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MAROSTICA – LA CHIESA DI SAN LUCA DI CROSARA

 

MAROSTICA – LA CHIESA DI SAN LUCA DI CROSARA

di Vasco Bordignon

BREVI NOTE STORICHE

La chiesa di San Luca appartiene alla Diocesi di Padova ed è dedicata ai santi Giovanni e Luca ed è costruita nella parte superiore del Monte di San Luca, detta il Zovo.

Sulla sua origine storica non ci sono notizie certe, anche se dalla pubblicazione della diocesi di Padova ci sono dei documenti che ne accertano la presenza fin dal 1267, quando tra i testimoni convocati, il 6 marzo di quell’anno, nel cimitero di S. Maria di Porciglia di Padova per testimoniare sulla guarigione miracolosa di una certa Aicarda di Gerardo avvenuta presso la tomba del b. Pellegrino (Antonio Manzoni) vi era anche un certo “don Marchesino priore della località di San Luca di Marostica”.

Inoltre nell’estimo papale del 1297 l’ultima delle otto chiese dipendenti dalla pieve di Santa Maria di Marostica  viene citata ”la chiesa di San Luca’,  che era retta dal prete Terrisio. [l’estimo esprime l’insieme dei criteri e dei procedimenti adottati per quantificare in denaro un qualsiasi bene economico, in questo caso della chiesa, dal quale si deduceva la decima (parte) ovvero il tributo da versare]. Nell’estimo papale del secolo successivo è elencata ancora come l’ultima delle chiese della Pieve di Marostica la chiesa di San Luca, valutata 17 lire di piccoli. Si legge dall’Archivio Vescovile che si chiamava ancora così in data 13 febbraio 1411 dalla relazione del prete Pietro figlio di Nicola da Loch, Germania.

Invece nella relazione della visita pastorale del vescovo Barozzi il 12 aprile1488 si parla “della chiesa di San Giovanni Evangelista posta nel territorio di Marostica, situata nella contrada di San Luca”. Tale scritto viene interpretato come sia stata sostituita l’antica chiesa di San Luca con un’altra in cima al colle, intitolata all’apostolo Giovanni, mentre il nome di San Luca veniva attribuito solo alla contrada. Nella stessa relazione si descriveva “la chiesa molto stretta e povera con un alto campanile”. Erano così quasi tutte le chiese campestri di quel tempo. Il vescovo ordinò di costruirne una nuova.

Venne così rifabbricata e lo stesso Vescovo Pietro Barozzi la consacrò il 16 aprile del 1494  “dedicandola all’apostolo ed evangelista Giovanni nella località di San Luca, territorio di Marostica”.

In realtà continuò ad essere indicata con il nome dei due santi, Giovanni e Luca.

Infatti nell’Archivio Vescovile del 13 dicembre dello stesso anno 1494, viene riferito come “a causa della morte del presbitero Giovanni, la guida della comunità  dei Santi Giovanni e Luca, dipendente da Marostica,  era vacante”.

Il 30 novembre del 1528 morì don Francesco Nichele, un importante parroco proveniente da una famiglia nobiliare e assai ricca. Questo sacerdote lasciava alla chiesa nel suo testamento una cospicua somma, che – forse – permise successivamente di ordinare al grande pittore dell’epoca Jacopo Dal Ponte la pala della Deposizione (realizzata tra il 1537 e il 1538)  che già nel 1571 in occasione della visita pastorale veniva citata come presente.

La chiesa venne poi restaurata e ingrandita per decreto del vescovo Barbarigo datato 14 ottobre 1726.

Nel 1731, il 27 di marzo un vento violentissimo rovinò gravemente il tetto e le vetrate della chiesa e rovesciò la cupola del campanile.

