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PERSONE – FIORESE AMEDEO – Bassano del Grappa 12-02-1939 – VITA E OPERE D’UN ARTISTA SENZA FINE – 01

FIORESE AMEDEO



VITA ED OPERE 


DI UN ARTISTA SENZA FINE 



di Vasco Bordignon


Amedeo Fiorese è un artista che io ho definito “senza fine”, in quanto non finisce di stupire con le sue creazioni che hanno in se stesse la genialità dell’idea e la bellezza della sua concretizzazione. 

Alla sua conoscenza umana e artististica procederò con quattro tappe cronologiche (con altrettanti files):  1939-1974, 1975-1990, 1991-2005 e 2006-2017, per proseguire poi con la presentazione di altri files  comprendenti  le sue pitture e due opere complesse presenti nella Chiesa del Sacro Cuore di Romano d’Ezzelino (VI) e nella Chiesa della Pentecoste della Parrocchia di San Lorenzo di Thiene (VI). 


PARTE PRIMA – 1939 – 1974


AMEDEO FIORESE nasce a Bassano del Grappa il 12 febbraio del 1939, secondogenito (di sei) di Angelo e di Bavaresco Maria di Riese.

La famiglia Fiorese era una famiglia di musicisti, in particolare compositori e suonatori d’organo e prestavano la loro arte soprattutto nelle chiese del luogo e dei paesi vicini.

Frequenta la scuola elementare a Cartigliano e per arrivarvi passava per viottoli che talora costeggiavano dei fossi dove ben presto si accorse della presenza di vari strati: la terra, il ciottolato, i sassi ma anche un particolare strato di terra che tra le sue mani si lasciava plasmare in piccole statuine. Aveva scoperto l’argilla. Le portava a scuola queste sue creazioni e un giorno il parroco don Casto Poletto le vide e gli propose di fare delle statuine del Presepe: un bue, un asinello, la Madonna, san Giuseppe, Gesù bambino, delle pecorelle… E così Amedeo modellò le varie statuine e le mise in forno della vecchia stufa a legna per cucinarle. Ma il calore prodotto non era sufficiente a cuocerle e si trovò tra le mani delle statuine un po’ secche e striminzite. Non si perse d’animo, trovò dei colori da imbianchino e riuscì a trasformarle. Fu il suo primo successo.

Terminate le elementari si iscrive alla Scuola d’Arte Giuseppe de Fabris di Nove dove trovò vari insegnanti come Andrea Parini, Pompeo Pianezzola, e soprattutto Giovanni Petucco che gli trasmise una grande passione per il disegno e l’arte  ceramica.

Il padre Angelo sperava che Amedeo lo aiutasse nei lavori dei campi e nell’allevamento di bovini che necessitavano di buone braccia per poter pagare i debiti accesi con l’acquisto del terreno e della stalla, in quanto fare l’organista non gli permetteva di sfamare sei persone (due figli erano morti in tenera età). .

Ma Amedeo era preso dal disegno e dalla modellazione dell’argilla con la quale riproduceva gli animali della stalla e della corte. 

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La sua prima opera documentata del 1955 è (sopra)  “Matador”, in  refrattario, maiolica, smalti, 20x31x15 cm, e ne documenta la sua conoscenza sugli animali di stalla. 

Nel 1955, a 16 anni, termina gli studi a Nove ed esce dall’Istituto con il diploma di ceramista specializzato.

1956

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1956, VASI, argilla, maiolica e ossidi, diam. 10×50 cm

A 17 anni,  nel  giugno del 1956,  partecipa al Concorso Triveneto del Vaso in ceramica dell’Istituto d’Arte di Nove e  vince il  primo premio (sopra). Nella Commissione vi era il professor Giorgio Wenter Marini, direttore dell’Istituto d’Arte di Venezia, che rimase colpito dalle creazioni del giovane Amedeo e gli consigliò caldamente di proseguire gli studi a Venezia promettendogli di aiutarlo a entrare nell’Istituto d’arte allora ai Carmini.

