MUSSOLENTE – LA STRAORDINARIA STORIA DELLA CHIESA NUOVA

LA CHIESA NUOVA LA SUA STRAORDINARIA STORIA

Agli inizi del Novecento iniziò a farsi acuto il disagio della popolazione per la condizione di incomodo isolamento della chiesa parrocchiale sita da oltre un millennio sul colle “Castellaro”. Già i nobili villeggianti fin dal ‘600 avevano ottenuto, per lo stesso motivo, di assistere alla messa domenicale nei propri oratori. Inoltre a dare uno scossone al problema furono i paesi vicini che dalla seconda metà dell’Ottocento iniziarono a spostare in zona più accessibile le loro chiese (es. San Zenone degli Ezzelini e Romano d’Ezzelino) o ad ampliare la chiesa in base alla crescita della popolazione.

l’attuale Santuario, ex parrocchiale
Mussolente non si mosse di molto: completò la facciata, spostò il cimitero e rese la strada più agevole. Ma nonostante queste migliorie, iniziava a rendersi sempre più evidente il problema di una chiesa insufficiente all’aumento della popolazione e il problema della sua collocazione isolata e distante ormai dai centri economico-sociali che nel frattempo venivano realizzati nella parte pianeggiante del comune. Questi problemi potevano essere risolti con un nuovo centro religioso, ma per realizzare ciò si richiedeva una univoca volontà e un mucchio di soldi.

Passarono i decenni non tanto per il denaro (che in qualche maniera si sarebbe trovato magari togliendosi il pane di bocca) ma soprattutto per le divergenze sul luogo e sulla formulazione del progetto, per le quali si parlava troppo e non si decideva nulla. Il paese infatti non aveva mai presentato un vero e proprio centro urbano. La località denominata “Piazza Vecchia” era poco più di uno slargo con attorno alcune case.

La stessa sede municipale era stata costruita alla fine dell’800 in una posizione eccentrica, nei pressi dell’incrocio della strada nazionale, per non accrescere i secolari dissapori fra il capoluogo e la frazione di Casoni.

a sx il Cardinale Pietro la Fontaine (Viterbo 29-11-1860 – Paderno del Grappa 09-07-1935)
a dx la statua della Madonna e di Gesù bambino incoronati

Arrivò la Prima Guerra Mondiale che sfiorò miracolosamente questo paese e in occasione dei ringraziamenti alla Madonna dell’Acqua con l’incoronazione della Madonna e di Gesù bambino, compiuta domenica 8 agosto 1920 dal cardinale di Venezia Pietro La Fontaine, fu deciso di costruire nel centro topografico territoriale (allora deserto sia per costruzioni che per anime) il nuovo asilo a ricordo dei Caduti della immane tragedia del ’15-18 e il giorno dopo, lunedì 9 agosto lo stesso cardinale La Fontaine benedisse la prima pietra di questo asilo.

Nelle vicinanze poi venne innalzata un’ampia sala per il teatro e per le riunioni delle associazioni cattoliche. Questa struttura venne dedicata a San Pio X. La sala progettata dall’ingegner Stecchini di Bassano aveva anche la possibilità di venir utilizzata come cappella per celebrare la Santa Messa, volendo con questo rappresentare un primo nucleo per il nuovo centro religioso del paese.

Per l’asilo e la Sala Pio X alcune persone avevano anticipato i soldi. Ma poiché negli anni successivi la parrocchia non riuscì a restituire tali somme di denaro, i creditori, con grande nobiltà, decisero che tali denari rimanessero all’asilo sicché nel 1926-1927 l’asilo divenne Ente Autonomo, un Ente Morale.

Gli anni passarono e Mussolente continuava a crescere sia come popolazione che come attività economiche, iniziando una migliore diffusa condizione di vita.

Processione della Madonna dell’Acqua, 1935 . Il sacerdote evidenziato è l’allora arciprete di Mussolente don Giuseppe Capitanio
Ma la nuova Chiesa restava ancora nel limbo delle discussioni e dei progetti, anche se dal 1930 don Giuseppe Capitanio, l’allora arciprete, aveva coinvolto 110 famiglie a dare annualmente qualsiasi cosa o in danaro o in natura (pollame, uova, frutta, pannocchie o altri frutti della terra convertiti poi in palanche sonanti) ma anche massi di pietra per l’erigenda nuova chiesa parrocchiale.