La Chiesa di San Luca rappresentò fino al 14 febbraio 1753 la chiesa madre anche della chiesa di Crosara: infatti solo in quella data il cardinale Carlo Rezzonico poi papa Clemente XIII eresse in parrocchiale la chiesa di Crosara con proprio territorio, separato da quello di San Luca, dopo aver avuto nel 1601 l’autorizzazione a costruirsi una propria chiesa.

Questa separazione non fu indolore.

Il 16 agosto 1767 un fulmine colpì la sommità del campanile con distacco di varie pietre che caddero sul tetto della Chiesa producendo su di esso cinque buchi con caduta in chiesa di tavelle e coppi e sassi sulla gente presente, ma non vi furono morti.

Nel 1855 fu rifatto il soffitto per volontà dei paesani per essere stati graziati dal colera che aveva portato morte nei paesi vicini.

Gli affreschi furono eseguiti nel 1866 dal pittore Pittaco Rocco Raimondo di Udine.

Anche nel XX secolo sono stati effettuati vari lavori di rifacimento della cupola del campanile, lavori sulla facciata della chiesa, e si sono inaugurati gli altari di San Giuseppe e di Sant’Antonio (1946 – 1948).

Il 24 novembre 1950 furono inaugurati nuovi interventi di restauro della chiesa e del campanile.

Il 29 agosto 2004 il vescovo di Padova Antonio Mattiazzo ha celebrato la dedicazione del nuovo altare maggiore e l’inaugurazione del grande affresco dell’Assunzione in cielo della Madonna realizzato nel soffitto dell’aula e gli affreschi del presbiterio.

LA CHIESA OGGI 

L’ESTERNO 

Come detto, la chiesa di San Luca si erge sulla sommità del monte omonimo, con accanto un erto campanile e il cimitero.

la facciata  il campanile addossato

la facciata in lastre di marmo bianco; ingresso con frontone  aperto, e finestrone a forma di trifoglio

campanile e parte della chiesa vista da sud

nell’immagine da sinistra la canonica, la chiesa e il campanile

immagine da sotto il cimitero, addossato alla chiesa

L’INTERNO

L’interno è costituito da unica navata che termina in un presbiterio absidato. Oltre all’altare maggiore, vi sono a ridosso del presbiterio rispettivamente a sx e a dx l’altare di San Giuseppe e l’altare di Sant’Antonio da Padova; più ad ovest troviamo a sx l’Altare della Madonna Immacolata e a dx l’altare della Deposizione di Gesù nel sepolcro  ma dai fedeli detto della Madonna Addolorata con la pala di Jacopo dal Ponte.

visione dell’aula  e del presbiterio, dall’ingresso in chiesa

dal presbiterio verso l’uscita e si intravedono le formelle della Via Crucis di Luigi (Gigi) Carron.

IL PRESBITERIO 

Al centro l’altare della celebrazione rivolto verso i fedeli e più avanti l’altare dell’Eucarestia, delimitato lateralmente da due statue realizzate in pietra di Vicenza.

l’altare eucaristico è abbellito da un alto tabernacolo impreziosito da marmi e da una bella lavorazione circolare. Interssante anche il paliotto d’altare. Le statue dovrebbero rappresentare i santi Giovanni e Luca.

Al centro della parete absidale vi è questa grande pala  della Madonna con Bambino e con i Santi Evangelisti Giovanni a sx e Luca a dx con il suo simbolo appena visibile. A sx un busto di una figura sacerdotale in preghiera, verosimilmente il parroco comittente dell’opera . Viene considerato un dipinto della prima metà del ‘700 di scuola veneta (dapontiana?) . Misura 198×113 cm,

Nei pennacchi della volta sono stati affrescati  i 4  evangelisti : da sx a dx Matteo, Marco, Luca e Giovanni.

Nella volta vi è un affresco di Gesù risorto.

Nel lato sud vi è una bella vetrata con due angeli in ginocchio, adoranti  il divin Agnello (Gesù) sacrificato per noi. Non conosco l’autore.