[NOTE BIOGRAFICHE DI GIORGIO WENTER MARINI – Nasce a Rovereto (TN) l’8 febbraio 1890 e muore a Venezia il 24 novembre 1973. Nel 1914 si laurea in ingegneria-architettura alla Regia Scuola Tecnica di Monaco di Baviera. Nel 1915 è a Roma a svolgere il praticantato. Nel 1916 entra nello studio di Marcello Piacentini per occuparsi del progetto di restauro del centro di Bologna. Nel 1919 viene nominato dall’arcivescovo di Trento consigliere dell’Opera di Soccorso delle chiese rovinate dalla guerra. Nel 1920 l’Amministrazione provinciale di Trento lo assume come architetto per occuparsi della manutenzione dei propri edifici: tale incarico durerà fino al 1927. Nel 1928 decide di dedicarsi all’insegnamento, dapprima a Cortina d’Ampezzo insegnando disegno alla Regia Scuola d’Arte Industriale; nel 1931 è a Cantù come insegnante di disegno e direttore presso la Regia Scuola professionale del mobile e del merletto. Nel 1934 è a Padova a dirigere la scuola Artistico Industriale Pietro Selvatico. Nel 1935 è a Venezia all’Istituto d’Arte, dove insegna architettura e costruzioni.Nel 1938 è docente di architettura degli interni, arredamento e decorazione presso l’Istituto Universitario di Architettura. Nel 1953 è direttore dell’Istituto Statale d’Arte sempre di Venezia. Dal 1957 al 1961 è in servizio alla Sovrintendenza dei Monumenti di Venezia. Muore a Venezia nel 1973] (per maggiori dettagli consultare il testo di Maurizio Scudiero: Giorgio Wenter Marini:pittura, architettura, grafica. Trento, L’Editore,1991)

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1956, CAVALLO E CAVALIERE, refrattario, maiolica e ossidi, 60x27x8 cm.

Nel settembre dello stesso anno si aggiudica il 2° premio GARE DI MESTIERE tra apprendisti di aziende artigiane indetto dalla Camera di Commercio Industria e Agricoltura di Vicenza (sopra).

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1956, FONTANA, refrattario, ingobbi colorati e cristallina, 94x54x35 cm

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1956, PORTAFIORI, refrattario, ingobbi colorati e cristallina, 37x42x30 cm

Altri due lavori del 1956 (sopra).

1957

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1957, MUSICISTI, refrattario, ingobbi, smalti e cristallina, 40x265x4 cm

Nel settembre del 1957 partecipa alla II° Mostra Nazionale Ceramica – Lavori in metallo, vincendo il 3° premio Gubbio “Mastro Giorgio” a Palazzo Ducale (sopra).

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altro lavoro, 1957, DEPOSIZIONE, argilla, 55×60 cm


Poiché la famiglia non nuotava nell’oro, si dà da fare per raggranellare qualche soldo e quando gli è possibile, libero dagli impegni scolastici, inizia a collaborare dai primi anni ’50 fino agli anni ’60 nel laboratorio di Alessio Tasca di Nove, conosciuto durante gli studi quando lo stesso Tasca talora faceva il supplente di vari professori  dell’Istituto di Nove. Qui realizzava modelli, bozzetti, ecc.  (foto sottostante, il giovane Amedeo mentre sta modellando),

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E’ interessante, qui, sottolienare quanto dichiara Alessio Tasca il 15 marzo 1959 sul giovane Amedeo Fiorese: “ … che lo stesso è alle sue dipendenze dal 1954 come allievo frequentante il suo laboratorio durante le vacanze estive e nelle giornate e pomeriggi liberi dalla Scuola. In detti anni si è specializzato nell’esecuzione di modelli per produzione di serie di piatti e vasi; nell’esecuzione di madre-forme e stampi rendendosi veramente provetto in questa branchia che è alla base per qualsiasi lavoro di serie; nel reparto pittura dove lavorava occasionalmente eseguiva i vari decori della ns/produzione, copie di quadri moderni di autori attualmente richiesti (Goya, Lautrec, Modigliani, ecc.) nonché creazione per nuovi modelli; oltre ai suddetti lavori si dedicava alla produzione di pezzi unici di sua inventiva che sono stati da noi presentati a varie mostre estere ea alle più importanti mostre Nazionali…”. A 20 anni era già un valente “creativo” ceramista!