Nel 1935 si decise finalmente di dare il via al progetto di una nuova chiesa parrocchiale dedicata alla “Immacolata Concezione di Maria” in un luogo denominato da tempo come “braida” cioè come pianura aperta e non coltivata, luogo che nella realtà andava bene a tutti perché non scontentava nessuno! Tuttavia l’arciprete non aveva in mano nessun progetto avendone in un certo qual senso solo parlato con l’architetto Fausto Scudo di Crespano (1898-1977).

Ma nel 1937 e poi nel 1938 la situazione di don Capitanio diventò intollerabile per dissapori con i parrocchiani e per sue difficoltà personali sicché nel 1938 l’arciprete dette le dimissioni e si trasferì nella parrocchia di Borgo Montenero nel comune di San Felice Circeo nell’Agro Pontino (allora provincia di Vittoria, ora di Latina), che era stato bonificato da tanti contadini e braccianti veneti colà trasferiti nella speranza di migliorare le loro condizioni economiche.

Mons. Bartolo Antonio Mantiero (Novoledo di Villaverla (VI) 05-09-1884 – Treviso 15-02-1956)
Il vescovo di Treviso Monsignor Bartolo Antonio Mantiero nominò il 23 luglio 1938 nuovo arciprete don Fortunato Marchesan, persona e sacerdote di grande intelligenza e di grandissima tenacia.

Fortunato Marchesan nacque a San Zenone degli Ezzelini il 6 maggio 1896. La sua famiglia si trasferì poi a Riese. Allo scoccare della Grande Guerra si trovava in Seminario a Treviso: dovette interrompere gli studi per essere arruolato nell’esercito italiano. Dal 1916 si trovò a combattere come mitragliere in Macedonia e poi sul Carso e sul Piave. Nel 1919 si congedò con il grado di tenente. Riprese gli studi e divenne sacerdote il 3 settembre 1922. Iniziò il ministero pastorale come cooperatore a San Cipriano di Roncade, e poi divenne curato di Ca’ Tron sempre di Roncade dal 1924 al 1928 e quindi parroco a Porcellengo di Paese.

a sx don Marchesan sul ponte del fiume Ueli Scebeli in Etiopia (estate 1937)
a dx don Marchesan celebra la Messa al campo tra colonne di barili per il trasporto di benzina (Pasqua 1937)

Dal 1936 al 1938 accogliendo l’invito di Mons. Vescovo andò cappellano militare in Africa Orientale nell’Armata del Generale Graziani.
Gli restò un certo imprinting della ideologia di quei tempi tanto che successivamente era diventato Ufficiale Maggiore della Milizia di Treviso. Allo scoppio della seconda guerra mondiale nel 1940 benedisse a Treviso i gagliardetti delle varie truppe militari. Ma essendo anche uomo giusto, a certe azioni possiamo citarne altre di segno contrario: nel 1944 quando a Mussolente furono arrestati 37 persone e in base all’età erano già stati scelti o per l’impiccagione o per i campi di concentramento, don Marchesan riuscì a farli liberare tutti senza un graffio. Tra questi vi era anche mio padre il maestro Ernesto Bordignon. Si sapeva che in canonica venivano messi al sicuro giovani ricercati per motivi politici: a questi trovava case sicure e in caso di rastrellamento erano i primi ad essere avvisati. Ricordiamo anche che celebrò la S. Messa per i partigiani a Campocroce il 2/3 settembre del 1944 prima del sanguinoso rastrellamento del Grappa.


Progetto e realizzazione della chiesa curaziale di Chiesanuova di San Donà di Piave (VE)
Nel 1938 don Marchesan venne invitato ad una “missione” nella Basilica dei Carmini, il cui parroco conosceva bene la sua grande capacità di predicazione. In questo contesto conobbe Giulia Torres, figlia del grande architetto Giuseppe Torres, morto nel 1935, già preside della facoltà di architettura di Venezia. Giulia Torres fece vedere a Marchesan alcuni lavori del padre, e Marchesan si innamorò della Chiesa di San Donà di Piave costruita nel 1919-1920. Tanto fece che la Giulia Torres cedette gratuitamente a don Marchesan le tavole dei progetti che il padre aveva realizzato nel 1919 per la ricostruzione di quella chiesa. Di conseguenza fu abbandonata l’idea di affidare il progetto all’architetto Scudo (non senza recriminazioni dell’interessato, per altro abilmente tacitate).

a sx l’architetto Giuseppe Torres (Venezia 04-11-1872 – Padova 20-12-1935)
a dx l’architetto Angelo Scattolin (Venezia 1904 -1981)

Don Marchesan si rivolse allora al giovane architetto veneziano Angelo Scattolin (già assistente di Torres) affidandogli l’adeguamento del progetto di Chiesanuova per renderlo idoneo alla realtà e alle esigenze locali.