GLI ALTARI

L’altare di San Giuseppe si trova a sinistra del presbiterio. E’ un altare composto da due colonne marmoree con elegante capitello e timpano dentato con base spezzata, arricchito centralmente da vari decori; pure l’altare stesso e il paliotto sono abbelliti da marmi  policromi.

La pala di San Giuseppe con Gesù Bambino, con i santi, a sx inginocchiato San Luigi Gonzaga con il giglio in mano e a dx san Giovanni Bosco che abbraccia uno dei bambini da cui poi è nata la sua opera salesiana. Sullo sfondo il paesaggio del luogo. La tela è stata dipinta nel 1947 dal grande  pittore padovano Pietro Favaro. Le dimensioni sono 195×90 cm.

L’altare di Sant’Antonio da Padova è a destra ed ha  sostanzialmente la stessa struttura di quello di San Giuseppe.

La pala mette in evidenza in basso varie persone che lo invocano, mentre il santo con Gesù Bambino posto sopra la sfera del mondo intercede le grazie divine. Al disotto del Santo la Basilica di Padova. La tela è del 1946 e firmata dallo stesso autore Pietro Favaro. Le dimensioni sono 210×98 cm.

[la biografia di Pietro Favaro è presente nella Sezione Personaggi, biografie e altro]

Allontanandoci un po’ dal presbiterio troviamo a sx l’altare della Madonna Immacolata (sopra)  e a dx l’altare della Deposizione o della Madonna Addolorata (sotto), con al centro la famosa tela  chiamata della Deposizione di Gesù nel sepolcro opera di Jacopo da Ponte.

Visione complessiva di questo altare, dove la tela della Deposizione occupa la parte centrale. Questo lavoro olio su tela di Jacopo dal Ponte misura 159×130 cm.

Abbiamo già accennato,  nelle note storiche , della presenza di questa opera già nel 1571. La sistemazione nell’altare di destra, come detto chiamato dai fedeli “dell’Addolorata” , è avvenuta nel XVIII secolo e qui è rimasto fino ad ora.  Fu tolto da tale sede soltanto durante gli eventi bellici del ‘900, per evitare che subisse danni. Nel 1952 partecipò alla “Mostra dei Da Ponte” a Bassano. e anche alla mostra di “Jacopo Bassano” a Venezia nel 1957. Fu esposto, inoltre, a Vicenza nel 1980 in occasione della mostra “Palladio e la Maniera. I pittori Vicentini del Cinquecento”. Venne trafugata nel febbraio del 1981, e venne ritrovata due mesi dopo molto deteriorata essendo stata lasciata alle intemperie avvolta in sacchetti di plastica: il dipinto era inzuppato di acqua e coperto di muffa. Fu portato subito al Museo Diocesano di Padova in attesa delle autorizzazioni necessarie per il restauro. Le varie fasi dell’opera, che ha permesso di riportare la tela all’antico splendore, sono state condotte con grande dedizione dalla sig. a Renza Garla da Conegliano. Scopriamo ora la bellezza di questa opera.

Interessante anche quanto la critica ha scritto su questa opera, riportata a ridosso dell’altare stesso in una specie di leggio.

