadra con quattro pali ed un coperto regolabile.

Casoni Menegaz (m.1000) Vallonèra di Seren del Grappa nel 1969

I segni dell’abbandono. Qui non si poteva più vivere e quindi l’emigrazione fu l’unica soluzione. Si notino i mazzetti delle foglie di faggio e la semplicità della costruzione della parete.

Malga Barbeghera (n. 1198), comune di Alano di Piave

Nomenclatura di una malga.
 Al centro la pendana o ricovero per bovini non lattiferi (manze e vitelli); in alto il primo edificio sulla sinistra è la stalla; quello al centro è la cucina o cason del fogo dove si lavora il latte con annesso caserino o magazzino di conservazione. Il terzo è il cason d’aria per conservare il latte della sera e poi lavorarlo al mattino. Si noti anche qui l’utilizzo dell’eternit.

Punta Brental, quota 1050, Possagno

Cisterna d’acqua in caverna costruita nella grande guerra della capacità di centomila litri. È ancora in uso, collocata sulla strada Monte Tomba-Archeson circa il confine tra Cavaso e Possagno.

Val delle Bocchette, Seren del Grappa

Un caserin, luogo molto simile alle cantine rurali, ma nato per conservare il formaggio, mentre la lavorazione avviene in cucina.

Val di Damoro,Casera Ciocco (m. 1353), Pove del Grappa

A fine monticazione si sparge il letame per la nuova stagione.

Colli Alti, casera Brotto detti Selva, Solagna

 Pozzo a bilanciere.

Casera Brotto detti Selva, Colli Alti, Solagna, nel 1970

Nonostante le strade vicine, il trasporto del latte, come del fieno era ancora antiquato col l’uso di una slitta.

Malga Paradiso (m. 1315),Valle dell’Archesett, Possagno

Non ha alcuna strada d’accesso. Abbandonata nel 1971. È stata recentemente alpeggiata. Il monte è il Medata (1396) in comune di Alano di Piave.

Malga Pitz (m. 1460), Alano di Piave

Due immagini relative al cason d’aria o casel del lat (sopra) e all’allevamento dei suini (sotto) ormai a fine stagione in ragione del 30% del bestiame bovino monticante. Foto senza spiegazione in continuazione della precedente

 allevamento suini

Casera Croseròn di Prassolàn (m. 1300), Seren del Grappa (anno 1971)

Nonostante le innovazioni di allora, questa signora seguiva gli antichi usi.

NOTE

nota 1. Questa conversazione è uno spunto tratto da Gabriele Farronato, Note di antropogeografia sul Massiccio del Grappa, Università degli studi di Padova, Facoltà di Magistero, Istituto di Geografia, tesi di laurea, a. a. 1971- 1972.


Nel Grappa, in periodo estivo monticavano 5000 capi bestiame verso il 1950, nel 1971 la quota era scesa a 3900 i bovini, un centinaio di equini, 2300 ovini e circa 300 suini di cui la maggior parte di pochi mesi.
 Per uno studio del Grappa esistono numerosi elaborati che spesso sono a soggetto, secondo l’uso del tempo in cui sono stati scritti con poca bibliografia. Mi permetto, per chi volesse saperne di più di leggere:
 Lino Gubert, La vita pastorale nelle Prealpi Feltrine, Istituto di Geografia dell’Università di Padova, tesi di laurea, a. a. 1949-1950, su uno studio del 1942. È interessante sebbene limiti la sua zona al Grappa Feltrino e dove le casere sono dette maiolère.
 Nicola Parolin, Notizie antropogeografiche sul Canal di Brenta, Istituto di Geografia dell’Università di Padova, tesi di laurea, a. a. 1966-1967.
 Aldo Quarisa, L’Asolano, monografia geografica, Istituto di Geografia dell’Università di Padova, tesi di laurea, a. a. 1949-1950. Con dati marginali, ma interessanti.
 Ottone Brentari, Guida storico alpina di Bassano, Sette comuni ecc., Bassano, Pozzato, 1885.
 Antonio F. Celotto, Montegrappa nel suo aspetto storico e scientifico, Bassano, Minchio, 1965.
 Plinio Fraccaro, Club alpino bassanese, Guida del Bassanese, Bassano, Pozzato, 1903.
 Gaetano Giardino, Le battaglie d’arresto al Piave e al Grappa, Milano, Mondadori, 1929. Interessante per le condizioni del Grappa, ma nessun accenno alle abitazioni con descrizione dei lavori militari attivati.
 Gaetano Giardino, Rievocazioni e riflessioni di guerra, vol. I-III, Milano, Mondadori, 1935. Nel secondo volume parla dell’economia del Grappa: “Risorse. Nessuna”. Ovviamente il Grappa fu, per i paesi pedemontani, una risorsa unica, anche per la raccolta dei residuati bellici.
 Augusto Adriano Michieli, Le prealpi feltrine ed il gruppo del Grapppa, in “La geografia”, VI, 5 (1918), pp. 353-365.
 Torquato Taramelli, Il massiccio del Grappa, Novara, De Agostini, 1918. Opuscolo di geologia, ma impreciso sulla parte antropica.
 R. Toniolo, G. Giusti, Lo spopolamento montano in Italia: vol. IV, Le Alpi venete, Roma, Failli, 1938. Per questo studio la montagna trevigiana non esiste.

nota 2. Carlo capelli, Tholoi mediterranee nel Piceno, in “Antiqua”, rivista per la conoscenza e la valorizzazione dei Beni Culturali”, anno VI, n. 2, aprile-giugno 1981, Roma, p. 10.

nota 3 Mauro Varotto, Il paesaggio dell’abbandono nel massiccio del Grappa, in Insediamenti temporanei nella montagna bellunese, La comunità montana Feltrina, centro per la documentazione della cultura popolare, quaderno n. 14, a cura di Daniela Perco, Feltre, 1997. L’autore (pp. 7-30) fa il punto sulla situazione per il Grappa feltrino chiamando il termine a fojarol mentre le signore della Valle delle Bocchette lo chiamavano nel 1970 “a fojarole”. A questo punto, in fase di estensione della tesi si è optato per un termine valido per tutte le aree del massiccio appartenenti a tre province chiamando la copertura a fojaroi in quanto l’unità è un mazzetto lungo circa un metro e collocato sul tetto con leganti vegetali del luogo. Nello stesso volume segue il contributo di Marco Pollet e Leonardo Valente, Fojaroi nella valle di Seren, pp. 31-46. Pollet e Valente hanno svolto una nuova indagine sui casoni, compiendo rilievi interessanti tra il 1987 e il 1997.

nb. Ringrazio il prof. Gabriele Farronato per la cortese disponibilità a questa pubblicazione

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