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PERSONE – POZZA MARIO – Marostica 12-02-1925 – 07-08-2009 – 09 – L’OPERA POETICA

LA POESIA DI MARIO POZZA 

a cura di Vasco Bordignon

La poesia per Mario Pozza è stata un importante mezzo che gli ha permesso di trasferire le varie sensazioni, emozioni, intuizioni dal colore alla parola, con grandi risulati.


PER COMPRENDERE di più propongo alcune note di Tranquillo Bertamini espresse in varie occasioni (mostre, presentazione di testi, ecc.) e il commento di Azzolin Ivonita che spazia nell’insieme del poeta e dell’uomo.  

Commenti di Tranquillo Bertamini

(in occasione della pubblicazione di alcune raccolte poetiche)


Mario Pozza è stata una persona ricca di interessi e sempre pronta a fare nuove esperienze all’interno di un ampio ventaglio di attività creative: dall’arte pittorica alla poesia. Le sue opere testimoniano un’assoluta interdipendenza tra produzione artistica e letteraria, entrambe rappresentavano per lui un modo per tradurre il proprio mondo interiore, la sua grande dote era la capacità di plasmare in un solo corpo le virtù dell’arte e la somma dialettica della poesia.

Come egli stesso diceva di sé, Mario Pozza é un ‘pittore d’istinto” ormai affermato oltre che un “poeta che si è fatto da sé “. Combinando intimamente questi due diversi generi di applicazione artistica, egli fa “parlare” le immagini con una gamma di graduati cromatismi resa viva da intensa musicalità e da luminosa pregnanza. E proprio in virtù della sua ricca esperienza interdisciplinare, quasi d’istinto egli riesce a sintetizzare il timbro musicale dei versi con il loro grado di scorrevolezza a seconda della tipicità dei suoi stati d’animo e delle situazioni vissute.

La stessa forma parlata del suo verseggiare s’intreccia sempre con il livello di carica interiore man mano che l’artista tende a trasferirsi dal chiuso del campo privato verso una dimensione a respiro universale. Allora la sua poesia fluisce ininterrotta e vibrante come un torrente in piena dal primo all’ultimo verso. [ … ]

Nella loro densità espressiva, sempre incentrata su grossi temi di vita, le poesie di Mario Pozza portano insite delle connotazioni che facilitano – a parer mio – un immediato incontro con i lettori. E mi sembra che tale incontro tenda a concentrarsi attorno a quel doloroso “stato di solitudine” di quanti, oggi, pur rispecchiando in sé e accogliendo con la loro ipersensibilità tutto il mondo circostante, non riescono di fatto a partecipare realmente a nessuno la propria ricchezza interiore. Ma nonostante la difficile comunicazione con questo “imponderabile presente”, caratterizzato da complessità di eventi, caducità di valori e insicurezza di affetti, notiamo che Mario Pozza, superando la barriera della sua sofferta solitudine, rivela sempre nelle sue poesie il coraggio di guardare avanti anche se “l’avvenire brucia gli occhi’”.

Egli passa attraverso la vicenda della poesia odierna senza preoccuparsi della molteplicità dei linguaggi di cui si veste, perché Pozza cerca la sua verità nell’immediato contatto dell’anima con l’ambiente in cui é infissa e in cui si muove alla ricerca di un’efficace e universale comunicazione pertanto anche il linguaggio figurato che dà spessore e densità al suo dire non ha mai carattere scolastico e dotto; neppure è usato come simbolo che rispecchi e adorni le situazioni esistenziali; assume invece la forma di rinforzo espressivo perché dà luce e vigore alle parole che mirano alla nuda confessione dell’anima.

Ognuna delle sue poesie ci dà una rifrazione delle infinite facce del complesso prisma umano: innumerevoli variazioni sullo stesso tema centrale sullo spessore illuminante di alcune immagini fondamentali che, quasi bengala nella notte, illuminano e mettono a fuoco il quotidiano divenire, quel continuo rotolio nella sofferenza che le parole con la loro immediata semplicità cercano appunto di avvicinare, suggerire, fissare per metafora in maniera sempre più penetrante.

Il linguaggio di Mario Pozza è dunque colloquiale, comunicativo, sempre palpitante e lucido, talvolta invocante, alla ricerca di un ubi consistam su cui fondare la speranza e la sicurezza del vivere. Ma le sue parole non vorrebbero mai consumarsi in puri e semplici effetti emozionali o moraleggianti. Anche la versatilità filologico – letteraria interessa relativamente l’autore che non è solo un “pittore d’istinto” ma anche un “poeta fattosi da sé” e che, pertanto, evita per naturale disposizione mentale, le dottrinali elucubrazioni filosofiche come pure la razionali sofisticazioni  a livello di soli “addetti ai lavori”  per seguire invece processi intuitivi a breve respiro a larga partecipazione [….].