Nel 1957 e 1958 frequenta gli ultimi due anni dell’Istituto Statale d’Arte di Venezia, in quanto a seguito di un particolare esame di ammissione, tenuto conto della sua preparazione e del suo  diploma di Nove, gli vengono abbonati i primi tre anni.


1958


Nel 1958 diventa Maestro d’Arte. E’ interessante che in quell’anno viene proposto agli studenti la creazione di un’opera per la sezione plastica ed un’altra per la sezione ceramica che illustreranno le cartoline dell’Istituto. Le opere dei 1140 allievi dell’intero corso di studi vengono selezionate dallo stesso Giorgio Wenter Marini, che alla fine sceglie i due lavori di Amedeo Fiorese (foto sottostante).

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Inizia a  sperimentare nuovi materiali producendo opere di ceramica, grès, porcellana, bronzo, oro, resine, pittura e marmo. Ne diamo alcuni esempi:

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1958, PANNELLO, argilla, 50×70 cm.

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1958, CAVALLO CON FIGURE, cemento colorato, 160x60x30 cm

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1958, CAVALLO, bronzo lucido, 58x32x14 cm.


1959


Nel 1959 troviamo Amedeo inserito nell’importante catalogo di Faenza

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1960


Nel 1960, a 21 anni, presso La Galleria Bevilacqua La Masa di Venezia realizza la sua prima mostra “Ceramiche e Lacche” ottenendo un grande successo sia di pubblico che di critica.

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1960, LA LOCANDINA DELLA MOSTRA 

NB. La Fondazione Bevilacqua La Masa nacque dal lascito testamentario della duchessa Felicita Bevilacqua La Masa che lasciò alla città di Venezia il proprio Palazzo sul Canal Grande, Cà Pesaro, “a profitto specie dei giovani artisti ai quali è spesso interdetto l’ingresso nelle grandi mostre”. La prima sede dell'”Opera Bevilacqua La Masa” fu dunque Cà Pesaro, poi trasformata in Galleria Internazionale d’Arte Moderna. Ora la tradizionale sede delle esposizioni della Fondazione Bevilacqua La Masa è in piazza San Marco sotto i portici delle Procuratie Nuove.


1962


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Nel 1962 riceve il premio “Grazia” al Salone Internazionale dell’Oreficeria di Vicenza (sopra)  e partecipa successivamente alla V^ biennale d’Arte Sacra Contemporanea allestita dal Notiziario dell’Antoniano di Bologna.

1963


Nel 1963 supera a Padova l’esame di abilitazione all’insegnamento di corsi di studio inferiori e superiori, consistente , oltre ad un interrogatorio da parte della commissione, anche di un disegno il cui argomento (lo ricora ancora) consisteva in “una prospettiva accidentale di un arco rinascimentale del ‘400 disposto su una doppia lavagna”. Su 12 concorrenti, solo tre superarono l’esame, tra i quali lo stesso Amedeo.

Insegnerà Educazione Artistica per vent’anni in varie scuole medie a comiciare da quella di Pove del Grappa, quindi di Romano d’Ezzelino, di Mussolente, di Bassano del Grappa (scuola media Bellavitis, Fraccaro e al Graziani (associata al Fraccaro) e infine all’Istituto d’Arte di Nove. 

Nel periodo di insegnamento a Romano d’Ezzelino conosce don Ottaviano Menato insegnante di Religione. Tra i due professori nasce una profonda ammirazione e amicizia che si concretizzerà successivamente in varie collaborazioni e realizzazioni (come vedremo). 

[Don Ottaviano Menato, il «prete poeta», noto per il suo impegno pastorale, era nato a Casale di Scodosia il 18 maggio 1927. Venne ordinato sacerdote nel 1952 e dopo le prime esperienze pastorali a Conselve, Pontelongo e Montegrotto, nel 1962 giunse a Fellette di Romano d’Ezzelino. Specializzatosi in psicologia alla Lateranense di Roma, giornalista, ha scritto svariati articoli e lo splendido volume «Civiltà veneta, radici contadine». Nel 1992, nominato parroco della Guizza, vi è rimasto fino al 2002. Ritiratosi alla Mandria, è stato seguito con grande affetto dai suoi famigliari fino alla sua morte, avvenuta il 30 marzo 2010. Don Ottaviano Menato è conosciuto anche come poeta, tutto immagini, ricordi e sentimenti. Ha vinto diversi premi nazionali e nel 1986 quello internazionale Garcia Lorca di Roma].