Citata dal Ridolfi e dal Verci, la pala è stata costantemente riferita a Jacopo dalla critica, seppure con variazioni cronologiche oscillanti da una datazione precoce al 1534-1535, prima delle tele per il Salone dell’Udienza (Longhi, Sgarbi, Pallucchini 1982), ad una intermedia intorno al 1536-1537 (Magagnato, Furlani), ad una più tarda, posteriore alla pala di Borso, del 1538 (Arslan 1931 e 1960, Bettini, Zampetti). La recente acquisizione del Libro dei conti della bottega dapontiana (Libro secondo) ha consentito di stabilire definitivamente i tempi di realizzazione del dipinto, confermandone la contemporaneità con gli affreschi della chiesa di Santa Lucia a Santa Croce Bigolina, cui lo legano evidenti analogie stilistiche. Commissionata fin dal luglio 1532, la pala risulta pagata con un primo acconto solo il 26 agosto 1537 e consegnata l’11 aprile dell’ anno successivo. Opera di modeste proporzioni, ma di rara suggestione cromatica e di profonda carica emotiva, il Deposto di croce di Crosara registra nel percorso giovanile del Bassano un allargamento di interessi dal bonifacismo e tizianismo iniziali alla lezione del Pordenone, percettibile nella costruzione potente della forma e nella funzione dinamica della linea. Organizzata per ranghi paralleli intorno al fulcro tematico e compositivo della spoglia esanime del Cristo – in cui può forse cogliersi una ventilata collaborazione del fratello di Jacopo, Giambattista -, la scena, rinserrata alle spalle dall’incombere del costone roccioso, si accampa in tutta la sua silente drammaticità, nell’evidenza del primo piano. Il ritmo compositivo serrato, quasi forzatamente compresso entro i limiti della tela, accosta, come in un intarsio, campi cromatici luminosi e locali, in cui le stesure di colore “empiono le forme nitidamente contornate, simili a liquidi in vasi di trasparente cristallo” (Bettini 1933, p. 32). Spira dalla composizione un sentore arcaico e lontano, un senso di dolore profondo e ineluttabile, sofferto senza grida ed esagitazione, appena tradito dallo sguardo tremulo di pianto della dolente che sorregge di spalle la Vergine svenuta o dal gesto vano ed accorato delle braccia protese del San GiovanniMaia Elisa Avagnina.

Bibliografia: Libro secondo di dare e avere della famiglia dal Ponte con diversi per pitture fatte, Ms., sec. XVI, Biblioteca Civica di Bassano, cc. 125r, 126v; C. RIDOLFl, Le maraviglie dell’arte ovvero le Vite degl’illustri pittori veneti e dello Stato, Venezia 1648; edizione a cura di D.von HadeIn, 2 voll., Berlin 1914-1924. I. p. 387; G. B. VERCl, Notizie intorno alla Vita e alle Opere de’ Pittori, Scultori e Intagliatori della Città di Bassano, Venezia 1775, p. l07; E. ARSLAN, I Bassano, Milano 1960, I, p. 176; W.R. REARICK, voce Dal Ponte, Jacopo detto Bassano, in Dizionario Biografico degli Italiani, voI. XXXII, Roma 1986, p. 181.

A cura di ASSOCIAZIONE AMICI DEL MUSEO – BASSANO DEL GRAPPA – SOVRINTENDENZA AI BENI CULTURALI E STORICI DEL VENETO – CITTA’ DI BASSANO DEL GRAPPA, ASSESSORATO ALLA CULTURA“

L’AREA BATTESIMALE 

Procedendo più avanti verso l’uscita,  a sx, (a dx entrando)  vi è la zona battesimale caratterizzata da un grandioso dipinto murario  che raffigura l’atto della Resurrezione di Gesù dove si erge glorioso tra le pietre del sepolcro che schizzano via di fronte alla potenza divina , e accanto il fonte battesimale con un copri-vaso in rame sbalzato di pregevole fattura.

L’opera nella sua interezza. Si tratta di un affresco a tempera del pittore padovano Orlando Sorgato (Padova  21 febbraio 1916 – 21 luglio 2018)) eseguito nel 1964, anno del Concilio Vaticano II°. In basso si vede il fonte battesimale in marmo rosso

dettaglio della resurrezione

dettaglio della pietra sepolcrale, e in primo piano il coprivaso in rame  del fonte battesimale, che racconta alcune tappe fondamentali della Redenzione

fonte battesimale e coprivaso

(La biografia di Orlando Sorgato si trova nella Sezione Personaggi, biografie ed altro)

Il coprivaso è di rame  sbalzato, eseguito dal cesellatore a sbalzo di nome Silvio Pivotto (nato a Salcedo (VI)  il 23 agosto 1927 e residente attualmente a Rosà (VI).(vedi biografia nella Sezione Personaggi, biografie ed altro)