Nel procedere semplice e nudo delle poesia di Mario Pozza, le parole si fanno difesa, vestito, rispecchiamento dell’io interiore e, nello stesso tempo, sono rilevazione del significato che dovrebbe avere una vita ”nuova”. A piccole schegge esplode, con continui balenii, una ricchezza interiore, una disponibilità infinita che si scontra con l’acidità del deserto che ci circonda  nel tempo e nello spazio. Per Mario Pozza lo sforzo di significare la “verità” procede in bilico tra illuminazione interiore (il lampo delle immagini) ed efficacia dei sentimenti (il mendicare amore). Si tratta di messaggi che sono proiettati in tutte le direzioni proprio perché l’autore combatte contro la tentazione di chiudersi in  se stesso come le foglie della mimosa, anche quando le sue risposte sono fragili e inadeguate di fronte al tragico muro del “qui finisco io” e ”cominci tu” che caratterizza l’esistenza […].

Nella lettura dell’opera ci sembra di percorrere le tappe di un itinerario che confluisce sempre nello steso centro di richiamo, attorno alle stesse stazioni; né c’è mai la parola conclusiva, perché la speranza sopravvive sempre alle provvisorie sconfitte, e nella confusione del mondo, non ci è mai concesso di essere prigionieri. 


 POESIE SCELTE DAL LIBRO  “PERCORSI “ DEL 2003

Luce

Una luce cercata, attesa, trovata,

una piccola grande storia.

 Ogni evento lascia una traccia

e qualcosa in cui credere.

Una lunga parentesi,

la stessa sintonia,

la mia paura

un meccanismo da rivedere.

Ustionato dalla tua carica vitale,

ma non ti porterò malesseri.

Continuerò ad essere

un arlecchino del mio tempo

che cerca costantemente qualcosa,

forse la libertà

e questo Dio che si nasconde.

Ora lo so,

un giorno mi farai del male

quando ti accorgerai

che non sono niente;

quel giorno per me

è già cominciato

nel mio conto alla rovescia.


Parole intrecciate

Siamo andati

con le parole intrecciate

e i sogni nel borsello,

abbiamo spalancato le finestre

una dopo l’altra,

ci siamo riempiti le tasche

di speranza, di campi in salita

di sospiri delle notti

e abbiamo desiderato confini

che non esistono.

Ancora mi chiedi di un passato

tra dubbi e verità mascherate,

e ti ritrovi a cancellare

sorgenti di speranze,

reminescenze e pazzie

desideri di inchiostro.

Chiedi un nuovo cammino

che non so darti,

e sto volando con te

telefonandoti emozioni.


Ideologie e fantasmi

Persone legate, aggrovigliate

a emblemi e simboli

eserciti di uomini appesi

a stendardi fiabeschi,

specchi di situazioni e analogie

che ritornano per decifrare

il misterioso codice dei comportamenti.

Dimensioni che turbano

l’epicentro della coscienza,

ideologie, fucine di fanatismo

fabbriche di soldati pericolosi;

che si inventano i nemici

e programmano carneficine.

Uomini che testimoniano

il loro credere, il loro vivere

in una realtà allucinata.


Uomo

Uomo!

Guardati attorno.

Ascolta la voce del tuo io.

Inquinamento, buco nell’ozono

stai distruggendo tutto; l

a fine di questo pianeta

non sarà perché un giorno

qualcuno ha detto:

“Mille e non più mille”.

Non farti scudo del progresso p

per giustificare il tuo egoismo.

Ti sei mai chiesto

cos’è la coscienza?

La libertà?

Il rispetto del tuo prossimo?

La vita è un grande dono

stupenda, fragile e breve,

ma sembra che tu ti diverta

a renderla ancora più breve.


Aurore

Sono un clown

con le braccia aperte

sui giorni del dopo,

le mani e il ventre

carichi di dolore.

Pensieri adolescenti

tessono le mie contraddizioni,

mi sento vuoto, senza età,

nascono desideri di alabastro

e ricami coraggiosi

sulla trama di lunghi racconti.

Aurore trasudano pensieri

e dentro la fatica delle scelte,

respiro piccoli passi

chiedendomi se ci sarà un domani.

I giorni ritornano

per maledire le illusioni

vendute sottocosto,

e la speranza di andare

per crescere e capire.