L’arciprete (contando sulla possibilità di ottenere finanziamenti statali) convocò allora (siamo ancora nel 1938) una assemblea dei capifamiglia che approvarono entusiasti l’ambizioso progetto. In esso si prevedeva la costruzione non solo di una chiesa monumentale ma anche la creazione di un vero e proprio nuovo centro urbanistico con canonica, campanile, aule per la dottrina e una sala per incontri e teatro.

Non mancavano i perplessi e i contrari, ma la determinazione del parroco e l’ampio consenso della popolazione vanificarono e zittirono i dissenzienti. Il progetto di massima era pronto per l’autunno del 1939, ma intoppi legali dovuti a difficoltà nella permuta di alcuni terreni rinviarono l’inizio dei lavori alla primavera del 1940. Già erano in corso le trattative per l’acquisto di materiale edile e di legname da costruzione quando apparve chiaro che l’ormai imminente entrata in guerra dell’Italia avrebbe fermato l’avvio dell’opera tanto desiderata. Avvenne così che ancora una volta la comunità di Mussolente dovette per forza maggiore rinviare la costruzione della nuova chiesa.

Don Marchesan non si perse d’animo e riuscì non solo a mantenere vivo il progetto della nuova chiesa, ma anche, nel frattempo, a convogliare le energie verso alcuni lavori di sistemazione e di decorazione della vecchia chiesa parrocchiale, significando con ciò come la vecchia chiesa, così importante nel cuore di tutti i misquilesi, non sarebbe mai stata abbandonata e che avrebbe avuto un ruolo sempre preminente nella vita religiosa del paese.

Così per tutta la guerra questa chiesa divenne il centro della fede e della religiosità. Su idea di don Marchesan furono affidati alla Madonna tutti i giovani misquilesi chiamati alle armi, e con le offerte ricevute dai soldati e dalle famiglie l’arciprete dette inizio a dei lavori di abbellimento e di restauro affidati per la parte strutturale esterna ed interna agli architetti Luigi Maria Caneva (1895-1988) di Milano e Fausto Scudo (1898-1977) di Crespano del Grappa; per un pavimento maiolicato nella Cappella della Madonna al ceramista Luigi Zortea di Bassano (questo progetto però non fu attuato); per una serie di formelle marmoree formanti un ciclo della preghiera allo scultore Francesco Rebesco (1897-1985) di San Zenone degli Ezzelini; per la realizzazione di un tabernacolo con chiusura dorata a sbalzo e di un crocefisso ugualmente dorato al gioielliere Antonio Gentilin di Treviso (1882-1966); per una serie di affreschi della vita della Madonna e di Gesù al pittore Luigi Bizzotto (1903-1969) di Rossano Veneto; per altri affreschi e monocromi nelle pareti del presbiterio e nella volta del medesimo con una dipintura generale e restauro dei già presenti affreschi del pittore Sebastiano De Boni (1763-1835) al pittore Valerio Giacobbo (1894-1979) di San Zenone degli Ezzelini (vedi in questa sezione il file sul Santuario).

La generale soddisfazione del paese per la riuscita dei suddetti lavori intrapresi rafforzò l’ascendente di don Marchesan sui parrocchiani. Non solo. I tragici avvenimenti degli anni ultimi anni di guerra, quando Mussolente si trovò nell’occhio del ciclone con il susseguirsi di eventi drammatici che più volte portarono molti civili del luogo ad essere minacciati di deportazione quando non di essere passati per le armi (come già accennato) , lasciarono un’impressione profonda, in quanto, andando ben oltre la propria missione pastorale don Marchesan, senza tentennamenti e senza paure, si era impegnato in modo risoluto per salvare le vite dei suoi parrocchiani senza distinzione di appartenenza politica, esponendosi anche in prima persona e prodigandosi per alleviare sofferenze e lutti.

Al temine della guerra egli poté riprendere così subito il discorso della nuova chiesa.