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Nel 1963 viene inserito sia nel catalogo del XXI Concorso Nazionale . I Concorso  Internazionale della Ceramica di Faenza, che nel Catalogo Ceramica Oreficeria Argenteria dell’Ente Fiera di Vicenza


1964


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Nell’aprile del 1964 viene invitato alla Biennale di Venezia (sopra).

Nel giugno dello stesso anno allestisce presso la Taverna Grotta Azzurra di Bassano del Grappa le sue opere “Ceramiche, lacche, sculture” come da locandina sottostante della “vernice” della mostra. 

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Il direttore del Museo di Vicenza  prof. Gino Barioli [Venezia 13-03-1916 – Vicenza-Laghetto 15-07-1982] osserva con interesse le opere del giovane Amedeo

La stampa locale (il Prealpe, il Giornale di Vicenza, il Gazzettino di Vicenza) ne evidenzia le caratteristiche di originalità e di composizione delle opere presentate.

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E’ presente nel catalogo 1964 ”Ceramica Oreficeria Argenteria”della Fiera di Vicenza (sopra).


1967


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Nel 1967 è incluso nel Catalogo del “Salone Internazionale della Ceramica” – Vicenza (sopra).

1969

Il 12 aprile del 1969 si sposa felicemente con Dina Stefania Visentin e la famiglia si allargherà poi con la nascita di Ivan e di Denis.

Nell’aprile del 1969 apre in Via Molise,3  a Bassano del Grappa, la “MOSTRA d’ARTE AMEDEO FIORESE”, dove presenta il meglio della sua produzione artistica (sotto). Varie opere di grandi dimensioni sono alloggiate lungo Viale Vicenza a pochi metri dalla esposizione.

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1969 –  Istantanea di Amedeo accanto ad una sua realizzazione

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1969 – COMPOSIZIONI GEOMETRICHE, refrattario e smalti, 70×45 cm; 70×30 cm

1971

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Nell’aprile del 1971 alcune sue opere abbelliscono la Serie Veruska alla Fiera del Mobile di Milano 

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1971 – COMPOSIZIONE, semigres, 89x50x40 cm

 1972

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1972 – COMPOSIZIONE SOSPESA, semigres, 100x80x40 cm 

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1972 – SCULTURA EVOLUTIVA, semigres, 80x80x40 cm 

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1972, FORMA DI CAVALLO, semigres, 60×40 cm 


1973


Nel  settembre del 1973 esce la prima raccolta di poesie “Non toccate i miei cavalli” di Ottaviano Menato, sacerdote, dal 1965 parroco della parrocchia del Sacro Cuore di Romano d’Ezzelino. Amedeo ha una grande sintonia con don Ottaviano e arricchisce la raccolta con sue opere che abbelliscono la stessa Chiesa (vedi il file sulle opere presenti nella Chiesa del  Sacro Cuore).

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la copertina del libro 

Nel dicembre del 1973 partecipa alla Mostradi Bassano del Grappa “Economia Cultura Paesaggio”

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1973, FORMA LAMPADA, semigres, 100×75 cm


1974


Nel 1974 viene inserito nel Catalogo degli Artisti del Veneto, edito da Arti Grafiche Ve-Ma di Milano.

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1974 – Amedeo mentre crea il disegno preparatorio di una nuova opera

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1974 – un’ampia carrellata di schizzi, disegni, idee di Amedeo Fiorese

Nel 1974 la produzione artistica di Amedeo Fiorese subisce una accelerazione per una serie di circostanze.

Per una pura fatalità transitava per viale Vicenza diretta ad Asolo una signora di nome Julia D. Manzini che da poco aveva aperto a Firenze uno studio di valorizzazione, conoscenza e mercato di opere d’arte italiane visto il successo che aveva già  avuto nella sua sede principale a Londra, dove confluivano i più importanti galleristi americani e inglesi. Orbene in un determinato giorno transitando come detto per viale Vicenza notò la presenza di un fabbricato dentro il quale vi erano varie sculture e altre erano state posizionate a ridosso del viale: la Manzini aveva a bordo Raymor Richards, un grande gallerista statunitense con oltre duecento esposizioni  nei vari stati americani. Si fermarono e incontrarono Amedeo, come sempre affaccendato alle sue creature. Nacque da questo incontro una fiorente e prolungata collaborazione. Successivamente a questo incontro, altri galleristi sia italiani che svizzeri e francesi ebbero modo di conoscere Amedeo, attuando anche con questi una proficua conoscenza.

