MANZONI GIACOMO – Padova 30-03-1840 – 24-10-1912 – UN GRANDE PITTORE PADOVANO NEL VENETO

MANZONI GIACOMO

NOTE BIOGRAFICHE E ARTISTICHE

a cura di Vasco Bordignon

Nato a Padova il 30 marzo 1840, iniziò da ragazzo lo studio del disegno e della pittura; seguì gli insegnamenti di Vincenzo Gazzotto (1807-1884), finché entrò all’Accademia di Belle Arti di Venezia. La fine degli studi veneziani coincise con gli anni della seconda guerra d’indipendenza e il Manzoni, come tanti altri giovani di quell’epoca, pur essendo cittadino austriaco, decise nel 1860 di arruolarsi volontario: entrò a far parte, come bersagliere, delle truppe dell’Emilia e partecipò alle operazioni che permisero di sottrarre le Marche al dominio papale. In seguito con il suo battaglione seguì il re Vittorio Emanuele II in Abruzzo, dove fu impegnato nella lotta contro il brigantaggio; nel dicembre dello stesso anno, fu presente all’assedio di Civitella del Tronto, uno degli ultimi avamposti delle truppe borboniche; infine, dopo essere stato a Napoli e a Palermo, venne congedato.

A quel punto sarebbe stato rischioso per lui tornare nella sua città, ancora in mano all’Austria e così decise di trasferirsi a Firenze, dove rimase alcuni anni, fino al 1866. Il periodo trascorso nella città toscana fu comunque intenso: ripresa l’attività pittorica, si dedicò allo studio delle opere conservate nelle pinacoteche, entrò sicuramente in contatto con l’ambiente artistico cittadino (in quegli anni si andavano diffondendo le nuove teorie dei pittori “macchiaioli”) e si legò d’amicizia al giovane pittore forlivese Francesco Vinea (1845-1902), studente di Enrico Pollastrini (1817-1876) presso l’Accademia di Belle Arti, che diverrà poi celebre per la pittura di genere in costume. Proprio il Vinea eseguì a Firenze nel 1865 un ritratto del giovane Giacomo, raffigurato seduto con aria pensosa e con la testa appoggiata alla mano destra. A Firenze si sposò una prima volta nel 1865 con Elvira Giani e dal loro matrimonio nacquero due figli, Vittorio e Francesco. In seguito, rimasto vedovo, si risposò con Amalia Berretta, da cui ebbe Giuseppe, Angelo e Anna.

autoritratto, 1860 circa, olio su tela incollata su cartoncino 

1865 dipinto del Vinea

Tornato a Padova e sentendosi ancora parte di quel clima libertario e risorgimentale che lo aveva spinto a combattere in precedenza, entrò a far parte del Corpo della Guardia Nazionale, col grado di luogotenente, dal 1867 al 1868.

Dopo l’annessione del Veneto al Regno d’Italia, la vita del Manzoni rientra, per così dire, nella normalità: da quel momento si dedicherà solamente all’attività di pittore e alla famiglia; dimorerà a Padova per tutti gli anni a venire, divenendo un artista molto richiesto e stimato.

Partecipò a varie esposizioni d’arte, sia nella sua città che in altre sedi italiane come Venezia, Verona, Torino, Milano, Roma. A Padova, si segnalano le mostre organizzate dal Circolo Filarmonico Artistico (con sede allora in via San Lorenzo), alcune delle quali da lui stesso organizzate.

Dopo aver soggiornato per qualche tempo a Nove (VI), dove aveva imparato la tecnica della maiolica presso lo stabilimento Antonibon, nel 1887 costituì a Padova la “Società padovana per la fabbricazione delle ceramiche artistiche”, con sede in Prato della Valle; purtroppo incontrò ben presto numerose difficoltà finanziarie e fu quindi costretto a chiudere lo stabilimento pochi anni dopo l’apertura.

Nel dare la notizia della morte avvenuta il 24 ottobre 1912, i giornali dell’epoca non mancarono di descrivere Manzoni come “uno dei più valenti pittori della scuola veneta”, particolarmente esperto nell’eseguire quadri di natura morta e autore di numerosi affreschi nelle chiese di Padova e dintorni, nonché ritrattista di grande valore.

Nel 1914 venne organizzata una mostra postuma presso il Circolo Filarmonico Artistico, nella quale furono esposte ben 124 opere, di cui solamente tre sono attualmente rintracciabili. L’elenco del dipinti, presente nel catalogo, chiarisce subito che Manzoni non era solo, o prevalentemente, un pittore di nature morte; è vero che in quell’occasione ne furono presentate diciotto, ma è evidente che si era cimentato pure in altri campi: il ritratto, che gli fece ottenere nel corso di tutta l’attività lavorativa numerose commissioni, la pittura “di genere”, come è testimoniato da titoli quali Impressione, A colazione finita, Pescheria, Lavandaie al torrente, Lettere d’amore, Mendicante russo, Suonatrice di mandolino, Erbivendola, Zingara e altre, oltre che il paesaggio. Con la pittura di genere aveva avuto i primi contatti a Firenze, grazie soprattutto a Francesco Vinea, ma nuova ispirazione gli derivava dalla conoscenza dell’opera di Giacomo Favretto, come sottolineava Luigi Brunello nel presentare il catalogo della mostra.