Alla motivazione iniziale della sua costruzione si erano aggiunti anche significati nuovi: il desiderio della pace, della riconciliazione, del superamento di tutto ciò che di brutto, di spaventoso, di triste e di luttuoso si era vissuto per anni. Crebbe così la voglia, l’urgenza nei misquilesi di costruire qualcosa non solo di nuovo ma soprattutto di fondante e di condiviso per sanare divisioni e ferite. Quasi vi fosse un bisogno fisico di ritrovarsi uniti attorno ad un simbolo nuovo che esprimesse ad un tempo sia sotto l’aspetto spirituale che materiale la speranza verso un domani di unità, di prosperità e di pace.

primo progetto della Chiesa di Mussolente : prospettiva generale

a sx facciata principale (da notare il porticato)
a dx visione sezionale

sezione longitudinale

facciata laterale a sx, facciata posteriore a dx
Queste emozioni e questi desideri vennero trasfusi da don Marchesan nell’immaginario tecnico ed artistico di Angelo Scattolin. Con il professionista veneziano i rapporti del parroco erano rimasti buoni anche durante la guerra e il confronto di idee fra committente e progettista non si era mai interrotto. Riprese quindi subito serrato il dialogo che portò alla stesura di un progetto assai ardito. Pur recuperando le linee del progetto Torres tutto archi e curve, la nuova chiesa sarebbe stata innalzata da terra poggiandola su un seminterrato che avrebbe dovuto ospitare una cappella e le aule per le riunioni e la catechesi. Da notare poi il grande porticato che abbraccia la facciata e che rimarrà anche nel successivo progetto.


doppio altare già presente nel primo progetto
Ma la novità davvero rivoluzionaria (che anticipava di oltre dieci anni le indicazioni del Concilio) era costituita dalla decisione di sdoppiare l’altare maggiore della chiesa, collocando il tabernacolo sotto un ciborio (baldacchino) al centro del presbiterio mentre la mensa per la celebrazione eucaristica veniva posta in posizione avanzata verso l’assemblea, cosicché il celebrante guardava in faccia i fedeli e non era quindi più lontano e girato di spalle come da secoli era nell’uso liturgico. Il motivo era quello di non “ girarghe il culo”. Diceva infatti Marchesan : “mi ve invito a magnar con mi e mi ve giro il culo!”.

Si nota bene l’altare rivolto verso i fedeli della Cappella del Seminario Maggiore di Clusone (BG)

disegni di paramenti liturgici
Già Monsignor Adriano Bernareggi aveva costruito già nel 1940 a Clusone la cappella del Seminario maggiore con l’altare principale verso i fedeli. Don Fortunato vene a conoscenza di questa dirompente realizzazione e chiese ed ottenne nel 1944 le immagini del sacro edificio. Inoltre vi erano allegati disegni di alcuni paramenti liturgici di nuova concezione .

Comunque Treviso non voleva la soluzione dell’altare verso i fedeli, ma Marchesan lo fece lo stesso.

Si accelerarono i tempi e venne decisa anche la data della benedizione e posa della prima pietra del nuovo edificio: il lunedì 9 agosto del 1948, festa della Madonna dell’Acqua, Il progetto definito in tutte le sue parti venne presentato dal committente e dall’architetto alla curia di Treviso nella mattina del 30 giugno 1948.

Durante il pranzo in una trattoria della città avvenne un episodio che ha dell’incredibile. L’architetto Scattolin e l’arciprete Marchesan decisero di cambiare in modo radicale il progetto appena presentato. Un po’ come se nel corso di quel desinare i due uomini (novelli discepoli di Emmaus) scoprissero di poter ardire ed osare ancora di più.

Posa della prima pietra

a sx Carlo Scarpa (Venezia02-06-1906 – Sendai 28-11-1978)
a dx XXIV Biennale di Venezia (1948) – allestimento del Padiglione Italia di Carlo Scarpa

Angelo Scattolin era un architetto di notevole sensibilità e di grandi risorse tecniche. Egli era a contatto diretto con gli elementi più vivi e creativi dell’architettura tanto nel Veneto che in Italia ed era ben informato su quanto accadeva fuori dei confini nazionali in fatto di idee e tendenze architettoniche ed urbanistiche. In particolare condivideva buona parte di quanto in quei mesi stava elaborando uno dei più originali progettisti italiani e suo compagno di studi universitari: Carlo Scarpa. Nella primavera del ’48 questi stava realizzando l’allestimento del padiglione italiano per la XXIV Biennale di Venezia. In quelle sale sarebbero state esposte numerose opere dei pittori metafisici (De Chirico, Carrà e Campigli) e alcune sculture di Arturo Martini. Per ambientare questo insieme di opere Scarpa ideò una serie di spazi nei quali dominavano due particolari figure geometriche: il trapezio isoscele ed il trapezio rettangolo. Scattolin poté probabilmente vedere il lavoro di Scarpa in anteprima e forse discuterne con l’autore. Di certo rimase molto colpito dal suo lavoro, tanto che lo rielaborò facendolo diventare proprio sino al punto di proporlo a don Marchesan come nuovo modulo sul quale impostare il progetto della parrocchiale di Mussolente.