Fiorese in quel periodo aveva creato delle grandi sculture (diametro superiore ai 100 cm) che doveva fondere in bronzo lucido, avendo saputo che gli acquirenti esteri, specie gli americani,  prediligevano tale forma di metallo. Contattò varie fonderie, ma quella che poteva realizzare le sue opere si dimostrò essere solo la fonderia Bonvicini di Verona, allora la più grande d’Europa, cui affluivano i più grandi artisti quali De Chirico, Viani, Botero, Dalì, Picasso, Minguzzi,  Manzù, Pomodoro, e altri maestri della ricerca plastica. La conoscenza e la frequentazione nel tempo con questa schiera di artisti permise a Fiorese di acquisire nuove esperienze, nuove tecniche che lo porteranno a migliorare ulteriormente le sue opere, andate poi ad arricchire ville e  musei di molti paesi del mondo.

Fiorese in una intervista su Bass@no news del luglio-agosto del 2006, edita dalla Editrice Artistica Bassano,  così si esprime : “Ricordo ancora l’emozione che provai entrando nel cortile della Bonvicini, a Sommacampagna di Verona, dove troneggiava una gigantesca opera di Luciano Minguzzi (alta circa una quindicina di metri); l’artista bolognese e un paio di fonditori la stavano esaminando per metterne a fuoco alcuni aspetti tecnici. Poco dopo ho avuto modo di vedere, in lavorazione, il “Disco” di Arnaldo Pomodoro, destinato a impreziosire Piazza  Meda a Milano. Si trattò di una giornata veramente memorabile. Una volta rincasato riferii tutto a mia moglie, alla quale dissi profeticamente che la fonderia avrebbe cambiato la mia vita. E così è stato. La frequentazione della Bonvicini mi consentì di conoscere personalmente artisti quali Giorgio De Chirico, Salvador Dalì, Giacomo Manzù. Ma anche Pablo Picasso che all’epoca stava realizzando presso l’azienda veronese una sua opera. Incontri importanti che mi proittarono in una dimensione internazionale, permettendomi di confrontarmi con esperienze di altissimo livello. E di arricchirmi di nuove cognizioni. Nelle grandi sculture, ad esempio, è necessaria più che mai una competenza tecnica, che spazia dalla conoscenza dei materiali alla statica (e prevede pure lo studio delle modalità di trasporto). Si tratta cioè di coniugare l’aspetto creativo, prettamento artistico, con la componente pratica, dove è indispensabile un sapere di tipo ingegneristico. Gli agenti atmosferici svolgono un’azione aggressiva sulle sculture all’aperto: bisogna quindi disporre delle adeguate nozioni di chimica. Che sono comunque alla base di ogni attività in fonderia”.


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 1974, SPAZIALE, bronzo lucido, 98×70 x55 cm

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1974, ACROBATA, bronzo lucido, 109×19,5×20 cm

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1974, COLLOQUIO, bronzo lucido, 109×19,5×20 cm –

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1974, FOLLA (particolare), argilla, maiolica e oro, 51x200x13 cm

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1974, EVOLUZIONE, argilla, maiolica e oro, 24x44x48 cm

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1974, FORMA IN AZIONE n.1, argilla, maiolica e oro, 48x73x28 cm

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1974, FORMA IN AZIONE n. 2, argilla, maiolica e oro, 50x73x36 cm

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1974, SENSAZIONI, bronzo lucido nero, 80x48x19 cm 

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1974, VITALITA’, argilla, maiolica e oro, 51x200x13 cm 

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1974, TOTEM (con vista sul Ponte di Bassano del Grappa), argilla, maiolica e oro, diam. 23×101 cm


NB. per eventuale uso di queste immagini è necessaria l’autorizzazione del Prof. Amedeo Fiorese

continua …



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