L’attività di ritrattista di Manzoni è oggi scarsamente documentata, in quanto i numerosissimi ritratti che sappiamo eseguiti nel corso della sua carriera si trovano in collezioni private e se ne sono in gran parte perse le tracce. Ma la dote di abile disegnatore, capace con notevole scioltezza nel rendere quasi vive e reali le persone raffigurate, si può comunque apprezzare grazie alle numerose litografie (edite dalla tipografia Prosperini) che venivano stampate in occasione di particolari ricorrenze e per le quali Manzoni probabilmente si serviva di una fotografia del soggetto raffigurato, oltre che della copia dal vero. Un gruppo di ritratti è attualmente conservato presso il Palazzo del Bo e comprende una serie di professori dell’università di Padova: Achille De Giovanni, Francesco Marzolo, Giusto Bellavitis, Emilio Morpurgo, Giovanni Canestrini, Giovanni Santini (datato 1878), Giampaolo Tolomei, Vicenzo Pinali, Gustavo Bucchia e Tito Vanzetti. Un secondo nucleo di opere, che si trova nella Biblioteca Civica di Padova, è composto sia da noti professori dell’ateneo patavino che da illustri rappresentanti della società padovana dell’Ottocento, come Alberto Cavalletto (1892), Francesco Fanzago e Paolo Camerini. Nel Gabinetto dei disegni e delle stampe del Museo civico di Padova, oltre ad alcune copie di litografie già citate, sono conservati il ritratto di Garibaldi, risalente al 1882, anno della morte11 e quelli del Re Umberto I e della Regina Margherita, datati 1878, quando la coppia cinse la corona d’Italia.

L’attività comunque che oggi, a quasi un secolo dalla morte, più conosciamo di Manzoni è quella che lo vide impegnato nella decorazione delle chiese. Quando si parla di affreschi però si usa un termine improprio, perché i dipinti che ha eseguito sono in realtà delle tempere a secco e questo, purtroppo, in molti casi ha pregiudicato la loro conservazione. Elenco delle opere religiose presenti nel territorio (tra parentesi gli anni di esecuzione, se documentati) PADOVA – Chiesa di San Pietro (1886) due pale (Sant’Anna, santa Lucia e santa Margherita da Cortona, San Giuseppe col Bambino, san Domenico e sant’Antonio) – Chiesa di San Clemente (1896) dipinto murale sul soffitto (Trionfo di san Clemente) – Chiesa di S. Maria Assunta del Bassanello (1907) dipinto murale sul soffitto (Assunzione di Maria) – Chiesa dell’Immacolata (1903) dieci dipinti murali sulle pareti dell’aula (Storie di Maria).

PROVINCIA DI PADOVA – Chiesa parrocchiale di San Siro di Bagnoli (1883 e oltre) dipinto murale sul soffitto (Gloria di san Siro), pala (Sacro Cuore). – Duomo di Abano (s.d.) due dipinti murali sulle pareti del presbiterio (Cacciata dei mercanti dal tempio, Istituzione dell’Eucarestia) – Chiesa parrocchiale di Cervarese Santa Croce (1872) pala (San Giuseppe, san Giovanni Battista e sant’Antonio) – Chiesa parrocchiale di Santa Giustina di Teolo (s.d.) dipinto sul soffitto (Gloria di santa Giustina) – Chiesa parrocchiale di Fossalta di Trebaseleghe (1888) pala (La visione di sant’Antonio) – Chiesa parrocchiale di Santa Giustina in Colle (1900-1902) dipinti murali su soffitti e ponti delle tre navate e del presbiterio (storie di Santa Giustina, di san Giuseppe, di Maria; serie di santi e angeli) – Chiesa parrocchiale di Arsego (1897 e primi anni del Novecento) due pale (una con il Sacro Cuore di Gesù e l’altra con Maria, san Francesco, Isidoro l’agricoltore, Pasquale Baylon e Felice di Cantalice) e dipinto murale ne! catino absidale (Gloria di angeli) – Chiesa parrocchiale di Villa del Conte (1900) due tele (Martirio di Santa Giuliana e Morte di San Giuseppe); quattro dipinti murali nel transetto del presbiterio – Santuario Antoniano di Camposampiero (s.d.) tela (Visione di Sant’Antonio).

ROVIGO – Chiesa parrocchiale di Sant’Apollinare (1900-1901) sei dipinti murali sul soffitto e sulle pareti dell’aula e del presbiterio (quattro con storie di sant’Apollinare e due con storie dell’Antico testamento).

PROVINCIA DI ROVIGO – Duomo di Adria (1900) Misteri del Rosario sulla parete destra del transetto.

PROVINCIA DI VICENZA – Chiesa arcipretale di Romano d’Ezzelino (1902-1903) cinque dipinti murali (presentazione di Gesù al tempio, sul soffitto dell’aula; La vittoria di Cristo sul male, sul soffitto del presbiterio; lunetta della controfacciata con La cacciata dei mercanti dal tempio; La conversione di Ezzelino e il miracolo della mula sulle pareti del presbiterio);

PROVINCIA DI TREVISO – Sant’Andrea oltre il Muson (circa 1900) quattro evangelisti (dipinti murali sulle pareti dell’aula).

 

Fonte documentale

Un pittore da riscoprire: Giacomo Manzoni di Sonia Zanon in Quaderni della Fondazione Alta Padovana Leone Wollemborg, n.10, dicembre 2007.

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