disegno finale della nuova Chiesa di Mussolente

progetto definitivo della facciata anteriore e della facciata posteriore della muova chiesa

prospetto laterale e e sezione longitudinale della nuova chiesa
Sparivano così le mastodontiche vetrate circolari, gli archi giganteschi e l’elaboratissima abside semicircolare. Tutto questo veniva mutato in linee diritte, in scorci angolari e in un continuo (quasi ossessivo) rincorrersi di triangoli senza fine, sezionati e ritagliati in innumerevoli modulazioni di trapezi isosceli e rettangoli. Una chiesa dalla struttura slanciata e maestosa, frutto dell’intersezione di infinite rette. Esse nell’arioso interno accompagnano lo sguardo dell’osservatore verso il vasto e luminoso presbiterio che nell’idea iniziale, poi non realizzata per mancanza di fondi, avrebbe dovuto essere rivestito, come altre parti della chiesa, di sfolgoranti mosaici figurati a fondo d’oro, come quelli di San Marco. L’ occhio dell’osservatore viene così irresistibilmente proiettato verso l’alto tiburio, in un duplice slancio assieme introspettivo e trascendente.

L’arciprete aderì prontamente al profondo mutamento dell’opera, cogliendone in pieno la grande valenza simbolica e mistica. Grazie al suo completo ed assoluto ascendente sulla popolazione riuscì a far accettare questa vera e propria rivoluzione progettuale. La cosa tuttavia non fu del tutto indolore. L’architetto Scattolin faticò non poco a preparare nei tempi promessi (due mesi) i disegni necessari per avviare i lavori, mandando in fibrillazione il parroco ansioso.

Tuttavia per la primavera del 1949 iniziarono i lavori di sterro e di scavo nonché le gettate di calcestruzzo (immagini sopra). Finalmente davvero la costruzione della nuova chiesa di Mussolente era iniziata. La gente di Mussolente lavorava a mani nude, non vi era nessuna impastatrice meccanica, nessun nastro trasportatore, nessuna gru, nessun ponteggio o impalcatura! Le pietre venivano trasferite dal Brenta a Mussolente con carri trainati da buoi… La tecnica costruttiva di trasporto del materiale usava delle comuni barelle e delle rudimentali carriole di legno. I continui passaggi sue giù di queste potrebbero far ricordare la costruzione del Colosseo! (vedi immagini sovrastanti)

l’armatura a base di tondini di ferro per la base della costruzione

Nel frattempo continuava la raccolta di generi alimentari da vendere: i bambini dell’asilo venivano incoraggiati a portare le loro uova… Le donne però continuavano ad andare a vedere quanto veniva fatto e un po’ brontolavano che tutti gli “ovi” finissero su una quantità straordinaria di ferro che si metteva nella “busa”, che poi sarebbe diventata la cripta. Il ferro veniva in pratica acquistato dalle uova.

La chiesa si alzava ma senza impalcatura anche a 8-10 metri. Per un miracolo non si fece male nessuno. Anzi no, uno si fece male: don Marchesan, che cadendo si ruppe una gamba.

L’impresa era titanica. Il paese non superava i duemila abitanti e molti erano costretti per mancanza di lavoro ad emigrare all’estero o a vivere di mestieri improvvisati o non perfettamente legali. Ma le motivazioni erano così profonde e diffusamente sentite (con le ovvie eccezioni costituite da tiepidi, indifferenti o contrari) che pur in mezzo ad un mare di difficoltà e tribolazioni, fra incertezze ed espedienti la chiesa iniziò davvero ad essere una realtà visibile.

Nel giro di pochi anni venne completato l’enorme semi interrato (vedi sopra) , così da poter iniziare la celebrazione della messa nella cripta.

Nel contempo venne edificata la tanto agognata nuova canonica(vedi sopra), progettata sempre da Scattolin, che fu inaugurata il 23 dicembre del 1951 in mezzo al comprensibile entusiasmo popolare.

le nuove attrezzature

la costruzione comincia a salire

Si trattava ora di innalzare la parte superiore del tempio, indubbiamente la più impegnativa sia sotto il profilo strutturale che economico. Per questo vennero ingaggiate alcune ditte di costruzione che affiancarono i volontari nella completamento dell’opera.