La sua sommità, dove i cervi si abbeverano e si dissetano. Nel Vangelo secondo Giovanni (GV 4,13-14) Gesù nei pressi del pozzo di Giacobbe dice alla Samaritana:”Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno…”. Cristo è quindi la sorgente della vita eterna, e ciò avviene con il battesimo. Nel salmo poi 41(42) si legge ” come la cerva anela alla sorgente, così l’anima mia anela al Signore”.

in evidenza il dettaglio

la tentazione di Adamo ed Eva

la cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso

L’Annunciazione dell’Angelo a Maria

Il battesimo di Gesù nel fiume Giordano

La Resurrezione di Gesù

Il soffitto dell’aula è impreziosito da un grande affresco, eseguito dal trevigiano Ennio Dal Bianco  tra il 1998 e il 2004 , con la tecnica dell’affresco staccato. I miei contatti con l’autore non hanno mai avuto risposta.

L’affresco nel soffitto va da est ad ovest. Ha una lunghezza di metri  9,80 ed una larghezza di metri 4,30. Quest’opera rappresenta l’Assunzione in cielo della Madonna. Si deve dire che questo affresco è copia esatta di quello che già esisteva da tempo immemore, e che si era gravemente deteriorato.

LA VIA CRUCIS DI LUIGI CARRON 

Verso l’uscita, sia a destra che a sinistra è stata posizionata la via Crucis di Luigi (Gigi) Carron di grande suggestione religiosa e anche di grande arte ceramica.

I^ stazione: Gesù è condannato a morte

2^ stazione: Gesù è caricato della Croce

3^ stazione: Gesù cade per la prima volta

4^ stazione: Gesù incontra sua Madre

5^ stazione: Simone di Cirene porta la croce di Gesù

6^ stazione: Veronica asciuga il volto di Gesù

7^ stazione: Gesù cade per la seconda volta

8^ stazione: Gesù incontra le donne di Gerusalemme

9^ stazione: Gesù cade perla terza volta

10^ stazione: Gesù è spogliato delle vesti

11^ stazione: Gesù è inchiodato sulla croce

12^ stazione: Gesù muore sulla croce

13^ stazione: Gesù è deposto dalla croce

14^ stazione: Il corpo di Gesù è deposto nel sepolcro

15^ stazione: Gesù è risorto

[su questa Via Crucis, nella stessa sezione vi è un file dedicato: Marostica nell’arte – Carron Luigi e la Via Crucis della Chiesa di San Luca]

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FONTI DOCUMENTALI

AA.VV. Jacopo Bassano – c.1510-1592. Nuova Alfa Editoriale. Bertoncello Artigrafiche. Cittadella/Padova, 1992.

Battaglin Marilena Xausa. Crosara di Marostica. Uomini e segni del sacro. Imprimitur Editrice, 2015.

Isoli Gino. Breve storia di S. Luca. Bertoncello Artigrafiche, Cittadella, 1976.

La diocesi di Padova, 1972. [NB. Le citazioni di questa fonte sono in latino. Per maggior comprensione le ho tradotte con una certa libertà, senza travisarne il significato].

Maccà Gaetano. Storia del territorio vicentino. Tomo XIV. Gio.Battista Menegatti, Caldogno, 1816.

Parrocchia di Crosara San Luca, Diocesi di Padova. Celebrazione dell’Eucarestia con dedicazione all’altare, 29 agosto 2004.

Parrocchia di San Luca, Gruppo di lavoro di San Luca, Marostica. Il quadro ritrovato, La deposizione di Jacopo Da Ponte nella storia di San Luca. Agosto 1987.

Spagnolo Francesco, Memorie Storiche di Marostica e del suo territorio. Tipografia Staider, Vicenza 1868. [Riedizione Anastatica, Atesa Editrice, Bologna, 1941]

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