Tavolozza

Colline gialle, colline rosse,

bianche betulle svettanti in cielo,

colline in dolci saliscendi di verdi caldi,

corone di viti rosse,

stelle filanti su siepi di palline vermiglio,

strade rosa ondulate

nel vicino crepuscolo,

sisma di colore nell’ultima trasparenza

del cielo lontano.


Vorrei

Vorrei rifugiarmi

all’ombra di una luce,

accanto alle sequenze delle seduzioni,

e nelle traiettorie colorate

dei miei ingenui miraggi;

vorrei andarmene cavalcando

fruscii di velluto contornati

da tenerezze trasfigurate,

vagare sotto un’onda impazzita

al centro di un uragano di gioia,

vorrei legarmi a parabole d’amore

e adagiarmi sopra ritornelli di stelle,

chiuso nel torpore che esprime

un dolce mattino da inventare.


Viaggiatori del tempo

Nella fatalità di pensare

ai dialoghi che sorvolano

le parentele grigie.

Viaggiatori del tempo

camminano sulle trasparenze

nel ventre della notte,

ricercano case bianche lontane

dense di lunghe memorie

e di calligrafie pensate;

vanno per strade colorate di torpori

prendono per mano luci riflesse

e parentesi corrose;

guardano barriere

e preghiere spente

pregano sui crepacci del credere

e sulle porte diafane,

pensano increduli

che sono cresciuti controcorrente,

vibrano su amori solitari,

si proibiscono di pensare,

di volare,

distribuiscono proclami

e siedono pensando

alla verginità del cielo.


Libertà

Vorrei rinascere gabbiano

per poter perforare le candide nuvole

imbevute di sole,

vorrei sposarmi al vento

e volare nelle braccia dell’infinito

per pensare solo di essere libero.





POESIA E NARRATIVA di Ivonita Azzolin

Ho conosciuto l’artista Mario Pozza in occasione della sua partecipazione all’Invito alla poesia e alla narrativa”, un concorso rivolto agli ultrasessantenni della provincia di Vicenza, promosso nel 1991 dai Servizi Sociali del comune di Marostica nell’ambito delle iniziative rivolte alla terza età e che ancora vive con pieno successo.

Mario ha onorato per alcuni anni la nostra manifestazione come concorrente ed è inutile dire che in varie edizioni ha ottenuto il massimo riconoscimento nel settore poesia.

Nel 1992 ha meritato il primo premio con “Ultimo autobus”, una lirica capace di suscitare intuizioni e sensazioni legate allo scorrere delle immagini e al ritmo che le conduce.

                                

Ultimo autobus

L’ultimo autobus per salire e per scendere

incontro al desiderio di credere,

abbandonarsi per incrociare

il miracolo di voler bene

rispolverando i sogni nel letto dei fiori.

Approfondire il cerchio delle parole,

i lunghi silenzi,

e ritrovarsi all’interno di pensieri

inattesi e fugaci,

credere di comprendere il cielo.

Nel canovaccio di molte vite amiche

misteriosi geroglifici bussano prepotenti.

Nelle profonde cavità del vivere

un grande sipario,

e molti indirizzi incollati

ai tasti di una pianola

armonizzano i nostri desideri.


Per ben quattro edizioni ha poi ottenuto il premio speciale della Giuria, per il suo poetare capace di riservare sempre nuove sensazioni, accompagnando il lettore in mondi di quieta bellezza, alla scoperta di pieghe di profondo sentire: nel 1993 con il trittico di poesie “Nella memoria”, “Luce e vento”e “Tempo dello spirito”, nel 1996 con “Nella tua anima”, “Luce” e“Pagine bianche”, nel 1997 con “Nel mistero della sera”, “Attese” e “Prendimi per mano” e nel 1998 con “All’imbrunire”, “Vorrei”, “Sofferenze”.

Ho scelto una poesia per ogni edizione, quella che più mi ha trasmesso sensazioni e emozioni.

 

Luce e vento

Sei entrata in questa sera

come in un gioco di magia che si rifrange

sul quadrato di mille specchi.

Sei luce dopo il vento

con il dialogo chiuso negli occhi.

Vorrei depositare i miei pensieri

sulle tue mani,

addormentarmi, sperare.

Lo specchio ritorna

nella presa di coscienza,

la paura dietro l‘angolo

e il correre della vita.

Dentro la spirale dell’incertezza

il tuo voler volare.

La mia voce nel vento del perderti

ti grida ancora aspettami

come un tempo.

 

 

Nel mistero della sera

Prima di entrare

nel mistero della sera

vorrei regalarti i miei pensieri

ancorati all’ultima tenue luce.