Le difficoltà con il passare del tempo aumentavano e non pochi furono i confronti accesi fra don Marchesan e il progettista Scattolin sui tempi di presentazione dei progetti e dell’esecuzione delle relative parti. Il problema era in gran parte dovuto al crescente affermarsi del professionista veneziano, ormai avviato ad una brillante carriera sia di docente universitario come di progettista, che lo impegnavano molto più che in passato. Intanto le risorse finanziarie locali erano ormai esaurite e si ricorse a diversi prestiti per poter continuare la grande costruzione. Anche in paese cominciava a serpeggiare un po’ di stanchezza dopo anni ed anni di sacrifici, impegno incessante vuoi con il lavoro volontario nel grande cantiere o altrove come per reperire massi e pietre nel greto del Brenta e relativo trasporto a Mussolente.

Ma instancabile ed implacabile l’arciprete Marchesan non cedette mai. Nonostante le incomprensioni, le critiche, le latitanze egli non si fermò e non conobbe soste e ostacoli. Anzi moltiplicò le iniziative aprendo e collegando al cantiere della chiesa prima una scuola di formazione per lavoratori dell’edilizia e poi i corsi all’avviamento scolastico professionale e superiore. E ancora egli promovendo i campeggi montani estivi per i ragazzi, che poi evolsero nella costruzione della colonia di Val Malene nel Tesino, aprì una strada nuova per il sorgere e l’espandersi dell’associazionismo giovanile nei decenni successivi.

Il 31 dicembre 1958 celebrò una messa votiva (perché nessuno dei volontari si era fatto male) anche se solo l’abside era coperta, mentre tutta la navata era in continuazione diretta con il cielo … e dal cielo nevicava di gran lena…

a sx Mons. Antonio Mistrorigo ( Chiampo (VI) 26-031912 – Treviso 14-01-2012)
a dx immagine della facciata ovest della chiesa con il tetto ancora in parte non coperto

Neppure le conseguenze della caduta da uno dei contrafforti della chiesa (come già scritto) riuscirono ad impedirgli di continuare nella pesante fatica di portare a compimento la grande opera. Chiese aiuto a tutti, tanto in Italia come all’estero, minacciò più volte le dimissioni ma alla fine il 28 giugno del 1959 (pur con il tetto ancora da terminare) il vescovo di Treviso monsignor Antonio Mistrorigo benedisse sotto una pioggia torrenziale (che entrava copiosa nell’edificio, vedi sopra) la nuova chiesa parrocchiale dei Ss. Pietro e Paolo di Mussolente.

Erano trascorsi dieci anni dall’inizio dei lavori, venti dalla stesura del primo progetto. Ne sarebbero occorsi ancora diversi altri per definirne la decorazione e l’arredo.

festa per la onorificienza pontificia

Monsignor Marchesan (divenuto tale perché insignito nel 1960 di una onorificenza pontificia) era un intenditore infallibile e fu sempre ben consigliato dal competente Scattolin.

Chiamò così ad operare a Mussolente numerosi artisti allora poco conosciuti ma oggi celeberrimi nel mondo dell’arte moderna come gli scultori Alessio Tasca e Toni Benetton, Sylva Bernt e Giacomo Vincenzo Mussner, il maestro vetraio Anzolo Fuga, il mosaicista e scultore Nane Zavagni e ancora Giuseppe Romanelli, Francesco Modolo e Armando Visinoni oltre ad una pletora di bravissimi artigiani locali. [NB. La chiesa nei suoi aspetti religiosi e artistici sarà oggetto del prossimo lavoro]

Grazie all’opera di tutti loro e di quanti vi lavorarono in seguito, il tempio divenne uno dei più ricchi e completi compendi di arte religiosa del secondo ‘900 nel Veneto. Con il passare degli anni la chiesa sia per la sua vastità sia per alcune manchevolezze nei materiali impiegati durante la costruzione, necessitò di numerosi restauri. Nel corso del 2007 ne è stato eseguito uno particolarmente impegnativo. Dopo questo accurato e rispettoso lavoro l’edificio è oggi più che mai comprensibile nella sua ideazione e nelle sue forme tutte pervase di un suggestivo afflato mistico.

Si ringrazia l’Archivio Scattolin – Wulten, Ca’ Angeli , Venezia per la disponibilità dimostrata

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