Nei nostro strano universo

tu splendi e volano ceselli

ricami di buona fede ;

vorrei respirare parole nuove

da dedicarti a cavallo di aquiloni

perché nel tuo ritratto eseguito

affiora il ricordo del cielo

e il tuo perdono per questo vivere.

Nei significato di un aspettare

mani vuote circonderanno

le tavolozze del domani,

prima che l’alito di questo attimo

ci metta la sua pausa

nelle foglie gialle

di ogni puntuale autunno.

 

 

Nella tua anima

Ci saranno mille ragioni

mille verità,

pioveranno momenti nuovi

presenze-assenze.

Chissà, forse

anche un cerchio di cielo

scenderà sotto l‘arcobaleno,

aldiquà dei sogni ripetuti.

E ci sarà sempre quei desiderare

un tuffo interminabile

nella tua anima infinita

 

 

All’imbrunire

Scriverò tra i colori di una pausa

i giochi di un miraggio,

nell‘ansia dei perché attenderò

di volare in alto

tra i respiri delle nubi,

i ritmi della pioggia,

cercando un soffio di silenzio.

Graffiando disegnerò

volti di profili arabescati,

suoni armoniosi

e il palpito profondo delle cose

nella chiusa delle ore

all‘imbrunire.


Nel 1999 l’Amministrazione comunale ha deciso di nominarlo in qualità di esperto nella commissione giudicatrice del Premio e per tutti gli anni successivi Mario ha collaborato con la disponibilità e la competenza che gli erano proprie, testimoniate anche dal suo stretto legame con il mondo della cultura e dell’associazionismo cittadino.

Nel decennale del nostro concorso, l’Assessorato alla cultura e ai servizi sociali ha deciso di raccogliere in un volume tutte le opere premiate con l’obiettivo di conservare un patrimonio di esperienze e di ricordi del mondo passato che rischiava altrimenti di andar perduto. Mario Pozza ha dato un apporto significativo alla pubblicazione realizzando il disegno di copertina, uno scorcio dei castelli marosticensi, e contrassegnando con il suo pennello ogni edizione del Premio, richiamando una delle opere vincitrici.

L’artista ha poi collaborato attivamente ad un’altra importante iniziativa culturale della città, l’Università degli adulti e anziani, nel cui ambito ha condotto per vari anni un laboratorio di pittura particolarmente apprezzato, curando anche, a conclusione di ogni anno accademico, una esposizione dei lavori realizzati dai corsisti.

Pittore d’istinto e poeta che si è fatto da sé, alla costante ricerca di qualcosa in cui credere,. Mario è riuscito a scavare nel profondo dell’animo umano, a mostrare le inquietudini e le ansie dell’uomo d’oggi diviso tra l’apparire e l’essere. Sono pennellate le sue di varia intensità e di vario colore, a volte piene di luce, a volte con qualche ombra perché non è facile cercare la verità, pur in una ricchezza interiore come la sua. Un sottile filo di malinconia accompagna le sue poesie e si intensifica nell’ultimo periodo, insieme alla nostalgia per i momenti felici e al rimpianto per non averli vissuti appieno.

Nella premessa della sua ultima pubblicazione “Talismano” il poeta scriveva infatti, quasi come una premonizione …”così, una mattina come un’altra, uno specchio ti dice che la vita è veramente un piccolo, silenzioso velocissimo flash…è come un alito di vento che ti sfiora, ti scuote e passa, regalandoti un po’ di neve nei capelli, rubandoti la memoria e lasciandoti piccole rughe… nell’anima”. Un flash, un alito di vento che Mario ha saputo riempire di luce e di colore donandoci, in punta di piedi, emozioni, profondità di pensieri e riflessioni sul vivere. 

Mi piace poi qui ricordare le notevoli doti umane di Mario, uomo semplice e di profonda sensibilità, che non amava mettersi in mostra, né sbandierare la sua arte. Una persona generosa e disponibile, che sapeva guardare nell’animo umano e far sentire la sua vicinanza con discrezione e delicatezza. Quell’amico insomma che tutti vorrebbero avere, ed è soprattutto in questo modo che desidero ricordarlo.

 

RICONOSCIMENTI


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1991 e 1992

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1993 e 1994

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1995 e 1996

zz_-_1997_-_Poe_1997_arg_-_540x_---

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1997 e 1998

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1998 e 1999

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2000

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pubblicato 14 gennaio 2018.

Termino con questo nono lavoro i files dedicati a questo grande artista veneto, marosticence

Bassano del Grappa e dintorni - Via Torquato Tasso, 7b - 36061 Bassano del Grappa (Vicenza)
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